Poesia Poesia italiana Dare voce al silenzio
 

Dare voce al silenzio Dare voce al silenzio

Dare voce al silenzio

Letteratura italiana

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Dare voce al silenzio è il titolo di una raccolta di poesie di Patrizia Garofalo, pubblicata dalla casa editrice Edizioni Il Foglio. Di seguito un passaggio della prefazione di Attilio Mauro Caproni. È evidente come in questa nuova raccolta di poesie l’Autrice fa ricorso ad una anomala forma di diario, cioè attua una precisa notazione della sua vita interiore. Del resto, in questo diario, Patrizia Garofalo non esalta la sua coscienza, ma dentro lo spazio immaginario della sua opera d’arte, la scrittrice conserva la libertà del suo «io». […] Come appare evidente, essa prova un’estrema riluttanza a disfarsi di sé, a vantaggio di quella potenza neutra, senza forma e senza destino, che è dentro in tutto ciò che si può scrivere; ripugnanza e apprensione rivelate dal bisogno, proprio di tanti autori, di redigere quello che essi chiamano come una forma di diario.



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Dare voce al silenzio 2007-08-28 07:50:05 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    28 Agosto, 2007
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Il silenzio che parla

Il silenzio

Affretta

I passi del tempo

E

Inghiotte parole



Infreddolito

Ornato di neve

Si è dissolto

Muto



Non avevo mai letto una lirica di Patrizia Garofalo, ma aprendo quasi per caso, come un segno del destino, il volume contente la sua silloge alla pagina 53, laddove il mio dito si è inserito senza nessuna volontà, quasi attratto, ho trovato la poesia di cui sopra.

Sarebbe riduttivo dire che questi pochi versi mi hanno fortemente impressionato, perché in effetti è stata una piacevolissima sorpresa il constatare la straordinaria vena creativa e stilistica.

Poche, pochissime parole composte in perfetto equilibrio, in una sintesi di raro effetto che mi ha condotto a un giudizio positivo e che ha trovato poi conferma anche nelle altre liriche, pur se questa mi sembra, ma è ovviamente solo la mia opinione, la più riuscita.

Del resto, Il silenzio, è citato anche in chiusura della esauriente prefazione di Attilio Mauro Caproni, come un passo necessario per l’autore, una volta che ha svelato a se stesso e agli altri l’inconscio del suo animo, una sorta di abbandono che non è rifiuto, ma autonomia di realizzazione concreta di ciò che è il proprio pensiero.

La silloge si dipana in una sorta di diario, in un susseguirsi di puntualizzazioni, di trasposizioni della propria vita interiore, una sorta di autoanalisi da cui scaturisce l’immagine che, pur dentro di noi, ci è sconosciuta prima di intraprendere questo lavoro di indagine.

In effetti, tutto quanto non appare esteriormente ci è spesso ignoto, è una sorta di silenzio che occupa l’animo e che attende solo la nostra verifica per risuonare, quasi un grido di liberazione del nostro io.

Una tematica quindi complessa, non facilmente sviluppabile, e ciò nonostante l’autrice è riuscita nel compito e in modo anche egregio.

Per quanto concerne l’aspetto stilistico mi limito ad osservare come nell’essenzialità del verso assumano rilevanza, anche formale, le parole, studiate, meditate e infine armonizzate al fine di giungere a un equilibrio di sonorità e di tempi.

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