Islabonita Islabonita

Islabonita

Letteratura italiana

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Islabonita è il soprannome di Fatima, che non parla mai e scruta il destino dentro una sfera. Poi c'è Michel che dice di essere un marinaio marsigliese e non si stanca d'inseguire un suo «sogno verticale». Una regina che ama i tirabaci, un profondo mistero alla corte in esilio di Maometto VI, e un'anguilla che cerca sempre di risalire la corrente. In questo intrigo internazionale pieno di passioni, trame massoniche e segreti, «nessuno è mai quello che è, lo voglia o no». Persino i garofani di Umberto sembrano fare brutti scherzi: sono venuti su inspiegabilmente neri, e lui li ha subito battezzati «garofani Mussolini». Un noir amaro e lieve come certi film in bianco e nero. La piccola storia favolosa di un frammento d'Italia, paese di Riviera, sensibile alle malie del fascismo ma con la tempra anarchica di un entroterra «di parole rare ma sicure». La Riviera luccicante degli anni Venti, tra i balli e il casinò, le spiagge e i campi da golf, è lo scenario di questa storia in cui cospirazioni di corte, trame massoniche e manovre dei Servizi segreti sospingono i destini dei personaggi in un gioco che può rivelarsi mortale. È a Sanremo infatti che soggiorna Maometto VI, sultano in esilio. E poco distante, a Bordighera, ha la sua dimora la regina madre Margherita di Savoia. Ma quando il medico del sultano muore in circostanze misteriose, Fatima viene fatta fuggire dalla corte perché ha visto qualcosa che non doveva vedere. Sotto una copertura insospettabile si nasconde a Isolabona, paesino dell'entroterra ligure che «crede nella Madonna e nel silenzio». Qui trascorre le sue giornate aspettando Michel e l'ineluttabile compiersi del destino, mentre dal grammofono di Ricò, all'ingresso del paese, escono le note malinconiche di una canzone sudamericana che inspiegabilmente si interrompe sempre prima della fine. Ma il nascondiglio di Fatima si fa sempre meno sicuro: sono in troppi a voler conoscere il suo segreto. A partire da Gino Cariolato, lo chauffeur-coiffeur della regina, che invidioso delle sue doti di pettinatrice rischia di mettere a repentaglio la vita del sultano.

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Islabonita 2019-04-24 16:03:09 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    24 Aprile, 2019
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Intrigo internazionale

Nico Orengo, autore torinese scomparso appena una decina d'anni fa, è stato per me una bella scoperta di questi ultimi mesi. Dopo aver letto, e molto apprezzato, la splendida silloge poetica dal titolo “Cartoline di mare” (Einaudi, 1984), ho voluto subito reperire anche un testo in prosa di questo prolifico e versatile scrittore.
“Islabonita” (Einaudi, 2009) è un romanzo sospeso tra noir e favola dal fascino orientale.
Non a caso, dal Vicino Oriente viene la giovane Fatima, pettinatrice di professione, la quale compare all'improvviso in un paesino dell'entroterra ligure, Isolabona, ribattezzato “Islabonita” da Michel, presunto marinaio marsigliese, sulle note struggenti di una canzone sudamericana che un grammofono ripete puntualmente. Ma chi è in realtà Fatima, al di là della bella e seducente donna che ama farsi il bagno in una tinozza di mirto, scrutare la sua sfera di vetro e stare alla finestra a pettinarsi i lunghi capelli neri? Sullo sfondo della Riviera ligure degli anni Venti del Novecento, prende vita una vicenda ricca di personaggi e intrecci vari, tra sultani in esilio, regine sabaude, anguille che cercano di risalire disperatamente la corrente, fascisti, massoni, servizi segreti, spregiudicate spie provenienti da chissà dove e chi più ne ha, più ne metta.
Ecco, forse sono tanti, troppi gli intrecci e i personaggi che tendono a confondere e a disorientare il lettore, rendendo infine queste pagine, per lunghi tratti, poco invitanti. Peccato, la storia narrata non coinvolge, nonostante un incipit molto promettente e una trama in definitiva piuttosto originale, per non parlare dell'ottima qualità di scrittura di Orengo, abilissimo nel descrivere al meglio quell'angolo d'Italia a cui, come emerge anche dalle sue poesie, era particolarmente legato; gli stessi personaggi di Fatima e Michel risultano ben caratterizzati e notevolmente intriganti, ma tutta quella fitta rete di spionaggio internazionale finisce per essere poco coinvolgente, se non per annoiare.
Nel complesso, dunque, una lettura che non consiglierei a tutti: a mio parere, non l'ideale per iniziare a conoscere questo autore che, per il momento, continuo a preferire in versione poetica.

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