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Carnaio

Letteratura italiana

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Giovanni Ventimiglia è un pescatore, da tutta la vita raccoglie nelle sue reti acciughe e granchi, anche se negli ultimi anni il mare è diventato avaro e sulla sua piccola nave non ha più un equipaggio. Il pesce lo vende nel mercato di DF, un paesino aggrappato alla costa come tanti, con un parroco che fa la predica ma va a puttane, un sindaco che è padre di sindaco, un'emittente locale che scalda i cuori delle casalinghe con il suo conduttore brizzolato. Ma un giorno di marzo Giovanni attraccando al pontile trova un cadavere, un uomo che in ammollo dev'essere stato per giorni, un ragazzo non di quelle parti, forse dell'Est o del Sud, uno di colore comunque. E dopo di lui, i ritrovamenti di cadaveri sbiaditi dall'acqua, tutti giovani, tutti neri si susseguono, senza che le autorità locali riescano a trovare un filo, cumuli di cadaveri da seppellire, identificare, gestire. E da DF chiedono aiuto, ma da Roma prendono tempo, impongono accertamenti, tanto che, per non venire sommersi, i cittadini saranno costretti a escogitare un sistema per affrontare l'emergenza, e poi nel tempo trasformarla in profitto.

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Carnaio 2019-11-22 18:32:48 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    22 Novembre, 2019
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Distopia e disumanità

Mi piace sempre cominciare un commento citando gli eventuali Premi o la partecipazione a Premi letterari, del libro letto. Questo non perché consideri l’assegnazione di un Premio quale garanzia di qualità di quel romanzo, ma per dovere di informazione. “Carnaio”di Giulio Cavalli , Fandango edizioni, è stato inserito nella cinquina finalista del Campiello di quest’anno ed è stato probabilmente l’opera avente una tematica più attuale e scottante.
Secondo me è un romanzo ben riuscito, con un finale che mi ha lasciata perplessa, che mi ha fatto pensare a “La guerra dei mondi” , in versione rovesciata, di Wells, ma forse, a conti fatti, era inevitabile e più logico.

Un romanzo distopico e grottesco, dai risvolti disturbanti e disumani che fa riflettere paurosamente sull’immigrazione, su queste ondate di “stranieri” che giungono su precarie imbarcazioni di fortuna lungo le nostre coste. Nel romanzo però gli “stranieri” sono tutti morti, sono tutti uguali, corpi senza volto, tutti di sesso maschile, della stessa taglia, altezza, addirittura della stessa circonferenza toracica ed addominale. Tutti uguali, tutti, come se fabbricati in serie.
Perché? Probabilmente perché la disperazione non ha volto, non ha età, ognuno di noi potrebbe essere quel corpo, un naufrago, gettato dal mare presso un qualsiasi paese o una qualsiasi isola, come quella del romanzo, DF.
Anche l’ambientazione non ha nome, viene indicata una piccola cittadina italiana di mare, con queste due lettere, DF, che potrebbe essere una qualsiasi Lampedusa del mondo. Nella DF del romanzo non serve assolutamente un centro di accoglienza: gli “immigrati”sono tutti morti, servirebbe un obitorio gigantesco!
Dopo i primi, isolati, ritrovamenti di corpi che gettano nello scompiglio la tranquilla DF, arrivano ondate inaudite di cadaveri, vomitati dal mare:

“Di là dell’altura c’erano corpi. Morti. Un tappeto di corpi ammassati come sacchetti, decine, forse un centinaio di corpi accavallati dal mare quando tira le righe sul bagnasciuga, con le facce schiacciate uno sullo sterno dell’altro, un piede che usciva da una pila senza che se ne intuisse il resto, innaturalmente snodati come bisce, stesi senza ossa, sfilettati, con magliette e pantaloni leggeri consunti dall’acqua e ingessati dal sole, cadaveri di persone (...)”


Nessuno si chiede da dove provengano, perché siano morti. L’unica preoccupazione è liberarsene.
Una vera “onda di carne, senza corpi, a forma di massa, non tutta contenuta nella forma intelligibile di esseri umani” che copre la città di diversi centimetri, al punto che le autorità di DF, di fronte all’assenteismo dello Stato, alla paralisi della Chiesa, al falso buonismo, all’ipocrisia dei giornalisti stranieri che accusano gli italiani di disumanità e di razzismo contro questi corpi, prendono una decisione estrema: DF si autoproclama Città-Stato indipendente.
Purtroppo quella non sarà l’unica decisione, l’unica misura...lascio a voi la scoperta di tutta una serie di soluzioni adottate, una climax che vi lascerà inorriditi, per “smaltire” i corpi e purificare l’aria.

Un libro interessante, ben scritto, con una prosa scorrevole, assolutamente non lento, intessuto di dialoghi con discorso diretto libero, in assenza quasi totale di punti e virgole allo scopo di rendere più concitati i pensieri e le parole dei personaggi del romanzi, alcuni dei quali sono ben tratteggiati con poche e rapide pennellate e risultano delle vere “macchiette”, alter ego dei nostri politici, dei nostri giudici, dei nostri giornalisti e del clero dei piccoli borghi.
Un romanzo distopico dove il dramma dell’attualità incontra il grottesco e il paradossale.


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