Poesia Poesia italiana La mia vita davanti
 

La mia vita davanti La mia vita davanti

La mia vita davanti

Letteratura italiana

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Introduzione di Vincenzo Aiello. “La mia vita davanti” è la prima silloge della poetessa stabiese Silvia Verdoliva. In un arco temporale che abbraccia i primi 30 anni di vita della protagonista si ripercorrono amori, formazione, lessico famigliare. Il percorso di conoscenza si fa flusso narrativo e disvela una sentire poetico autentico che ci presenta una nuova autrice già matura nel suo stile riconoscibile fatto di cambio di stagioni, venti, odori. Sempre forte è il ritorno ad un’infanzia fatto di affetti e di primigenie conoscenze, ma la Verdoliva non rinuncia – anche nel dolore della scoperta – a crescere e diventare fiore innestato in un vaso che prima o poi significherà addio alla solitudine.

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La mia vita davanti 2013-05-11 18:08:25 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    11 Mag, 2013
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Il punto della situazione

Si arriva sempre a una certa età della vita in cui si rende necessario fare il punto della situazione, volgersi all’indietro cercando ciò che di positivo e di negativo c’è stato, insomma un bilancio della vita che serve poi per poter guardare in avanti, cercando magari di dare una svolta alla propria esistenza. Normalmente ciò accade quando si è un po’ avanti negli anni, quando si è nell’autunno della propria vita; più raro è che capiti prima, nel corso di quella primavera che è la gioventù e che ci illudiamo possa essere eterna. E’ questo il caso di Silvia Verdoliva che con La mia vita davanti ripercorre il suo cammino nell’arco dei primi trent’anni, un periodo certamente non lungo, ma a ben guardare denso di avvenimenti e su cui tornare poeticamente ha il significato di ravvivare un passato per dare slancio al futuro.
E così è un fluire di sensazioni, di osservazioni che inconsapevolmente, in quanto esperienza, hanno condotto Silvia Verdoliva, attraverso un mare a volte tempestoso, altre più calmo e amico, all’attuale approdo, ma non punto d’arrivo, bensì di partenza per una nuova navigazione su altre basi e verso mete nuove.
E’ una poesia intimistica, non di rado metaforica, ma non per questo poco comprensibile, è una voce che s’alza lieve e che a lungo, con la sua eco, resta, avvolge, chiede solo d’essere ascoltata.
Ed è la memoria una sorta di rimpianto per un mondo perduto e che mai ritornerà, e allora il ricordo si colora, si anima, a rincuorare, a svelenire la malinconia, come in Voglio tornare a casa, dedicata alla nonna (Voglio tornare a casa, / Lì dove il gioco è pulito di fango / ed il riso / sa ancora di terra. / Voglio tornare a casa. / L’ la strada ha il sapore del pane / e l’acqua… vien giù sì, ma sa ancora di mare. /…), una felice scelta creativa che offre efficacemente l’immagine di quello che era un rifugio sicuro. Ci sono poi le stagioni, mitizzate, come un periodo in cui queste erano vissute come sogno, oppure è oggi che sono ricordate come in sogno (Da L’estate altrove - …/ Pur a volte / Mi pare / Di capire / Che presto tornerà, / Con suoi fuochi e paglie / Col mio mare assente / Di barche / E di presagi. /….).
E così, fra le difficoltà di una vita, la perdita di un amore che si credeva eterno, Silvia ripercorre il passato, esamina, scruta, ma soprattutto si rende conto di come il suo futuro non possa che essere basato sull’Amore, l’unico autentico sentimento che consente di vivere.
Questa silloge, scritta in versi liberi, è nel complesso ben strutturata, frutto anche di un’analisi attenta dello stile di poeti affermati, e porta alla luce una voce nuova, il cui talento è suscettibile di futuri sviluppi, che mi portano a dire che sentiremo ancora parlare di Silvia Verdoliva, il cui esordio sulla carta stampata è senz’altro positivo e confortante.

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