Un appartamento a Parigi Un appartamento a Parigi

Un appartamento a Parigi

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Parigi, un appartamento senza inquilini nel centro della città, silenzioso, troppo perfetto per non nascondere misteri. Madeline, una giovane poliziotta di Londra, lo prende in affitto per cercare un po’ di riposo, dopo una serie di casi non risolti e la crisi della sua storia d’amore. Per un errore tecnico, nella stessa casa arriva anche Gaspard, venuto a Parigi per isolarsi e scrivere in tranquillità la sua nuova opera teatrale. Queste due anime solitarie e irrequiete sono così costrette a vivere assieme per qualche giorno. L’appartamento era di proprietà del celebre pittore Sean Lorenz che lo usava anche come studio, e in quelle stanze si respira ancora la sua passione per i colori e per la luce. Distrutto dall’assassinio del giovane figlio, Lorenz è morto l’anno precedente l’arrivo dei due inquilini, lasciando in eredità tre dipinti, che tuttavia risultano oggi scomparsi. Affascinati dal suo genio e colpiti dai molti misteri che avvolgono la sua vita e, soprattutto, la sua morte, Madeline e Gaspard decidono di unire le forze per ritrovare le opere dell’artista. Ma per arrivare a scoprire il segreto che si nasconde dietro l’enigmatica figura di Sean Lorenz, Madeline e Gaspard dovranno affrontare i loro demoni in un’indagine che li cambierà per sempre.



Recensione della Redazione QLibri

 
Un appartamento a Parigi 2017-08-27 08:24:14 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    27 Agosto, 2017
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“E' giunto il tempo di accendere le stelle”

Pedoni, alfieri e regine. Nel mondo che Musso ci propone in questo suo ultimo romanzo, siamo tutti pezzi di una scacchiera, che si muovono incessantemente interpretando i giochi ideati da un beffardo destino. Incontri, sventure, occasioni o rivelazioni, non si può sapere cosa potrà riservarci la prossima mossa, ma una cosa è certa, sarà tanto imprevedibile quanto sconvolgente.

A cambiare per sempre le esistenze di Gaspard e Madeline è un banale disguido, un incantevole appartamento di Parigi affittato a entrambi per errore. Lui è un tenebroso drammaturgo di successo, che vive da tempo fuori dalla società, fiero della propria solitudine e lontano da tutto ciò che detesta: le persone, la tecnologia, i sentimenti, la speranza. Madeline è una ex-poliziotta, bella, combattiva e ottimista, alle prese con un momento oscuro della vita, quello dei primi bilanci: un fiume di insoddisfazioni, delusioni e rancori ha fatto saltare dighe ed equilibri, travolgendola.

Potrebbe essere l’inizio di una commedia romantica, ma nei romanzi di Musso niente è come sembra. E’ infatti l’appartamento a rivelare ai due personaggi e a noi lettori una nuova storia. La vita del famosissimo pittore Sean Lorenz, ex proprietario della casa. La tragedia del suo figlioletto Julian, rapito e assassinato all’età di due anni. Lo spezzarsi di una famiglia, di un uomo, di un artista che non ha più saputo prendere in mano un pennello. Ma quella casa nasconde anche un enigma. Forse Sean aveva iniziato nuovamente a dipingere, e forse dietro quelle opere scomparse si cela un’altra, terrificante storia. Ecco che Madeline e Gaspard si ritrovano così coinvolti in un’intrigante caccia al tesoro dal ritmo serratissimo e dagli incastri ben congegnati, per portare alla luce una misteriosa e agghiacciante verità in cui irrazionalmente sperano di ritrovare anche una parte di loro stessi.

Confrontando questo thriller con gli ultimi due pubblicati, “Central Park” e “La ragazza di Brooklyn”, mi pare di riconoscere la volontà dell’autore di allontanarsi sempre più dal confine del fantastico e di semplificare i caleidoscopici intrecci cui ci ha abituato, per concentrarsi invece sulle atmosfere e sull’approfondimento umano e psicologico dei personaggi. La narrazione si arricchisce così di dettagli pittorici, in cui spiccano i colori madreperlacei e minerali delle magnetiche opere di Lorenz, che emergono dalle righe con grande vividezza. E di temi cari all’autore come l’infanzia e la genitorialità. Madeline e Gaspard inseguono le tracce di un bambino morto, ma anche dei bambini che sono stati, dei figli che non hanno avuto, tra affetti perduti e amori sprecati. Per cercare una possibile salvezza.

Sebbene l’intento e la direzione siano del tutto apprezzabili, all’elaborato manca forse un po’ di quella fluidità narrativa che da sempre caratterizza le opere di quest’autore, mostrando un certo appesantimento, soprattutto nella parte iniziale. Ciò nonostante, un buon thriller in cui ancora una volta Musso si conferma abile nel raccontare una storia in cui si stratificano i dolori, i sentimenti, le possibilità della vita.

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Un appartamento a Parigi 2021-12-15 09:48:27 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    15 Dicembre, 2021
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Poco convincente

Fino ad ora Musso mi era piaciuto parecchio, ma questa volta mi ha lasciato tiepida. Lo stile è il suo: una storia che sembra folle, impossibile da spiegare, eppure che ha un suo magnetismo. Poi, poco alla volta tutte le tessere vanno al loro posto, ed ecco il disegno nella sua interezza. Solo che in questo caso, la storia mi sembra alquanto debole: i personaggi non mi sono piaciuti: l'artista tormentato e antipatico che fa dell'acidità la cifra per attrarre le donne. Dall'altra parte la donna delusa dagli uomini, dalla carriera e dal mondo che si fa abbindolare dal suddetto artista. In mezzo una indagine fatta volando tra Parigi, Madrid e New York, per poi approdare in un'isola greca. Debole e poco convincente, anche se devo dare a Musso quel che è di Musso e ammettere che il modo di scrivere è sempre ottimo.

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Un appartamento a Parigi 2018-09-08 04:57:51 Clangi89
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Clangi89 Opinione inserita da Clangi89    08 Settembre, 2018
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Scontro casuale di destini

Cosa hanno in comune Madeline e Gaspard? Ognuno lotta contro dei demoni differenti ma i loro destini si incontrano, anzi si scontrano, nelle feste di Natale. La giovane poliziotta inglese infatti si prende una vacanza lontana da tutti, a Parigi, per mettere a posto idee e speranze legate anche al buon esito della fecondazione assistita cui si sottopone da tempo. L'uomo scrive pièces teatrali di successo, burbero, solitario, avverso alla tecnologia e alle persone, per lavorare meglio si rifugia, in inverno, nella ville Lumière chiudendosi in un appartamento a lui congeniale.
Imprevisto vuole che i due prenotino nello stesso posto, una splendida casa appartenuta ad un ex artista di fama internazionale, Sean Lorenz. L'incontro non desiderato crea tensioni e disagi ma bastano pochi elementi ed indizi a creare intrecci e scoperte. Madeline e Gaspard si scontrano con diversi interrogativi: dove sono sparite le ultime tre opere del defunto artista? Cosa collega la morte del piccolo figlio di Sean Lorenz che decretò l'inizio di una brutta caduta interiore per l'artista e i suoi amici di gioventù, ex graffittari Newyorkesi? I nostri due protagonisti rimangono sulle loro idee e attriti ma qualcosa li porta a cercare. Gaspard sembra immedesimarsi nella vita del defunto artista per andare a fondo nei misteri, mentre la poliziotta vorrebbe pensare a ben altri problemi personali. Malgrado ciò emergono nuovi personaggi, altre domande e curiosità. La scoperta del passato di Sean Lorenz creerà nuove prospettive prima inattese per Madeline e Gaspard.
Le zone buie di ogni personaggio trascinano il lettore alla scoperta costante di situazioni e sentimenti contrastanti senza creare confusione. Sullo sfondo l'arte, i colori, la luce e un bambino. Il finale ha un ritmo incalzante e la lettura risulta piacevole.

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Un appartamento a Parigi 2017-11-02 09:11:00 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    02 Novembre, 2017
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Un trittico di luce

Come sempre, Musso è capace di raccontare l’impossibile, di dare un senso all’inspiegabile e di sorprendere con naturalezza, facendo di ogni suo libro un dipinto pieno di luce. In questa storia ci racconta più vite, quella di una donna che ha passato un difficile momento personale, quella di un drammaturgo, arrabbiato con il mondo, che ha come unici amici i personaggi delle sue pièces, quella di un artista, con il suo concentrato di energie e debolezze, un uomo che è anche un padre che ha perso un figlio, un dolore che consuma. In ogni vita coesistono zone d’ombra e zone di luce e forse il fatto che uno dei protagonisti sia proprio un pittore dà all’intera storia una chiave di lettura originale, con tante sfaccettature e punti di vista inusuali. Il modo di scrivere di quest’autore è sempre accattivante, assorbe come in una spirale, ti senti trascinato e senti le pagine palpitare di mano in mano che le sfogli e che ti immergi in esse. Musso sa parlare di sentimenti come pochi altri scrittori sanno fare. Particolarmente bello ed emozionante il finale.

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Un appartamento a Parigi 2017-09-27 09:46:54 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    27 Settembre, 2017
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Cursum Perficio era una casa-atelier degli anni 20

Per un malinteso l’investigatrice Madeline e il drammaturgo Gaspard finiscono per alloggiare insieme in Un appartamento a Parigi appartenuto al pittore Sean Lorenz, ex graffitaro tanto estroso quanto biograficamente sfortunato. Il nuovo romanzo di Guillaume Musso assume così i toni di una caccia al tesoro, ove gli indizi sono contenuti nei quadri dell’artista (“Ricorda la storia di Dorian Gray?...Be’, con Sean era il contrario. Il cannibale era il dipinto”) e nella sua inimitabile tecnica pittorica (“I pigmenti naturali…”) e il tesoro… il tesoro potrebbe essere Julien, il figlioletto tragicamente scomparso (“La pittura non può nulla davanti alla morte di un bambino”) nel corso di un drammatico rapimento?

I due protagonisti si lasciano coinvolgere dal consueto turbine di sorprese e capovolgimenti di fronte tipici dei romanzi di Musso (“Siamo immersi nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle”), sino all’improbabile finale nel giorno di Natale (“Arrivarono al cimitero marino di Staten Island”) e, mentre i due eroi sembrano travolti dal flusso inarrestabile degli eventi, hanno modo di misurarsi con i rispettivi problemi personali: lei vorrebbe diventare madre e sta tentando l’inseminazione artificiale, lui è un misantropo alla ricerca di se stesso e degli altri (“Da buon misantropo, si sentiva più vicino agli orsi, ai rapaci e ai serpenti che ai sedicenti fratelli della comunità umana”).

E il lettore? Il lettore, soprattutto quello che ha letto i romanzi precedenti dello scrittore francese, comincia a confondere una storia con l’altra, si chiede dove ha già letto questo o quel particolare e forse, forse realizza che quel particolare non l’ha ancora letto nei precedenti, numerosi romanzi.

Giudizio finale: divertente come può essere divertente lasciarsi trasportare dalla corrente; ripetitivo come quelle situazioni nelle quali hai la sensazione di aver già vissuto quel momento…

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Consigliato a chi ha letto...
Lo ritengo particolarmente consigliato a chi NON abbia letto i romanzi precedenti di Musso
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