A mano disarmata A mano disarmata

A mano disarmata

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Siamo a Ostia, nel 2013, e tra gli abitanti di quei palazzi c'è anche Federica Angeli, cronista di nera per le pagine romane di «la Repubblica», che in quella periferia è nata e cresciuta. Da tempo si occupa dei clan locali e ha subìto gravi minacce. Sa quindi come è fatta la paura, ma crede che l'altra faccia della paura sia il coraggio. Se i vicini rientrano obbedienti al comando del boss, lei decide di denunciare ciò che ha visto. Dal giorno dopo la sua vita è stravolta: per la sua incolumità le è assegnata una scorta, eppure nessuna intimidazione fa vacillare la sua fede in un noi con cui condividere la lotta per la legalità. La storia giudiziaria di cui è protagonista fino alle più recenti sentenze ci parla di una possibile seppur faticosa vittoria, confermando che tutti insieme possiamo alzare la testa e cambiare in meglio. Federica Angeli ha ottenuto questa vittoria con l'unica arma che possiede, la penna, e in queste pagine ci racconta le tappe di una vera e propria sfida alla malavita, nel solco di un giornalismo nobile, illuminato di etica civile, che non compiace mai null'altro che la verità, con una coerenza a tratti severa. In un susseguirsi di colpi di scena, viviamo con lei le sue paure, a tratti la disperazione e i momenti di solitudine. La sua testimonianza puntuale, incalzante, senza respiro non dimentica mai la sua dimensione di donna, di madre e di moglie contesa alla serenità famigliare. Una serenità che, ispirata dalla "Vita è bella" di Benigni, Federica Angeli riesce magicamente a preservare, coinvolgendo i figli in un gioco alla guerra.



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A mano disarmata 2018-09-10 15:23:12 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    10 Settembre, 2018
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La forza del noi

Coraggioso è l'aggettivo più immediato, e forse anche più scontato, che si possa esprimere già durante la lettura di “A mano disarmata” della giornalista Federica Angeli, libro che non lascia dubbi, fin dal titolo, sul coraggio dell'autrice.
Ma queste pagine sono segnate pure da un'autentica passione per il proprio lavoro di cronista e un fortissimo senso della legalità che, purtroppo, come i fatti qui raccontati dimostrano, non sempre si ritrova in tutti i cittadini, e nemmeno in tutti i rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell'ordine.
E proprio a questo mondo alla rovescia, dove imperano la legge dei violenti e il silenzio omertoso che la protegge, la Angeli, seppur minacciata dalla mafia di Ostia, ha scelto di non assuefarsi, di non chinare la testa perché il fatto che le cose vadano in un certo modo – insegna Giovanni Falcone – non significa che debbano andare così per sempre; e poi perché la mafia non è altro che “una montagna di merda!”, come urlava la penna di Peppino Impastato.
Con una scrittura schietta e appassionante, la giornalista catapulta il lettore nella minuziosa cronaca dei suoi millesettecento giorni passati sotto scorta, tra il 2013 e l'anno in corso, durante i quali la figura della professionista forte e determinata, che non esita a denunciare e condurre inchieste scomode ai danni dei boss del quartiere, si alterna a quella della madre con le sue paure e fragilità, che gioca con i propri figli e lotta nella speranza di consegnare loro un mondo migliore. Ne emerge il ritratto di “una donna normale”, armata unicamente di parole con cui scuotere l'inerzia dello Stato, spesso assente in determinati contesti, e la coscienza altrui. Perché soltanto quando si compie questa rivoluzione, quando a una singola voce se ne aggiungono altre e poi altre ancora, allora sì che è possibile scrivere una storia diversa. Questo libro, prendendo le mosse da due spari nella notte per concludersi in un'aula di tribunale, ce lo insegna perfettamente!

"Chi sta dalla parte giusta non perde mai. Chi ha scelto di sfidare a viso aperto la mafia la testa non la chinerà mai. Perché sulla bilancia alla sera ci si sale da soli, con la propria coscienza, ed è a lei che si risponde."

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