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Il paese dell'alcol
 
Il paese dell'alcol 2016-01-11 15:10:02 C.U.B.
Voto medio 
 
1.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
1.0
Piacevolezza 
 
1.0
C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    11 Gennaio, 2016
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Cameriere, per me acqua ed erba

Ding Gou’er e’ stato incaricato di indagare su un presunto reato al limite del verosimile. Pare infatti che a Jiuguo, il Paese dell’Alcol, alti funzionari si nutrano di rinomati banchetti a base di carne tenerissima . Carne di bambino.
Osceno, inenarrabile penseranno gli oppositori a tale pratica. I sostenitori, per contro, troveranno una spiegazione molto semplice : se il genitore procrea col solo intento di vendere la creatura a fini alimentari, senza considerare il pargolo quale progenie ma semplicemente un prodotto, che differenza fa allevare e mangiare un pulcino, un agnello, un cagnolino, un bambino ? L’elemento privato di soggettivita’ resta soltanto cibo. Cibo tenero.
Voci di delirio, chi venderebbe un figlio ? E se quel croccante bimbetto dorato servito a centro tavola fosse semplicemente il risultato di una raffinata cucina artistica, dove le piccole braccia sono rape, la materia rossastra succo di anguria ?

Quando sfoglio un Mo Yan sono sempre pronta ad ogni crudelta’ perche’ il suo realismo non conosce filtro ma, benche’ non sia facile, ho sempre concluso soddisfatta i suoi romanzi. In questo caso il realismo allucinatorio con cui si motivo’ il Nobel e’ riscontrabile nella sua peggiore accezione.
Allucinazione che percuote il sognatore per una notte intera, dopo un banchetto bulimico a base di ettolitri di sostanze etiliche. Le pagine piu’ cruente riguardano piu’ gli animali che i bambini , eppure anche laddove tratteggia Mo Yan sa essere di una potenza destabilizzante tanto fastidioso e’ l’argomento.
Con l’intento di criticare la societa’ cinese, cosi’ mirata al potere ed al business da banalizzare ogni forma di etica, il romanzo puo’ condurre a una serie di riflessioni a seconda della ricettivita’ del lettore che nel mio caso e’ stata prevalentemente orientata sulla difensiva, quindi poco redditizia.
L’autore coniuga realta’ e finzione in un gioco di specchi dove nulla e’ certo o scontato, inframezzando i capitoli con inserti di lettere e racconti inviati da un dottorando, il cui contenuto rimanda al testo principale.
Buona la penna, chi sa scrivere sa scrivere, ma la lettura mi e’ stata di una difficolta’ e di un malessere inauditi. Se la fantasia letteraria di Mo Yan conduce al coma etilico i suoi figli e si nutre de i suoi neonati, io auguro un buon pasto per educazione e mi inabisso in fretta sconsigliando di buon grado questo libro inquietante .

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Commenti

12 risultati - visualizzati 1 - 10 1 2
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Ti comprendo, CUB.
Il tuo commento è chiaro ed esaustivo : manteniamo le dovute distanze da questo libro. Io non conosco ancora l'autore anche se ne ho sentito molto, forse troppo, parlare. Ho sempre una lunga lista di libri in attesa, ma è possibile che inconsapevolmente ci sia il desiderio di evitarlo.
Accidenti! Mi attirava tanto questo romanzo, peccato! Forse lo leggerò lo stesso per curiosità, ma in genere il mio parere coincide quasi sempre con il tuo! Ciao C.U.B.
mahhhh....va bene provocare il pubblico, ma spingersi oltre a certi limiti, secondo me , produce effetti di chiusura in chi legge....
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Valerio91
12 Gennaio, 2016
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Oddio, sono abituato a libri crudi... Sai com'è, amando Cormac McCarthy! Ma quello che trapela dalla tua recensione supera ogni limite. Va bene la critica, va bene le "esagerazioni", ma questo è davvero troppo... Seguirò il consiglio che dai nel tuo esaustivo commento e eviterò la lettura, incuriosito però dalle altre letture dell'autore che hai trovato soddisfacenti...
Mi sai dare un'indicazione?

Grazie, Vale.
Premetto che non ho ancora letto il libro, ma dalle anticipazioni avevo capito che doveva essere una feroce satira politica iniziata a scrivere subito dopo i fatti di Tian’an men.
Tra l'altro da quel poco che so della letteratura cinese ( molto poco in effetti) il tema del cannibalismo è piuttosto ricorrente, ma sempre come allegoria.
Non c'è traccia di tutto ciò? Si coglie solo io piano di lettura narrativo?
Se così è, come in effetti mi par di capire dal tuo commento, posso immaginare che ciò che resta sia solo un senso di disagio.
Sono davvero in dubbio se leggerlo o meno...
SARY
12 Gennaio, 2016
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Orrore. Proprio da non leggere.
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C.U.B.
12 Gennaio, 2016
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Ciao Emilio, questo e' il mio quarto MoYan ed i precedenti erano stati molto apprezzati,credo sia un autore di valore.
Purtroppo questo lavoro in particolare e' stata una scelta sbagliata, non l'ho capito, non l'ho sopportato, non faceva per me. Quindi ti consiglio di tentarne la lettura in un titolo diverso !
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C.U.B.
12 Gennaio, 2016
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Chi lo sa Annamaria, magari tu lo affronti con un piede diverso...
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C.U.B.
12 Gennaio, 2016
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Terribile Silvia, terribile. Che fatica finirlo.
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C.U.B.
12 Gennaio, 2016
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Io ho letto Le rane, L'uomo che allevava i gatti ( racconti) e le Canzoni dell'aglio per ora, oltre questo.
Forse Le rane mi e' piaciuto piu' degli altri, sebbene piu' lungo. Poi dipende dai gusti.
Io tenterei fossi in te , perche' e' molto bravo in genere.
Ecco evita questo magari :-)
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