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Coppie diaboliche Coppie diaboliche

Coppie diaboliche

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Da Bonnie e Clyde alla coppia Mambro-Fioravanti, da Christine e Lèa Papin a Erika e Omar, un viaggio nel fenomeno del «crimine di coppia». Manifestazioni di follia a due che, al di là dell’infatuazione reciproca e della dipendenza psicologica, si svuotano di qualsiasi accezione romantica per concretizzarsi in qualcosa di spaventoso e incontenibile, capace di sfuggire a ogni tipo di catalogazione e comprensione.



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Coppie diaboliche 2008-02-07 05:45:00 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    07 Febbraio, 2008
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In due...è meglio.

Dopo il riuscito Serial killer italiani Gordiano Lupi torna a scrivere di assassini, questa volta congiuntamente a Sabina Marchesi, nota studiosa di criminologia.

Come dice il titolo, in queste 248 pagine si parla di omicidi compiuti da coppie diaboliche e non necessariamente miste, cioè uomo e donna, ma anche costituite da individui dello stesso sesso, in ogni caso caratterizzati, oltre che dalla comune matrice criminale, da vincoli di carattere sessuale.

Nell’introduzione, un vero e proprio capitolo dedicato, viene esaurientemente spiegato perché in due si uccida meglio, perché il risultato dell’unione non sia una semplice somma, ma assuma rilevanze esponenziali. Sempre, comunque, c’è un individuo dominante e un altro succube, quest’ultimo spesso indispensabile per le sue caratteristiche psicologiche per arrivare a scatenare chiaramente gli istinti brutali dell’altro.

Lungi dal voler fare una cronistoria di tutti i crimini commessi in coppia il libro ha il pregio di parlarci solo di quelli più emblematici e in fondo più significativi di questa aberrazione, assai più diffusa di quanto non si possa immaginare.

E se la vicenda di Bonnie & Clide assume i contorni di una frontiera crepuscolare, di una vocazione al disordine e all’autodistruzione, molto più pragmatiche appaiono le storie di personaggi meno noti, ma che, in misura diversa, hanno lasciato dietro di sé una scia di sangue e di orrore.

Alcune di queste vicende hanno quasi dell’inverosimile tanto sono di una crudeltà inaudita, come quella del “santone” Adolfo De Jesùs Constanzo e della sua amante Sara Aldrete Villareal, dove ai riti magici caraibici, quali la santeria, si uniscono pratiche sadiche di rivoltante violenza, con individui smembrati, torturati e seviziati con tecniche raccapriccianti. Come dicevo, è tale l’orrore che la mente tende a rifiutare l’accadimento, o meglio spera sia frutto di un’invenzione, che purtroppo non è, perché la narrazione di tutti questi casi è basata esclusivamente sui rapporti delle indagini dell’autorità giudiziaria e anche sui resoconti processuali.

Così ci vengono presentati tutta una serie di misfatti compiuti da coniugi, da amanti, da omosessuali, da fratelli o addirittura da padri e figlie, spesso all’apparenza irreprensibili, ma capaci di compiere atrocità spesso nemmeno immaginabili.

Si viene così a comprendere meglio l’esistenza in tutti di un lato oscuro, sovente coperto da consuetudini, da timori religiosi o frenato da sensi etici, e che qualora abbia la possibilità di emergere liberamente raggiunge livelli di parossismo inaccettabili.

Dal delitto di Marostica dei primi del XX secolo a Marc Dutronc, il mostro di Marcinelle, c’è tutta una casistica di fatti che sfuggono a ogni razionale tentativo di comprensione e che lasciano sgomenti, ma, soprattutto, che fanno pensare molto sulla complessità dell’uomo e sui suoi ampi controsensi.

Non mancano anche i casi italiani, come, tanto per citare i più famosi, quelli di Giusva Fioravanti e di Francesca Mambro, oppure di Erika Di Nardo e Mauro (Omar) Favaro, i cosiddetti fidanzatini di Novi Ligure.

Il libro si legge bene, scritto com’è in modo leggero, senza indulgere a giudizi morali, ma eventualmente solo cercando motivazioni e spiegazioni di comportamenti del tutto anomali in soggetti all’apparenza perfettamente normali.

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Serial Killer Italiani, di Gordiano Lupi
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