L'incarico L'incarico

L'incarico

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Allo psichiatra Otto von Lambert hanno ammazzato la moglie presso le rovine di Al-Hakim: chi ha violentato la donna, lasciando che gli sciacalli ne dilaniassero le spoglie in un mare infuocato di sabbia e pietre? Au­tentico mostro, von Lambert affida alla giornalista televisiva F. l'incarico di raggiungere le pendici dell'Atlante e ricostruire un «delitto di cui lui come medico era l'artefice, mentre l'ese­cutore non rappresentava che un dato casuale». Come nel romanzo Giu­stizia, si tratta anche qui di mettere in scena una realtà parallela, che consenta un'os­ser­vazione dei fatti postuma e fittizia: un occhio onnipresente e occulto osserva del resto tutto e tutti, e il mondo è percepibile soltanto attraverso l'o­biettivo asettico e glaciale di una macchina fotografica, di u­na telecamera o di un satellite. Via via che la sua temeraria indagine prosegue, la giornalista si addentra in un universo tecnologico-primordiale, rimane invischiata in un intrigo golpistico e internazionale, si cala nei labirinti scavati da anonimi apprendisti stregoni nelle viscere del deserto. Labi­rinti ultramoderni, eppure popolati da esseri arcaici e avidi di sangue come l'idiota di guerra Achille, veterano del Vietnam e novello Minotauro, il quale, mentre infierisce sulle vittime, declama l'Iliade in greco, o come il suo amico Poli­femo, il cameraman zoppo, cui tutti danno la caccia e che per occhio ha un obiettivo in perenne funzione. Con questo ‘giallo' potente e implacabile Dürrenmatt ci trascina in un mondo alla mercé di occhi elettronici, dove l'unico cui sia dato osservare tutto e tutti è un indifferente Dio nascosto.



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L'incarico 2018-12-27 11:10:34 siti
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siti Opinione inserita da siti    27 Dicembre, 2018
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Il grande fratello

Presso le rovine di Al-Hakim è stato rinvenuto il cadavere di Tina, moglie dello psichiatra Otto von Lambert, autore di un libro sul terrorismo islamico; recuperatolo e trasferitolo per le esequie inusuali e spettacolari tramite un volo aereo in elicottero, il luminare, assalito dai sensi di colpa, ingaggia una reporter affinché sveli il mistero della violenza subita dalla moglie e dei motivi del suo omicidio. In ventiquattro brevi paragrafi, tutti sintatticamente risolti in un periodo della lunghezza variabile compresa tra due e sei pagine con un unico punto fermo, consiste la novella e, se vi dicessi che mi sono resa conto della mancanza di punteggiatura solo a metà libro, sono sicura che renderei l’idea della perfezione stilistica di questa prosa che può fare a meno della classica suddivisione di un testo in frasi.
La F., che aveva filmato, tra tanti, l’evento delle improbabili esequie, accetta l’incarico e dopo essersi rivolta al logico D., il quale esterna le sue elucubrazioni “sull’osservare di chi osserva gli osservatori” parte alla volta del Marocco. In questo contesto avvelenato dall’eterno conflitto tra due centri del potere, ci si perde nel giallo della ricerca, nel nero degli eventi macabri che vengono narrati e rappresentati e filmati, nel grigio alluminio di un’allucinata e allucinante distopia, nel colore che non so attribuire del surreale, per me potrebbe essere il blu giustapposto al giallo del noto quadro di Van Gogh “Notte stellata”. Tanti stili, tanti rivoli di moduli letterari da inseguire fino all’epilogo a sorpresa, ultimo atto della destabilizzante esperienza di lettura offertarci. Geniale, sicuramento. Bello? Piacevole? Per me no, ma ciò ricade nella personale sfera del lettore, non sono il suo lettore ideale in questo caso, gli devo senz’altro il richiamo a un suo illustre anticipatore che, ne “I quaderni di Serafino Gubbio operatore” tante intuizioni, qui ritrovate, aveva anticipato. A voi scoprirle…

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