Narrativa italiana Romanzi Brucia la città
 

Brucia la città Brucia la città

Brucia la città

Letteratura italiana

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Allegra è sparita, e Torino non c'è più. O meglio c'è ancora, ma è così cambiata che si stenta a riconoscerla. E Iaio? Forse sta ancora con Allegra, e dovrebbe mettersi a cercarla sul serio... È un mondo fatuo e paradossale, quello che sciama attraverso il Quadrilatero Romano della città dove gli operai di un tempo sembrano essere stati rimpiazzati da una tribù di creativi, modelle e giovani smaniosi di estasi a buon mercato. Tra conversazioni surreali, allucinazioni private e feste indimenticabili, i nostri tre eroi vagano per le strade di una Torino notturna, sporca, a tratti torbida e "proibita", alla ricerca di un irraggiungibile equilibrio.

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Brucia la città 2012-01-15 16:50:15 chicco76
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chicco76 Opinione inserita da chicco76    15 Gennaio, 2012
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il neorealismo degli anni duemila

Premetto che Culicchia mi piace molto come scrittore ed è il suo secondo romanzo che leggo, mi sento di affermare che il libro è veramente bello.
Il linguaggio è molto fluido e scorrevole, la divisione è fatta in capitoli molto brevi facilmente leggibili negli intervalli di tempo della nostra giornata.
La descrizione dei luoghi è molto accurata e, essendo io stesso di Torino, confermo che tutti i locali descritti sono autentici templi della movida notturna.
Le descrizioni delle situazioni , sebbene illustrate in maniera molto cruda, mi sembra molto reale: gruppi di giovani figli della "Torino bene" che trovano la propria felicità nei paradisi artificiali: la bamba (vale a dire la cocaina), i festini fatti in associazioni "culturali", i vari locali notturni.
Mi è piaciuto moltissimo anche il finale: nonostante Iaio sia rimasto senza amici e parenti, continua a ripetersi che sta terribilmente bene. Oltre ad essere un bel romanzo è anche una bella "favola", nel senso che dietro tutto il racconto c'è una bella morale: la facciata di benessere e felicità espressa nelle serate della movida con consumo di stupefacenti nasconde una profonda solitudine di questi giovani.
Da rileggere.

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Brucia la città 2010-05-02 22:21:15 ladislao
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ladislao Opinione inserita da ladislao    03 Mag, 2010
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Brucia la Città

Non abito a Torino, quindi non so se la realtà sia proprio così,.. spero prorpio di no, la troverei veramente triste. Di conseguenza anche il libro lo trovo un pò pessimista e pesantino. Troppa droga e brutte situazioni. DAi la vita è anche bella. Ciò nonostante mi piace la scrittura di "Culicchia", ho apprezzato molto di più il suo romanzo precedente. Questo non molto direi.

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Brucia la città 2009-03-13 23:09:27 vane
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vane Opinione inserita da vane    14 Marzo, 2009
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ferisce ma fa anche riflettere

Si tratta sicuramente di un romanzo denuncia sull'aridità che pervade molti stili di vita di oggi. Il linguaggio crudo aiuta a riflettere e a conoscere un mondo spesso sconosciuto ai più.

Amo Torino e questo mi ha spinto ad acquistarlo. Protagonista Iaio, un dj piuttosto famoso che si muove all’interno di un contesto fatto di persone uguali a lui che passano il tempo a parlare di look, di drink, di musica e a farsi. Gente che vive di notte e che ha perso la capacità di provare sentimenti o emozioni, gente bruciata da una vita senza senso e senza obiettivi, dove le relazioni umane sono di pura superficie.

Come dicevo un romanzo che "apre gli occhi"..da rileggere!

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Brucia la città 2009-03-10 18:40:45 marco giacosa
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Opinione inserita da marco giacosa    10 Marzo, 2009

Copiatura oppure omaggio?

Come giudicare Brucia la città? Non lo so, intanto inizio. Non lo so per due motivi: 1) io amo visceralmente la narrativa di Bret Easton Ellis. 2) io amo scrivere i dettagli del quotidiano inteso come oggi anno 2009: nomi di strade, nomi di locali, marche, rimandi a personaggi realmente esistenti. Che è un po’ ciò che fa Bret Easton Ellis, per questo quando lessi la prima volta 16 anni fa American Psycho rimasi folgorato da quello stile, da quel modo narrativo tutto suo, dal coraggio di romanzare - rendendolo storia - il presente puro e le pieghe dell’iperrealismo.

Giuseppe Culicchia traduce Ellis per Einaudi. Lo ama, è evidente. Ne è risucchiato, è chiaro. Più prosaicamente: lo copia, ne copia stile e incedere, ritmo e oggetto, insomma Anna Zinola su Fb lo definisce non a torto “Il B.E.Ellis di Porta Palazzo“: Torino non è Manhattan, ma più che AP, Brucia la città rimanda a Meno di zero. Esplicito è anche il messaggio complessivo, globale, finale del protagonista DJ Iaio: sono solo. Le stesse, identiche, parole del protagonista di MdZ, nonché di Patrick Bateman.

Che poi uno tende a sopravvalutare e a sovrastimare uno scrittore che pubblica quasi un libro all’anno e scrive su La Stampa e traduce per Einaudi, che magari ha copiato appositamente al fine di coinvolgere chi non è stato (ancora) raggiunto dal verbo dello scrittore americano. Chissà. Non ho il piacere di conoscere Culicchia, qualora leggesse e volesse invitarmi per un caffè ci andrei volentieri. Perché vorrei chiedergliene di cose: hai scientemente copiato, hai inconsapevolmente preso (troppo) spunto, o hai voluto rendere omaggio allo scrittore americano? A seconda della sua risposta, il mio giudizio sul romanzo cambia, ovviamente.

Ma prendiamolo per quello che é: la storia di Iaio e dei suoi amici, tutti DJ, che si sfiniscono nelle nottate torinesi a ritmo di cocaina, musica e sesso. Iaio, “fintopovero” per sua stessa definizione, cerca la sua fidanzata Allegra, e intanto gira vernici in gallerie d’arte, pranzi in zona Tre Galli, weekend in Liguria e a Bardonecchia a bordo del suo Suv da cui è letteralmente sedotto.

Chi non conosce B.E.Ellis, chi ama Torino, chi ama sballarsi, potrebbe seriamente innamorarsi di questo romanzo che, in fondo, mi è piaciuto.

Voto: 7,25/10

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bret easton ellis
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