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Dall'Australia all'Italia, dal Brasile alla Cina, dagli Stati Uniti alla Russia: in tutto il mondo, milioni di uomini e di donne agiscono nella convinzione che le ferite alla natura siano ferite inferte a ciascuno di noi. Gestione dell'acqua, strategie "rifiuti zero", tutela della biodiversità, diritti dell'infanzia e dei lavoratori, impegno per uno sviluppo più sostenibile e per contrastare il riscaldamento globale, tutela dei patrimoni linguistici e culturali che danno forma ai luoghi in cui viviamo: migliaia di organizzazioni collegate tra loro in reti fluide, dinamiche e capaci di rapidi adattamenti operano in questi e in moltissimi altri settori. Paul Hawken ricostruisce le radici di questi movimenti e, per la prima volta, fornisce le coordinate e le metafore con cui descriverli, lasciando la convinzione che i loro risultati saranno una delle più grandi eredità che il nostro tempo potrà offrire alle generazioni che verranno.



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Moltitudine inarrestabile 2009-07-10 16:39:10 prupitto
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prupitto Opinione inserita da prupitto    10 Luglio, 2009
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Moltitudine inarrestabile

L'autore-ecologista,saggista e direttore del National Capital Institute-illustra non solo la sua visione della realta' naturale ma soprattutto individua alcune caratteristiche fondamentali dei movimenti no global esemplificandone l'azione attraverso alcuni episodi di resistenza e opposizione alle prevaricazioni delle multinazionali.Sotto il profilo storico la Weltauschaung e le tecniche di opposizione degli attuali movimenti trovano numerosi ed autorevoli anticipatori nelle riflessioni di Emerson,Thoreau,Gandhi,Marsh-autore del saggio “L'uomo e la natura” edito nel 1847 rivolto ai danni immani della deforestazione-,nei contributi della biologa Rachel Carson che, con il saggio “Primavera silenziosa”edito nel 1962, denuncio' senza mezzi termini le implicazioni sulla salute umane dell'uso sistematico e sconsiderato dei pesticidi.Nonostante la ampia campagna di disinformazione promossa dalle multinazionali per scrediarla agli occhi della opinione pubblica e della comunita' scientifica,la societa' civile comprese per la prima volta l'esistenza di una scienza al servizio degli interessi delle multinazionali. e”comprese anche che per proteggere l'ambiente doveva scontrarsi con il potere,la corruzione e la falsita' del mondo degli affari”(p.94).Accanto a questi autorevoli antesignani del movimento no global,come collocare a latere I contributi decisivi di Rosa Parks e Luther King?Come non ricordare il contributo della giornalista Ida Tarbell che nel 1904 con un volume dal titolo “The History of Standard Oil” smaschero' le manovre criminali che avevano consentito a Rockfeller di divenire uno dei piu' influenti imprenditori d'America? Indubbiamente numerosissimi sarebbero gli episodi da ricordare in merito alla attivita' di opposizione del movimento no global alla volonta' predatoria delle multinazionali e delle oligarchie finanziarie sovranazionali-quali l'FMI e il WTO- ma la scelta diventa inevitabile di fronte alla sterminata anedottica no global.Ebbene,l'autore menziona l'opposizione del gruppo Amazzonia Watch-fondato da Atossa Soltan-nei confronti della Texaco,lo Slow Food fondata da Petrini nel 1986 per contrstare I fast food,l'IRC e il CES nate per contrastare la Cocacola ed infine le iniziative-meno eclatanti ma altrettanto incisive-della microfinanza e del microcredito(basti pensare a quelle di Yunus fondatore della Grameen Bank).Per quanto riguarda le caratteristiche e I limiti del movimento no global entrambi gli aspetti vengono individuati con estrema lucidita' e chiarezza dall'autore.La estrema competizione tra I movimenti-determinata anche dalla scarsita' dei finanziamenti-,il narcisimo detrmianto dalla errata consapevolezza di essre I salvatori del mondo e l'attivismo esasperato che puo' condurre al fanatismo sono alcuni dei limiti nei quali tutti I movimenti possono incorrere.Quanto alle caratteristiche queste sono agevolmente riassumibili nel modo seguente:1)l'estremo frazionamento determina un andamento rizomatico volto al dissolvimento della concentrazione del potere-possibile anche grazie alla evoluzione di internet-;2)i movimento non hanno una connotazione ideologica determinata,non sono sorti da ismi logori e stantii;3)devono essere formati da piccoli gruppi mettendo in comune metodi e scopi e infine 4)devono avere una struttura agile e devono proporre una riforma della realta' “elegante,fragile e ricca”(p.244).Al di la' della interpretazione della realta' storica- che l'autore mutua dalle riflessioni di Karen Armstrong la cui credibilita' scientifica e' prossima alla zero-le conclusioni alle quali giunge hanno un sapore di irrealistico ottimismo(“e' impossibile rabbonirlo,sedarlo e sopprimerlo”p.244) che viene compensato da un abozzo di tipologia dei movimenti no global-movimenti che vengono suddivisi in organismi di controllo,organismi di amicizia,gruppi di difesa,coalizioni,alleanze,gruppi di teatro di strada,culture jammer,fondazioni private fondate e dirette da celebri multimiliardari fra I quali Soros nei cui confronti si sprecano-in modo inusitato- gli elogi dell'autore e dal database in fieri di tutti I movimenti reperibile all'indirizzo wiserearth.org.

GAGLIANO GIUSEPPE

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