Corpo felice Corpo felice

Corpo felice

Letteratura italiana

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Una madre che non ha avuto il tempo di esserlo. Un figlio mai cresciuto. Tra di loro, i giorni teneri e feroci, sognati eppure vividissimi che non hanno vissuto insieme. E un dialogo ininterrotto che racconta cosa significa diventare donne e uomini oggi. A più di quarant'anni dai versi che hanno disegnato i contorni di un cambiamento possibile - "Libere infine di essere noi / intere, forti, sicure, donne senza paura" - Dacia Maraini riavvolge il filo di una storia tempestosa, quella al femminile, attraverso le parole di una madre a un figlio perduto, il suo, che cammina verso la maturità pur abitando solo nei ricordi. È così che l'immaginazione si fa più vera della realtà, come accade per tutte le donne che popolano i suoi libri - Marianna, Colomba, Isolina, Teresa - e sono arrivate a noi con le loro voci e i loro corpi. Corpi che non hanno mai smesso di cercare la propria via per la felicità, pieni di vita o disperati per la sua assenza, amati o violati, santificati o temuti, quasi sempre dagli altri, gli uomini. Ed è proprio a loro che parlano queste pagine. Agli occhi di un bambino maschio non ancora uomo. Per ricordare a lui e a tutti noi che solo quando l'amore arriva a illuminare le nostre vite, quello tra i sessi non sarà più uno scontro ma l'incontro capace di cambiare le regole del gioco.



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Corpo felice 2020-08-28 16:28:37 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    28 Agosto, 2020
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Caro Perdu

"Caro Perdu, che mi sei vicino e lontano come lo sono i sogni più lucidi e ariosi".

Dacia Maraini in gioventù ha perso un bambino al settimo mese di gravidanza e l'autrice, come qualsiasi donna al suo posto, ne è rimasta molto turbata:

"Mi hanno salvata, contro la mia volontà, e quello strappo non l'ho mai dimenticato".

"Corpo felice" è un dialogo immaginario fra l'autrice e il figlio mai nato, chiamato da lei Perdu. Un viaggio lungo in cui Perdu cresce e porta avanti la sua vita, una vita fatta di ostacoli, di decisioni da prendere, di cose da imparare.

Dacia Maraini punta soprattutto a spiegare al figlio perduto l'importanza della donna e lo fa con esempi davvero interessanti.

La biografia che si trova alla fine del libro, offre degni spunti validi sulle letture relative alle donne.

Un testo che punta a far riflettere, diretto e semplice da comprendere. Una lettura piacevole ma che non resta incisiva, almeno per me che dell'argomento ho già una buona conoscenza.

"Mi chiedi cosa intendo per corpo felice. Be' un corpo fertile, capace di partorire figli, ma anche pensieri e desideri, progetti e sogni".

Buona lettura.

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Corpo felice 2018-11-29 16:48:50 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    29 Novembre, 2018
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Madre e figlio

«Possiamo considerarla una eredità questo sentimento di rivolta contro le ingiustizie, che filtra per via parentale da cervello a cervello, da cuore a cuore? Oppure si tratta di un istinto che la natura ci mette a disposizione di fronte alle difficoltà della vita? A tutt’oggi non ho una risposta chiara. Incontro persone che sono sensibili ai soprusi e persone che non lo sono. Eppure ho l’impressione che questo senso di ribellione sia più vicino a un istinto che a una costruzione culturale. L’istinto, però, se non viene coltivato, sollecitato, può addormentarsi e andare in letargo»

La questione femminile è da sempre tema caro a Dacia Maraini, autrice dalla penna tanto delicata quanto diretta che nulla risparmia a chi legge. In “Corpo felice” assistiamo ad un dialogo tra una madre e un figlio, un figlio perduto perché mai nato. Eppure questo fanciullo è vivo poiché abita nei ricordi e nella mente della sua mamma che lo immagina in fasce, che lo immagina crescere, che lo immagina uomo adulto, che lo immagina lottare negli alti e bassi della vita e che per questo ci parla, ci dialoga, ci interloquisce.
Il lettore, dal suo canto, inizia a conoscere dapprima la Dacia bambina che con il suo carattere ligio e orgoglioso ma anche vitale e dal grande senso di giustizia, scappa quando i genitori non le accordano la loro fiducia e anzi pensano che abbia mentito, e successivamente la Dacia adulta e madre mancata. Non si nasconde, la fiesolana. Il viaggio che ha luogo ha sede primariamente nella mente e nelle riflessioni della donna ma chiaramente il suo è un messaggio che non resta fine al proprio essere in quanto diretto ad invitare alla riflessione soprattutto il pubblico maschile. Ciò ha luogo mediante l’espediente del figlio perduto con cui si instaura un dialogo che ha ad oggetto le tante sfumature del gentil sesso, dalla loro voglia di vivere, dal loro desiderio di riscatto, dalla voglia di essere felici, dalle violenze subite, fino all’evidenziarsi delle sofferenze subite da quegli uomini che spesso non le rispettano e amano ma che desiderano, al contrario, spezzarle. Perché le temono, perché hanno paura della loro forza, perché hanno timore del loro ruolo, perché, perché, perché… Di grande capacità empatica la sezione dell’opera che si focalizza sulla condizione femminile nelle strutture di ricovero psichiatrico, i manicomi, per volere di quei padri, di quei mariti, di quei fratelli in quel periodo storico in cui bastava un nulla, un sussurro, ex lege, per togliere la voce.
A cornice di questo contenuto molto forte e riflessivo si erge lo stile narrativo al contempo elegante, chiaro, raffinato, duro, crudo e diretto di una delle scrittrici contemporanee più affermate. Ma badate bene, la Maraini non giudica e non emette sentenze, semplicemente offre una panoramica completa, invoca l’auto-interrogazione. E nel frattempo presenta anche una soluzione a questa diversità tra i due mondi maschile e femminile, una soluzione che non è altro che l’amore. Perché l’amore, semplicemente, ha la forza di aprire le menti, vincere le rimostranze, lenire le ferite del corpo e del cuore.

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