Il grande me Il grande me

Il grande me

Letteratura italiana

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Simone, davanti alla consapevolezza di una morte certa, viene raggiunto a Milano dai suoi tre figli, dopo molti anni di lontananza. È l'inizio di un periodo doloroso, ma per Carla si tratta anche dell'ultima occasione per recuperare del tempo con suo padre. Simone, angosciato dal pensiero di aver fallito e di non poter più cambiare il suo passato, ripercorre le tappe della propria eccentrica esistenza, vissuta con grande passione e voracità. Mentre la sua lucidità mentale vacilla sempre più, vuole usare il poco tempo che gli resta anche per rimediare a vecchi errori e confessa ai figli un segreto. In Carla e i suoi fratelli riaffiorano ricordi di anni lontani, i momenti dell'infanzia in cui la famiglia era ancora unita e quelli legati alla separazione dei genitori, nel tentativo di ricostruire una verità dai contorni sempre più incerti. I ragazzi non possono far altro che assecondare il padre, tra realtà e delirio, mentre la malattia si dilata richiedendo sempre più attenzioni e occupando la totalità delle loro giornate. Inizia così una ricerca - anche interiore - dai risvolti inaspettati, che porterà Carla e la sua famiglia a scontrarsi con un'ulteriore dura realtà, oltre a quella della vita e della morte. Sarà un confronto necessario, che Carla ha cercato e allo stesso tempo sfuggito per anni, ma che ora dovrà affrontare con tutta la forza di cui è capace.



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Il grande me 2020-09-28 08:10:29 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    28 Settembre, 2020
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Padre e figli

«Non posso dirgli niente, ora, è finito lo spazio delle domande e il tempo che ci divide è così stretto.»

La dimissione è imminente. Si tratta di pochi giorni, il tempo di stabilizzare i valori e in particolare il potassio. Le parole del medico sono inequivocabili: il tempo nella sua durata ultima è siglato, si tratta semplicemente di un conto alla rovescia il cui risultato è certo. Chi lo assisterà a casa? Chi si prenderà cura di lui? La malattia oncologica ha fatto il suo decorso, le avvertenze parlano chiaro e invitano i tre figli a essere pronti per quello che sarà il cambiamento imminente nel corpo ma soprattutto nella mente. Fisicamente già adesso è molto dimagrito, il padre. A livello di umore ci saranno giorni lievi e giorni meno lievi, giorni nefasti e giorni di dolore assoluto, giorni in cui il vigore sarà altissimo, giorni in cui sembrerà essere giunta la fine. Le parole sono taglienti, lame acuminate che trafiggono e che vengono scaraventate senza cura su quei destinatari che sono impotenti davanti alla verità.

«Ci conosciamo davvero, papà?»

Quanto davvero figli e padre si conoscono? Quanto il loro passato può incidere sul presente? Quanto il dato di quel che è stato può davvero aver inciso sul loro rapporto? Perché te ne sei andato a Milano, papà? Perché dopo la separazione hai preso questa scelta? La risposta, quei figli rimasti a Roma con la madre, già la conoscono o comunque sono in grado di immaginarla, di sentirla pronunciare nella loro mente da quell’uomo con cui si sono persi e adesso ritrovati in luoghi ultimi. Quanto spazio c’è ancora per le parole, quanto possiamo ancora tra noi condividere? E perché, padre, quel segreto non lo hai mai rivelato custodendolo dentro di te come il più grande dei tesori?

«Ridiamo, ci guardiamo negli occhi e con quelli non ridiamo. È un ridere a metà, uno stare insieme a metà, separati da una morte che è già seduta tra noi e la sentiamo. Fate presto, ci dice, vi ho lasciato il tempo giusto per conoscervi, scambiatevi le ultime parole; voi figli imparate da lui tutto ciò che ha da insegnarvi, prendete appunti, registrate ogni momento, così potrete moltiplicarlo, non siate tristi, non ce n’è il tempo, condividete le vostre ultime risa, accarezzatevi, toccatevi perché non vi siete mai toccati, allontanate la timidezza, l’imbarazzo non c’entra con questi ultimi mesi, questo periodo è la cerniera delle vostre vite, apritela con delicatezza, lasciate che i vostri lembi si separino come ci si separa da un abito pesante tra l’inverno e la primavera, raccogliete tutto di vostro padre, così potrete contenerlo.»

Con “Il grande me” Anna Giurickovic Dato ci fa destinatari di un romanzo caratterizzato da una prosa onirica, magnetica, introspettiva. Per mezzo della voce della figlia, a cui si sommano le voci dei fratelli, entriamo nel vivo di una narrazione intensa dove conosciamo insieme a loro la figura di un uomo ormai giunto agli ultimi suoi giorni ma che ha ancora tanto da dire. Un uomo che forse, per la prima volta, ha una verità da rivelare.
La trama è solida, la vicenda vivida e chiara nella mente del lettore. Le pagine scorrono rapide in un susseguirsi di tasselli che ricompongono quello che è un disegno più grande. “Il grande me” è al contempo un titolo metaforico che trascende da un unico significato e che si rivela nella sua essenza proprio grazie alla lettura. Perché chi è per ciascuno di noi “il grande me”?
Un libro coraggioso, forte, crudo. “Il grande me” di Anna Giurickovic Dato è uno di quei romanzi che semplicemente lasciano il segno per la loro essenza e per il loro messaggio. È uno di quegli elaborati che cantano da soli. Da leggere.

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