Dimenticare Dimenticare

Dimenticare

Letteratura italiana

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Dopo aver lavorato per tutta la vita in un lido balneare di Fiumicino, Daniele si è ritirato da un giorno all'altro in un paesino sperduto dell'alto Lazio, dove ha preso in gestione il bar fatiscente di una stazione sciistica abbandonata in mezzo al bosco. La piccola comunità di Trecase lo accoglie senza diffidenza ma col silenzioso sospetto che stia scappando da qualcosa. Ciò che nessuno può sapere, è che il suo nemico ha la sua stessa faccia. Si dice che da quelle parti un orso abbia ucciso una ragazza. Il bosco tace, e guarda quest'uomo rimettere a nuovo il locale mentre cerca di rimettere a nuovo se stesso. Quando una donna entra nella sua vita, inizia una storia d'amore calda e adulta: l'esistenza prende un ritmo accettabile, il passato sembra aver ormai rallentato la sua rincorsa. Ma un giorno il nipote - il figlio di suo fratello - lo viene a cercare. Sono passati tredici anni, e per Daniele è arrivato il momento di tornare con lui al Lido Esperanza. Dimenticare è la storia di un segreto lungo una vita. È la storia di un mistero senza nome che aleggia sul bosco, attraverso le fronde dei faggi che ogni notte sembrano «ripetere le voci dei morti». Non c'è redenzione in queste pagine, ma non c'è condanna.

Recensione della Redazione QLibri

 
Dimenticare 2017-09-20 21:20:33 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    20 Settembre, 2017
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Misterioso (anche troppo)

Questo libro di Peppe Fiore che mi accingo a recensire è misterioso per vari aspetti.
Ma partiamo dal principio: sulla quarta di copertina questa storia viene definita "un noir dei sentimenti". Ora, non volendo dare a questa affermazione il suo significato letterale (perché del genere noir questo libro ha ben poco), voglio dedurre che sia riferita al fatto che l'autore cerca di indagare nei lati oscuri dell'essere umano. Ora, è evidente il tentativo di Peppe Fiore di scendere a fondo nella psiche dei personaggi (soprattutto del protagonista Daniele), ma questo suo proposito si rivela efficace solo in alcuni tratti e in maniera nemmeno troppo profonda. Quello che meno mi è piaciuto è il poco approfondimento delle vicende, che alla fine scadono nel confusionario. Non si capisce chi ha fatto cosa; non si capisce quale sia il tormento che affligge il protagonista, cosa lo abbia causato e quali siano stati i suoi errori passati e futuri; non si trova il bandolo della matassa.
La psicologia del protagonista ruota tutta intorno a un personaggio, suo fratello Franco, con cui avremo a che fare poco o nulla se non con la mediazione di Daniele. Al termine della mia lettura la sensazione dominante era una diffusa incompiutezza, perché tanti sono gli interrogativi che apre questa storia, ma pochi sono quelli che vengono realmente chiusi (almeno in maniera chiara) al suo termine. La domanda che mi è sorta spontanea è: ma fai che ci sia un seguito? Se anche la risposta fosse sì (ma non credo), leggerei il seguito ma con qualche riserva, perché questa era secondo me una storia da portare a termine in questo stesso libro.
Dunque, non poche perplessità mi hanno accompagnato soprattutto nelle ultime pagine, quando mi sono reso conto che ancora troppe cose non trovavano spiegazione e si avvicinava inesorabile la fine del libro, e se anche fossero state soddisfatte tutte insieme... ho i miei dubbi che la scelta avrebbe funzionato.
Però, prima di rendermi conto che l'autore tardava a chiudere il cerchio, devo ammettere che la lettura è stata piacevole e lo stile dell'autore è abbastanza scorrevole e preciso nei dettagli, soprattutto per quanto riguarda l'ambientazione, che a mio modo di vedere è resa in maniera ottima e si lascia facilmente immaginare.
Peccato.

Tutto ha inizio con i due fratelli, Franco e Daniele, coinvolti in una brutta situazione vicino allo stadio di Fiumicino. Tutto ruota sui problemi del fratello del protagonista, ex calciatore di serie inferiore e malato cronico di gioco d'azzardo, sempre in debito con gente poco raccomandabile. Quella allo stadio non sarà la prima né l'ultima volta in cui i due fratelli si troveranno nei casini(sempre per colpa di Franco), ma dopo questo breve racconto tutto si sposta immediatamente su una montagna a Trecase, vari anni dopo, in un bar ormai abbandonato di una vecchia meta sciistica dismessa in seguito a una tragedia. Una ragazza salita con la sciovia è incredibilmente sparita vari anni prima, col suo corpo ritrovato mutilato. In paese tutti credono che il colpevole sia un orso, anche se la presenza di un animale del genere è alquanto improbabile in un posto come Trecase. Tuttavia, quando Daniele arriva sul posto per rimettere in piedi il bar, sembra che Trecase sia pronta a diventare nuovamente una meta turistica.
Fino a quando non viene travolta da una nuova tragedia.
Incompiuto.

"Franco gli aveva detto che amava la carambola perché il panno verde era un posto che seguiva le regole. Colpisci bene la palla, la palla colpisce un'altra palla, la palla va in buca. La colpisci male, la palla finisce sulla sponda, sei fregato. Erano solo stupidi pezzi di legno foderati di alluminio e verniciati, gettati nel mondo per rotolare e cozzare tra loro e nient'altro. Come gli esseri umani. Eppure gli esseri umani, così gli aveva detto suo fratello, si fossero comportati con un decimo del raziocinio delle palle da biliardo, lui non avrebbe avuto tutti i casini che aveva."

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Dimenticare 2017-11-16 08:54:37 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    16 Novembre, 2017
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L'incompiutezza del vivere quotidiano

Peppe Fiore pubblica con la casa editrice Einaudi, Dimenticare, un romanzo tanto originale quanto strano.
Peppe Fiore, classe 1981, napoletano trapiantato a Roma e ben inserito nel mondo della produzione cinetelevisiva, lavora come sceneggiatore, è un narratore senza fronzoli e abbastanza atipico nel panorama contemporaneo. Il libro narra la storia di Daniele, vissuto a Fiumicino con suo fratello Franco. Per lasciarsi un passato pesante alle spalle si reca in uno sperduto paese dell’Abruzzo, dove apre un ristorante con specialità: pesce! Inizia così una esistenza solitaria ai margini, con pochi amici, dove finge di essere stato in Messico e si inventa una vita che non è stata. Un posto ambiguo quello da lui scelto: lì ai piedi di una seggiovia era stata trovata morta una giovane ragazza, pare ridotta a brandelli da un orso. Leggenda o verità? Una strana inquietudine serpeggia per tutto il romanzo, a cominciare dallo stesso Daniele, che:
“ Tutti lo avevano sempre trattato come una bestia pericolosa pronta ad aggredirli. Ovvio: era stato lui a volere che la gente pensasse così. Era stata una strategia per sopravvivere. Se il tempo avesse smesso di scorrere, lui lo avrebbe abitato con Cristiano per il resto della sua vita, e sarebbe stata una vita semplice, lontana anni luce da tutto quel frastuono umano, quel continuo, penoso, affannarsi dietro a traguardi pieni di bugie che non erano mai all’altezza dei desideri.”
L’incapacità di aprirsi al flusso della vita e alle relazioni lo caratterizzano e lo fortificano, fino a quando è costretto a tornare alle origini lontane, ad affrontare lo spettro della sua infanzia miserabile e a suo fratello. Figura centrale è, infatti, quella del fratello Franco, imbroglione di mezza tacca ma con un grande cuore, con un figlio assai devoto allo zio Daniele e soprattutto tanti debiti contratti con individui poco raccomandabili. Da questo panorama esistenziale abbastanza squallido Daniele cerca di allontanarsi. Forse però avere una famiglia siffatta è sempre meglio di non averla, come constata desolato l’amico Gigio. Così Daniele torna suoi propri passi e cerca di misurarsi con il suo passato.
Dimenticare è un grande romanzo, scritto con una prosa corretta, molto fine e senza sbavature, tagliente e precisa. La caratterizzazione dei personaggi è stupenda: sono sempre pieni di rimpianti, hanno sete di vita, ma fuggono via, non riescono a confrontarsi e a vincere i nemici, soffrono e vivono da incompiuti. Intriga il lettore, però dal tronco principale della trama si snodano dei rami secondari non abbastanza sviluppati, che restano un po’ monchi. Per esempio la vicenda del piccolo Mattia, la sua figura è soltanto abbozzata. O quella di Eleonora, della quale ci piacerebbe sapere di più. Sicuramente l’autore avrebbe potuto arricchire la narrazione con qualche centinaia di pagine in più, senza per questo stancare il lettore, e così facendo avrebbe evitato alcune inevitabili asprezze. In definitiva, però, è una storia che interpreta molto bene l’ingranaggio narrativo del “ritorno al passato”, anche attraverso l’uso calibrato e sapiente di colpi di scena ad hoc.

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