Le abitudini delle volpi Le abitudini delle volpi

Le abitudini delle volpi

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L’ispettore Erlendur è tornato nei luoghi della sua infanzia. Trascorrerà qualche tempo nel piccolo villaggio sulle rive di un fiordo dell’Islanda orientale, deciso ad affrontare una volta per tutte l’ossessione che lo perseguita fin da quando era bambino: la scomparsa del fratello minore Bergur durante una bufera di neve. Di notte, solo nel rudere abbandonato della sua casa, attende che l’oscurità, il gelo e il vento gli riportino i fantasmi della tragica esperienza che distrusse per sempre la sua famiglia; di giorno, vaga per i boschi e la brughiera alla disperata ricerca di indizi.

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Le abitudini delle volpi 2016-02-07 16:36:51 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    07 Febbraio, 2016
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Delitti d'Islanda: fuoco sotto i ghiacciai

L'ispettore Erlendur Sveinsson di Reykjavik è in vacanza a Bakkasel, il piccolo villaggio dell'Islanda orientale dove ha trascorso la sua prima infanzia. Si è accampato nel rudere di quella che fu la casa dei suoi genitori e qui è inseguito da due fantasmi: la scomparsa del fratello minore Bergur, durante una tremenda tempesta di neve che ha quasi ucciso lui e suo padre, e la sorte della giovane Matthildur scomparsa in modo simile nel 1942. Entrambi i corpi non furono mai più ritrovati.
Il poliziotto, senza avere nessuna autorizzazione ad indagare, si mette pervicacemente a scavare nei ricordi ormai vaghi dei pochi, anziani, sopravvissuti che si ricordano della donna, del marito Jakob e di quanto successe in quegli anni. Lentamente, nonostante la riservatezza, anzi, la reticenza degli interrogati, affiora una verità assai diversa dalla versione ufficiale, secondo la quale la donna si era recata a trovare la madre in un paese vicino ed era stata sorpresa dalla tormenta che aveva causato anche la morte di numerosi militari inglesi di stanza a Reykjavik.
Sveinsson scoprirà i maltrattamenti di Jakob, il tenero amore che per lei nutriva Ezra ed il terribile segreto che quest'ultimo si porta in petto. Durante queste indagini Erlendur si imbatterà anche in alcuni indizi che, forse, porranno fine alla sua personale ricerca sulla sorte del piccolo Bergur.
Ambientare una serie poliziesca in Islanda, Stato che conta complessivamente un terzo degli abitanti della provincia di Bergamo, è già una impresa. Ma Indridason si è spinto ancora oltre con questo romanzo in cui il suo protagonista (poliziotto "metropolitano") si muove al di fuori dal suo ambiente naturale, in una delle più desolate e sperdute lande dell'isola. Qui le volpi sono più numerose degli uomini e questi sono più duri ed impenetrabili delle rocce su cui sorge l'Islanda, più glaciali del suo clima, ma, in fondo, più irruenti dei vulcani che ne agitano le viscere.
La narrazione procede lenta come è lento il moto dei ghiacciai che plasmano quelle terre. Anche i dialoghi sembrano lastre di ghiaccio scivolose, spazzate dagli stessi venti artici che seppellirono Bergur e Matthildur. La realtà viene mostrata frammista agli incubi che agitano la mente di Sveinsson ed oscillano tra gli angosciosi ricordi del suo passato ed ipotetici squarci di un futuro preconizzato. L'indagine, poi, procede scavando negli animi delle persone più che alla ricerca dei fatti, delle prove, con la stessa pazienza che il cacciatore deve avere per stanare una volpe artica dalla sua tana.
Non è facile fraternizzare con questo stile narrativo che trasmette al lettore lo stesso freddo e la stessa ambiguità dei lunghissimi tramonti e delle altrettante lunghe albe dell'estremo Nord. Altrettanto difficile apprezzare un romanzo che è così tanto diverso dal cliché tipico dei gialli a cui siamo abituati. Alla fine, comunque, si è catturati da queste atmosfere crepuscolari che Indridason sa rendere in modo davvero molto accurato, nonostante siano così aliene e desolate per noi abituati al sole mediterraneo.
In conclusione "Le Abitudini delle Volpi" è sicuramente un romanzo atipico che vale la pena leggere anche se, in tutta onestà, non mi sento particolarmente invogliato a completare la mia conoscenza dell'ispettore Erlendur Sveinsson andandomi a leggere i numerosi altri volumi di cui è protagonista.

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Consigliato a chi ha letto...
... ed apprezzato gli altri romanzi di Indridason. In generale, poi, è consigliato a chi vuol vivere, attraverso le pagine del libro, un realtà, come quella islandese, che è affascinante per la sua stessa diversità dalla nostra.
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Le abitudini delle volpi 2014-07-16 20:11:50 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    16 Luglio, 2014
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Fascino e misteri nelle tane delle volpi d'Islanda

In una Reykjavík aspra e pungente, Erlendur Sveinsson svolge il proprio incarico di ispettore di polizia trascinandosi dietro, ormai da trentacinque lunghi anni, il mistero (irrisolto) riguardante la scomparsa del fratellino durante una 'gita in montagna' in compagnia del padre.
Non c'è giorno, ora, minuto in cui il passato non riemerga dal vacuo oblio solamente per giocargli brutti scherzi, così decide una volta per tutte di affrontare la propria chimera ritornando nel piccolo villaggio dell'Islanda orientale in cui ha vissuto la propria infanzia per cercare (definitive?) risposte in merito a una ferita che mai potrà rimarginarsi senza lasciare cicatrici.
Non ha fatto però i conti con Bòas, un cacciatore di volpi della zona che gli presenterà dinanzi il caso 'al femminile' del proprio fratellino, in quanto nel 1942 una donna scomparve lungo un sentiero montano del territorio limitrofo e non venne mai più ritrovata.
Un parallelismo che si rivela essere pane per i denti dell'ufficiale pubblico, che condurrà di pari passo le indagini dei due enigmi attraverso luoghi primitivi inestricabili e imbattendosi in loschi personaggi che 'tutto sanno e nulla dicono', sino a lasciare spazio ad un finale apparentemente riconciliante, ma, purtroppo per tutti, innegabilmente beffardo e crudele.

Ci troviamo quindi di fronte a un giallo scandinavo dalla radice innovativa, perché sono evidenti i segnali di rottura dal consueto e ormai stereotipato intreccio di marca noir che va in scena nella 'città-metropoli-megalopoli' fumosa, chic e superficiale;
Sullo sfondo di "una strana atmosfera, misteriosa e aliena, in stridente contrasto con la quiete della natura, con lo stretto fiordo, il mare placido e i monti che si specchiavano sulla superficie dell'acqua con il loro bianco cappuccio di neve", le valutazioni di Indridason abbracceranno persino i meandri più arcani della psiche umana, mentre, a fare da contralto, troviamo una natura pseudo-leopardiana che apprezza il gaudente cinismo nell'aggredire una creatura in tenera età con i propri capricci egoistici.

Non manca tuttavia lo spaccato di stampo autobiografico, perché, come in "una sorta di triste consapevolezza, intessuta nella sua voce, che il destino di ognuno fosse inevitabile", l'autore crea un vero e proprio transfert empatico col proprio alter-ego letterario: di notte, immerso nel solitario silenzio della propria dimora (terrena?), si lascia vincere da quei sanguinosi flashback che segnano la sua esistenza pressoché da sempre, mentre il giorno lo dedica alle ricerche di indizi che possano rispondere ai suoi troppi 'Perchè?'.
Ricerche e indagini che, tuttavia, si collocano in quel limbo intermedio fra un vivido rito iniziatico e un insolito peregrinare, in quanto abbiamo di fronte una dicotomia caratterizzata da un'insaziabile sete di risposte che permetterà al nostro protagonista di proiettare una luce diversa riguardo ferite mal (o mai?) curate, antiche suggestioni fantasmagoriche e cadaveri e tormenti sulla cui 'riesumazione' sarebbe controproducente soffermarsi.

Si tratta quindi di un romanzo dalle peculiarità assolutamente inedite che vuole fondere omogeneamente molteplici generi letterari per dare vita a un qualcosa di nuovo. E, aggiungo io, l'obiettivo è stato pienamente centrato, perchè, in fondo, non è da tutti visitare le terre incontaminate islandesi e notare, di primo acchito, che "si trovano le cose più incredibili, nelle tane delle volpi".

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Le abitudini delle volpi 2013-04-20 10:13:30 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    20 Aprile, 2013
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Sarà mica la volpe a perdere il pelo ma non il vi

Una macchinina rossa ha fra le mani Erlendur,il protagonista di questo giallo, poliziotto di Reykjavìk , che per una breve vacanza ha scelto di ritornare a Bakkasel, il suo paese natale, piccolo centro affacciato su di un fiordo, con l'impetuoso mare del Nord davanti e l'arida brughiera dell'Islanda orientale alle spalle, a confinarlo in un freddo e pacifico isolamento.
L'automobilina l'ha trovata in una tana di volpe, Bòas, vecchio cacciatore,che Erlendur ha incontrato per caso, durante una delle sue passeggiate solitarie nella brughiera. Quel giocattolo risveglia in Erlendur, sopiti ricordi, riapre ferite appena rimarginate; tanti anni prima, durante una tormenta lui, il padre e il fratellino si persero. Il piccolo Bergur,da quel giorno maledetto, non fu più trovato. Bergur quel giocattolo l'aveva con se, quando scomparve. Le volpi, secondo Bòas, come i corvi, spesso portano nella tana oggetti smarriti, a dire il vero, anche se non sono animali necrofagi, conservano anche i resti di animali morti...possibile che...la tana dov'era? Erlendur comincia così un'indagine a ritroso nel tempo,il poliziotto ispeziona dolorosi ricordi nascosti nel suo cuore e nella sua mente, ma durante questo percorso s'imbatte in un'altra strana "scomparizione" quella di un battaglione di soldati inglesi e di una donna del posto Matthildur, avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale. I soldati Inglesi, furono ritrovati tutti dai soccorritori,ma la donna no, eppure era del posto, come fu possibile la sua sparizione? Erlendur comincia queste indagini parallele, per conto suo, ufficialmente è in vacanza,ma non rinuncia a chiedere in giro. I suoi ex compaesani, sembrano voler collaborare alla ricerca della verità, Hrund la sorella maggiore di Matthildur rivela al poliziotto dei forti contrasti che erano sorti fra quest'ultima e il marito Jakob, quando ricevette una lettera dalla terza sorella, Ingunn,trasferitasi anni addietro nella capitale, nella quale,la congiunta, le confessava di aver avuto una relazione ed un figlio da Jakob che, messo alle strette, non avrebbe negato la relazione ma la paternità attribuitagli, sì,definendo Ingunn, una puttana. Dunque Jokob avrebbe avuto più di un motivo per eliminare Matthildur e i sospetti sull'uomo si moltiplicheranno quando Erlendur scoprirà di un tradimento, per ripicca?, consumato fra la donna scomparsa ed Ezra, compagno di lavoro e miglior amico di Jakob. Il problema fondamentale di tutto quest'intrigo di passioni e tradimenti è che eventuali assassini, così come le loro vittime, sono tutti morti da sessant'anni. Dove vanno cercate le prove dei delitti, sempre che delitti si siano commessi a Bakkasel?
Nelle tane delle volpi?
Un giallo intrigante e bello come quelli che scriveva il compianto Stieg Larsson, quando sembra che tutta la vicenda sia stata chiarita, sei piacevolmente costretto a cominciare subito il capitolo successivo perchè lo scrittore ti mette in crisi,ti lancia un nuovo indizio rivelatore di un uteriore intrigo,dunque bisogna seguire le tracce della volpe fin dentro la tana.
di Luigi De Rosa



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