Il gioco del mai Il gioco del mai

Il gioco del mai

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Colter Shaw non è un poliziotto né un militare. È un tracker, un localizzatore, uno che per vivere cerca persone scomparse, a bordo di un furgone, da una parte all'altra degli States. Allenato dal padre fin da bambino a contare solo su se stesso quando lì fuori si mette male, Shaw è un vero talento nel seguire gli indizi, anche i più indecifrabili. Sa come sopravvivere in ogni situazione, anche la più estrema, perché sa quali regole rispettare e quali comportamenti non assumere. Mai. Oggi il nuovo ingaggio lo porta in California: è sparita una studentessa universitaria. Colter si mette sulle tracce del rapitore e dei suoi inquietanti messaggi che si rifanno a quelli di un popolare videogioco. Fuggi, se puoi è il primo. Ma sul sentiero di caccia cade più di una vittima e Colter viene risucchiato nel cuore nero della Silicon Valley, che non è solo ricchezza, potere, modernità scintillante. È anche un tritacarne, un ingranaggio programmato per sbriciolare chi non sa tenere il passo. È solo qui che qualcuno potrebbe concepire il gioco sadico e mortale in cui le vittime vengono lasciate in un luogo isolato, con cinque oggetti per salvarsi. Un rebus che, se non viene risolto, porta con sé l'ultimo messaggio dell'Uomo che Sussurra: Muori con dignità.

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Il gioco del mai 2019-09-28 21:49:51 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    28 Settembre, 2019
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I videogiochi possono generare violenza?

Gli autori americani di gialli che preferisco sono, nell’ordine, John Grisham (ho una speciale predilezione per i legal thriller), James Patterson (soprattutto dopo aver letto due dei suoi ultimi libri, “Il presidente è scomparso” ed il geniale “Instinct”) e, in terza posizione, Jeffery Deaver (un po’ macchinoso e dispersivo). L’ultima fatica di Deaver, “Il gioco del mai” (meglio il titolo inglese “The never game”), conferma la posizione che gli ho assegnato nella mia ideale classifica: non gli ha giovato aver (temporaneamente?) abbandonato il suo collaudato duo di protagonisti (Lincoln Rhyme e Amelia Sachs) per inventarsi un nuovo personaggio, Colter Shaw, una figura singolare di investigatore che si guadagna da vivere cercando persone scomparse. Possiede una specie di camper, va dove lo chiamano, incassa una pattuita ricompensa (non è esoso, si accontenta anche di pagamenti rateali) e fa in sostanza capire che non agisce per soldi ma per la soddisfazione di compiere opere meritorie tentando in ogni modo di riportare a casa vittime innocenti di rapimenti. Del resto, fa intendere che vive anche di altre attività, non ben chiarite, e che si giova di alcuni fidati collaboratori che lo aiutano cercando dati e notizie sulle persone scomparse. Nel romanzo il nostro protagonista è alle prese con strani sequestri di persona: il rapitore che, si capirà in seguito, lavora in una grossa azienda di videogiochi, vuole rivivere nella vita reale episodi di realtà virtuale visualizzati in un videogioco (“L’uomo che sussurra”), utilizzando sadicamente il rapito come cavia e seminando indizi nei luoghi più strani. Il bravo Colter Shaw si impegna al massimo, riuscendo a salvare (ma ci scappa un morto!) una prima ragazza rapita, fallendo la ricerca di un secondo rapito (ma si vedrà che è un sequestro anomalo, che nasconde ben altre implicazioni ad altissimi livelli), dando infine il meglio di sé nel rocambolesco salvataggio di una giovane in procinto di annegare. Insomma, non mancano momenti emozionanti e colpi di scena, anche perché il vero colpevole sa mascherarsi molto bene ed altri personaggi ben più in evidenza nel romanzo sono via via sospettati dei sequestri.
La vicenda si svolge in California, con epicentro nella Silicon Valley, luogo dove è nata e si è sviluppata la maggior parte delle più famose aziende high-tech e dove prospera la ricerca scientifica più avanzata nel campo della tecnologia dell’informazione con imprese all’avanguardia anche nel redditizio e sfavillante mondo dei videogiochi: saloni giganteschi, schermi enormi, centinaia di persone che si cimentano alle prese con strabilianti avventure virtuali. In questo ambiente Colter Shaw riesce a scovare il rapitore seriale, dopo difficoltà e depistaggi di ogni genere. Il thriller, tutto sommato, sta in piedi, ma manca a mio parere quella costante tensione emotiva che era la caratteristica dei precedenti gialli di Deaver. Sarà forse il continuo riferimento a particolari tecnologici a volte di difficile comprensione oppure saranno le ampie digressioni riguardanti la vita giovanile del protagonista ed i complicati rapporti con il padre: fatto sta che il ritmo della narrazione a volte risulta un po’ rallentato e privo di quella “spinta” che induce l’abituale lettore di gialli a continuare la lettura.
E’infine interessante l’introduzione al romanzo, che riporta un parere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul cosiddetto “gaming disorder”, un comportamento che può portare alla perdita del controllo dell’attività ludica fino al disinteresse delle attività quotidiane in una continua escalation dalle conseguenze negative. Ma c’è anche il parere del game designer della Nintendo, che recita testuale ”I videogiochi fanno male? Lo dicevano anche del rock’ n’ roll!” Anche lo stesso Jeffery Deaver, in un’intervista, non ha un atteggiamento pessimista sui videogiochi, che possono sì creare dipendenza ma non inducono alla violenza: anzi, sostiene l’autore,in taluni casi hanno un effetto positivo su soggetti autistici, dislessici o con problemi di apprendimento. In sostanza: leggete il mio romanzo, ma sappiate ovviamente che è fantasia e finzione.

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Consigliato a chi ha letto...
I precedenti romanzi di Jeffery Deaver, con la curiosità di conoscere un nuovo protagonista.
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