Luna bugiarda Luna bugiarda

Luna bugiarda

Letteratura straniera

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Settembre 1943. Il maggiore della Wehrmacht Martin Bora si trova distaccato a Lago, nei pressi di Verona, dove rimane vittima di un attentato: si salva, ma subisce l’amputazione della mano. Si è appena ripreso dall’intervento quando viene incaricato di seguire le indagini su un omicidio: un importante gerarca fascista, Vittorio Lisi, è stato investito sul viale della sua villa. Si sospetta della moglie Claretta. Ma il maggiore Bora dubita che il movente del delitto sia solo un affare di famiglia, e guarda oltre.

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Luna bugiarda 2018-11-04 09:41:53 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    04 Novembre, 2018
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La strana coppia

Confesso che il motivo per cui ho deciso di leggere Luna bugiarda risiedeva unicamente nella curiosità di come una donna (nonostante il nome l’autore è femmina) scrivesse un giallo con protagonista un militare, per di più in epoca bellica (la seconda guerra mondiale); in particolare immaginavo che il maggiore della Wermacht Martin von Bora fosse un uomo di particolare fascino, tutto il contrario per intenderci di un commissario come Maigret, e devo ammettere che avevo visto giusto, nel senso che questo ufficiale può essere definito un “bel tenebroso”, una figura che suscita interesse in non poche donne e non è forse un caso se Ben Pastor dice che al riguardo la sua fonte d’ispirazione è stata il colonnello von Stauffenberg.
Ciò premesso, c’è da precisare che nel romanzo c’è anche un altro personaggio, lui sì di professione investigatore, ed è l’ispettore della polizia italiana Sandro Guidi. Entrambi congiuntamente (anche se le divergenze sono frequenti) conducono le indagini sull’omicidio di un alto papavero fascista in un torbido inverno del 1943, facendo la spola fra Verona e il lago di Garda. Ovviamente arrivano a una conclusione, nel senso che trovano il reo, di cui non anticipo nulla, onde non togliere il piacere della scoperta. Mi soffermo invece sulla struttura dell’opera e soprattutto sulle figure dei due investigatori che sembrano muoversi tutto sommato ordinatamente sul palcoscenico di questo dramma, e dico dramma perché, oltre all’omicidio, ci sono le presenze incombenti, oppressive, dei bombardamenti, dei partigiani, delle famigerate SS sempre a caccia di ebrei, in poche parole la tragedia collettiva di una guerra. Se Martin von Bora è uomo dai contrasti, cioè dalle tensioni esistenti fra il senso del dovere e il rispetto della propria coscienza, un personaggio complesso, che riesce a volte ad attirare, mentre altre appare repellente, l’ispettore Guidi può sembrare tutto sommato più semplice, e forse lo è, un po’ mammone, senz’altro più estroverso, appassionato del suo lavoro, ma anche disilluso, come può esserlo un uomo che rappresenta un’autorità in un paese in sfacelo.
Per queste caratteristiche all’opposto formano una bella coppia, anche se la complessità di von Bora e la semplicità di Guidi risentono di certi stereotipi che da un lato vedono il tipico prussiano nobile ligio al senso dell’onore, ma fortemente critico di un sistema politico, e dall’altro l’italiano più disposto a tirare a campare che a porsi profondi problemi esistenziali. Proprio per questo direi che quelle caratteristiche che ne fanno una coppia interessante per il lettore costituiscono anche i limiti della stessa, tanto più che l’autore non è stato capace o non ha voluto provvedere a maggiori approfondimenti, rivoltando come un calzino l’animo dei due protagonisti.
Peraltro, la lettura è gradevole, la curiosità e la tensione non vengono mai meno e quindi il romanzo può essere considerato un giallo di ottima fattura.

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