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Prigioniero 667890: questo è il suo nome adesso. Cameron Welsh non ha nessuna possibilità di uscire dal carcere di massima sicurezza di Barfield, è stato condannato a ben due ergastoli. Ed è giusto, perché Cameron Welsh è sicuramente colpevole di tutto quello di cui è stato accusato. È un serial killer psicopatico eccezionalmente crudele, ma non solo, è anche perverso e molto intelligente. La sua ossessione per Anna Travis risale a molti anni prima, quando l'ha vista per la prima volta, la notte in cui è stato catturato. Anna era una semplice agente della squadra Omicidi. Ma lui non l'ha dimenticata. Adesso lei ha fatto carriera, è diventata ispettore capo. Si è emancipata dal suo mentore, Langton, e per la prima volta deve condurre un'indagine su una serie di omicidi da sola. Un caso complicato, in cui le vittime sono tutte donne che non hanno niente in comune fra di loro, tranne il modo in cui sono state uccise e l'autostrada vicino alla quale vengono ritrovate. Quello che Anna non sa è che non è completamente sola. Cameron Welsh non esita a scriverle una lettera offrendole il suo aiuto. Chi meglio di lui, un serial killer, può aiutarla come profiler? Solo lui è in grado di capire fino in fondo i meccanismi di una mente malata e cosa la spinge a uccidere, perché sempre in quel modo, sempre in quel luogo. Anna è determinata a risolvere il caso, e accetta. Ma non immagina che anche dietro le sbarre, sorvegliato da centinaia di agenti ventiquattr'ore su ventiquattro, Cameron Welsh sa essere più pericoloso di una velenosa vedova nera. E il suo aiuto le può costare un prezzo troppo alto da pagare…

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Profiler 2012-07-01 14:24:52 Pupottina
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Pupottina Opinione inserita da Pupottina    01 Luglio, 2012
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Un'indagine complessa per una maestra della suspen

“L’ambizione aveva ripreso le redini della sua vita.”
Perché anche le donne si lasciano catturare dall’ambizione? Solitamente si crede che siano gli uomini ad essere ambiziosi, ma una donna, come Anna Travis, personaggio femminile nato dalla penna di Lynda La Plante, è una figura complessa e non immune a questa forte pulsione personale. Nella serie di thriller dedicati a Anna Travis, abbiamo seguito le sue avventure sentimentali intrecciarsi con le questioni lavorative. Lei, Anna Travis, è una donna in carriera, un’ispettore fiero di seguire le orme paterne e che si lascia coinvolgere più del dovuto dal suo lavoro.

Il titolo originale “Blind Fury” (letteralmente “Furia cieca”) è stato sostituito con uno fortemente televisivo (basti pensare alla serie tv Criminal Minds) e accattivante come “PROFILER” che mette in risalto l’aspetto criminologico e psicologico delle vicende romanzate.

La copertina conferma la prima impressione che il titolo trasmette e ne rafforza il senso d’inquietudine e le aspettative, proprie del thriller. Il fatto, poi, che si sia scelto un inquietante volto maschile, spezzettato in varie polaroid, che ne catturano i particolari, esprime quello che è il contenuto del thriller PROFILER, dove le indagini sono molto frammentarie e si ha la costante impressione che la polizia non riesca mai a fare chiarezza, nonostante si affanni nella ricerca della verità.

L’indagine di Anna Travis, anche questa volta, è un caso complicato: alcune donne senza identità sono state trovate morte ai margini della stessa autostrada e sembra che dietro ci sia lo stesso killer seriale.
La questione diventa sempre più complicata perché c’è anche un altro feroce serial killer, Cameron Welsh, il quale, dalla sua cella in un carcere di massima sicurezza, si propone per aiutare la polizia nelle indagini, stilando un profilo del colpevole (da qui deriva l’originale titolo).
I vertici delle forze di polizia decidono che Anna dovrà servirsi della consulenza di quel mostro che ha spezzato innocenti vite umane. È un po’ come trovarsi ne Il silenzio degli innocenti, ma lui, Cameron Welsh, non è un cannibale come Hannibal Lecter, ma un sadico ossessionato dal ricordo delle sue vittime e dall’ispettore Anna Travis, che aveva collaborato per la sua cattura. Infatti, lui non ha occhi che per lei, durante le sue visite, mentre Anna sembra essere l’unica convinta che Welsh non potrà essere di nessun aiuto. Effettivamente, ciò che Welsh suggerisce, corrisponde a una pista che Anna ha già preso in considerazione.

Per arrivare al colpevole, il punto di partenza è scoprire chi erano le vittime, cosa avevano in comune, chi frequentavano, ma è difficile, visto che non sono state nemmeno identificate.

Welsh suggerisce anche che, secondo lui, non sono le uniche, perché il killer che cercano agisce da molto più tempo ed ha ormai un modus operandi consolidato.

Nelle 451 pagine di thriller, Lynda La Plante, maestra di suspense, riesce a coinvolgerci nelle indagini e a stupirci. Ho trovato interessanti i meccanismi dell’intreccio che hanno reso più avvincente la storia e, mentre mi addentravo nella miriade di dettagli, assistevo da lettrice agli interrogatori, accompagnavo Anna Travis sulle scene del crimine, piena di interesse, cercavo di intuire la verità non lasciandomi sfuggire nessun particolare che la scrittrice ha disseminato nel romanzo. L’indagine non è stata affatto semplice e questo contribuisce a motivare il lettore in fase di lettura. Inoltre, ci sono colpi di scena e risvolti inaspettati delle vicende che ne hanno rafforzato la trama e tenuto vivo l’interesse.
La storia narrata non è affatto semplice, anche a livello psicologico, coinvolge e cattura l’attenzione e non ce l’ho fatta a intuire chi fosse il colpevole e questo proprio grazie alla La Plante, davvero eccezionale nel creare trame complesse e ad effetto.
Sapere che Lynda La Plante è stata un’attrice, prima di diventare sceneggiatrice e scrittrice di bestseller, è un punto a favore della sua creatività. Lo stile dei romanzi è sicuramente influenzato dalla stesura delle sceneggiature, dove si occupa sempre di creare donne dal temperamento forte e indipendente con il pallino di fare carriera. Basti pensare che Lynda La Plante è autrice della famosa serie tv Prime Suspect.

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