Narrativa italiana Romanzi Alla fine di un'infanzia felice
 

Alla fine di un'infanzia felice Alla fine di un'infanzia felice

Alla fine di un'infanzia felice

Letteratura italiana

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Quella che sta cominciando non sarà per Guido una giornata come le altre. Arrivato in ufficio, nella casa editrice dove lavora come editor, lo attende una busta. Ma non è il solito aspirante scrittore in cerca di attenzione. Il tempo di leggere il mittente e il cuore di Guido ha un sussulto. Sergio Casagrande. Un nome che porta con sé le ferite di un passato sepolto. Il grande amico di infanzia, perso per sempre dopo un dramma terribile e mai dimenticato. Bastano le prime parole del libro per capire che le sorprese non sono finite: - Mercoledì mattina ho visto Guido- scrive Sergio. Sarà vero? Che Sergio l'abbia seguito? E da quanto tempo? Per scoprirlo non resta che immergersi nella lettura. E rendersi conto che, davvero, il romanzo parla di lui, di loro, dall'infanzia fino al presente. Per Guido comincia un viaggio nella memoria, in un tempo lontano, l'estate in cui nacque la sua amicizia con Sergio, nelle campagne del Friuli abitate dalle loro famiglie. I giri in motorino, la caccia alle rane, fino all'incidente che ha cambiato ogni cosa. D'improvviso però la narrazione dei ricordi si interrompe e il romanzo-nel-romanzo comincia a parlare di un dramma coniugale, una storia di infedeltà che apparentemente non ha legami con quanto raccontato fino a quel momento. E poi, con un altro salto, ci troviamo nel presente, intere settimane in cui Sergio pedina Guido, ne segue ogni mossa, scava negli angoli più in ombra della sua vita. Mentre, pagina dopo pagina, il confine tra fiction e realtà si assottiglia fino a scomparire.

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Alla fine di un'infanzia felice 2013-08-09 09:05:15 ant
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ant Opinione inserita da ant    09 Agosto, 2013
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Tante piccole grandi verità

Un libro encomiabile per la struttura molto particolare e per i temi trattati, ma forse(secondo me) non proprio facile e scorrevole.
La trama: libro ambientato in Friuli;a Guido, insegnante e collaboratore di una casa editrice , arriva un plico contenente un romanzo da visionare, scritto da un suo amico d'infanzia(Sergio).
Inizia così un excursus prima nella fanciulezza dei 2 protagonisti, poi l'autore è bravo a spaziare in diversi ambiti, tipo i riferimenti storico-politici del dopoguerra, in una terra di confine come quella friulana, si avvicendano quindi flashback del passato con digressioni sul presente. Un'altalena di emozioni e situazioni si alternano in questo romanzo, mi hanno molto colpito le pagine in cui l'editor(Guido) smette di leggere i capitoli del romanzo e medita sui ricordi e sulle conseguenze che certe rivelazioni possano avere nel suo presente.
Ben scritto e molto singolare, una storia x riflettere e forse x meditare che certi momenti del passato, magari apparentemente accantonati, possano ripresentarsi ed essere vissuti con una chiave di lettura diversa

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Alla fine di un'infanzia felice 2013-04-12 06:43:33 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    12 Aprile, 2013
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Alla fine di una storia difficile

Guido Devetta è l'editor di una piccola casa editrice la Gemina, conduce una vita normale , sposato felicemente con Ilaria, insegnante, ha una figlia,Milena, che frequenta l'Università.Una mattina arriva in ufficio un plico che sembra contenere il classico dattiloscritto del solito esordiente, ma non è esattamente così, perchè a scriverlo è stato un amico d'infanzia Sergio Casagrande ,inoltre uno dei protagonisti del romanzo sembra essere proprio lui,Guido Devetta della famiglia dei "Sain", questo il soprannome che ebbero quando,da profughi, si trasferirono a San Quirino piccolo Comune del Friuli-Venezia Giulia.

Guido fin dalla prima pagina è molto combattuto, vorrebbe leggere il manoscritto con distacco professionale per giudicarlo da editor, ma per quanti sforzi faccia, non riesce ad essere obiettivo; le cose che scrive Sergio lo toccano nel profondo.

Il romanzo di Sergio Casagrande s'intitola "Alla fine di un'infanzia felice", ed è diviso in quattro parti: "La faccia di un passante", "L'affare del fieno", "L'intimità", "L'inseguimento".


Ne "La faccia di un passante" Sergio confessa a Guido che, seduto ai tavolini di un bar,durante la pausa caffè ,

visto che lavora presso un 'agenzia pubblicitaria nei dintorni,

lo ha riconosciuto fra i passanti. La sua immagine ha risvegliato in lui vecchi ricordi d'infanzia. Si chiede se il momento di sbandamento,inquietudine e sofferenza interiore che sta vivendo possa essere in qualche modo "curato" recuperando una vecchia amicizia ,finita male. Ne "L'affare del fieno" , infatti Sergio descrive l'infanzia trascorsa a San Quirino ,quando i Sain: padre, madre,figli e zio ,profughi istriani, si trasferirono negli appezzamenti di terra da bonificare della provincia pordenonese. In quel villaggio al confine con i Balcani , Guido e Sergio strinsero una profonda amicizia, ma furono anche testimoni di un tradimento e di una tragedia che ne decretarono la fine. Dopo la descrizione della fine dell'infanzia "felice" Sergio spiazza sia Guido che noi lettori narrando ne "L'intimità", la storia di una sua relazione morbosa con una donna dell'alta società friulana, Lucia, che morirà di un male incurabile che getterà nello sconforto il marito, Giorgio, industriale affermato e uomo posato che, di fronte ai diari e gli sms della moglie che gli testimoniano il tradimento, quasi impazzisce e comincia a perseguitare Sergio,l'amante mai reo confesso .

Che c'entra questa storia con la prima ci chiediamo noi e l'editor Guido Devetta?

Le domande aumentano quando ne "L'inseguimento" ,Guido "Sain" e noi lettori con lui, ci rendiamo conto che Sergio sta spiando l'editor. Continuando a leggere l'ultima parte del manoscritto Guido si rende conto che l'amico, conosce sua moglie,sua figlia, le sue abitudini, addirittura sa dell'amante! Ma che diavolo vuole Sergio da lui? Perchè, lo spia?

Un romanzo , quello di Gian Mario Villalta, intrigante come un giallo,con analisi psicologiche penetranti e riflessioni filosofiche acute, di quelli che meritano più di una lettura.

Certamente ha superato tutte le osservazioni di Guido Devetta meritando la pubblicazione.

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