Narrativa italiana Romanzi Il ponte di Picaflor
 

Il ponte di Picaflor Il ponte di Picaflor

Il ponte di Picaflor

Letteratura italiana

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Giorgio, da quando ha lasciato la moglie e il negozio di scatole di tonno e sardine, è stato assorbito dalla solitudine del suo lavoro di assicuratore. È diventato grassoccio e quasi calvo, vive annoiato, con la sola fuga felice nella lettura di romanzi, che divora. Ma l'arrivo di alcune lettere da oltreoceano, scritte in uno spagnolo molto semplice, che contengono una strana richiesta di aiuto, lo spingono a rompere la routine e a intraprendere un viaggio - come dice il biglietto - con «destino Picaflor». Un aereo di linea, un velivolo traballante, un rosso treno a vapore, una vecchia corriera senza fermate prestabilite e un lento battello dal nome battagliero di Valchiria, sono i suoi mezzi di trasporto. Ecco, infine, Picaflor. Ma cos'è questo paese perduto, quale il segreto del suo ponte? Giorgio lo scoprirà a poco a poco nel rapporto con una moltitudine di personaggi inaspettati.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il ponte di Picaflor 2015-05-29 17:27:10 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    29 Mag, 2015
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Cultura e società

Un romanzo breve ma denso di contenuti, l'ultima opera di Carlo Repetti. Un racconto che può offrire molteplici interpretazioni, a livelli diversi, dal più semplice al più complesso. E in questa particolarità risiede il suo maggior interesse. Già nel titolo il riferimento al minuscolo colibrì, che nella lingua spagnola è conosciuto come picaflor, troviamo una volontà esplicita dell'autore di dare una connotazione di delicatezza e esclusività al luogo in cui si svolge l'azione. Una delle caratteristiche, infatti, di questo minuscolo e bellissimo uccellino è di poter volare velocissimamente, girando e persino capovolgendo il suo delicato corpicino durante il volo e di fermarsi agitando vorticosamente le ali sui fiori per succhiarne il nettare con il suo lungo becco appuntito. Picaflor, questo paese in un angolo sperduto del mondo, dunque, come il colibrì, ha alcune specifiche capacità di adattamento alle situazioni e alle necessità della vita. E' qui che il protagonista Giorgio, un uomo giunto alla soglia dei cinquant'anni, con un passato di mediocrità alle spalle, viene invitato quasi perentoriamente, a recarsi da un personaggio a lui sconosciuto e di cui conoscerà l'identità solo una volta raggiunta la meta. Quasi malvolentieri, dunque, Giorgio intraprende questo viaggio lunghissimo,prima attraverso i cieli, poi per terra su bus malridotti, infine sull'acqua in traghetti antiquati. Qui il tema del viaggio, come percorso indispensabile per giungere alla conoscenza, tanto caro alla letteratura di tutti i tempi, si carica di simbolismo e di fascino. Ed ecco Picaflor, un paese quasi sospeso nel nulla e nel tempo, rimasto isolato dal resto del mondo dopo il crollo dell'unico ponte che ad esso lo collegava. Ogni personaggio qui incontrato ha una sua precisa dimensione, un definito carattere. Sembra dunque di essere immersi in un ambiente di favola, con una ben definita distinzione tra buoni e cattivi, dove Giorgio incontra Petra, la principessa dei suoi sogni. Ed è certamente questo il primo e più semplice livello di lettura di questo romanzo. Ma la favola, come sempre, cela significati ben più profondi. L'isolamento di Picaflor dal resto del mondo ha fatto sì che i più deboli soccombessero ai più prepotenti, che la cultura, vista sempre in questi casi, come pericoloso mezzo di emancipazione e veicolo di ribellione, venisse repressa con la significativa distruzione di ogni libro o testo scritto. L'arte per esistere ha bisogno di uno scambio continuo con il nuovo, con mondi diversi e l'isolamento di Picaflor porta all'inaridimento di ogni forma di espressione, all'estinzione delle idee. Compito di Giorgio è dunque quello di ricostruire il ponte distrutto, per dare nuovo slancio e nuova vita a un popolo ormai chiuso in se stesso, condannato alla malinconia e al rimpianto, un impegno morale a cui Giorgio non sa sottrarsi e che con difficoltà riesce a rispettare. Ed è a questo punto però che sorge in Giorgio l'interrogativo più inquietante. Se l'isolamento condanna all'estinzione delle idee e in definitiva della libertà, il continuo scambio, il benessere portato all'estremo, un certo progressivo allentamento dei costumi possono portare alla degenerazione della società , alla sua corruttibilità.
Il ponte di Picaflor come il vaso di Pandora. La scelta si pone dunque nell'alternativa tra un mondo chiuso e isolato, che rischia di immiserirsi e un mondo aperto all'innovazione e allo scambio più difficile da controllare e gestire. La risposta sta al lettore, che si sa, non è unico.

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Il ponte di Picaflor 2015-07-31 17:45:24 ant
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ant Opinione inserita da ant    31 Luglio, 2015
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Giorgio, il Perù, il ponte

Giorgio, il protagonista, che vive un apparente momento di tranquillità viene scombussolato dall'arrivo di un paio di lettere, a cui all'inizio non dà peso ma poi ne resta colpito e parte alla volta di ...Picaflor, piccolo paese del Perù, nazione d'origine di suo padre. Nelle lettere, di cui sopra ,ci sono inviti convinti e ripetuti inviati da una donna misteriosa , Rosaria Cruz, che esorta con decisione Giorgio a intraprendere il viaggio verso il Perù e per uno strano gioco di parole il ticket aereo che Rosaria manda ha un biglietto con su scritto: destino Picaflor. E viaggiando verso questo luogo particolare, il cui nome deriva dal movimento che fa il colibrì quando succhia il nettare dai fiori, Giorgio prima si esamina interiormente e poi scopre il legame con personaggi dei più variegati: da Humberto l'inventore, il medico Eustasio, l'affascinante Petra e altri ancora. E intanto intorno alla costruzione di un ponte, che in passato collegava il paese con il resto del mondo, verte e si svolge tutto il romanzo con risvolti sentimentali, ecologici, leggendari che rendono il libro molto particolare e gradevole, Concludo estrapolando un passaggio in cui si parla delle eccellenze di Picaflor, la musica ad es:""Janika il violinista, quando scoprì che il legno degli alberi che lì crescevano era il migliore per la musica, iniziò ad insegnare ai giovani di Picaflor il lavoro di liutaio. In pochi anni si formarono una scuola e una fabbrica considerate le migliori in tutta la zona. le chitarre, i violini, i contrabbassi, i liuti e gli oboi che lì si costruivano liberavano poi le loro voci perfette nei teatri di Lima o Manaus, di Buenos Aires o di Bogotà""

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