Poesia Poesia italiana Dissolvenze
 

Dissolvenze Dissolvenze

Dissolvenze

Letteratura italiana

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Si avverte nelle liriche dell’autore la necessità di cogliere a pieno brevi attimi prima della corruzione del tempo; le liriche infatti non si concretizzano in un “compiuto” riconducibile a un agito personale concluso. Il musicante-poeta segna parole nello spartito del vivere, lo pennella, colora e gli dà voce, girovago e cantore di strada sparge semi di note, dispensa minuti di respiro. Il suono è intrinseco alla parola che si sussegue leggera, spaesata, questuante a volte per essere raccolta e amata, ampiamente conoscitrice di altri “strumenti espressivi” all’interno dei quali trova la sua libertà e dissolvenza.

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Dissolvenze 2008-08-22 23:38:08 Paola M
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Opinione inserita da Paola M    23 Agosto, 2008

Il mago incantatore

Ho letto diverse cose di Antonio Messina, fin da quando scriveva e pubblicava sul web le sue magnifiche opere d'arte. Il tempo con le sue onde e le sue vibrazioni sembra averlo trasportato lontano in questi anni, e la sua scrittura lo testimonia. E' come se si fosse fatta sempre più profonda e viscerale.

A chi chiede se Antonio sia uno scrittore o un poeta, io rispondo che è un mago, un artista con la A maiuscola, perché nella sua scrittura si fondono assieme emozioni visive, uditive, del cuore. Antonio non solo scrive, ma dipinge, suona, canta, come se conoscesse le tecniche di ogni arte. La cosa più bella di questo libro, così come di tutti gli altri, è la capacità del suo creatore di regalare un "sentimento" alle cose, anche quando esse non hanno un nome.

Antonio Messina è l'artista dell'incanto. I suoi scritti hanno questo potere: incantano, ipnotizzano e poi... ti cambiano. Il mio augurio per chi lo leggerà: lasciatevi incantare!

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a chiunque, soprattutto a coloro che hanno il cuore abbastanza grande da raccogliere tutte le mille emozioni che Antonio crea.
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Dissolvenze 2008-04-11 23:49:21 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    12 Aprile, 2008
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Il canto dell'anima

Più di una volta mi sono chiesto se Antonio Messina sia più narratore o poeta, o se sia entrambi. Mi si potrà dire che queste capacità di verseggiare o di scrivere in prosa non sono poi così infrequenti, perché la storia della letteratura presenta non pochi nomi, come per esempio Gabriele D’Annunzio e Hermann Hesse.

Tuttavia, nel caso dell’autore padovano, ma di origini siciliane, la questione è un po’ diversa e più analizzo i fatti e le risultanze, più prendo in considerazione l’ipotesi che Antonio Messina sia un caso a sé, perché come narratore è in bilico sullo spartiacque fra poesia e prosa, ma soprattutto è un uomo che conduce la propria vita animato da quel sacro furore che è proprio della poesia.

Costretto suo malgrado a coesistere con un mondo a cui non appartiene, a verificare ogni giorno le lacerazioni e i contrasti di un’umanità che sembra implodere sempre di più, Messina si rifugia nel suo io fatto di poesia, di sogni in cui l’essenza di ognuno di noi, lo spirito, è il dominus della situazione, una vita idealizzata, ma teoricamente possibile.

Non a caso ha così scritto prima La memoria dell’acqua, dove è possente l’anelito a un’esistenza a misura di essere umano, raggiungibile solo con la presenza, in perfetto equilibrio, di istinto, armonia e sogno. Questo concetto non è poi avversato o ribaltato nel successivo Le vele di Astrabat, ma semmai ha un altro sviluppo in cui l’avversione per l’egoismo, fonte di ogni male, traspare chiaramente fra le righe.

E ora, a rinsaldare la mia opinione, c’è questa silloge, il cui titolo, Dissolvenze, già appare foriero del contenuto.

Ma prima di parlare dell’ultima fatica di Messina mi corre l’obbligo di un cenno alla copertina, un’autentica opera d’arte.

Quel volto di donna in estasiata attesa, incorniciato da un copricapo istoriato, una sorta di elmo aggraziato, benché protettivo, mi fa sovvenire i personaggi femminili dei suoi libri di narrativa. E’ un essere non reale, una proiezione del sogno, il simbolo della creatività di Antonio Messina.

E “Dissolvenze”, una silloge di poesie d’amore, benché permeata da una forte passionalità, non tradisce una visione fantastica con un’idealizzazione dell’amore.



Prendimi in un volo basso,

con le mani protese,

nel giardino degli angeli,

tra foglie morte,

nell’oscillar di un vento arcano.

…..



Nell’attrazione si sviluppa forte e prevalente l’aspetto onirico, non è una dichiarazione d’amore, ma un anelito che si sviluppa più che dall’istinto materiale dal flusso cerebrale del sogno.

Tutto assume contorni irreali a disegnare un sentimento che va sempre oltre la ragione.

Non è che il mondo presente in queste liriche sia irreale, ma è una visione dello stesso da parte dell’autore che lo contempla a suo gradimento, un riflesso della realtà all’interno del suo animo come lui vorrebbe che fosse.

Si ripresenta quindi lo stesso filo conduttore della sua narrativa, una visione del mondo ideale, in cui i sentimenti, le emozioni, le commozioni hanno la più alta dignità e di fatto costituiscono i rapporti fra gli uomini, oggi invece freddi, spesso addirittura mancanti.



E’ magia la vita,

un sorriso svelato,

la sera che arriva,

due mani protese nel vento,

…….



E’ magia sì quel delineare un sentimento con immagini che sembrano sospese nel vuoto e nel tempo, in una costruzione dove il reale (la sera che arriva) si coniuga perfettamente con la visione di due mani che si librano nell’aria.



In Messina c’è tuttavia la dolorosa malinconia per un mondo così diverso dal suo, in cui l’uomo vaga come uno spettro, carnefice e vittima di se stesso.



…….

Hanno ucciso l’azzurro,

le notti di marzo,

il canto e la poesia,

sussurri e chiarori in un campo di tenebra.



Non è un urlo, non è un monito, ma è il rimpianto per dover esistere, per sopravvivere, in una dimensione irreale, per essere fisicamente presente in quel mondo a cui non gli è tuttavia concesso di partecipare con l’animo di chi crede ancora nel valore supremo dei sentimenti.



Tuttavia, non è una vita felice per chi deve rifugiarsi in un mondo tutto suo, perché è sempre presente il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere per tutta l’umanità e invece non è stato.



Luce in agonia



Lascerò al vento l’ultimo respiro

fluttuare sospeso fra stelle pendule,

che a celarsi corrono,

nel buio dipinte.



Volerà inerme l’ultimo grido d’amore,

nebbia dissolta in uno sbuffo d’argento,

nei cieli tersi s’acquieterà,

in silenzi infiniti.



Sono stanchi ormai gli ultimi occhi del cielo,

tenebra avanza, raggira le ultime case,

alto nel cielo l’ultimo bagliore divampa,

ma è stella lontana, luce in agonia.



E’ un commiato da poeta, un messaggio al presente perché abbia un futuro, l’ultimo sommesso grido di chi ha avuto due vite parallele.

Sembra già di udirlo a chi ha orecchie per ascoltare col cuore, a chi è disposto a operare per un mondo migliore.

Silloge indubbiamente ampia, dove le parole s’incastonano come gemme nell’albero della creatività, Dissolvenze è molto di più di una raccolta di poesie d’amore, è il canto dell’anima di Antonio Messina.

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La memoria dell'acqua, di Antonio Messina;<br />
Le vele di Astrabat, di Antonio Messina.
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