Saggistica Politica e attualità L'amico Putin. L'invenzione della dittatura democratica
 

L'amico Putin. L'invenzione della dittatura democratica L'amico Putin. L'invenzione della dittatura democratica

L'amico Putin. L'invenzione della dittatura democratica

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Alla scadenza del secondo mandato del presidente Yeltsin, la cerchia di alti ufficiali di Stato e finanzieri che determinava la politica russa del tempo cercava un erede, una persona che avrebbe permesso loro di continuare a controllare il Paese. Putin sembrava avere le qualità necessarie, ma era sconosciuto ai più, e gli abili politologi del Cremlino si misero al lavoro per crearne l’immagine più appropriata. Ma a loro insaputa anche un gruppo di ex agenti del Kgb lavorava a pieno ritmo al cosiddetto progetto Putin. A settembre di quell’anno alcune esplosioni distrussero una serie di palazzi a Mosca e in altre due città, provocando più di trecento vittime. Chi erano i misteriosi terroristi? Le autorità puntarono subito il dito sui ceceni (anche se diverse fonti sostengono che la responsabilità fosse dell’Fsb, l’erede del Kgb sovietico). Prima della fine del mese fu dato il via alla seconda campagna cecena. Con l’ascesa della violenza nel Caucaso, la popolarità di Putin crebbe: da allora la Russia non sarebbe stata più la stessa. Il settantotto per cento degli uomini al potere, in Russia, è costituito da agenti del Kgb. In una decade Putin ha messo la stampa sotto controllo, ha eliminato tutti gli avversari politici e ha fatto approvare leggi che gli permettono di manovrare qualsiasi risultato elettorale. Francesca Mereu ci svela dall’interno le impressionanti vicende legate all’ascesa e al consolidamento di Vladimir Putin, accompagnate da un’interessante riflessione sulla sua emulazione di parte italiana.



Recensione della Redazione QLibri

 
L'amico Putin. L'invenzione della dittatura democratica 2012-11-22 21:54:19 cuspide84
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cuspide84 Opinione inserita da cuspide84    22 Novembre, 2012
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WHO IS MISTER PUTIN?

Who is Mister Putin era una domanda a cui avrebbe dovuto rispondere un giornalista, Artyom Borovik, in un reportage del marzo 2000… se non fosse rimasto vittima di un terribile incidente aereo ritenuto dalle autorità una tragica fatalità, ma in realtà un mezzo efficace per eliminare una persona divenuta ormai troppo scomoda per gli alti vertici russi (pare infatti avesse scoperto le vere origini di Putin). Questo giornalista è solo uno dei tanti di questa categoria che, con l’unica colpa di aver svolto alacremente il loro lavoro, sono giunti a conoscenza di verità, o si sono messi in situazioni per così dire imbarazzanti (per il Cremlino), da condannarsi a morte certa; una morte avvenuta sempre tragicamente, o per mezzo di incidenti fatali, o di colpi di pistola, o di veleni potentissimi creati nella c.d. Kamera o Laboratorio 12.

Questo è un libro molto forte che affronta senza tanti fronzoli gli ultimi decenni della Russia: dagli ultimi anni di governo di Yeltsin alla scalata al potere di Putin, per arrivare al suo “successore” Medvedev.

Nel corso del libro viene descritta la persona di Vladìmir Vladimirovich Putin: un uomo freddo, privo di scrupoli, permaloso e tiranno; un nuovo dittatore in una società che dovrebbe essere democratica, ma che lo è solo apparentemente: la stampa, la tv, internet, ogni mezzo di comunicazione che possa informare i cittadini è controllato per far si che costoro sappiano solo quello che il potere vuole che essi sappiano; la tragedia della scuola di Beslan (331 morti, di cui 186 bambini e più di 700 feriti), l’attentato al teatro della Dubroska (912 persone prese in ostaggio, ne moriranno 174), l’inabissamento del sottomarino nucleare Kursk nel Mar Baltico (118 morti), per non parlare dei vari attentati a Mosca e dintorni, spacciati per atti dei ceceni, ma pare una mera messinscena del governo per giustificare la seconda guerra contro la Cecenia… in questo libro si parla di questo e di molto altro ancora, perché la gente rifletta su quanto è accaduto, perché si faccia delle domande e perché non restino solo foto di madri piangenti sui cadaveri dei loro figli, o di terroristi accasciati sulle poltrone di un teatro storditi da un gas che ha causato più danni che altro, o l’immagine commovente di una coppia di anziani che depone un mazzo di garofani rossi ai piedi di un monumento commemorativo, posizionato laddove prima c’era un palazzo, spazzato via da un attentato in cui venne usato un esplosivo militare: l’esogeno.

Francesca Mereu ha fatto un ottimo lavoro, nonostante l’argomento sia difficile da trattare e da spiegare; ringrazio la redazione di Qlibri per avermi dato la possibilità di leggere questo libro e per avermi fatto aprire gli occhi su una realtà che può essere considerata solo atroce e quanto più lontano ci sia da una democrazia. Molto interessante e veritiera l’appendice in cui la figura di Putin viene comparata con quella dell’amico Silvio.

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L'amico Putin. L'invenzione della dittatura democratica 2011-12-18 12:48:06 misu
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misu Opinione inserita da misu    18 Dicembre, 2011
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Dittatura o democraza?

Dando un occiata alla copertina dell’libro il lettore può farsi un opinione ben precisa sulle intezioni dell’autrice. L’ esspressione usata nel sottotitolo dell libro ‘ l’invenzione della dittatura demicratica‘ indica senza mezzi termini la direnzione del discorso dell’autrice. L’uso di questi due termini in netto contrasto tra loro in pratica classifica scondo l’autrice la vera natura del potere di Putin in Russia.
Capire la Russia diventa sublito un problema per ogni occidentale abituato a giudicare altri paesi usando il metro di giudizio e di classificazione tipico per il modello delle democrazie parlamentari occidentali. È chiaro che questi parametri di giudizio e classificazione del potere in Russia non funzionano.
Nel leggere questo libro bisogna tenere presente le carattreistiche storiche di questo paese.
In certe circostanze il sucessore era stato da sempre designato per così dire da una cerchia ristretta di persone dai tempi degli zar e durante il regime spvietico. Il potere era da sempre concentrato nelle mani di una sola persona lo zar o il segretario generale del partito comunista. Il potere personale del singolo non fu mai bilanciato da un assemblea di rappresentani. Il potere dei boiari prima e poi della Duma fu sempre osteggaito dallo zar di turno. Il simbolo della nazione era lo zar con il suo potere immenso. Ciò è rimasto presente anche durante il regime comunista sovietico. Stalin fu un esempio eloquente che nulla cambiò nella gestione del potere nel paese anche dopo la rivoluzione bolscevica. Dunque, Puntin è prefettamente in linea con i suoi illustri predecessori.
Tenendo conto di ciò possiamo adentrarci nella lettura del testo che ci da una lettura piuttosto approsimiativa di tipo giornalistico e non storiografico del corso degli eventi che portarono alla nomina di Putin come sucessore di Yeltsin. Si può concludere che Putin si trovò al posto giusto al momento giusto. Per capire meglio l’importanza avuta dei servizi di sicurezza bisogna tenere presente che il regime comunista si basò esenzialmete su due pilastri già dai tempi di Lenin: i servizi segeti e l’esercito , ma ciò non era un eccezione nella storia russa dato che anche il potere degli zar era garantito da un capillare controllo poliziesco e dall’esercito.
Proseguendo con la lettura ci troviamo di fronte al capitolo sulla chiesa ortodossa russa che per un lettore non esperto di storia russa risulta poco chiaro. Per capire meglio di che cosa si tratta bisogna tenere presente che la chiesa ortodossa russa non è una chiesa universale, come quella Cattolica, ma nazionale, dunque legata allo stato come tale, di conseuenza al potere.
Giunti a questo punto possiamo asserire che il libro si basa essenzialmente su fatti apparsi e riportati dalla stampa e cerca di dare una lettura storiografica di questa cornaca ma non ci riesce del tutto. Un lettore a digiuno di storia russa o sovietica avrà delle difficoltà nel cogliere il messaggio tra le righe veicolato dal testo. Ci sembra chiaro che l’autrice dia per scontato che i potenziali lettori del libro abbiono delle nozioni specifche sull’ argomento trattato.
Un argmento così complesso viene trattato in modo piuttosto sbrigativo senza porre la dovuta attenzione ad argomenti per loro natura complessi come il problema del terrorismo. mafia ecc.
Capire la vera natura di come veniava gestito e viene gestito il potere in Russia non è impresa facile, quando si tende a liquidare l’aromento del binomio potere personale ( presidenziale o dello zar oppure del segretario generale del PCUS) - popolo nonché stampa in due parole.
In conclusione il libro ci offre un quadro più di cronaca girnalistca che storica degli eventi tralasciando delle infromazioni più aprofondite ma a nostro giudizio fodamentali sul corso degli eventi nella Russia postcomunista.(privatizzazioni, i clan ad esempio )
Per chi volesse leggere il testo è utile prima avere delle nozioni sulla storia dell’Unione Sovietica e della Russia altrimenti il contenuto risulta poco chiaro. Al lettore mancherebbe il contesto storico e politico del cambio del potere al Kremlino.

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Qualche nozione di storia russa e sovietica non guata per capire ciò che non viene spegato al lettore.
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