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Frammentario del mattino
 
Frammentario del mattino 2017-06-19 07:07:03 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    19 Giugno, 2017
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La forza della poesia..

Già autore di ben quattro raccolte, Antonio Morelli, poeta empolese di grande sensibilità ed acume, ci dedica e fa destinatari di “Frammentario del mattino”, (Edizioni Erasmo, anno 2015), componimento con cui lo scorso 30 aprile, a Livorno, ha ottenuto la menzione speciale della seconda edizione del Concorso “Giorgio Caproni”.
Chi già è avvezzo alla poetica di Morelli certamente riconoscerà nell’opera presentata molteplici delle tematiche care e proprie allo stesso. Non mancano infatti quelle liriche atte ad esprimere un poetare che è esperimento di vita, un poetare che è luogo da vivere ma che rilutta a farsi vivere, un poetare che è necessità di “vivere in poesia”, un poetare ove la componente magnetica e tridimensionale è dettata dal trinomio tempo-spazio-dimensione, un poetare dedito alla tragicità, un poetare ove ricorre “l’acero e la distanza”, un poetare intriso di sofferenza, dolore, delusione e perdita, un poetare ricco di tutte quelle componenti che tanto hanno attanagliato la vita del verseggiatore. Ma, al contempo, “Frammentario del mattino” si erge anche ad opera nuova, ad opera ricca di evoluzioni, di rimessioni, di intimità.
Perché oltre che ad un’evoluzione linguistico-stilistica che ad ogni componimento – da “Poesie private a “Frammentario del mattino” passando per “Diario in versi del brutto tempo” – è palpabile, effettiva, materialmente tangibile, è presente in questo, anche un’evoluzione contenutiva che si contrappone alle predette costanti del letterato.
La parola persiste ad essere mezzo e fine, persiste ad essere il ponte di congiunzione tra la sfera dell’io intimo e dell’estemporaneo, persiste ad essere connessione indissolubile tra il mondo interiore ed esteriore, alternando stati di lucidità a tratti volutamente incerti, ma è anche soluzione unica. Il verbo è il tassello, è l’esperienza cognitiva che permette di riallacciare il rapporto interrotto, venuto meno, caduto.
Un poeta, Morelli, in bilico tra occasioni e atemporalità, tra delusioni e temporalità, tra spazialità e dimensionalità, tra prigionia e desiderio di libertà, un poeta Morelli che ha la capacità di rendere vivi i lemmi, che ha la capacità di trasportare l’avventuriero conoscitore in una profondità che non è più individuale, ma collettiva.

«Quando sono poeta
NON sono NULLA
SONO solo lui…
che foggia la parola
Lucida l’acero il mattino
Si nutre di pulviscolo
Ossigeno..
Per essere solo
Titubare contro
Ogni identità..»

“Sono il canto”, p. 39/40

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