Dettagli Recensione
Colpo di scena
Giverny, piccola cittadina nel nord della Francia, è stata la residenza del famoso pittore Claude Monet negli ultimi trent’anni della sua vita. È qui che ha dipinto alcune delle sue opere più famose, le Ninfee, una serie di dipinti raffiguranti queste piante acquatiche in molteplici varianti.
Un giorno viene rinvenuto il cadavere di un famoso chirurgo locale, Jérôme Morval, riverso con la faccia in un ruscello. In tasca ha una cartolina con un’enigmatica frase, che sembra essere l’augurio di compleanno per un bambino. Peccato che il chirurgo non abbia figli.
In compenso, ben presto l’ispettore Laurenc Sérénac scopre che l’uomo aveva un debole per le fanciulle, in particolare per la bella maestra della scuola del paese. E non è l’unico: lo stesso ispettore rimane affascinato dalla giovane donna e instaura con lei un gioco di seduzione fatto soprattutto di cose non dette. La donna passa così rapidamente da sospettata a oggetto del desiderio, cosa tutt’altro che prudente, visto che ha un marito particolarmente geloso e irruento.
La vicenda si snoda lenta, degna più di un noir che di un vero thriller, mentre l’ispettore sembra sempre più inopportuno in alcuni suoi comportamenti nei confronti della maestra.
Il tutto pare essere osservato da una vecchia megera, mentre sullo sfondo si sviluppano le vicende della giovanissima Fanette, ragazzina dotata di un grande talento per la pittura e alle prese con i primi problemi legati ai coetanei invaghiti di lei.
Fanette, la maestra Stéphanie e la misteriosa vecchia: le tre donne della storia vengono introdotte dall’autore già nella prima pagina con tre definizioni emblematiche: il genio, la bugiarda e la cattiva.
Ma è davvero così? O qualcuno ci sta mentendo?
Il finale è spiazzante e valorizza parecchio il racconto, riuscendo a dare una spiegazione praticamente a tutti i misteri disseminati dall’autore nel corso della storia.
Un noir lento e particolare, molto più giocato sull’atmosfera, sui personaggi e sulla percezione di ciò che sta realmente accadendo che sull’azione vera e propria.





























