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Sepolcro in agguato
 
Sepolcro in agguato 2026-01-05 19:49:09 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    05 Gennaio, 2026
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Il delirio di onnipotenza dell'ipnosi collettiva

'Ammetto la possibilità': tre parole semplici, apparentemente innocue e innocenti, ma che formano lo slogan potentissimo con cui Jonathan Wace, fondatore dell'UHC (Universal Humanitarian Church), attira, seduce, vince e convince individui di ogni età, sesso e religione (ma preferibilmente di estrazione sociale benestante) a lasciare tutto per trasferirsi a Chapman Farm, una "fattoria spirituale" di cui si conosce pochissimo perché impenetrabile dall'esterno e per via degli strani suicidi che accomunano coloro che decidono di abbandonarla.
Will Edensor è uno dei tanti che ha deciso, più o meno consapevolmente, di abbracciare la filosofia di questa setta, capace di accrescere i propri adepti in maniera esponenziale grazie alle tante conferenze in cui "Papà J" - vezzeggiativo di Jonathan - strabilia i presenti con discorsi motivazionali e giochi di prestigio sulle note di 'Heroes' di David Bowie e sulle immagini della festa induista di Holi, ma suo padre Colin Edensor non si rassegna facilmente e incarica Strike e (soprattutto, a conti fatti) Robin di riuscire dove lui sinora ha fallito.
Inizia da qui l'ennesimo caso da risolvere per i due soci, le cui anime tormentate saranno messe ancora più a repentaglio dai dolorosi ricordi dell'Aylmerton Community, da una forzata e prolungata separazione e da un Ryan Murphy che non ha alcuna intenzione di apparire come un semplice comprimario.

Un romanzo-pamphlet dal ritmo studiato e dalla scrittura puntuale e chirurgica, variegato di sfumature e composto da oltre millecento pagine, di cui nessuna banale o superflua, nelle quali il lunghissimo intreccio defluisce raccogliendo il tema quanto mai attuale della manipolazione psicologica legata alle 'bugie spudorate dette per insabbiare una terribile negligenza' e ai concetti di fanatismo, coercizione, mistificazione e indottrinamento della società contemporanea. Quel gigantesco frullatore consumista, artefatto, artificioso e artificiale nel quale quotidianamente muoviamo i nostri passi alla ricerca di una felicità tanto perduta quanto desueta e (spesso, purtroppo) irraggiungibile.

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