Narrativa italiana Romanzi Come un giovane uomo
 

Come un giovane uomo Come un giovane uomo

Come un giovane uomo

Letteratura italiana

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Sono due le coincidenze da cui muove questa storia. Quella tra la caduta della neve su Roma, dopo più di vent’anni di attesa, e la scoperta che una giovane donna, Mascia, è in coma. E quella tra il funerale di Mascia, una decina di giorni più tardi, e la firma di un contratto di lavoro. Se la prima neve della vita del protagonista di questa storia, scesa sulla sua città quando era bambino, aveva portato con sé l’incanto, la seconda ha portato un incidente. Mascia, l’amica degli anni del liceo, è scivolata col motorino là dove la neve è caduta e si è sciolta. Questa seconda neve tanto desiderata, come se col bianco potessero tornare i giochi e le meraviglie dell’infanzia, invece di restituire il passato si porta via un pezzo di futuro. Perché Mascia muore per sbaglio, come pure si può morire, e non c’è altra spiegazione. Il protagonista parla con amici comuni, riceve e manda sms, inventa scuse, cerca ragioni ai propri pensieri e comportamenti, alle fughe e ai ritorni, e le trova, si colpevolizza, si assolve. Se Mascia, come tutti, muore sola, il protagonista di questo libro, come qualcuno, fa di tutto per restare, ancora un poco, solo con lei. Costruito come un labirinto che riproduce lo smarrimento di fronte al dolore, o come un videogioco che muove nello spazio ancora sconosciuto e pericoloso dell’età adulta, il romanzo segue i pensieri del protagonista, e di chi legge, intorno alla perdita di quelli che si amano e si ferma sul limite dell’amore umano che è quello, insopportabile, di non poterne impedire la morte.

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Come un giovane uomo 2019-03-14 05:28:45 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    14 Marzo, 2019
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Il momento su cui fantasticavo

Come un giovane uomo di Carlo Carabba è la storia di un giovane poco omologato (“Il mio rendimento eccellente era visibilmente bilanciato da un’inadeguatezza alla vita che mi lasciava sempre all’oscuro delle pratiche cui loro istintivamente si dedicavano, dei gusti che naturalmente e in modo omogeneo possedevano e che io invece dovevo ricavare per mezzo di faticose catene induttive”), che vive con un ricordo fervido: quello di una nevicata che rimane confinata nel ricordo di bambino.

Quando finalmente – dopo molti anni - la neve si ripresenta, come spesso accade, la realtà è deludente (“Colpevole di aver sabotato il momento su cui fantasticavo e che attendevo da quasi venticinque anni”) e sembra inutile tentare di rivivere il momento magico del passato (“Abbandonai in gran fretta Villa Borghese dopo neanche dieci minuti di cammino”).

Oltretutto, il nuovo evento nevoso coincide con una disgrazia che il protagonista vive in modo doloroso (“Pena per il destino di Mascia e per aver dubitato di lei, della nostra amicizia”), a tratti pavido (“La verità è che per nulla al mondo avrei voluto vedere il corpo comatoso di Mascia”), problematico (“Il reparto di terapia intensiva… ridivenne lo spazio che conteneva ciò che non sapevo affrontare e da cui volevo fuggire”), quasi colpevole (“E non andare al funerale non sarebbe stata, d’altro canto, una mancanza di rispetto ben maggiore?”).

Giudizio finale: cerebrale, retroflesso, psicologico.

Bruno Elpis

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