Poesia Poesia italiana Orlando Furioso
 

Orlando Furioso Orlando Furioso

Orlando Furioso

Letteratura italiana

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Poema cavalleresco di travolgente intensità narrativa e inimitabile equilibrio formale, l’Orlando furioso ha attraversato ogni epoca senza smettere di incantare. Ideale prosecuzione dell’Orlando innamorato, il Furioso porta ai massimi sviluppi la ricca sostanza umana e artistica dell’opera boiardesca: il conflitto tra le forze cristiane e quelle musulmane, l’amore non corrisposto del paladino Orlando per la principessa Angelica, la travagliata unione dinastica tra Ruggiero e Bradamante. Ma nel poema gli ideali della società cortese si separano dalla realtà, segnata da quell’irrazionale intrico delle passioni che sarà raffigurato nella forsennata giostra dei cavalieri. Una tensione drammatica dietro cui si cela l’amara consapevolezza della crisi dei valori su cui si fondava l’utopia della civiltà umanistica.

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Orlando Furioso 2017-05-20 17:20:17 lego-ergo-sum
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lego-ergo-sum Opinione inserita da lego-ergo-sum    20 Mag, 2017
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Una leggerezza che conforta

Ci sono libri che hanno bisogno di tempo per liberarsi da una qualche incrostazione di noia scolastica, di studio forzato, per recuperare la loro verginale freschezza. Uno di questi è certamente l'Orlando Furioso. Volete inseguire duelli, combattimenti, scontri cruenti, ma anche ristorarvi, nel pieno delle vicende più sanguinarie, con la intima profondità di un sentimento totalizzante d'amicizia, come quella tra Cloridano e Medoro? Privilegiate il filone guerriero, lo scontro tra Cristiani e Mori. Se invece vi interessa di più cogliere il legame tra l'autore e i signori rinascimentali presso i quali operava e dai quali era apprezzato (però come amministratore e diplomatico, non certo come poeta...), il filone della storia sul quale vi dovrete soffermare è la vicenda d'amore tra Ruggiero e Bradamante, individuati dal poeta, qui anche cortigiano, quali progenitori degli Estensi. Ma la storia più bella è quella di Orlando, che da innamorato, come lo aveva voluto Boiardo, predecessore di Ariosto, diventa pazzo per la sua Angelica. Su questo asse del poema, incrocerete tra l'altro alcuni episodi simbolici nei quali la nostra umanità continua a rispecchiarsi a distanza di cinque secoli: il palazzo d'Atlante, nel quale ciascuno crede di vedere l'oggetto del suo desiderio fino a perdersi al suo interno, o il volo di Astolfo sulla luna, nel vallone delle cose che gli uomini perdono sulla terra. E non vi stancherete mai, perché l'abilità di questo autore grandissimo ed amabile, epico e familiare nello stesso tempo, sta nell'alternare toni, sentimenti, registri in nome di un'armonia che appartiene tanto allo stile, quanto alla visione del mondo. La classicità rinascimentale trova qui la sua manifestazione letteraria più luminosa. Leggetelo, leggetelo magari in un pomeriggio d'estate caldo e assolato: la leggerezza profonda del Furioso sarà per voi una brezza di incomparabile sollievo.

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Orlando Furioso 2015-05-28 17:33:19 FrankMoles
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FrankMoles Opinione inserita da FrankMoles    28 Mag, 2015
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La Commedia della Follia

Quando Ludovico Ariosto scrive il suo capolavoro, siamo agli inizi del Cinquecento, in pieno Rinascimento, periodo culturalmente e politicamente ricco di luci e ombre. Il recupero del classicismo aveva portato a una nuova coscienza del reale; l’Italia era dominata dal sistema politico delle corti, laddove i letterati ed artisti svolgevano la loro attività secondo i dettami politici dei loro principi-mecenati. Alla corte estense di Ferrara opera Ludovico Ariosto, personalità tesa a preservare una propria libertà artistica, il che genererà un contrasto di fondo con la sua condizione di poeta di corte. La visione disincantata delle dinamiche umane e politiche dell’autore trova espressione dunque nel grande poema epico, che, attingendo ai modelli ereditati dalla tradizione romanza e volgare, mette in luce la commedia della follia che domina la vita dell’uomo. La guerra tra cristiani e musulmani rimane dunque sullo sfondo, mentre in primo piano ci sono le guerre dell’uomo con se stesso e con gli altri, con le passioni e con le inspiegabili forze che muovono il mondo, narrate ed esemplificate con eccellente sapienza artistica, nobilitata da richiami linguistici ai classici latini e volgari, e con una vena comica, ma non per questo non impegnata. La trama complessa, su cui non mi soffermo, è costituita da un’immensità di fili narrativi tra loro intrecciati, forse impossibili da ricordare, ma in cui è comunque possibile orientarsi considerando alcune parole-chiave, tra loro strettamente connesse, per comprendere l’intima essenza di questo caposaldo della letteratura italiana.

FOLLIA. Ad essa si allude già nel titolo, che richiama in realtà un episodio sì rilevante, ma non preponderante in un’opera policentrica. In piena armonia con le tendenze culturali dell’epoca, la follia risulta nel paradosso della realtà la condizione di normalità dell’uomo. Tutti i cavalieri, cristiani o pagani che siano, sono rappresentati in una grottesca contraffazione della figura del paladino tradizionale: al ligio combattente per la propria etica Ariosto sostituisce degli stolti uomini che seguono i loro istinti, lasciandosi ingannare ingenuamente da una realtà che non è come appare (il contrasto tra realtà ed apparenza è un Leitmotiv della cultura umanistico-rinascimentale). Inconsapevoli e incapaci, essi creano tutti una serie di situazioni teatrali comiche in cui Ariosto riversa ironicamente la sua disillusione sulla natura dell’uomo. La pazzia è ovunque (l’esempio principe è la guerra, il più grande esempio della follia umana secondo Ariosto) e le passioni, in primis l’Amore, prima e più comune forma di pazzia, guidano le azioni di tutti i personaggi in una smaniosa corsa verso l’incomprensibile.

VANO. Ciò che accomuna tutti i personaggi del poema è la ricerca di un oggetto del desiderio (una donna, un elmo, un amante e quant’altro); una costante ricerca destinata (tranne in un solo caso, funzionale all’encomio del protettore del poeta) a rimanere sempre inappagata. Gli uomini, mossi dalla passione e dimentichi di ogni barlume di razionalità, vanno continuamente incontro al fallimento poiché incapaci di districarsi nelle contraddizioni di una realtà dominata dal caos e dal disordine. La vanità di ogni azione è dunque legata al carattere effimero delle passioni, che conducono inevitabilmente al fallo, termine estremamente ricorrente nel poema proprio ad indicare il tratto comune ad ogni vita dominata da insane passioni, di cui il poeta, lungi da ogni tipo di moralismo, ammette di esser vittima egli stesso. L’errore di ogni uomo è quello di pretendere di conoscere nella propria condizione di permanente e inconsapevole cecità di fronte al destino.

CASO. Autore laico e poco interessato a disquisizioni ed indagini metafisiche, Ariosto attribuisce la responsabilità degli eventi al caso. La Fortuna, latinamente intesa come sorte cieca, è il mondano primo motore immobile, la forza invincibile che determina l’inquieto susseguirsi di avvenimenti contro cui nulla può la virtù umana, la boccacciana “industria”, di cui la sorte si prende indistintamente gioco. Il suo carattere irrazionale spiega (senza spiegarla) il turbine confuso e caotico di eventi in cui l’uomo è coinvolto, la realtà contraddittoria e incomprensibile alla ragione dell’uomo, naturalmente portato dunque alla follia. L’unica forma di conoscenza umana possibile è quindi legata paradossalmente alla stultitia, ossia la “pazzia”, ma anche la “stupidità”, che, come detto, caratterizzano i protagonisti del poema. Ogni certezza e stabilità è dunque negata radicalmente dall’Ariosto, che vi sostituisce un altro termine-chiave della sua poesia, il “forse”, riconducendo tutto al campo della possibilità. E se tutto è possibile, l’autore non si fa scrupolo di combinare, come fosse normale, l’elemento magico a quello reale: razionalità e fantasia sono perfettamente coesistenti e, perdipiù, sono un ottimo strumento letterario per suscitare interesse nel pubblico. La verità assoluta non esiste e l’uomo brancola nel buio. Come programmaticamente dichiarato dal poeta nell’opera, il lettore potrà cogliere il senso dell’opera solo, ancora una volta paradossalmente, capovolgendo quanto letto.


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Orlando Furioso 2012-09-18 22:15:13 rakovic
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rakovic Opinione inserita da rakovic    19 Settembre, 2012
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commedia fantasy del '500

L’opera nasce come continuazione dell’Orlando Innamorato scritto da Matteo Boiardo tra il 1476 e il 1484: ANGELICA, bellissima figlia del re del Catai (l'odierna Cina, ciò mi fa pensare che l’Ariosto non avesse ben chiara la qualità del “Made in China”) compare a Parigi ad un torneo organizzato dal Re Carlo Magno tra tutti i cavalieri cristiani e pagani, e sfida i presenti ad affrontare il fratello Argalia in possesso di armi fatate: il vincitore potrà sposarla, ma i vinti saranno suoi prigionieri. Astolfo, Malagise, Ferraguto, Orlando, Rinaldo e qualche decina di altri guerrieri cerca senza successo di conquistare la fanciulla, ma ad un certo punto il re saraceno Agramante spalleggiato dai Body Guards Ruggiero e Rodomonte (una sorta di Schwarzenegger, ma più grosso e più cattivo) attacca Parigi.
“Un’altra fiata, se mi fia concesso/ racontarovi il tutto per espresso”.
Invece il Boiardo passò a miglior vita e tutto restò in sospeso e nei primi anni del ‘500 il buon Ariosto ripartì da questo punto della storia:
“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori/Le cortesie, l’audaci imprese io canto
“che furo al tempo che passaro i Mori/d’Africa il mare e in Francia nocquer tanto..”
La guerra tra i Paladini Cristiani di Carlo Magno contro i Saraceni è solo un pretesto. I numerosissimi personaggi di ambedue le fazioni si incrociano in storie d’amore, incontri con creature fantastiche, anelli fatati, maghi, streghe, incantesimi con un fiorire di storie nella storia. L’Ariosto mirabilmente segue per un po’ alcuni personaggi con la loro storia, poi li lascia passando ad altri, per poi ritornare ai precedenti con intrecci in alcuni casi da perderci la testa….
Quando la situazione diviene inestricabile tira fuori una bella battaglia e così i Paladini si schierano da una parte, i saraceni dall’altra e si ricostituisce un po’ d’ordine..
Le battaglie sono epiche: sembra di sentire i cozzi delle spade, le grida dei feriti, il rumore degli zoccoli dei cavalli, lo stridio di elmi e scudi, le grida degli agonizzanti…
La svolta della trama principale è quando la bellissima Angelica che fino ad allora aveva fatto la difficile con tutti, si concede e si sposa con Medoro, una specie di pesce lesso: come se la Arcuri sposasse Emilio Fede.
Quando Orlando lo viene a sapere si inca… si arrabbia come una bestia e spacca tutto ciò che trova sul suo cammino: una specie di tornado. Per farlo rinsavire il suo amico Astolfo sale su un ippogrifo va sulla luna dove si trova la valle delle cose perdute a cercare l’ampolla che racchiude il senno d’Orlando . Stupendo è l’elenco delle cose perdute:
“Le lacrime e i sospiri degli amanti/ l’inutil tempo che si perde al giuoco/
e l’ozio lungo di uomini ignoranti/ vani disegni che non han mai loco…” ..
e finalmente, in questo casino trova il senno dell’amico impazzito: tornato sulla terra lo fa sniffare ad Orlando e questi ritorna calmo e tranquillo, perfettamente orientato nel tempo e nello spazio.
Siamo agli ultimi colpi di scena: Ruggiero (ex compagno di Schwarzenegger-Rodomonte) si fa cristiano in quanto innamorato di Bradamante, ( la sorella di Rinaldo) ed uccide egli stesso l’ex amico Rodomonte in un derby all’ultimo sangue :
”e due e tre volte nell’orribil fronte/ alzando, più ch’alzar si possa, il braccio/
Il ferro del pugnale a Rodomonte/ tutto nascose e si levò d’impaccio”..
Da Ruggiero e Bradamante originerà la stirpe degli Estensi,sponsor dell’Ariosto: tutti felici e contenti.
Il linguaggio è tutto sommato semplice, ma presuppone una buona conoscenza dell’Italiano di quel periodo, più fluido del volgare di Dante, ma ancora abbastanza primitivo.
Lo stile dell’Ariosto è frizzante, laico e pervaso da un sottile umorismo. Tutto luccica in un mirabile gioco di intrecci che tolgono il respiro, che stuzzicano la curiosità per sapere ciò che accade dopo. Ma anche ciò che è accaduto prima perché oltre che a vagare in tutto il mondo allora conosciuto ci si sposta anche nel tempo e gli intrecci disegnano trame mirabili. Provateci se avete coraggio: non resterete delusi!!

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Dante, Boccaccio, Petrarca; Torquato Tasso
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