Le recensioni della redazione QLibri

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Nadiezda Opinione inserita da Nadiezda    22 Agosto, 2012
Ultimo aggiornamento: 22 Agosto, 2012
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Sotto la protezione di Bacco

Volete un racconto breve ambientato in tempi lontani?
Questo è il libricino che fa per voi!
È composto da 59 pagine e racchiude un’avventura davvero bizzarra.

Il linguaggio è piuttosto ricercato, ma la trama è semplice ed in alcuni tratti ironica e canzonatoria.

Nel libro viene narrata la storia di un’epoca remota, nella quale le città si stavano spopolando a causa della peste.
Il protagonista principale è un principe senza nome, il quale da riparo sicuro da chiunque lo delizi con del buon vino e delle buone storie.
Quattro uomini provenienti da ceti e paesi differenti decidono di accettare questa sfida e si mettono in marcia per arrivare al prestigioso castello.
Qui tra magie e misteri accadranno cose davvero strane.

Sono rimasta davvero entusiasta di questo brevissimo racconto ricco di scene descritte accuratamente.

Un libro da assaporare a piccoli sorsi come una preziosa coppa di succo di Bacco.

Buona lettura!

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C l a r a Opinione inserita da C l a r a    22 Agosto, 2012
Ultimo aggiornamento: 22 Agosto, 2012
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Il nulla.

Sgomento.
Riassumo tutto così.
"Occhi vintage" non meriterebbe neppure una recensione perchè per me è un "non-libro". Ora penserete "suvvia non far la schizzinosa cosa c'è che non va?!"
Il punto è che piuttosto, non c'è nulla che vada bene.

Andiamo con ordine, amo Londra. Ci ho passato un bellissimo periodo e ho avuto modo di assaporarne l'atmosfera caotica, la multiculturalità, la vitalità... Londra è come un libro sempre nuovo, ogni angolo, ogni locale, ogni attrazione merita di essere scoperta e riscoperta più e più volte.
Vera Daroda, l'autrice di questo "robo" che ho appena terminato, è un italiana che vive a Londra che ci offre delle istantanee della città: Camden Town, Covent Garden, Brick Lane... La Londra giovane, la sua anima rock e punk, i concerti, la droga, i negozi di abiti usati. Questo è l'unico merito che le riconosco.

Il resto è il nulla.
La trama inesistente, Emilia, 24enne a Londra da 4 anni, vive una vita sregolata tra amori fugaci, droghe e vita notturna.
Nessun evento degno di nota, nessun senso logico, nessun colpo di scena.
Nulla appunto.
148 pagine di dialoghi insensati, privi di contenuto, che mi hanno innervosita e sfinita.
Per deliziarvi fino in fondo ve ne trascrivo qualcuno:

«Adesso riuscirai a dormire?»
«Si spero di si. Sono distrutta dormirò di sicuro»
«Ok. Mancano ancora due fermate per Clapton»
«Ci mette secoli quest'autobus. Fra un po' cambio casa e mi trovo un appartamento vicino alla metro. Non ce la faccio più la notte quando torno. Stare su questo autobus mi stressa»
«Siamo arrivati. Scendiamo»
«Ecco, finalmente!»
«Queste giornate di gennaio si fanno sentire. Fa un freddo infernale»
«Certo, non siamo mica in Italia, cara!»
«No, e poi questa pioggia non smette mai»
«Io non porto mai con me l'ombrello»
«Io nemmeno. Siamo simili per quest Frank!»
«Sì, è vero, lo siamo».

???

«Frank, andiamo di nuovo a ballare. Adoro questo pezzo dei Joy division, Isolation»
«No a me non va! Oggi sono un po' stanco. Vorrei tornare tra un po'!»
«Ok, dopo questo pezzo possiamo andare, se vuoi!»
«Va beh, rimaniamo ancora mezz'ora»
«Grazie Frank. Mi fa impazzire questo posto pieno di luci strobo e la musica è fantastica. Adoro gli anni Ottanta».

???

«La rollo io?»
«No dai Emilia, voglio provare io»
«Ok fai tu»
«Adesso lo squaglio»
«Ok aspetto»
«Dammi una sigaretta»
«Ecco, Sam»
«Ho squagliato Adesso li mischio. Passami una carina.»
«Sì»
«L'ho girata! E' fatta»
«Grande, Sam»
«Dai Emilia, fumiamo»
«Ok accendila tu, Sam»
«Ok ecco, accesa»
«Inizia tu, Sam»
«Si ho dato un tiro, adesso te la passo»
«Ecco, adesso anch'io. Fumato. Te la ripasso»
«Grazie do ancora qualche tiro»
«Sì,dai Sam».

???

Eccezioni? No il libro è INTERAMENTE così.
Vera Daroda, cara, tu non mi avrai più..!

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Libri per ragazzi
 
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Sara moncalieri Opinione inserita da Sara moncalieri    22 Agosto, 2012
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Suor Clementina for president!

Che piacere leggere questo romanzo, che bella ventata di aria fresca in questa torrida estate!
Già, aria fresca: come novità, bella sorpresa, ma anche nel senso strettamente meteorologico del termine. Condizioni meteo da cui, una volta terminato questo gradevolissimo e intrigante giallo, ci si guarda con maggiore attenzione: i temporali e il maltempo sono semplici fatti accidentali o forieri di sventura, vista la serie di misteriose morti a catena? Si tratta di morti accidentali o premeditate?
Un bel libro, scorrevole, ben scritto, con una trama che procede spedita, che non molla, e che mi sono gustata tutta d'un fiato.
Mi sono immediatamente affezionata ai personaggi, tutti quanti, così ben delineati nelle loro brevi tratteggiature, nel loro apparire e scomparire e riapparire nuovamente.
E a Suor Clementina, la nostra infermiera del reparto ortopedia, che, ficcanaso quale è, non sa stare a guardare, ma deve necessariamente rimuginare, pensare, fare uno più uno (anche quando pare che non ci siano addendi in giro né somme da fare..), metterci il suo zampino, andare a rompere le scatole a investigatori, primari, medici, e chiunque lei sia in grado di sfruttare per capirci qualcosa sul caso.
Perché nel momento stesso in cui lei ha deciso che esiste un caso, che dietro ai temporali ci sia un assassino, forse addirittura un serial killer, non ci sono santi che tengano… soprattutto per una che nella vita fa anche la suora.
Una protagonista che lei stessa è un tornado, amata e odiata da quanti le gravitano attorno, che non sanno se volerla morta o volerla viva, se averla come interlocutrice o come paziente, tanto per citare lo stesso anatomopatologo dell'ospedale cui lei, ripetutamente, si rivolge.

Bel giallo davvero, ironico, e con qua e là battute degne di un umorista.
Un'unica cosa mi sfugge: perché inserirlo nella collana Mursia Ragazzi? A mio parere si tratta di un libro gradevolissimo anche per qualsiasi adulto abbia voglia di fare una lettura piacevole e trovare una trama ben strutturata.

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Romanzi
 
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mt Opinione inserita da mt    20 Agosto, 2012
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Il vero tesoro.....l'amicizia!

Graziosissimo questo libro, semplice, piccolo.....prezioso.
Un'amicizia profonda nata tra un ragazzo di tredici anni e uno strano vicino di nome Ednan, persona apparentemente scorbutica, alcolizzata ma con un grande bagaglio di esperienza alle spalle.
Finita la terza media il ragazzo rinuncia allo studio per seguire la tradizione di famiglia: dedicare la propria vita ai campi, tradizioni del piccolo paese che si chiama Curatico.
Qui entra in gioco il nostro strano personaggio; il ragazzo si trova irresistibilmente attratto da lui ed è affascinato dai suoi incredibili,ma veri e documentati racconti di vita.
Il ragazzo di cui non si conosce il nome è convinto della propria scelta anche se l'amico tra un bicchiere e l'altro cerca di fargli capire che la vita appartiene a lui e non agli altri e che le scelte devono essere le proprie e non condizionate; che noi non apparteniamo a nessuno se non che a noi stessi.
Per il suo compleanno l'amico gli dona il suo baule carico di fotografie e ricordi insistendo di accettare, a lui i ricordi erano sigillati nella mente..... le fotografie migliori.
Consiglio questa lettura di formazione, e un libricino piacevole e scorrevole e vorrei fare una riflessione in quanto genitore.
Per i nostri figli desideriamo il meglio, cerchiamo di dargli il meglio, ma chiediamo loro cosa vogliono?
Sono pienamente d'accordo che i nostri figli non ci appartengono e imparare e fare esperienze fa parte della vita ma in quanto genitore si diventa egoista e si vorrebbe trasmettere a loro il nostro bagaglio consapevoli che non è la strada giusta; riponiamo in loro delle aspettative che poi non sono altro che le nostre.
I figli hanno bisogno sì di guide ma di esperienze e scelte proprie.

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peucezia Opinione inserita da peucezia    20 Agosto, 2012
Ultimo aggiornamento: 20 Agosto, 2012
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Un thriller filosofico

Romanzo atipico "Utopia e rivoluzione"inizia con una rapina stile anni Settanta per poi incentrarsi sulla figura del manager Sandro Antinori e della sua giovane compagna Cinzia. Antinori è il responsabile di un importante network televisivo che ha messo in piedi un reality basato su teorie utopistiche e che tiene avvinti gli spettatori da ormai diciotto mesi. Contemporaneamente un gruppo di rivoluzionari mette in piedi un progetto di sovvertimento dei valori precostituiti e prende di mira come simbolo del potere corrotto proprio Antinori.
Basato su solide teorie filosofiche che hanno portato l'autore a ricerche accurate, il libro, nonostante la tematica intrigante e la scrittura scorrevole non riesce a catturare l'attenzione del lettore secondo le intenzioni iniziali. Troppe divagazioni e citazioni dalle fonti prese in esame dallo scrittore, qualche dialogo di troppo e repentini passaggi da scene sensual-romantiche ( vedasi la scena di Cinzia ricoperta da petali di rose che riprende una scena tratta dal film "La noia") ai discorsi terroristico-rivoluzionari della banda di eversivi finiscono col distrarre e annoiare chi legge.
Tuttavia l'idea di fondo è sicuramente originale e merita interesse. Per una migliore comprensione è consigliabile una seconda e più analitica lettura.

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More, Campanella, thriller, saggi
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    19 Agosto, 2012
Ultimo aggiornamento: 19 Agosto, 2012
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Perplessa

Manuel e’ un ragazzino che vive in un piccolo paese calabrese.
Frequenta la parrocchia ed ha un rapporto speciale col buon don Carmine, il sacerdote della sua comunita’. Manuel ha un grande sogno nel cassetto, del resto, chi non ne ha ?
Il parroco ed il bambino, uniti per realizzare un sogno, uniti per affrontare la vita.

Ho scelto questo titolo attratta da un ambiente che di solito non viene utilizzato come sfondo di un romanzo, ossia l’ambito parrocchiale, l’oratorio e la comunita’ di adulti e ragazzini che gravitano intorno a questa realta’. E’ un luogo che anche io ho piacevolmente frequentato da bambina, chissa’ ho detto, vediamo un po’ …
Purtroppo nonostante fossi partita con le migliori intenzioni, ho trovato la narrazione estremamente dispersiva, il romanzo pullula di capitoli brevissimi mettendo a mio avviso troppa carne al fuoco. L’epopea di Manuel e don Carmine e’ talmente fitta di avvenimenti che gli stessi finiscono con l’essere appena accennati e poco approfonditi.
Il risultato e’ che gli aneddoti risultano alquanto inverosimili, inoltre ogni disgrazia sempre e comunque finisce nel migliore dei modi.
Io capisco l’ottimismo, sempre ben accetto, ma l’abuso talvolta stona.
Al di la’ della trama che puo’ piacere o meno, ho trovato invece decisamente eccessiva e fuori luogo la punteggiatura, le virgole abbondano in maniera irriverente tanto da rendere ostile la lettura di un racconto che altrimenti sarebbe stato certamente fluido. Per procedere ho dovuto impormi di ignorare completamente la punteggiatura, onde evitare di inabissarmi in un'inevitabile nevrosi .

Mi spiace davvero perche’ trapela dallo scritto la volonta’ di creare qualcosa di costruttivo, aihme’ la forma non ha facilitato il percorso.

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Romanzi
 
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Georgia Opinione inserita da Georgia    19 Agosto, 2012
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L’uno contro l’altro, ognuno contro se stesso

Un inseguimento affannoso ed, apparentemente, insensato avviene lungo le strade di Varsavia: Felix versus Felix, un polacco contro un turco, il primo con l’intento di uccidere il secondo…eppure i due non si conoscono. Un romanzo veloce come la corsa dei personaggi, una fuga dal mondo, dagli altri, da se stessi, dalla noia quotidiana; un linguaggio cinico ed aspro che non risparmia nessuno. Ma la vera protagonista del libro è la splendida Varsavia con il suo background storico e culturale, i suoi monumenti, le piazze, gli abitanti, e persino i suoi prodotti agricoli e le pietanze caratteristiche. Una città segnata profondamente dalla guerra e dalle alleanze politiche, che disperatamente tenta di emulare le grandi capitali occidentali piuttosto che magnificarsi della sua storia e delle sue bellezze. In questo contesto Felix, il polacco, e Felix, il turco, continuano ad inseguirsi….

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Religione e spiritualità
 
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    19 Agosto, 2012
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Mantra disordinato

Questo è un saggio molto new age, che ha l'intento di spiegare la tecnica dell'HO-OPONOPONO, che può essere un'ottima esperienza di trasformazione interiore, per raggiungere un migliore equilibrio, attraverso una profonda pulizia della propria interiorità. L'intento sarebbe buono ed anche i contenuti di fondo, però l'impostazione stilistica lo rende una specie di mantra continuo, come se volesse fare il lavaggio del cervello del lettore. I capitoli sono un'accozzaglia di frasi brevi, che vorrebbero essere ad effetto, ma che sembrano un disordinato rimescolamento di pensieri, scritti anche con caratteri sempre diversi. Di positivo terrò a mente solo alcuni spunti: che è importantissimo saper gestire le proprie emozioni, che occorre saper riconoscere la rabbia e tirarla fuori, esprimerla, non soffocarla, e che noi siamo i responsabili di tutto ciò che ci succede, anche se su quest'ultimo punto, personalmente, non sono molto d'accordo.

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Romanzi
 
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patty81 Opinione inserita da patty81    18 Agosto, 2012
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Diamond eyes

Mi dispiace essre così critica con la signora Ottone , ma proprio non ci siamo.
"E allora scrivilo tu un romanzo se sei capace!", direte voi... il fatto è che non è tanto la storia che non vada, quanto il modo in cui è stata messa su carta.
Per carità, sono la prima che legge storie alla Twilight in tutte le salse possibili e immaginabili però l'autrice doveva farsi seguire da un buon editor o qualcosa di simile, per evitare frasi poco scorrevoli, concetti spiegati troppo frettolosamente e dialoghi infantili tra i personaggi.

Faccio un esempio:
pag.25 "..ero spaventatissima,le lacrime mi rigavano il viso e i singhiozzi si facevano sempre più acuti.Le forze cominciavano a mancarmi, sentivo fremere il mio corpo dalla paura e i pensieri cominciarono a girare vorticosamente nella mia testa.."

Ecco io avrei preferito qualcosa più simile a questo"...Fredde lacrime di spavento cominciarono a rigarmi le guance.Singhiozzando in maniera sempre più incontrollabile, mi sentivo debole e allo stesso tempo fremente ,mentre un gelido terrore mi avviluppava il corpo e la mente scatenando pensieri di morte...."

Pag 47 "....erano così belli insieme,sembravano la coppia perfetta,in qualsiasi foto erano sorridenti,si abbracciavano, si baciavano ,erano del tutto complici del loro amore."

Non era meglio scrivere" ...erano davvero una copppia perfetta, tutti e due così belli e sorridenti, complici nel loro amore in ogni bacio, in ogni abbraccio..."

Potrei continuare, ma mi sembra di essere stata chiara: contenuto accettabile, pessimo stile.

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Consigliato a chi ha letto...
per chi ama il filone "Bel vampirone mordimi sul collo"
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Racconti
 
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peucezia Opinione inserita da peucezia    18 Agosto, 2012
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Un'eccezionale vita qualunque

Enzo Aita alias Solitario verga con scorrevolezza e munito di ironia e autoironia la sua biografia raccontando dei suoi mille mestieri e di come sia riuscito a reinventarsi e a ricominciare da capo grazie alla sua voglia di fare e di realizzare aiutato comunque dalla pazienza dell’affettuosa consorte. Nonostante tutto però i rovesci della sorte hanno prevalso e il Nostro si è ritrovato con la pensione sociale giunto alle soglie della età vegliarda.
Il racconto mai noioso anzi avvincente come un romanzo d’avventure descrive passo passo le “avventure” di vita e di lavoro di Aita che può definirsi un precursore dei precari di oggi perché sempre all’inseguimento di una sicurezza e sempre con l’incubo di avere solo un grande avvenire dietro le spalle com’ebbe a dire il grande Gassman.
Oltre alla colorita autobiografia l’autore aggiunge alcuni racconti denominati di mare nei quali descrive le sue avventure sul pelago e di terra dove, accanto a qualche episodio autobiografico ( si ricorda “Annamaria” struggente ricordo di una sfortunata ex fiamma, lo scrittore si lancia in alcuni racconti di fantasia sicuramente arditi scritti in prima persona o in una terza persona mai onnisciente ma che fa spesso uso di discorso diretto e indiretto ( vedasi l’ironico “Pasquale” , larvata “denuncia” verso l’ orda extracomunitaria o il lucido “Il pazzo del corso” versione partenopea della follia metropolitana). Buona padronanza della lingua e anche di vari generi narrativi, si aspettano nuove ed intriganti produzioni.

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biografie, autobiografie
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Poesia italiana
 
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peucezia Opinione inserita da peucezia    18 Agosto, 2012
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Amore filiale

L'autore padroneggia con incredibile maestrìa la nostra lingua utilizzando termini talora desueti che contribuiscono a creare un'aura sospesa nel tempo, condizione voluta poiché il libro è scritto sul filo del ricordo. lA Madre è ormai defunta e il Figlio le scrive ricordando le sue sofferenze terrene e la sua fede forte e mai provata dalle difficoltà dell'esistenza. Lettere scritte in forma aulica vergate in un anno dalle quali si evincono i cardini dello scrittore: Religione e Famiglia.
La seconda parte è costituita da elegie e carme anch'esse dedicate alla madre scomparsa: versi sciolti, poesie brevi ma efficaci nel contenuto stringato e chiaro.
Un esempio di bella scrittura che però colloca l'autore, malgrado contemporaneo, in un registro più vicino a un passato che più non torna.

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poesia elegiaca
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Romanzi
 
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mt Opinione inserita da mt    17 Agosto, 2012
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Drammatico e affascinante.

E.....per lodare il cielo lo chiamarono Firmamento:
Firmamento vive in un paesello, Drosos, disperso tra le montagne; ama i suoi genitori, ama la sua terra, ama lavorare in mezzo al freddo e sotto il sole cocente, desidera diventare un contadino come il padre e lasciare tutto in eredità ai figli.
Appena maggiorenne, prima di coronare il suo sogno decide di partire per dare un senso alla vita, intraprende un viaggio da buon pellegrino alla ricerca della felicità.
Incontrerà Felicità di nome e di fatto con la quale condividerà il resto della sua vita.
E.......ricordate il telefilm " la casa nella prateria " ?.....un paradiso dove l'amore e la felicità regnava....ebbene questo era Drosos con Felicità e Firmamento.
La conferma della sterilità della coppia fece cadere Firmamento in uno stato di depressione tale da desiderare il suicidio; la melanconia era diventata la compagnia che non avrebbe mai voluto e qui l'autore mette a nudo i sentimenti del protagonista, il suo stato d'animo, niente più stimoli e sempre in conflitto con se stesso......li ha descritti talmente bene....perchè in realtà erano i suoi.
L'aiuterà l'amore che lo circonda, la speranza e soprattutto la fede in Dio molto profonda?
..... per lui c'è ancora una speranza che aspetta di germogliare riposta in una scatola vuota di " Orzobimbo " nella credenza.......è il dono della vita.
Lettura più che scorrevole, una bellissima storia che ti rapisce pagina dopo pagina e ti tiene incollato fino alla fine.
Un libro da leggere....buona lettura a tutti!

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Racconti
 
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    17 Agosto, 2012
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Fedro,Esopo ed ora FIAE

Immagino la fame quella vera che ti morde letteralmente le interiora, di quel dolore continuo e fastidioso come quando ti mettono i punti e li senti "tirare la ferita" e la solitudine poi,quella vera , quella che provi quando scopri che al mondo non hai più nè padre nè madre. Non mi riesce difficile capire perchè il piccolo Marcos Rodrìguez Pantoja entrò nella tana del lupo, afferrò i pezzetti di carne destinati ai cuccioli e scappò via: ingenuo! stupido cucciolo di uomo!
Quello che mi riesce difficile e capire perchè la lupa, che in poco tempo fu su quel piccolo ingenuo di sette anni, dopo averlo messo al muro non gli strinse la carotide come era abituata a fare con gli agnelli, fino a saffocarlo? Perchè non sbranò quel piccolo bastardo di uomo che aveva tolto il cibo ai suoi lupetti? Perchè lo tenne giù nel terreno, annusò il suo sangue, ascoltò il battito della sua paura e poi...poi per sette anni el niño-lobo,il bambino lupo, come lo soprannominarono gli uomini della Guardia Civìl che lo catturarono Nella sierra Morena in Andalusia,diventò un lupo: imparò a correre a quattro zampe,imparò a uccidere i cervi e a mangiare la carne cruda con gli altri del branco, imparò a riconoscere gli odori, a conquistare il suo posto nel branco:appertenne ad una "famiglia". Il padre boscaiolo e la matrigna l'avevano cacciato perchè non potevano accudirlo, cosa che non gli negò mai la lupa.
Quello che mi riesce difficile capire è che cos'è un essere umano, perchè che cos'è un animale io l'ho capito. Questa e altre storie "animaliste" fatte di gatti volanti,tartarughe, cani e tanti altri amici di Esopo le troverete in questa piccola antologia di scrittori che hanno rinunciato alle loro royalties in favore della ONLUS Save the Dogs and other animals,un'associazione che in Romania da anni salva la vita a cani destinati alla stessa fine che hanno fatto in Polonia e Ukraina cani e gatti per far posto agli interpreti del "gioco più bello del mondo" quello fatto con i piedi, appunto, ancora una volta spiegatemi che cos'è un essere umano: tutto quello che non è intelligente?

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racconti sugli animali
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Romanzi
 
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    15 Agosto, 2012
Ultimo aggiornamento: 15 Agosto, 2012
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Voglio andare a vivere a Senzanome

Primo e' un ragazzino di undici anni.
Coronto e' un uomo venuto dal mare.
Senzanome e' il paese dell'amore eterno.

Chi di noi viaggiando - chi piu', chi meno - non ha incontrato almeno una volta il suo Senzanome...
Quel paese fatto solo di mare e sabbia e casette e gente semplice all'apparenza cordiale, senza l'accanimento al possesso, al dovere di fare di piu' per avere di piu' , vivendo invece nell'dillio di lavorare quel che basta per vivere e per il resto del tempo ...Vivere.

Chiudo gli occhi e mi aiuta la memoria.
Io ricordo un cielo blu, aria tiepida e canneti che si schiudono sull'oceano .
Onde bianche, profumo di alghe, casette di legno, la foresta ed i pescatori.
I luoghi esistono, sono regali della natura. Siamo noi che non ci accontentiamo piu'.
Che non li vediamo, che non li cerchiamo.
Un breve racconto che parla di un lungo viaggio, di un uomo ed un ragazzino che si incontrano per appartenersi. Di un amore intimo tra un uomo e una donna che dura per sempre. Non e' un'utopia, questo avviene a Senzanome.
L'autore trasmette voglia di avventura, voglia di scoperta e penso al mio grande zaino impolverato.
E penso alla voglia di partire, che non si impolvera mai e poi mai.

Piacevole lettura, un po' troppi a mio opinabile parere i discorsi diretti e gli aforismi ,del resto non posso negare che tali caratteristiche ben si addicano al personaggio di Coronto.
Bello il frequente accostamento di cielo, sole, vento e mare spesso uniti dalle parole dell'autore come anelli di un prezioso gioiello.

Buona lettura

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Romanzi
 
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AlessandraV Opinione inserita da AlessandraV    13 Agosto, 2012
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Un insolito "giallo"

La vita di Pino è una vita normale. Troppo normale, quasi noiosa : tutti i giorni sveglia alla solita ora, solito bar, solito caffè , solito parcheggio e solito lavoro. Pino conduce una vita quasi "meccanizzata", una catena di montaggio che si ferma solo qualche ora per dormire e che tutti i giorni riprende il solito ritmo. Finchè un giorno, dopo il funerale di sua cugina Betti (ah certo, non vi ho detto che i funerali sono l'hobby di Pino) accade qualcosa di strano, di semplicemente straordinario che andrà a "rompere" la monotonia della sua vita. Una piccola mosca parlante lo perseguita. Si tratta di Johnny, un giovane morto da poco in un incidente stradale. Chiaramente dialogare con una mosca non è cosa da tutti i giorni e Pino pensa di essere impazzito. Tra i due si instaura un fitto dialogo, finchè Johnny, disperato dalla sua situazione, chiede un aiuto disperato a Pino. Johnny infatti è convinto che il suo incidente non sia stato un evento casuale, bensì voluto appositamente da qualcuno. Il compito di Pino è quindi quello di scoprire chi ha assassinato il ragazzo. Per portare a termine il piano, Pino, il nostro operaio cinquantenne stanco ed annoiato, dovrà calarsi nei panni del perfetto investigatore. Quindi da semplice "spettatore" Pino diventerà tutto ad un tratto il protagonista della sua vita ed anche di quella del minuscolo insetto che cercherà di aiutare in questa stramba missione. L'avventura ha quindi inizio. Attraverso nuove esperienze Pino si riscoprirà un uomo nuovo, rallegrandosi di questa nuova piega inaspettata che ha preso la sua vita, facendolo uscire dal suo guscio. Come si concluderanno le indagini di Johnny "la mosca" e Pino?
Questa storiella bizzarra ed originale si beve in un attimo e ti fa trascorrere un breve piacevole momento di svago, pur trattando temi importanti, quali la solitudine, la morte, l'amore, la speranza. Dopo un'occhiata al titolo (la trenodia è un lamento, un canto funebre) potrebbe sembrare un libro triste, malinconico, ma non lo è. Si tratta solo di una sorta di "giallo" un po' insolito e soprattutto con un fondo di umanità incredibile.

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Fò Opinione inserita da Fò    11 Agosto, 2012
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Libertà.

Premessa: non mi ritengo una credente, o meglio una fedele. Ho però voluto leggere comunque “Il sentiero della libertà” perché mi è piaciuta molto l’idea dell’autore: come sarebbe se gesù tornasse tra di noi? Non molti ne sarebbero contenti, lui è un personaggio assolutamente scomodo, fuori dalle righe. Il libero è composto da diversi racconti, alcuni un po’ lenti, altri davvero emozionanti, e come non citare “l’ultima lettera”? Bellissima, carica di un messaggio profondo che da sola vale il libro. In sostanza, questa lettura mi ha stupita. IO mi sono stupita di me stessa. Non credevo di appassionarmene e trovarlo cosi interessante. La recensione comunque mi risulta un po’ difficile, e ci ho messo parecchio per farla.. perché è una lettura che si “sente” molto, dentro. Difficile esprimere un punto di vista a parole! L’autore, che non conoscevo, mi ha colpita positivamente e sto pensando di leggere anche il suo primo libro (se ho capito bene ha scritto un altro libro :D). Alcuni passi sono da appuntarsi: le riflessioni sull’amore soprattutto, e su come va il mondo. Credo sia uno di quei libri che prima o poi rileggerò, molto carino davvero. L’autore per niente arrogante, non si pone su un piedistallo di presunzione, gli si legge tra le righe l’umiltà. E la voglia di comunicare un messaggio profondo. Ci è riuscito! Complimenti.

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Racconti
 
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    11 Agosto, 2012
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Se anche gli apostrofi scappano

Questa raccolta di racconti e pensieri è un tentativo malriuscito di descrivere sentimenti, persone, frammenti di vita. Tralasciando i numerosi refusi (se così vogliamo chiamare l'omissione di svariati apostrofi), o espressioni infelici del tipo “aggrottò le spalle”, “provò a piangere ma poi con imbarazzo si asciugò le lacrime”, “continuando a contemplare la sua pizza ma arrossendo”, ci si trova davanti ad un'impalcatura traballante, l'ombra di una solida costruzione narrativa.
Un racconto di sette pagine, in particolare, dà l'impressione di averne il doppio, tanto i dialoghi sono ripetitivi e tirati per le lunghe, con un finale a dir poco insulso.
Nei momenti migliori, sembra di leggere il componimento di un allievo diligente, bravino rispetto alla media, o gli sfoghi tardo-adolescenziali di un ragazzo un filino depresso.
Se davvero vuole intraprendere la carriera di scrittore e/o sceneggiatore, il giovane Carrà dovrà leggere qualche libro in più e magari vedere qualche film in meno.
La letteratura, quella vera, non ammette scorciatoie.

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Romanzi
 
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    09 Agosto, 2012
Ultimo aggiornamento: 09 Agosto, 2012
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Dei delitti e delle pene,Vol.2.

E' una calda notte estiva , torno in macchina a casa quando dall'altro lato della carreggiata scorgo una cliente, la signora Rosetta è inginocchiata, parla al telefonino accarezza un animale. Parcheggio l'auto, attraverso la strada, saluto Antonio il marito di Rosetta, di fronte ci sono i soliti ragazzini tiratardi che finiscono l'ultima birra e si godono lo spettacolo, perchè per loro è solo questo. Sul selciato c'è un bastardino, un pirata della strada l'ha travolto e lasciato lì a morire. Rosetta l'accarezza e chiede al telefono all'amica veterinaria che cosa c'è da fare, immagino, dall'espressione che assume ,che la risposta sia:"nulla". Mi accovaccio anch'io, accarezzo il cane, l'addome è gonfio e caldo, la bestiola alza la testa, poi l'appoggia nuovamente all'asfalto, la lingua è completamente fuori dalla bocca che cerca disperatamente aria, un rivolo di sangue ne fuoriesce macchiando di rosso il nero che è tutto intorno a noi. I clacson delle macchine ci destano dalla pietà, devono passare i signori!, Rosetta prende il cagnolino e lo sposta delicatamente sul marciapiede, almeno lasciatelo morire in pace.
Leggendo il romanzo di Samanta Catastini mi è venuto in mente quest'episodio di alcuni anni fa, e vi confesso che è indescrivibile la sofferenza di qualsiasi essere vivente,così come tristissimo viverla in prima persona.
La Catastini, impegnata da anni nella lotta alla vivisezione e nel recupero di cavalli destinati al macello, nel suo romanzo racconta la storia di Elettra una ragazza che spinta dalla gelosia cerca di scoprire la causa delle continue telefonate e fughe improvvise del fidanzato Duccio.Alla fine dell'ennesima discussione animata rimane basita nell'apprendere che Duccio è un "terrorista", fa parte dell'ALF, Fronte di Liberazione Animale, un'organizzazione che anche con mezzi poco ortodossi combatte le aziende che adoperano gli animali per testare i loro prodotti. Ricordo che Elettra, che dopo lo choc, si farà coinvolgere nell'A.L.F. sviene in una delle prime incursioni , quando di notte con il passamontagna partecipa ad un raid per liberare coniglietti adoperati per testare prodotti cosmetici e ne scopre centinaia ammassati in piccoli spazi, vivi ma con arti amputati e aghi conficcati negli occhi,(a questo proposito vi consiglio quando comprate un rossetto , un eyeliner etc etc di controllare che abbiano il marchio Icea). Dunque con Duccio,Elettra,Gianna e Alessio entriamo in una "cellula" terroristica, ne viviamo scelte , conflitti e decisioni drastiche, impariamo a comprendere un mondo che spesso i mass media che vivono della pubblicità di certa industria, descrivono come degli esaltati, ma chi di voi è rimasto insensibile di fronte ai beagle da poco liberati grazie ad un incursione di questi ragazzi? La forza del romanzo di Samanta Catastini è nella chiarezza e nel ritmo che riesce a dare, probabilmente dettato dalla passione che ha per l'argomento, al suo scritto che ne fanno una piacevolissima lettura. Interessanti sono anche i due saggi brevi che l'autrice propone nell'introduzione al romanzo che descrivono le idee guida di due grandi pensatori del movimento animalista, il filosofo australiano Peter Albert David Singer uno dei padri del concetto filosofico dello "specismo" affine ai concetti di razzismo e sessismo e il filosofo statunitense Tom Regan uno dei fondatori dei Diritti degli animali.

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Se niente importa perchè mangiamo gli animali di Foer Jonathan
Acid Lethal Fast di Astor Amanti
E' tutto a posto di Deborah Gambetta
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Fantascienza
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    07 Agosto, 2012
Ultimo aggiornamento: 29 Agosto, 2012
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Mosca come non l'avete mai vista!

"A chi avrebbe dovuto credere? Ma soprattutto, in cosa? Nel Grande verme, il dio cannibale dalla forma di un treno elettrico, che popolava di esseri viventi la terra brulla e inaridita; in Geova, il dio iracondo e geloso oppure nel suo vanitoso opposto, Satana; nel trionfo del comunismo in tutta la Metropolitana o nella supremazia degli uomini biondi con i nasi all'insù rispetto a quelli con i capelli ricci e la pelle scura? C'era qualcosa in Artyom che gli suggeriva che non vi erano differenza. Per l'uomo, ciascuna di queste confessioni rappresentava una stampella che lo manteneva in piedi. Quando Artyom era più giovane, il patrigno gli raccontava spesso della scimmia che aveva trovato un bastone da passeggio e che usandolo era diventata uomo. Questa storia lo faceva molto ridere.
Dopo averlo trovato, l'intelligente macaco non lo aveva più lasciato andare, perchè si era accorto che senza non sarebbe mai riuscito a stare dritto. Lo stesso succedeva per l'uomo: senza la fede, la vita si sarebbe trasformata in una galleria vuota, abbandonata."

Ero un po' indecisa su come iniziare questa recensione; poi mi sono ricordata di questo passo che mi ero segnata mentre leggevo e ho deciso che era abbastanza di "impatto" per cominciare.
Bello bello bello! Ecco cosa penso di questo romanzo.
Partiamo dall'ambientazione: uno scenario apocalittico in superficie, in una Mosca annientata dai bombardamenti; e il tentativo di sopravvivere e ricreare una civiltà nel sottosuolo, nell'enorme reticolato formato dalla metropolitana. L'autore ha ideato un mondo intricato e complesso, pieno di misteri e di persone ancora troppo cattive e ignoranti per capire il vero valore che la vita umana ha: ecco allora che ci troviamo davanti a nazisti convinti, incontriamo fanatici religiosi, popolazioni cannibali, comunisti vecchio stampo. Insomma, persone che non rispettano altre persone solo per poter difendere i propri ideali; come se il disastro provocato in superficie non fosse bastato a gettare le basi di un nuova era, basata solo e soltanto sul rispetto nel prossimo.
Al di là di queste riflessioni completamente personali, il viaggio compiuto dal nostro protagonista (Artyom) non è solo una missione da compiere, ma un vero e proprio viaggio di crescita; molti gli spunti che lo scrittore ci offre per riflettere su temi come "perchè esistiamo", "chi ci ha creato", "cos'è la fede". E spunti anche su temi meno "religiosi", come la relatività delle cose. Artyom incontrerà diversi personaggi, buoni e cattivi; tutti lo aiuteranno, a modo loro.....a crescere.
Questo romanzo non è solo una bella storia, un'avvincente avventura nei meandri oscuri della Metropolitana di Mosca, ma è anche e soprattutto un viaggio in cui ogni lettore, assieme al protagonista, affronta le paure più recondite i quesiti più impensabili. Il tutto, alla scoperta di sé stessi.

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Romanzi
 
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    06 Agosto, 2012
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Un eroe bambino

Piccolo libro che ricorda un pò l'atmosfera del piccolo principe. Ci sono conigli giganti a popolare queste pagine dando l'avvertimento di salvare il mondo dalla Tecnologia Nera. Sono esseri un pò inquietanti, organismi mutanti che esistono proprio perchè l'uomo sta andando contro natura. Messaggio molto green, molto attuale. E il futuro è nelle mani di questo eroe bambino, protagonista di queste pagine, che, insieme ad altri, dovrà trovare la giusta via per salvare il mondo, come un sentiero di un'intensa luce azzurra sulla neve. Bel messaggio di fondo di una storia che sembra, nello stile, una piccola fiaba.

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Racconti
 
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    05 Agosto, 2012
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Guardare oltre

Questo breve racconto è stato una breve lettura, ma ricca e intensa. E' una storia fatta di emozioni intime, di ricordi, molto personali, credo davvero autobiografici perchè sono di rara intensità. La protagonista sembra essere immersa in un silenzio che la aiuta a sgranellare i pensieri. L'effetto è quello di una storia galleggiante, forse anche grazie all'utilizzo speciale della punteggiatura e soprattutto all'effetto puntini. Colpiscono il ricordo della madre, morta senza riuscire a dirle tutto. Colpisce il legame con questo uomo, con cui la protagonista si è lasciata vivere, aggrappandosi anche, forse, a ciò che non è davvero esistito. Però l'amore di lei c'è stato, è stato molto reale e in queste pagine lo si sente, lo si respira.

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Fantasy
 
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Elisabetta.N Opinione inserita da Elisabetta.N    02 Agosto, 2012
Ultimo aggiornamento: 13 Agosto, 2012
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Incredibile Jay

Quante emozioni può suscitare un libro?
Impossibile saperlo con precisione, ma qualsiasi emozione mi venga in mente in questo momento, sono sicura di averla trovata in questo libro.
"The Sun and the Moon" è stato da subito coinvolgente, mi ha appassionato e mi ha tenuto incollata fino all'ultima pagina.. Sono proprio contenta che ci sia anche un seguito!

Mi verrebbe però da chiedere una cosa alla scrittrice: sei una fan di Twilight, vero? E scommetto che sei del "team Jacob"!
Eh, sì, lìinizio potrebbe essere la trascrizione condensata di Twilight secondo il punto di vista della scrittrice.
Dico così perchè in questo libro chi conquista il cuore di "Bella" che qui si chiama Aurora, o per gli amici Jay, Stavolta è il lupo, mentre il vampiro... beh, questa è un'altra storia, no?
Queste somiglianze (e ce ne sono veramente tante in tutta la prima parte), potrebbero essere considerati un pregio, come è successo per me o un difetto.
Ciò che consiglio è di non dare un giudizio affrettato a questo libro solamente dalle prime pagine, perchè se lo lasciate esprimere vi stupirà e vi condurrà in un mondo magico e stupendo!

La protagonista è uno dei punti forti del libro: è determinata, coraggiosa, sa quali sono i suoi limiti e spera nelle sue potenzialità e... ha poteri magici!!
Il suo nome è legato ad un'antica profezia e solo lei potrà intraprendere il cammino per salvare le creature della luce da quelle delle tenebre.

La storia viene raccontata dal punto di vista della protagonista che vivrà emozioni veramente forti in questo suo viaggio e noi con lei..
Non mi vergogno a dire che in un punto ho veramente singhiozzato a dirotto, le parole scritte mi avevano trasmesso tutto quello che avevano da dire e le lacrime sono sgorgate dai miei occhi senza che io potessi fermarle..
Ma anche quanto Amore.. Il libro ne è pregno, si può sentire in ogni pagina e non può che addolcire anche il più duro dei cuori...
Lo stile semplice non può far altro che trasmettere nel migliore dei modi tutti questi sentimenti..

Che libro!!! E la scrittrice è italiana!!
Decisamente viva il made in Italy!!!!!!

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Georgia Opinione inserita da Georgia    31 Luglio, 2012
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Amore e odio

I legami di sangue non implicano sempre un consequenziale e sincero legame affettivo; a volte i rapporti tra i componenti di una stessa famiglia sono tutt’altro che amorevoli e solidi. Questa considerazione, piuttosto scontata, è la chiave di lettura di un romanzo breve, ma dallo svolgimento interessante, con effetto a sorpresa, anche se con finale prevedibile. Enrica e Marta sono due sorelle gemelle, per nulla identiche nell’aspetto come nel carattere: la prima più rotonda e poco avvenente, dolce e sensibile, la seconda snella e sensuale, arida e forte. Enrica è tra loro quella che risente molto dell’evidenza di tali differenze: osserva la sorella con attenzione, scrutandola nel corpo e nell’anima, giudicandola perfetta, e non riuscendo ad emularla, ne cerca invano il suo affetto, il suo sguardo, la sua stima, almeno in nome della loro naturale parentela. La figura ingombrante del padre Aldo, poi, non aiuta l’avvicinamento tra le sorelle, anzi inasprisce ancor di più il loro rapporto: Marta è la figlia di cui essere orgogliosi, dura, ostinata, complice, interessata alla conduzione dell’azienda di famiglia, Enrica, invece, è debole, poetica, inconcludente. Scontrarsi con Marta è in fondo come scontrarsi con Aldo, e viceversa. Eppure da questi scontri caratteriali, per di più di principio, Enrica trae la sua parte di giovamento, rafforzando il suo equilibrio instabile e maturando, imparando ad amarsi e ad accettarsi, a conoscersi e a stimarsi. Le sue precarie condizioni di salute, le rivelazioni della madre, donna amorevole e sempre presente, la sperata maternità, il matrimonio ed il tradimento saranno determinanti al completamento di quel faticoso percorso verso l’affermazione della propria personalità.

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Romanzi
 
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Yami Opinione inserita da Yami    25 Luglio, 2012
Ultimo aggiornamento: 25 Luglio, 2012
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Le due Vie

Tomo corposo che potrebbe scoraggiare un pò per la sua mole all'inizio della lettura.
La copertina è piuttosto anonima: cartoncino morbido, sfondo unicatinta lavanda (o di una gradazione di viola simile), un'unica fotografia in bianco e nero che ritrae un sentiero che si inoltra in un bosco, una citazione scritta a caratteri piuttosto grandi in quarta di copertina e un titolo enigmatico.
Devo essere sincera: a primo impatto il libro non mi attirerebbe minimamente.
Sfogliandolo la prima cosa che ho notato è che è privo di indice e di una biografia dell'autore. Tuttavia sono presenti diversi link e indicazioni per raggiungere i vari siti dove certamente saranno presenti maggiori informazioni.
Ahimè, solo dopo averlo ricevuto mi sono resa conto che era un Volume I e che quindi prevede un seguito o magari una trilogia o una saga, caratteristiche che solitamente non amo. Prediligo infatti i volumi autoconclusivi.
Questo primo volume è composto di cinque parti: Prologo, Parte I "Tramonto rosso sangue", Parte II "Mezzanotte lungo sentieri antichi", Parte III "Alba rosso sangue" ed Epilogo.
Il prologo mi aveva lasciata un pò perplessa, ma dal primo Capitolo in poi invece la storia mi ha subito coinvolta (forse merito anche di una narrazione in prima persona che crea una sorta di "effetto empatia" verso il protagonista) e interessata. La trama si fa via via sempre più complessa e stuzzica costantemente la curiosità del lettore.
Si tratta di un misto di esoterismo e mitologia greca che affonda le sue radici in un lontanissimo passato e sconvolge i giorni nostri. La trama anche se mediamente prevedibile appassiona molto.
Il testo è generalmente ben scritto, peccato per le piccole sviste disseminate qua e là (parole maschili al femminile, singolari al posto dei plurali e viceversa) che comunque non sono nemmeno troppe considerata la frequenza con la quale vengono trovate e la lunghezza del romanzo.
L'ho assaporato poco a poco, anche se diverse volte devo ammettere che è stato difficile allontanare gli occhi dalle pagine e chiudere il libro. E' stata una lettura piacevole contrariamente alle mie aspettative iniziali.
Anche lo stile dell'autore è gradevole e abbastanza sicuro e maturo.
La lettura è sicuramente consigliata, soprattutto agli appassionati di esoterismo, occultismo, avventura e mistero..

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Gialli, Thriller, Horror
 
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Illary Opinione inserita da Illary    22 Giugno, 2012
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L'OMBRA DELLA VERITA'

Giugno 1985: la quindicenne Mary Alice viene trovata assassinata nella sua camera da letto. Il suo corpo è stato brutalmente seviziato e deturpato.
Febbraio 2006: il detective Michael Ormewood viene chiamato ad investigare su un crimine terribile: Aleesha Monroe giace affogata nel suo sangue, la lingua le è stata staccata a morsi dal suo assassino. In breve tempo anche la quindicenne Cynthia, vicina di casa del detective Ormewood, viene trovata morta e priva della lingua. All'indagine viene assegnato anche il detective Will Trent che si cimenterà nella ricerca del colpevole fino a venirne coinvolto in prima personia. Il serial killer è veramente uno solo? Il differente modus operandi apre la strada a diverse ipotesi, che sembrano legarsi ad un passato che cerca impetuosamente di essere rivelato.
Bello questo thriller... Il susseguirsi altalenante ed inaspettato del racconto ne aumenta notevolmente il pathos. Sin dall'inizio l'attenzione del lettore è catturata dal concatenarsi degli avvenimenti, il ritmo è incalzante ed il finale ricco di colpi di scena. Anche i diversi punti di vista del narratore arricchiscono la lettura di questo libro. In modo particolare mi ha colpito il durissimo racconto dello scontro di un sedicenne con la dura vita del carcere, e con l'accusa di stupro e di omicidio. Lo consiglierei agli amanti del thriller in genere... un giallo fuori dal comune in cui l'identità dell'assassino si conosce molto prima della fine della storia, ma che è comunque capace di tenere con il fiato sospeso.

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In difesa di Jacob
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Gialli, Thriller, Horror
 
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Yami Opinione inserita da Yami    13 Giugno, 2012
Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 2012
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Attenzione agli spoiler (comunque sono segnalati)

"Quella Notte" appartiene al filone del Giallo, più esplicitamente al thriller e al noir.
Pur tenendo a mente le dovute differenze tra i tre generi e sottogeneri, reputo necessario iniziare la mia recensione citando le prime due delle "Venti regole per chi scrive romanzi polizieschi" stilate dallo scrittore S.S. Van Dine nel 1928 ma ancora valide fino a oggi:

1. Il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero. Tutti gli indizi e le tracce debbono essere chiaramente elencati e descritti.
2. Non devono essere esercitati sul lettore altri sotterfugi e inganni oltre quelli che legittimamente il criminale mette in opera contro lo stesso investigatore.

Capirete il perché di tale premessa più avanti.
Dopo un prologo in cui viene descritto un tremendo incidente in cui la vittima è un bambino di 2 anni che è stato travolto da un camion sotto gli occhi delle madre e del fratello poco più grande di lui, il romanzo di Luisa Bolleri si sposta avanti nel tempo per narrare il terribile dramma di Eleonora, una donna che ha visto sconvolgere la propria esistenza da un uomo che l'ha assalita e violentata.
Dalla notte della violenza, Eleonora non è più le stessa, rifugge il contatto del marito Alberto e il loro matrimonio, già minato dalle solite liti che avvengono in una coppia, entra in crisi.
La poveretta non sa che colui che l'ha aggredita è qualcuno che ha già conosciuto in passato, un sociopatico con manie ossessive che la spia da oltre tre anni.
L'uomo, che si chiama Mauro, viene descritto come un soggetto dalla psiche profondamente disturbata, un reietto che vive nel disordine e nella sporcizia come un mentecatto che non è in grado di badare a se stesso ma che in realtà ha scelto volutamente e coscientemente di far terra bruciata attorno a se per diventare invisibile agli occhi degli altri. Anche se le informazioni ci vengono rivelate poco alla volta, appare chiaro sin da subito che si tratta di una persona cresciuta e vissuta in un ambiente privo di affetto, un "perdente" sempre succube, vittima di derisioni e schiacciato da qualunque altra personalità dominante, incapace di avere rapporti con una donna se non con le sconosciute che accettano di andare con lui dietro pagamento di denaro.
La rabbia repressa (dovuta alla sua stessa incapacità di relazionarsi con gli altri) covata per anni hanno fatto maturare in lui un profondo desiderio di vendetta e di rivalsa sul mondo: in tal modo sviluppa un istinto animalesco, diventa violento e incline alla depravazione; inoltre, dimostra di saper essere metodico e organizzato quando decide di passare all'azione.
Alberto, il classico maschio Alfa, bello, sicuro di se e vincente, con un lavoro, una casa dignitosa e una bellissima moglie è colui che è e che ha tutto ciò che Mauro ha sempre desiderato.
Così Mauro decide che è arrivato il momento di prendersi la rivincita: i due sposini, con la loro felicità e la bella casa, gli hanno dimostrato quanto lui sia inetto, incapace e insignificante, "umiliandolo", per tanto devono pagare ed Eleonora è la prima della lista, perché ha scelto Alberto anziché lui.
Dopo aver aggredito la donna, però, Mauro realizza che anziché sentirsi finalmente appagato e soddisfatto ne vuole di più: vuole possederla ancora, sottometterla, sentire che la vita di lei è in suo potere, umiliarla e sfogare tutti i suoi più bassi istinti su di lei tutte le volte che desidera. Progetta un piano astuto e non appena la sua vittima sacrificale rimane nuovamente da sola l'aggredisce in casa, la picchia e dopo averla costretta a scrivere una lettera in cui comunica al marito che preferisce lasciarlo per un altro uomo la rapisce. Da questo momento in poi per la povera Eleonora comincia l'inferno.

Non ho ricontrato sviste o errori significativi, a parte quella a pagina 33 in cui il marito di Lena, che fino a quel momento chiamato Luciano, in un rigo diventa Giovanni (ciò fa supporre che l'autrice abbia cambiato il nome del personaggio in un secondo momento e che abbia dimenticato di sistemare quel rigo, può capitare) e l'incomprensibile "dal più leale al più equilibrista" (non è chiaro, infatti, se si tratta di un errore – forse doveva essere "equilibrato" – o se il termine"equilibrista" è stato usato apposta nella sua valenza di "opportunista", che di solito è un termine figurato usato in ambito politico).
La narrazione è prolissa. Ogni azione, reazione o pensiero dei personaggi sulla scena viene descritto nei minimi dettagli. Se tale caratteristica può ritenersi necessaria nei primi capitoli perché l'autore ha bisogno di presentare al meglio la situazione e la psicologia dei vari personaggi così che il lettore possa afferrare i meccanismi della storia e sentirsi parte integrante delle vicende, l'eccessivo protrarsi di una narrazione particolareggiata (o, come in questo caso, la persistenza di tale metodo per tutta la durata del romanzo) dopo un po’ diventa stancante, appesantisce lo stile e rallenta il ritmo della lettura, rischiando così di far scemare l'interesse del pubblico.
È possibile prevedere con un certo anticipo lo svolgimento della trama, colpi di scena compresi: per fare un esempio che non sia troppo "spoileroso", già dal prologo è possibile intuire il ruolo e il peso che avranno i personaggi che lì appaiono in forma anonima.
L'argomento trattato è spinoso e diventa ancor più "pesante" proprio per l'eccessiva attenzione per i particolari, in questo caso ci si riferisce a quelli relativi alle torture e alle reiterate violenze fisiche, psicologiche, verbali e sessuali patite da Eleonora durante la sua prigionia, per cui se ne sconsiglia la lettura se siete sensibili all'argomento.

Passando all'analisti estetica, posso dire che l'immagine di copertina e il titolo sono incisivi, semplici ma efficaci nel comunicare le atmosfere cupe del testo. Forse avrei messo il titolo un po’ più in evidenza, magari in posizione centrale, con una tonalità di rosso leggermente più accesa, perché il rosso scuro su sfondo nero (specie se su carta opaca) con determinate luci e a una certa distanza non spicca molto.



!!!ATTENZIONE, DA QUESTO MOMENTO IN POI CI SONO SPOILER CONSISTENTI!!!

In due punti esatti, l'evoluzione della storia prende delle direzioni improbabili e forzate.
Il primo di questi punti è proprio verso l'inizio, subito dopo il rapimento di Eleonora.
Il marito, rientrato a casa dal lavoro, trova la falsa lettera in cui la moglie gli fa sapere che lo lascia per un altro. Le telefona, ma dato che risulta irraggiungibile va a casa di Lena, la migliore amica di sua moglie, e le mostra il foglio per sapere se lei era a conoscenza di un altro uomo. Entrambi, però, risultano all'oscuro di tutto e concordano che la fuga improvvisa della donna è strana. Alberto decide, in piena notte e sotto una pioggia scrosciante, di andare a casa della suocera, sicuro di trovare Eleonora lì, senza avvisare l'anziana per telefono per non allarmarla. A causa delle cattive condizioni atmosferiche, però, si scontra con un furgone e finisce in ospedale per due settimane.
Qui prosegue in modo illogico:
1) Alberto ha avuto l'incidente subito dopo aver lasciato la casa di Lena, scosso e in stato semi-confusionale. La voce narrante ci fa sapere che sia i quotidiani che il telegiornale parlano del suo incidente per diversi giorni. Eppure per tutto il tempo del coma farmacologico e della degenza, l'uomo non riceve visite né da parenti né da amici.
Possibile che Lena non abbia mai appreso la notizia e non abbia pensato che poteva trattarsi dell'amico? Date le premesse, se fossi stata nei panni della tizia a me il dubbio sarebbe venuto e avrei cercato di rintracciare Alberto per verificare se mi ero sbagliata oppure no.
2) L'uomo, svegliandosi dal coma, anziché trovare la moglie al suo capezzale trova Veronica, la ragazza che guidava il furgone col quale si è scontrato e subito nota quanto sia carina e solare.
Ora, il marito di una donna scomparsa nel nulla, appena svegliato dal coma, si aspetterebbe di vedere la moglie al suo capezzale: per quanto in una coppia possano sorgere dei problemi, se la moglie (in questo caso) lascia il marito e quello per cercarla ha un incidente, la cosa più naturale del mondo sarebbe vedere la moglie correre al suo capezzale, perché anche se un amore finisce quando si viene a sapere che qualcuno che abbiamo amato e con il quale abbiamo vissuto per un certo periodo sta male, nascono preoccupazioni e sensi di colpa. Non trovandola vicino a se nemmeno in una circostanza come quella, Alberto avrebbe dovuto mettersi in allarme, invece si distrae già con un'altra donna.
3) Per 2 settimane sia Alberto che Eleonora risultano irrintracciabili e nessun amico o parente li cerca. Ci viene detto che i colleghi dell'uomo non lo cercano perché proprio quel giorno si era preso delle ferie. Ci può stare, ma gli altri? A parte Lena, che ho già citato, possibile che genitori e/o i suoceri dei due sposini non abbiano telefonato a quei due nemmeno una volta in due settimane? Domanda leggittima visto che siamo a conoscenza almeno dell'esistenza di una suocera, cioè la madre di Eleonora, una vecchietta descritta dal genero come apprensiva: una così, che tra l'altro vive in un'altra città, distante dalla figlia, non le telefona nemmeno una volta in 2 settimane (che diventano 3 conteggiando anche la convalescenza che Alberto passa in casa della nuova amica Veronica) per sentire come sta?
La vicenda si impantana un po’ nella nascita dell'amore e della passione tormentata tra Alberto e Veronica.
Da pagina 160, quando viene trovato il cadavere di una donna nel bosco, assistiamo a una svolta significativa e al ritorno a una trama più coerente. Interessante e veritiero il modo in cui l'autrice si riferisce all'impatto che hanno sul pubblico le notizie che riguardano crimini violenti e anche l'esasperante e maniacale interesse dei media, paragonati a squali famelici che riferiscono ogni brutale e macabro dettaglio del delitto sena nutrire alcun rispetto né per la vittima né per i suoi familiari e amici.
È reso bene anche il modo in cui i parenti affrontano ed elaborano il lutto, come dei sopravvissuti.
Come già annunciato, la storia torna a prendere pieghe improbabili.
Mauro inizia a perseguitare Alberto e la nuova amica Veronica.
1) Alberto riceve dei pacchetti dal maniaco e la polizia giustamente mette delle telecamere davanti alle cassette della posta. Poi, però, non viene intrapresa alcuna azione contro le telefonate minatorie.
2) Veronica nota un'auto nera con un fumatore a bordo abbostata sotto casa sua da alcune sere. Sia il colore che il tipo di auto, così come il fatto che il conducente sia un fumatore, sono dettagli che corrispondono con il repitore di Eleonora descritto dai tg in base alla ricostruzione dei pochi testimoni. Le viene un leggero sospetto, ma dato che il delitto è avvenuto a Empoli mentre lei si trova a Firenze le fa pensare che sia difficile che si tratti della stessa persona; inoltre la stampa non ha mai fatto il suo nome, per cui non dovrebbe esserci motivo per cui qualcuno debba prendersela con lei. Quindi non avvisa nessuno.
Fin qui va bene. Ma quando sente di essere pedinata ovunque, quando uno sconosciuto va a raspare dietro la sua porta chiamandola per nome e chiedendole di entrare e dicendole che sa anche che i vicini non sono in casa, quando quello orina contro la porta e sullo zerbino e la mattina dopo addirittura le telefona, allora diventa inverosimile il fatto che una persona non avverta la polizia, a maggior ragione dopo che c'è stato un delitto efferato in una città vicina e dopo che lei ha avuto contatti col marito della vittima.

All'improvviso ci si accorge che l'autrice si sta preparando a far subire un repentino cambio di rotta alla storia, nel tentativo di rendere il finale sconvolgente. L'effetto sorpresa, però, non riesce perché i segnali insistenti vengono recepiti prima e innescano un sospetto duraturo che persiste fino alla rivelazione finale.

Ecco che a questo punto entrano in gioco le due leggi di Van Dine, che mi sono subito venute in mente dopo aver finito di leggere il romanzo, e che a mio parere non sono state rispettate.

Nel romanzo in questione, gli "indizi e le tracce" sono rappresentate dal comportamento, dalle azioni e dai pensieri dei personaggi che agiscono sulla scena, di cui, come detto, l'autrice ci fa una descrizione dettagliatissima.
Nonostante le stranezze cui ho accennato riguardo il comportamento di Alberto – e cioè il fatto che si distragga con un'altra donna perché comunque all'inizio sappiamo fosse convinto che la moglie lo aveva lasciato per un altro -, l'uomo viene descritto come un innocente. Persino i pensieri che formula e le azioni che compie quando è solo, e quindi quando non è necessario che interpreti la parte del vedovo addolorato in presenza di qualcuno, sono quelli di una persona innocente, devastato dalla perdita di sua moglie.
Invece, all'improvviso viene trasformato in un freddo calcolatore, che non solo odiava la moglie ma ha escogitato lui il suo rapimento e la sua morte, manipolando le azioni dell'assassino sin dall'incontro fortuito con Mauro.
Lo stesso Mauro, descritto come un sociopatico che si è creato con cura il modo per passare inosservato, che ha pianificato con crudeltà, rancore e rabbia la sua vendetta viene trasformato in burattino di Alberto, che si riscatta però lasciando una sorta di testamento col quale incastra il suo mandante.
Il lettore viene quindi ingannato, ma non con l'astuzia e quindi rispettando le regole: non viene battuto dall'autore perché non è stato in grado di sfruttare gli elementi che gli sono stati messi in mano durante la storia e che dorvebbero essere gli stessi elementi che ha la polizia e che ha lo stesso narratore, viene raggirato con l'introduzione di strane insinuazioni a pochi capitoli dalla fine che non avevano motivo di esserci visti gli elementi che il lettore aveva in mano (e ho riletto i primi capitoli del libro per assicurarmene) finchè nell'epigolo saltano letteralmente fuori dal nulla rivelazioni che capovolgono ogni cosa, di punto in bianco, col risultato, per l'appunto, di un finale che vuole essere forzatamente sorprendente e lascia il lettore interdetto e un po’ deluso.

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Lettura consigliata in realtà avrei messo NI:
No se siete sensibili all'argomento "violenza sulle donne" e se siete esigenti.
Si se non siete molto esigenti e vi piace particolarmente il genere.
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Poesia italiana
 
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3.5
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3.0
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4.0
Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    11 Giugno, 2012
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Introspezione dell'anima

Piccolo libro di piccole poesie. Libro che cattura momenti di vita di una persona normale. Fatto di ricordi, emozioni, da quelle che regala un bimbo africano che sorride, a quelle che regala una sigaretta o il caffè o il cioccolato. Libro fatto di sogni e passioni e amori. Fra le poesie che ho più sentito mie ci sono "Amore di una notte", "Solitudine" e "Nascita", quest'ultima, brevissima, scritta a soli 13 anni. Mi ha colpito molto come l'autrice ha reso, per immagini, il senso della solitudine, che è come una festa senza persone, senza musica e senza allegria. Solitudine che è stare in mezzo alla gente e sentirsi estranei a tutto e a tutti.

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Romanzi
 
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3.3
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3.0
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3.0
antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    03 Giugno, 2012
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Ai limiti del bananamente sopportabile

Un romanzo? L’autore nega. La quarta contraddice l’autore. Si può definire un’avventura metafisica in un microcosmo quasi quotidiano, ma la definizione calza appena.

Nelle prime pagine l’autore si presenta “odiosamente” e promette di non approfondire alcuna psicologia nei personaggi, di fregarsene delle discrepanze e di lasciare la più assoluta libertà di interpretazione. Il resto mantiene aspettative e promesse.

Fantastico ma non tanto da non essere perturbante, ironico ma non comico, questo non romanzo sembra scritto apposta per terrorizzare chi sogna regole di scrittura affidabili come geometrie euclidee.

Testo molto breve che non scorre, non sorprende, non accende, non si legge tutto d’un fiato e non segue un ritmo incalzante: va sorseggiato e scoperto parola per parola, capoverso dopo capoverso, seguendo con pazienza gli scogli delle descrizioni iniziali, che connotano e si dilungano.

E poi non è banale, non è facilmente classificabile e, come se non bastasse, tradisce le aspettative del lettore, che può sentirsi amabilmente preso per i fondelli dai frequenti interventi a piè di pagina, che puntano l’indice e strizzano l’occhio senza discrezione.

A parte il titolo, quest’opera non contiene ami per agganciare lettori non amanti le sfide, con il rischio di farli fuggire spaventati fin dalle prime pagine; quando succede è un peccato, perché l’originalità merita attenzione.

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Sperimentazione, fantascienza, fantastico perturbante.
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Racconti
 
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    24 Mag, 2012
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Uomini temerari

Esploratori perduti è un opera che si allontana dal genere romanzo per assumere i connotati del saggio.
Un saggio di elevatissimo livello contenutistico e stilistico, un saggio veramente di ottima fattura.

Il professor Mazzotti non si rivolge solamente agli addetti ai lavori,ma a tutti coloro che abbiano la voglia e la curiosità di approfondire una pagina poco conosciuta della nostra storia; ossia la storia delle esplorazioni a cavallo tra '800 e '900.
Una storia rimasta avvolta nella nebbia, una schiera di uomini coraggiosi e temerari che affrontarono pericoli, disagi, malattie, incidenti in nome di una passione travolgente per la scienza, per la botanica, per la zoologia, per l'antropologia.
Tanti furono i naturalisti italiani che intrapresero viaggi nelle zone più inesplorate del pianeta, dal Borneo al Corno d' Africa, dall' Amazzonia alla Siberia e all'Alaska.
Ad attenderli, terre inospitali a causa del clima, della conformazione geografica, delle popolazioni indigene a volte poco inclini a socializzare e infine dei gravi morbi tropicali e non, contratti strada facendo.
Eppure l'amore nutrito da questi uomini, talvolta unito all'incoscienza, per la loro missione, li spinse ad andare avanti in nome di ideali sentiti con ardore profondo.
Erano gli anni che videro gli albori degli studi scientifici e della ricerca ed ognuno era mosso dalla voglia di contribuire a scrivere un pezzetto della storia naturalistica ed etnografica del mondo.

Col senno di poi sono storie che stupiscono noi, uomini del terzo millennio, nati e cresciuti coccolati dalle comodità e dalla tecnologia. Saremmo disposti oggi ad affrontare tanti sacrifici ed il costante pericolo della vita per portare a casa dei reperti, per contribuire allo sviluppo della scienza?
Seppur mossi da qualche tornaconto economico, in queste pagine si incontrano dei veri eroi; vincenti o sconfitti, esultanti o afflitti.
Dopo aver affrontato questa lettura, approcceremo diversamente la visita ad un qualsiasi museo di storia naturale; cammineremo tra le teghe contenenti vegetali e animali con la maturata consapevolezza di quanto costò in termini di sacrificio la raccolta e la catalogazione di tutti i campioni esposti, facendo volare inevitabilmente il nostro pensiero a tutti i connazionali esploratori di cui talvolta conosciamo il nome per averlo letto sulla segnaletica di qualche strada cittadina, ma ignorandone l'importanza delle imprese.

Una lettura che fa crescere e che regala uno spaccato storico di notevole interesse, una lettura che riporta dati dettagliati delle spedizioni, una lettura a tratti molto tecnica e documentaristica in linea con lo scopo che vuole ottenere l'autore, ossia quello di aprire la porta della scienza naturalistica anche al popolo dei non addetti, senza tuttavia tralasciare una ricostruzione accurata dell'argomento, avvalendosi anche di citazioni tratte dai diari di viaggio dell'epoca.

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Racconti
 
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Yami Opinione inserita da Yami    23 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 23 Mag, 2012
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Piccoli preziosi gioielli

La copertina bicromatica, con un'illustrazione surreale che riprende gli stessi colori (un verde acquoso e un bianco panna), appare un pò anonima e di scarsa attrattiva: confesso che se fossi appartenuta a quella fascia di pubblico che nella scelta di un libro si lascia influenzare prima di tutto dalla copertina, di sicuro non avrei scelto "L'ultima consegna" dal catalogo dei libri da recensire messi a disposizione per noi della Redazione di QLibri nè lo avrei acquistato qualora lo avessi intravisto sugli scaffali di una libreria.
Lo stesso titolo del libro è scritto in piccolo e sotto il nome dell'autore, scritti entrambi con lo stesso carattere e la stessa grandezza, per cui nessuno dei due salta all'occhio se non li si guarda da una distanza di almeno 1 o 2 metri.
Tuttavia è stato proprio il titolo (messo molto più in evidenza sulla scheda del catalogo di QLibri, per l'appunto, che sul volume stesso) ad attirare la mia attenzione e a convincermi a dargli una chance e la mia scelta è stata ampiamente ripagata, perchè questa breve raccolta di racconti merita davvero.
Nonostante la sua giovane età, l'autore toscano è in grado di sorprendere il lettore con uno stile già maturo, pulito, elegante e scorrevole.
Ogni racconto ci spinge a scendere nella profondità dell'animo umano, con le sue angosce, ossessioni, passioni, sentimenti contrastanti e tormenti che possono essere vissuti, sentiti e re-interpretati seguendo molteplici chiavi di lettura.
Dall'ossessione generata da un elemento anomalo che perfora il centro di quella che era l'originaria, lineare, monotona quotidianità all'abbandono delle ostilità e l'accettazione della bellezza del diverso; dall'inquietudine provocata dal mistero alla contemplazione della maestopsità e fragilità della natura che segue lo stesso ciclo di nascita e morte dell'uomo, che si aggrappa alla vita con forza e passione finchè non sopraggiunge il momento di spegnersi come una foglia che cade dall'albero; dalle storie con un finale in sospeso da interpretare ciascuno con la propria sensibilità alla storia di un cuore mortale che insegna la morte a un essere immortale; dalle esistenze vissute tra file, attese, smarrimenti e atteggiamenti apatici e compulsivi alla resa dell'uomo che è costretto ad ammettere la sua impotenza di fronte alla natura che spazza via tutto senza riguardo per i sacrifici, i ricordi, gli affetti e il duro lavoro dell'uomo... ogni storia è intrisa di metafore attraverso le quali Filippo Bernardeschi sussurra i suoi messaggi, in attesa che il lettore li colga, li elabori e li conservi dentro di se.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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3.0
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3.0
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Sara S. Opinione inserita da Sara S.    21 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 07 Giugno, 2012
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Grottescamente thriller...

Inizialmente la lettura di questo romanzo mi ha lasciata fortemente spiazzata. Di solito i libri che appartengono al genere thriller si riconoscono subito da alcune caratteristiche inconfondibili, come un omicidio, che avviene quasi sempre all'inizio del libro. Ma "Senza perdono" è un libro dalla formula narrativa molto diversa dal consueto e, a parte un prologo che mette un pochino di ansia, la prima parte del libro tutto sembra tranne che appartenere ad un thriller. Vi è la storia di un marito e moglie come tanti che vanno incontro a mille incomprensioni e problematiche che mettono in crisi la loro stabilità coniugale, ma nulla di più che un dramma familiare. Ho infatti pensato di essermi sbagliata e di aver interpretato male il genere del romanzo. Ma invece no. L'autrice decide con originalità di introdurre l'argomento un poco per volta, tenendosi lontana dal fulcro della storia, come se ci stesse girando alla larga disegnandole attorno un cerchio che lentamente si stringe, presentando prima tutti i vari personaggi e narrando alcune vicende che li vedono coinvolti, facendo spesso ricorso a cambi temporali dove presente e passato si alternano nei ricordi. Nonostante i vari intrecci la narrazione risulta molto lineare, con uno stile di scrittura scorrevole e semplice, ma il coinvolgimento risulta un po' debole. E' netta la linea di demarcazione che si percepisce tra finzione e realtà e la sensazione che ho avuto è stata proprio quella di assistere passivamente ad una recita messa in atto ai fini del romanzo, con una trama molto ben ordita devo ammettere, ma a noi lettori piace l'illusione di sentire vera una storia, anche se in realtà siamo consapevoli che non lo è, e in questo libro non accade. Inoltre, vi sono dei personaggi molto caricaturali ed eccessivi che ho trovato stonati sia nel contesto della storia, sia rispetto al genere letterario del libro, e che contribuiscono a rafforzare questa idea. C'è la tendenza all'esagerazione, all'enfatizzare al massimo i difetti, a creare coincidenze impossibili, situazioni strane, improbabili, in parte di cattivo gusto. I personaggi agiscono come marionette e in alcune scene sembra addirittura che l'autrice gli abbia tolto qualsiasi facoltà di eseguire anche i più minimi ragionamenti logici. Ma a parte questa lunga serie di difetti, il romanzo riesce a salvarsi con un finale del tutto inimmaginabile, che è riuscito negli ultimi capitoli a farmi appassionare maggiormente e a tenermi con il fiato sospeso, cosa che non mi sarei aspettata visto l'andamento generale della storia. Anche il finale devo dire che è bizzarro, grottesco sarebbe la parola più appropriata, proprio come per definire il resto del romanzo. Tuttavia mi è piaciuto, l'ho trovato un epilogo degno, appropriato, che fa riflettere sulle conseguenze delle azioni. "Senza perdono" è un titolo giusto per un romanzo che in definitiva riesce ad intrattenere senza troppe pretese, non mancano i difetti ma non mancano le idee originali e le trovate ben riuscite. La sufficienza se la merita.

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Poesia italiana
 
Voto medio 
 
4.0
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4.0
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Yami Opinione inserita da Yami    21 Mag, 2012
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Piccole storie, profonde emozioni

Piccole storie indaco è una raccolta di pensieri e riflessioni che personalmente, per alcune sue caratteristiche, preferisco collocare a metà tra poesia e racconto.
Il giovane autore da voce al suo io più intimo, interrogandosi sul significato della sua esistenza passando attraverso ricordi, tormenti, emozioni, affetti, fede, alla ricerca di una felicità e di un equilibrio interiore che possano fargli ritrovare la pace e la spesierata serenità proprie dell'adolescenza.
Si tratta di scritti molto profondi che vanno a toccare le delicate corde dell'animo umano e nei quali è possibile ritrovare gli stessi percorsi e le stesse domande che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo affrontato lungo il tormentato cammino tracciato dalle nostre esistenze.
La perdita della purezza, dell'innocenza e della capacità di vivere e di godere della semplicità delle cose, come facevamo negli anni dell'infanzia, che coincide con l'ingresso, a volte forzato, nel mondo degli uomini adulti; la paura di crescere e tramutarci in qualcosa di diverso e tristemente vuoto; l'afflizione nel percepire consapevolmente la perdita graduale dei sentimenti e dei valori più nobili come l'amore, l'amicizia e la verità e la nascita di un desiderio "proibito", quello di chiudere gli occhi e spegnersi prima che l'anima innocente venga contaminata e corrotta dal male che affligge il nostro mondo malato e volare tra le braccia dell'eterno; la ricerca della salvezza nella fede in Dio, luce di speranza e unica ancora alla quale aggrapparsi, benché invisibile all'occhio umano; la riscoperta degli affetti, degli amori passati, presenti e futuri... Queste sono le tappe compiute da Paolo Amoruso durante questo viaggio interiore.
La nuova generazione che gli "adulti", con molta leggerezza, tendono a condannare ed etichettare come marcia e priva di valori, a quanto pare invece conserva ancora una luce, che splende nei cuori dei più sensibili che soffrono, si confrontano e si scontrano con la parte oscura che risiede nei loro cuori, dove la rabbia repressa generata da un mondo cattivo che spegne sogni e speranze per il futuro cerca di divorare la loro anima e si battono affinchè quest'ultima non venga consumata dall'oscurità e continui a brillare piena di speranza.
La figura più ricorrente, non a caso, è quella dell'angelo, essere etereo e puro, simbolo di innocenza assoluta.

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Romanzi
 
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antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    19 Mag, 2012
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Un po' di follia non guasta.

Asinara Revolution è la storia di di una battaglia, raccontata dai due ragazzi che hanno fondato e gestito il gruppo Facebook “L’isola dei cassintegrati”. C’è molta realtà da scoprire in questo libro.

Innanzitutto, c’è la storia di una grande protesta operaia e dei suoi protagonisti. Da qui si innesta la storia del gruppo, che arriva a raccogliere più di centomila membri e riesce a raggiungere l’attenzione delle istituzioni e dei media tradizionali, quelli che operano “dall’alto”. Può essere molto interessante, soprattutto per chi non conosce l’ambiente, scoprire come può nascere, crescere ed esplodere un gruppo “virtuale”. Sì, le potenzialità dei social network sono davvero notevoli, per chi conosce bene il mezzo e la materia.

C’è la vita del gruppo virtuale, c’è quella del reality reale, c’è il lato peggiore della globalizzazione, c’è l’imperdonabile insipienza dei potenti, c’è la Sardegna, c’è l’Europa dei cervelli in fuga. E poi c’è l’Asinara, la sua storia, i suoi colori, la sua bellezza, i suoi asini albini “che ragliano alla luna”. C’è anche Enrico Mereu, ex guardia carceraria e scultore, che ha conquistato con coraggio il diritto di vivere nella sua isola: le sue sculture e la sua storia meriterebbero un libro intero.

La qualità della scrittura è buona nelle parti romanzate, ma nei dialoghi e nei racconti in prima persona non mantiene sempre il ritmo: la girandola di nomi e personaggi gira troppo in fretta, le scelte lessicali e l’ironia scadono qua e là.

In sintesi, un libro interessante, ricco di contenuti. Un libro da leggere. Consigliato soprattutto a chi vuole conoscere la vera storia e i segreti dell’Isola dei cassintegrati, per chi vuole scoprire qualcosa di più sulla Sardegna e sull’Asinara, per chi vuole conoscere le gesta di due giovani davvero “intelligenti, talentuosi e spregiudicati”:-)

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narrativa e critica sociale.
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Romanzi
 
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Lady Libro Opinione inserita da Lady Libro    15 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 20 Marzo, 2013
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Un solo libro, infinite emozioni

In questo bel libro c'è veramente di tutto, tanto che non è possibile classificarlo in unico genere letterario: è un romanzo storico, rosa, d'azione, avventura, giallo, un classico...
E'una commedia teatrale, una tragedia, un musical, è... è tutto. Un tutto fantastico che coinvolge e appassiona fino alla fine, pieno zeppo di colpi di scena alla "Luke, io sono tuo padre" per intenderci.
Lo stile (che fa spesso uso del dialetto veneziano) è semplice, non troppo descrittivo ma perfetto nella sua essenzialità, completamente in grado di far immaginare al lettore l'intera scena con le rispettive azioni e personaggi.
Il vero filo conduttore del romanzo è l'amore, che prima o poi coglie tutti nel suo immenso abbraccio, ma in questa lontana Venezia del 1750 troviamo anche complotti, inganni e congiure per ottenere il potere, molti combattimenti appassionanti con protagonisti eroi coraggiosi e spavalde spadaccine in puro stile "Lady Oscar" sempre pronti a combattere per il bene, agenti segreti, personaggi che cambiano identità più e più volte creando ogni volta una gran confusione, divertimento e tanta comicità mischiata perfettamente con la drammaticità.
Il tutto avviene con in sottofondo le musiche del grande Vivaldi e innumerevoli canzoni e poesie decantate frequentemente, tra maschere, mantelli e travestimenti in lussuosi palazzi nobiliari, vicoli bui, piazze e piccole locande tra misteri, passione e libidine.
Con questo romanzo si torna ai tempi dell'amor cortese, del Dolce Stil Novo e di Alexandre Dumas, in questo splendido classico targato 2012.
Se proprio vogliamo trovare il pelo nell'uovo, questo romanzo ha molti errori grammaticali (ad esempio sostantivi plurali inspiegabilmente accostati a sostantivi singolari), alcuni personaggi non hanno una personalità ben definita, la storia a volte è piuttosto prolissa e ripetitiva e l'inizio è un po'lento e difficile da seguire.
Ma per il resto rimane un libro molto emozionante.

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Romanzi
 
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pirata miope Opinione inserita da pirata miope    15 Mag, 2012
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IL FOLLETTO RICONOSCENTE

Il protagonista del romanzo della Libutti, Stefano, da bambino, passa le ore “con il naso appiccicato alla finestra a fissare le gocce” di pioggia e “ a immaginarci dentro l’universo intero”, la qual cosa preannuncia il futuro scrittore. Infatti è tale chi sa scorgere l’universo intero in una particella insignificante e tramite il processo creativo rende partecipi gli altri della sua visione. La costruzione di un mondo “parallelo” è una reazione alle frustrazione di un esistenza negata, una sorta di strategia di attacco e difesa come per una partita a scacchi, hobby prediletto da Stefano? Il rapporto arte/ vita è problema complesso, tuttavia i casi come quello di Stefano/ Thomas Jay nella loro schematica esemplarità sembrano darci una facile risposta: l’abbandono dei genitori, la segregazione nella celle di una prigione, l’emarginazione sociale stimolano il talento, basta leggersi “Diario di un ladro”di Genet o “L’educazione di una canaglia” di Bunker per averne conferma. Tuttavia a differenza dei suoi probabili modelli Thomas non descrive l’inferno carcerario né la realtà al di fuori di lui: i suoi libri sono allegorie non realistiche ambientate in isole dove “non sorge mai il sole” o dove tutto “è in bianco e nero”, il cui scopo è far nascere “il sorriso sul volto del lettore”. Coerentemente “Thomas Jay” ovvero la sua supposta autobiografia inviata in forma epistolare ad Ailie, una donna conosciuta un tempo, non è affatto tale: l’ estenuante percorso di autoanalisi dell’anima reclusa in cerca di redenzione inibisce il racconto degli eventi. Stefano in realtà è stato battezzato Thomas Jay da Max, il proprietario di una lavanderia che l’ha accolto ed amato da adolescente: questi è il nome di un folletto che si perde nella notte e non riesce più a ritrovare la strada di casa. Il tuffo nella coscienza del folletto ’ergastolano” non consente alla fine grandi risultati conosciutivi, se non appunto la gratitudine nei confronti di chi ci ha aiutato a trovare ciò che eravamo destinati a trovare.

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A chi è interessato alla seguente tematica: arte e vita.
Vale comunque la pensa di leggere i modelli lontani a cui il romanzo rimanda: le opere di Genet e di Bunker
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Racconti
 
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Elisabetta.N Opinione inserita da Elisabetta.N    14 Mag, 2012
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Viaggiando nel verde

Ultimamente mi capita di leggere libri molto interessanti e questo non fa eccezione.
Non ho potuto seguire il consiglio dello scrittore, ovvero sedermi all'ombra di un bell'albero e leggere questo libro, il tempo (sempre poco) non me lo ha consentito, ma non per questo ho trovato la lettura meno interessanre, forse sarebbe stata più suggestiva, chissà...
"La selva della seduttrice. Viaggio nel verde letterario" è un libro che analizza con umorismo e un pizzico di ironia, frammenti di opere di grandi autori dove si parla di alberi, boschi, natura e del loro rapporto, spesso conflittuale, con l'uomo..
Il titolo parla di viaggio, sì, è proprio un viaggio perchè lo scrittore non solo ripercorre la storia della letteratura prendendo opere che vanno dal 2500 a.C. al 1942, ma ripercorre anche le idee dell'uomo nei confronti della natura.
Quanti secoli! Quante visioni spesso contrastanti della natura!
Prima viene venerata come esempio da seguire, la pace a cui tutti dovremmo aspirare, il simbolo dell'innalzamento verso il cielo, poi l'uomo la sfrutta, diventa tenebrosa, velenosa.
Così il bosco viene visto nella sua duplicita: un luogo di pace da cui trarre ispirazione, ma, appena cala la notte, diventa un luogo di figure contorte e strani rumori.
99 capitoli e altrettante opere descritte con uno stile diretto, talvolta divertente e ironico.
L'autore ha anche inserito un 100esimo capitolo fatto apposta per il lettore. Non ho avuto molti dubbi riguardo al libro che sceglierei, metterei un pezzetto di "Le voci del bosco" di Mauro Corona dove gli alberi hanno una propria personalità e non sono poi così diversi dagli uomini, ma questa è un'altra storia (di cui ho fatto la recensione).
Concludo riportando una piccola parte della conclusione che lo stesso scrittore ha inserito nel libro, credo che non ci siano parole più appropiate di queste.
"Fermiamoci qui, per ora. Usciamo dal labirinto verde salutando i suoi inquieti abitanti sfuggiti alla fantasia degli scrittori per vagare in eterno nella foresta del nostro immaginario.
Li salutiamo mentre, tutti in cerchio, danzano intorno all'albero cosmico della vita":

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o vuole legere di natura. A chi vuole concedersi una pausa dalla città.
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Sydbar Opinione inserita da Sydbar    14 Mag, 2012
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L'ultimo Vangelo

C'è un proverbio arabo che dice: la vita si compone di due parti, del passato che è solo un sogno e del futuro che altro non è che un desiderio.
"Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, poiché forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore".
Altro proverbio arabo: Quando parli, il tuo discorso deve essere migliore di quello che sarebbe stato il tuo silenzio.
Ecco attraverso questi tre passaggi mi sembra di poter racchhiudere la descrizione di questo romanzo storico, che per stile e descrizione dei fatti può ricordare vagamente alcune opere del celebre Hitchcock, tra tutte la donna che visse due volte.
Pensate 583 pagine per descrivere gli avvenimenti che si sviluppano in un paio di giorni, inframmezzati dal racconto della conquista dei turchi di Costantinopoli, durante la quale i personaggi hanno dato il "là" agli intrighi ed enigmi che ci accompagneranno praticamente fino alle ultime pagine.
Sembra di attraversare un incubo, un sogno, una speranza disperata leggendo la trama descritta in queste pagine che si fa un po' fatica a leggere all'inizio ma poi l'autrice riesce a cogliere nel segno e ad attrarre, con una fosca trama, il lettore che divora letteralmente le parole per scoprire cosa è realtà e cosa è immaginazione.
Di sicuro impatto sono le descrizioni degli scontri sulle mura di una Costantinopoli cristiana asserragliata dai turchi musulmani.
Finale un po' affrettato ma non ha rovinato un altro buon colpo editoriale della Fannucci con Time Crime.
Buona lettura a tutti.
Syd

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mt Opinione inserita da mt    12 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 12 Mag, 2012
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Gioco spietato

La scelta di questo libro?....Solo il titolo lo merita!
.....Laura, medico urgentista legata sentimentalmente all'abile chirurgo Alex, si sveglia dal coma dopo un grave incidente, piano piano recupera la memoria ma alcuni particolari continuano a sfuggirle.
....un uomo senza scrupoli, un manipolatore detto il Falco.....aspettava, osservava, programmava.
In un bosco viene ritrovata Anna una signora anziana orrendamente mutilata, ma ancora viva, rinchiusa nel suo stesso corpo senza la possibilità di comunicare con nessuno......Diego, Giuseppe, Andrea tre amici con l'abitudine di inaugurare la stagione del trekking, salendo su a la malga da Remo assistono ad un orrendo spettacolo e, solo uno di loro ne farà ritorno........il dott. Castello viene trovato ..suicida nel suo studio e uno stimato professore e una veterinaria svaniscono nel nulla.
Storie disseminate di indizi che si intrecciano legate da un filo comune alle quali l'astuto e intuitivo commissario Parola indaga.
Qualcosa di inspiegabile e sconcertante stava accadendo in un laboratorio sotterraneo dove un'equipe di scienziati, stava portando a termine un progetto "salva vita".
Che cos'è che si stava sperimentando? Cosa accade? Qualcosa di non previsto?
La trama la si può definire .....apparentemente irreale......la violenza è nella natura dell'uomo anche se è difficile da ammettere; fa parte di noi in qualche modo.
Questo libro non mi è piaciuto molto...ma di più, è un libro che ti tiene incollato alle pagine dalla prima all'ultima e non ti da mai nulla per scontato....scorrevole...bello!

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Medical trhiller
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Dilo Opinione inserita da Dilo    10 Mag, 2012
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quasi nulla da salvare

Non sono solita a stroncare del tutto i libri ma questo libro è veramente brutto, l'unica cosa da salvare è il titolo. Titolo che mi aveva fatto immaginare un libro dai risvolti esilaranti ma così non è. Dovrebbe essere un triller dalle atmosfere orwelliane, detto così sembra un romanzo geniale, ma per riuscire in tale intento bisogna essere veramente bravi e, forse, l'autore deve esercitarsi ancora un po'. Se questo libro fosse un colore sarebbe un grigio pieno. Il romanzo è ambientato ad Amsterdam ed è di una confusione pazzesca, non si capisce nulla! E in vita mia non ho mai messo così tanto tempo per leggere un libro di circa 300 pagine...più volte sono stata sul punto di mollarlo senza finirlo. Pessimo e basta. Fortunatamente per l'autore questa è solo la mia opinione

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Poesia italiana
 
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EvaBlu Opinione inserita da EvaBlu    10 Mag, 2012
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Quando la Poesia diventa Stupore

Tra i miei sogni più grandi ce n'è sempre stato uno forse non troppo comune: quello di rinvenire per puro caso il taccuino di uno sconosciuto; uno di quegli affari con la copertina indifferente ma pieno zeppo di pensieri e di vita riversata su pagine e pagine di inchiostro da scoprire e da bere come fosse linfa.

Di taccuini non ne ho mai trovati, ma la scorsa settimana mi è arrivato per posta questo libro, catalogato tra il genere poetico, che io stessa ho richiesto e che non smetto di rigirarmi tra le mani rileggendone ogni tanto qualche stralcio. Estasiata.

Perché mai quarta di copertina fu più veritiera, ed Acrilirico è sul serio " un libro inclassificabile. Scomponibile e ricomponibile a piacimento".

Acrilirico è soprattutto un libro oltre le attese, oltre la prospettiva comunque limitata o limitabile dei versi, oltre la rassicurante e ordinaria tranquillità della pagina stampata ed editata ed oltre l'ordine contenutistico degli argomenti.

Acrilirico è Stupore, che si fa vivere solo se disposti a scivolare su uno stile-non-stile, libero come solo liberi possono essere i pensieri e stimolante come solo un linguaggio nutrito e ricco può rendere uno stile accompagnandolo in una danza sostenuta.

È così che luoghi e tempi differenti si accavallano o si danno il cambio in un andirivieni di poesia dell’anima e della mente che indossa a tratti un costume poetico del tutto originale ma assolutamente lirico e profondo; poesia che avvolge il lettore chi vi si immerge conducendolo al cospetto della vera essenza dell’autore.

“Accadde quando accadde e il quando proprio non me lo ricordo. […]
Vinsi una volta, so. Vinsi una volta, spermatozoo capace di saltelli
e di slanci, […]
ma adesso perdo il passo.
il tempo che non ho mi preme e quello che non ho mai avuto
i ricordi, punte rotte dentro di me […]”

Eccolo qui il mio taccuino, zeppo di pensieri e di vita; non ci sarò inciampata per caso per strada ma me lo tengo come fosse quello che ho sempre desiderato ritrovare. E soprattutto non avrò mai il cruccio di doverlo restituire; anzi, avendo preso nota dell’esistenza dell’autore Gian Maria Turi sarò felice di sperimentare altre sue eventuali opere.

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A chi ama la poesia in genere e sopratutto a chi desidera sperimentare forme nuove di lettura.
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Fantascienza
 
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pirata miope Opinione inserita da pirata miope    10 Mag, 2012
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PER STRADA

Esiste un modo per raccontare la fine della civiltà, dopo l’Olocausto nucleare? La scomparsa dei saperi, ha depauperato la lingua: i periodi si troncano, il pensiero si scarnifica in frasi brevissime, la parola è un respiro rattenuto nell’atmosfera mortifera per le radiazioni. Avoledo ne“Le radici del cielo”, capitolo italiano del ciclo fantascientifico dello scrittore russo Glukhovsky, al fine di rendere immediatamente percepibili gli orrori della distopia a cui i romanzi di fantascienza ci hanno abituato, ha elaborato un’architettura stilistica scheletrica, e per questo ansiogena, epidermica: in un pianeta deprivato della luce e dei colori, agli uomini ridotti a vivere nei sottosuolo per comunicare non restano che i residui di idiomi oramai morti. E ritrovando in sé il lessico perduto il protagonista del romanzo, Padre John, racconta in prima persona a un’improbabile posterità il suo viaggio da Roma a Venezia in compagnia di una scorta armata e di una scienziata: essi devono trovare e riportare indietro il Patriarca che possa convocare un Concilio ed eleggere un nuovo Papa, ovvero il simbolo di un possibile ripristino di un ordine spirituale/etico. Un uomo di fede è la guida morale più rassicurante per accompagnare il lettore inorridito nell’inferno italico, popolato di mostri e di pochi sopravvissuti obbligati a banchettare con le carni di bambini. La raccapricciante metamorfosi del mondo conosciuto include paesaggi, città, persone e dal disgusto si salva solo la dignità di una domanda: se esiste Dio, come una realtà del genere può essere anche solo immaginata? Dio ci ha messo per strada e noi pensiamo o sogniamo o ci illudiamo di arrivare alle radici del cielo: questo pensa John/Avoledo.

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Per chi ama la letteratura dell'antiutopia.
Per chi è interessato ai seguenti percorso: il viaggio nell'immaginario dall'Odissea a "La strada" di Mc Carthy.
Utopie e distopia dalla riflessione filosofica alla narrativa fantascientifica.
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Romanzi
 
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Ally79 Opinione inserita da Ally79    09 Mag, 2012
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Il dolore che insegna

Lo ammetto:sono in profonda difficoltà con la recensione di questo romanzo.
In genere mi metto davanti un foglio word e in dieci minuti butto giù in pieno istinto le mie sensazioni.
Sono giorni che invece rimugino su Antologia della malata felice.
Il libro è breve,ma dotato di una tale intensità che per descriverlo ci vorrebbero più parole di quelle che lo compongono.
Racconta una storia se vogliamo semplice,sicuramente non innovativa,ma con al suo interno talmente tante sfaccettature da lasciar basiti.
Sono Mirna e Mia a parlarci da queste pagine.
La prima è una donna,una madre,una moglie abbandonata su cui,come uno sciacallo(perché tale è questa malattia),si avventa il cancro nel momento di maggior dolore.
Mia è sua figlia.Una figlia divisa a metà:tra il senso del dovere che le impone di restare al fianco della madre e la voglia di andare via per sentirsi libera;tra l’amore classicamente edipico per il padre e l’odio più profondo.(Perché se l’uomo che dovrebbe amarti di più al mondo se ne và……beh il male è troppo grande.)
Alternandosi come voci narranti di capitolo in capitolo, ci aprono le loro menti senza alcuna censura,senza nessun pudore.
Denso,intenso,viscerale,corposo:sono questi i primi aggettivi che mi vengono in mente.
Quando leggo un autore emergente,di nicchia o,diciamocela tutta,sconosciuto mi aspetto sempre molto poco.So che il mio è un pregiudizio,ma l’onestà mi impone di confessarlo.
Ecco perché sono rimasta cosi stupita e stranita da quest’opera.
C’è talmente tanto talento che il primo nome che mi è venuto da associare è stato Viola Di Grado.
(Per chi non la conoscesse è una giovane autrice di una bravura che sconvolge.)
Perché,come lei, la Bonanno ti trascina dentro la storia,te la scaraventa in faccia,forse con più garbo,ma con la stessa onestà.
Ci sarebbe tanto da aggiungere:ci sarebbero da sviscerare le dinamiche di competizione tra una madre e una figlia;ci sarebbe da discutere sul senso di inadeguatezza che un genitore prova;ci sarebbe da capire come chi ci ha amato, e dovrebbe farlo ancora, arriva a guardarci con indifferenza;ci sarebbe da soffermarsi sul momento in cui i figli si vedono costretti a diventare genitori e prendersi cura di loro in un capovolgimento di ruoli che mette paura;ci sarebbe da parlare della malefica intelligenza di una malattia che compare quando siamo già prostrati;ci sarebbe da andare indietro,fino a Nietzsche che ci ha insegnato che ciò che non ci uccide ci rende più forti.
Ci sarebbero milioni di cose da dire.

Ma perdonatemi:io stavolta ammetto il mio fallimento.
Tutto queste cose non le so dire.
Do solo un piccolo consiglio:leggetelo.

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Storia e biografie
 
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peucezia Opinione inserita da peucezia    06 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 06 Mag, 2012
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Storia di una grande donna semplice

Siamo soliti leggere della vita, le imprese e gli amori di grandi uomini o donne ma anche una persona apparentemente semplice come potrebbe essere una coiffeuse di provincia ha la sua storia che può diventare grande.
L'autrice, nonostante la scarsa istruzione "istituzionale" dimostra di avere un'ottima padronanza con la parola scritta descrivendo con accuratezza di termini e di immagini e dando al lettore la spinta giusta per leggere la sua biografia tutta d'un fiato quasi si trattasse di un'avvincente romanzo.
Pagina dopo pagina ci si appassiona alle vicende di questa grande donna semplice che passo dopo passo è riuscita a costruirsi una vita serena pur vittima anche assai prematuramente di avversità e contrarietà. Fosse vissuta negli States di sicuro il suo libro avrebbe dato origine a un film o a una serie televisiva di successo come simbolo dell'American o del Puritan dream che da' fortuna a chi è benedetto da Dio e riesce a far fruttare i talenti da Questi ricevuti. Da noi ci limitiamo ad ammirare le innumerevoli doti della scrittrice e ad augurarle nuovi scritti meno legati alle sue vicissitudini di vita e professionali a ribadire il suo personale talento nella scrittura.

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biografie
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Fantasy
 
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    04 Mag, 2012
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Viaggio ad Aldimondo...

Zak Elliot è un ragazzo di 14 anni, orfano e con una sola passione: quella per la lettura.
Un mattino si ritrova, per l'ennesima volta, ad inseguire la cosa più sfuggente di tutta la sua vita: l'autobus per andare a scuola. Rassegnatosi all'averlo perso, torna sui soi passi; mentre riflette, arriva davanti alla vecchia libreria, abbandonata da molto tempo. Incuriosito si mette a sbirciare all'interno di essa, scorgendo scaffali pieni di libri polverosi. Improvvisamente, nel tentativo di evitare lo schizzo che una macchina aveva alzato da una pozzanghera, Zak si tuffa verso la porta della libreria, la quale cede. Una volta dentro, la porta si richiude e Zak è costretto a cercare qualcuno che possa aiutarlo ad uscire. Presto incontrerà un misterioso personaggio che gli racconterà di un altro mondo e di una guerra lontana, di un importante libro perduto e di eredi....e quando Zak sente profumo di avventura, non può che buttarsi a capofitto nell'impresa.

"Zak Elliot e il Libro del Destino" è la prima avventura de "Le Cronache di Aldimondo".
Aldimondo è un regno magico, abitato da gnomi, elfi, giganti e altre bizzarre creature. Zak si ritrova completamente catapultato da una vita pressoché normale, in un'avventura che ha dell'incredibile. La lettura è scorrevole e un capitolo "tira l'altro". L'unico difetto, se così si può definire, è che questo romanzo (io personalmente) lo catalogherei come un romanzo per ragazzi: durante la lettura, mi sono spesso immaginata a leggerlo a mio figlio, un giorno. Per i più giovani è un libro prezioso anche per il bell'insegnamento che lascia: l'unione fa la forza e anche nei momenti di sconforto non bisogna mai smettere di sperare.
Un'altra cosa molto bella di questo libro è la grafica: infatti è ricco di disegni e le pagine stesse sono stampate in modo tale da sembrare fogli antichi dai bordi rovinati.
Insomma, se volete tornare un po' ragazzi, sorridere e vivere una carinissima avventura, questo libro fa per voi!

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Romanzi
 
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peucezia Opinione inserita da peucezia    04 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 16 Mag, 2012
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Storia di un gigante buono

Scorrevole e gergale nella narrazione senza disdegnare termini pseudo-dialettali il romanzo racconta di un gigante buono, Lazzaro è il suo nome, che, come fece Zalone nel suo primo film, parte dalla natìa Polignano verso la tentacolare Milano in cerca di lavoro.
Di fatto la storia è divisa in due parti distinte: quella dedicata a Polignano più colorita anche se poco benevola nei confronti dell'incantevole paesello a picco sul mare e quella meneghina a volte più dura, che non manca di sottolineare gli aspetti più contraddittori e negativi della vita nelle grandi città.
Le vicende tragicomiche del nostro eroe sono raccontate con molta ironia anche quando il protagonista si trova nei guai così come fece Fielding narrando le avventure del suo Tom Jones.
Belle le descrizioni dei personaggi tese a catturare le essenze dei singoli difetti ma con molta amabilità. Narrazione onnisciente con uso di dialogo diretto libero e scarsa intrusione da parte del narratore nelle vicende del personaggio eccezion fatta per l'introduzione e la conclusione della storia che richiamano la divisione classica propria del romanzo ottocentesco , anch'esso omaggio ironico ai tanti romanzi che in passato si occupavano di narrare eroiche avventure.
Molto televisivo e attuale nelle citazioni corre il rischio di bruciarsi troppo in fretta perché col tempo molte allusioni alla stretta attualità potrebbero cadere nel dimenticatoio.
Sicuramente adattabile agli schermi televisivi ( e non a caso è stato scritto a due mani da due autori di trasmissioni di successo) il libro è adatto per una lettura spensierata estiva o domenicale perché godibile e ben scritto.Consigliato.

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Carofiglio
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Romanzi
 
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Ally79 Opinione inserita da Ally79    03 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 04 Mag, 2012
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Larghi fianchi color rubino

Annalisa mi osserva dalla quarta di copertina,con i suoi 23 anni,il viso grazioso,la bocca che sorride.
Gli occhi a onor del vero un po’ meno.
Mi conduce insieme a lei tra la sua fantasia e la sua realtà.
Piombiamo prima in una cantina piena di botti di rovere:ci si arriva da una scala stretta,con gradini irregolari, e a me sembra di essere con Alice nel paese delle meraviglie.
Sento il gusto del vino e ne osservo il color rubino.
Poi mi porta in Messico a mangiare del cioccolato consolatorio:avverto l’aroma e il sapore sulla punta della lingua.
Passiamo per Bologna,in un sogno di indipendenza realizzato.
Ci fermiamo a dormire in una suite che affaccia sul mare,chissà dove:vedo il sole che si riflette nelle onde e l’odore di sale che la brezza porta fino a noi.
E ancora mi guida a osservare suo padre mentre le prepara le castagne il sabato pomeriggio;le notti con le amiche a parlare finché, sfinite, gli occhi non si chiudono;mi lascia fare una carezza al suo cane amato e malandato;infine,solo dal buco della serratura, mi permette di spiare per un secondo l’immagine di una madre che non c’è più.

Un libro di racconti questo,a cui si alternano quelli che ritengo essere pensieri e sentimenti della vera vita di questa giovane scrittrice.
Normalmente quando in un libro troviamo la realtà dell’autore,tracce autobiografiche,tendiamo a empatizzare maggiormente.
In questo caso è accaduto il contrario.
Ho apprezzato profondamente i racconti di fantasia,quelli in cui Annalisa fa la scrittrice.
E’ brava.Riesce a portarti in atmosfere realistiche e devo dire che lontanamente si sente l’eco di Erri De Luca,forse per via del grande uso di aggettivi che fa.
Quando invece racconta esperienze personali(anche se rivisitate) diventa più banale:sogni,paure,inquietudini e senso d inadeguatezza sono simili in ogni ventenne.
Per quanto il suo animo sia sensibile e la sua penna buona non racconta nulla di nuovo.

Ecco perché mi piacerebbe davvero leggerla ancora,ma alle prese con un romanzo o con un lungo racconto totalmente frutto della sua immaginazione.
Ha talento e tutte le capacità per farlo.Per farlo egregiamente.
La sensazione è che il suo nome lo sentiremo di nuovo.
In bocca al lupo!



(Solo una breve digressione:Annalisa,stai serena,i vent’anni,ringraziando Dio passano in fretta!!!)

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Romanzi
 
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Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    02 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 02 Mag, 2012
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Le occasioni piccanti di una viva sensualità...

Molto piacevole e vivace questa lettura che mi ha provocato un certo sconcerto, ma che comunque non trovo assolutamente volgare, semmai è da annoverare tra la letteratura erotica poichè ne porta l'inequivocabile marchio; è come se lo scrittore avesse voluto compiere un insieme di racconti tutti concentrati sull'approccio erotico, sulle occasioni piccanti che possono capitare all'uomo o alla donna durante l'arco della vita.
Non c'è nulla di male in questo; descrizioni particolareggiate e forse un po' colorite, ma non sicuramente volgari, stati d'animo perfettamente descritti.
L'attrazione del corpo, la passione fugace, i tradimenti coniugali, qualche piccola bizzarria
nel rincorrere un sogno.
Talvolta di passione e sensualità si può anche morire e non mi pare esagerato questo appunto dell'autore, vi sono incidenti di percorso, incidenti stradali, fatalità che possono condurre a una fine prematura e questo mi appare quasi come un ammonimento di non lasciarsi vincere completamente dagli impulsi sensuali fino a perdere la ragione e di conseguenza anche la vita.
Alcuni di questi dodici racconti mi hanno divertito, altri mi hanno commosso.
Il disprezzo per il sesso? Io non ce l'ho...personalmente penso che copulare sia una delle gioie più grandi della vita....e non mi sento di criticare uno scrittore che parla di questo argomento.
Si può discutere sulla volgarità, su come è trattato questo argomento: a me sembra che sia trattato con garbo, che non vi sia morbosità, ma anche pure in alcune parti del libro ve ne fosse qualche accenno, ricordiamoci che anche queste particolari deviazioni fanno parte della vita e quindi non si possono negare...
Passiamo infine a definire la concezione di sensualità. non solo labbra che si sfiorano o sguardi che si incontrano, la sensualità è il linguaggio del corpo di due persone che sono attratte l'una dall'altra
e che desiderano in qualche modo congiungersi in una maniera più intima.
La sensualità è il desiderio bruciante di essere tutt'uno con l'altro e di scoprire attraverso l'odorato e il tatto com'è fatto colui o colei dal quale ci sentiamo così "affini£".
Può essere un incontro fortuito o una passione che previene un amore che dura tutta la vita...
Questo dipende dal caso....
Ma tuttavia anche se si trattasse di una volta sola vale sempre la pena di non perdere l'occasione.
Mi viene in mente una massima di Lorenzo il Magnifico: "Chi vuol esser lieto sia...del domani non c'è certezza".
Un ultima parola riguardante la presunta volgarità: alla mia cara amica consiglio se vuol sapere che cos'è di preciso la volgarità di leggere qualche pagine del libro "Il tropico del cancro" di Henri Miller
e li ve ne troverà "a vagoni".
Consiglio questo libro agli amanti della letteratura erotica, a coloro che amano l'avventura e la gioia di vivere e agli anticonformisti.
Vietato alle signorine e ai perbenisti.
Forse per loro è un po' troppo osè.
Saluti.
Ginseng666

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L'amante di Lady Chatterlay...Letteratura erotica di buona qualità...
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Gialli, Thriller, Horror
 
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gracy Opinione inserita da gracy    01 Mag, 2012
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I sonnambuli

Deuteronomio: “Scegli dunque la vita, affinchè tu e la tua discendenza viviate”.

In una Germania in pieno fermento nazista agli albori del Terzo Reich, Willy Kraus ponderato e istintivo Detective della Kriminal Polizei deve risolvere un enigma molto ingarbugliato su presunte sparizioni e ritrovamenti di insoliti cadaveri deturpati, insolito è anche che Willy sia ebreo e pure pluridecorato eroe di guerra. La scelta dell’autore è molto ruffiana e contemporaneamente inevitabile per lo sviluppo della trama, il Nazismo di Hitler legato all’esoterismo e all’ideologia della ricerca della perfezione umana, senza approfondimenti e riferimenti eccessivi, dunque ingenuamente prevedibili e senza tanta suspance . Temi complessi e molto delicati se pensiamo alla Shoah e al numero di vittime del secondo conflitto mondiale, ma questa è una “godibile”story crime che si lega inevitabilmente con una triste pagina di storia, che ha lasciato tanti misteri insoluti e un numero imprecisato di morti che aspettano ancora una risposta.

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Gialli, Thriller, Horror
 
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3.8
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Illary Opinione inserita da Illary    01 Mag, 2012
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COLPEVOLE ?

Davvero bello questo legal thriller!
Andy Barber è il primo vice procuratore distrettuale della cittadina di Newton, è lui ad indagare sui crimini più efferati che avvengono in città. Così quando Ben Rifkin, compagno di scuola di suo figlio Jacob viene brutalmente assassinato, Andy apre l'indagine. Ma qualcosa non quadra... perchè gli amici di Jacob gli chiedono se anche suo figlio sarà interrogato? Perchè Jacob aveva un coltello? E perchè tutte le prove sembrano portare a lui?

La vicenda viene raccontata in parte in prima persona da Andy Barber, ed in parte sotto forma di interrogatorio al cospetto di un gran giurì. In buona parte il tribunale e gli interrogatori sono alla base della storia, per la gioia degli amanti del legal thirller. Fino alle ultime pagine la trama continua a svilupparsi, e numerosi colpi di scena di susseguono inaspettati fino ad arrivare ad un finale per nulla scontato o banale. In particolare, oltre al filone "legal" al quale siamo abituati, in questo libro vengono sviscerati la disperazione della famiglia dell'accusato, i sensi di colpa, l'odio e l'indifferenza mostrati da vicini ed ex amici, i sentimenti, ed i difficili rapporti che intercorrono fra i componenti della famiglia colpita dalla gravissima accusa.

Forse questo libro poteva essere un pò più travolgente, la trama è molto ordinata e lineare soprattutto in linea temporale, ma nel complesso lo coinsidero davvero una lettura piacevole! Consigliato agli amanti del genere...

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Legal thriller in genere
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Romanzi
 
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peucezia Opinione inserita da peucezia    30 Aprile, 2012
Ultimo aggiornamento: 30 Aprile, 2012
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Tra fede e distopia

L'autore del romanzo, medico in congedo e al suo esordio come scrittore di narrativa imbastisce una piacevole trama che ha i suoi fondamenti su una serie di tematiche usate e abusate dando però una sua impronta di originalità. Scrittura scorrevole e di piacevole lettura, narrazione in terza persona di tipo onnisciente intrusivo.La prima parte della storia incentrata sull'infanzia di Kaifa, il protagonista del libro e sul suo arrivo a Roma, è più curata con accurate descrizioni dei vari personaggi e delle ambientazioni e evidenzia uno studio da parte dell'autore allo scopo di rendere il più possibile realistico e verosimile il suo scritto mentre la seconda parte che si occupa del pontificato di Pietro II perde il tono di narrazione per assumere piuttosto quello del riassunto o della relazione. L'autore sciorina i vari accadimenti con competenza e chiarezza ma senza dare una impronta descrittiva, ed eliminando i dialoghi preso com'è dall'impegno di narrare le opere benefiche del pontefice e di fatto togliendo la piacevolezza che è propria di ogni romanzo.
Finale un po' affrettato, sconvolgente ma scontato e prevedibile.
A parte le ingenuità commesse forse perchè alle prese per la prima volta con un'opera narrativa, è da lodare l'impegno profuso, l'accuratezza nel trovare i nomi e nello spiegare situazioni e modi di vita propri di diverse popolazioni ed etnìe. Sicuramente in un nuovo romanzo l'autore saprà migliorarsi.
Il libro è tuttavia consigliato per una lettura distensiva e tutto sommato interessante e utile e pur collocandosi nel genere romanzesco alla Dan Brown è più verosimile e dettagliato.

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Dan Brown, romanzi di fantapolitica
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