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Fedra se ne va Fedra se ne va

Fedra se ne va

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Inquieta e impetuosa, simbolo e insieme vittima di una sensualità prepotente, dell'amore: ribelle, disposta ad accettare ogni rischio e a sfidare tabù e convenzioni. Fedra esce dalle luci e ombre del mito e rivive in un paese della Sicilia dei nostri giorni. In un serrato andamento narrativo prende forma il processo all'intera comunità attraverso un'indagine tra i protagonisti della vicenda. Teseo, che l'amore per Fedra e la disperata difesa del proprio onore rendono cieco fino alla totale sconfitta, Ippolito, il figliastro che Fedra ama alla follia,, la cui castità nasconde un innominabile segreto: e soprattutto lei, "la scandalosa Fedra", condannata a essere desiderata e a desiderare chi non la desidera. La ricerca della verità, o meglio delle molte verità, imprime al romando il ritmo incalzante di destini che precipitano: è un susseguirsi di confessioni, di testimonianze rese con feroce schiettezza, da cui emerge il dramma delle passioni elementari: vibrante e attualissimo.



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Fedra se ne va 2019-03-17 16:07:47 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    17 Marzo, 2019
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Stereotipi

Mi incuriosiva leggere qualcosa uscito da una Lara Cardella più matura di quella che ha sfornato il successo editoriale di "volevo i pantaloni". In realtà sono rimasta piuttosto perplessa da questo romanzo, allo stesso modo in cui avevo avuto delle riserve sul primo. E' vero che ci riferiamo a volumi di parecchi anni fa: questo è uscito nel 1992. Però mi sembra comunque che la Cardella giochi molto con gli stereotipi, scegliendo,anche quelli peggiori. L'immagine che dà dei protagonisti mi sembra potrebbe adattarsi ai primi del novecento, ma non a secolo inoltrato. Sono consapevole che i paesini di provincia ancora oggi sia al sud che al nord faticano ad accettare comportamenti liberali, ma qui esageriamo. Uno dei pilastri principali è quello del classico padre-padrone, che caccia di casa il figlio quando scopre che è omosessuale, alla morte della moglie si prende in casa una cognata innamorata di lui, della quale si approfitta facendole crescere il figlio e tenendola a disposizione come una serva. Naturalmente, per evitare che le malelingue insinuino che esista un rapporto di altro tipo dispensa in giro nel modo più evidente possibile favori sessuali a qualunque donna si renda disponibile. Infine si sposa con la classica bella e ingenua, nonché afflitta da qualche turba mentale, ma ottima come bambolina di porcellana da esporre sul davanzale della finestra perché tutti la vedano e lo ammirino. Il contorno è sulla stessa linea: il figlio omosessuale non può che essere anche sessualmente disinvolto e sfacciato nell'ostentarla di fronte a persone non pronte ad accettarla. Infine, tanto per non farsi mancare nulla si rifugia in una relazione tormentata che gli fa conoscere le gioie della droga. Lascio in sospeso il finale, che in effetti non ero quello che mi aspettavo, ma che mi sembra si adatti bene allo stereotipo di donna siciliana succube e "muta". Modello di donna che incarna perfettamente anche la cognata.
Anche lo stile del romanzo mi è piaciuto poco. La Cardella si è inventata l'addetta a un centro di recupero, che ha deciso di indagare per conoscere questa famiglia e le opinioni di ognuno di loro. Interessante sentire il punto di vista di tutti, ma forse avrebbe potuto usare un linguaggio meno contorto. soprattutto nei rimi capitoli ho fatto fatica a capire dove voleva andare parare e in alcune pagine di chi stava parlando.

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