Narrativa italiana Romanzi L'invenzione della madre
 

L'invenzione della madre L'invenzione della madre

L'invenzione della madre

Letteratura italiana

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Questa è una storia d'amore. Si tratta dell'amore più antico e più forte, forse il più puro che esista in natura: quello che unisce una madre e un figlio. Lei è malata, ha poco tempo, e lui, Mattia - sapendo che non potrà salvarla, eppure ostinandosi contro tutto e tutti - dà il via a un'avventura privatissima e universale: non sprecare nemmeno un istante. Ma in una situazione simile non è facile superare gli ostacoli della quotidianità. La provincia in cui Mattia abita, il lavoro in videoteca che manda avanti senza troppa convinzione, il rapporto con la fidanzata e con il padre: ogni aspetto della sua vita per nulla eccezionale è ridisegnato dal tempo immobile della malattia.

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L'invenzione della madre 2015-06-20 13:29:44 pirata miope
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pirata miope Opinione inserita da pirata miope    20 Giugno, 2015
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IL PIU' AGGHIACCIANTE DEGLI HORROR

Le etichettature con cui siamo soliti classificare i libri che leggiamo lasciano davvero il tempo che trovano. Questo per dire che “L’invenzione della madre” è uno dei più agghiaccianti horror che abbia mai letto: qui non c’è il maniaco immaginario, il feroce serial killer che aggredisce fra i fiordi dell’Europa del Nord o in un parco di Londra, qui non esce dall’ombra il mostro che prima o poi il poliziotto comprensivo e filosofo ricaccerà fra gli spettri sempre pronti a risorgere per intrattenerti un paio d’ore. Qui i campione del bene sono i barellieri, la dottoressa piccola, quella con le trecce, il chirurgo dalla mani miracolose, ma essi sono eroi ambigui, paradossalmente complici con le loro cure illusorie del cancro che uccide, massacrandone il corpo, la madre del venticinquenne cinefilo Mattia. Qui l’assassino carnefice è invincibile. Se entra in casa tua, essa diventa la stanza della tortura, dove tu sei condannato a guardare impotente la persona che ami e a seguire attimo per attimo la sua agonia. Allora non esiste più nulla, cose e persone diventano trasparenti, non hanno più un nome né un‘identità: il padre è solo più il padre, la ragazza è solo più la ragazza, la città e il paese diventano uno spazio anonimo, un luogo irriconoscibile, un palcoscenico vuoto ove tu e altri attori privi di talento balbettate le battute scabre di un copione mediocre. E la cosa più spaventevole è che l’incontro con l’assassino è esperienza diffusa, non eccezionale, potrebbe capitare e capita a chiunque. Per l’esordiente Peano, editor per l’Einaudi, non deve essere stato facile raccontare l’esperienza autobiografica che ha segnato la sua giovinezza. Ovvio forse immaginare che il libro nasca dalla necessità di accettare il trauma della morte della madre, necessita tanto più urgente per chi ha fatto della letteratura il proprio mestiere. Allora tecnica e stile ovvero il come raccontare la malattia sono un modo per esorcizzare l’annullamento di sé che nasce dal dolore e dalla devastazione. Ecco dunque la scelta di bandire il racconto in prima persona e di riempirlo a mo’ di documentario con descrizioni particolareggiate di una quotidianità sconvolta dall’obbligo di assistere una persona inferma, destinata a morire: la voce narrante è infatti uno sconosciuto che pedina Mattia passo per passo, ne registra pensieri e sensazioni, inframmezzando l’osservazione oggettiva con parentesi di commento. Una sorta di fotografo/ operatore cinematografico dotato di sonda, capace di penetrare le apparenze e di andare più lontano di coloro che gli eventi li vivono e ne sono vittima. Un narratore che possiede la parola salvifica, quella che inventa la verità scoprendola ( invenzione deriva dal verbo latino invenio che significa scoprire), quella che consente il colloquio a distanza fra il figlio e la madre, ovunque essa sia, qualunque cosa essa sia.

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L'invenzione della madre 2015-05-08 19:05:54 Tiziana Bertoldin
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Tiziana Bertoldin Opinione inserita da Tiziana Bertoldin    08 Mag, 2015
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Il dolore e la clinica

Il romanzo viene dichiarato nelle presentazioni esempio di "grande letteratura". Forse il tempo fa cambiare il concetto di "grande letteratura". Forse una cartella clinica di un ospedale o di un hospice per malati terminali possono diventare "grande letteratura". Forse un testo come "La morte di Ivan Illic" di Leone Tolstoj non è più, oggi, grande letteratura perché non corredato di sufficienti dati su argomenti oncologici, assistenziali, terapeutici, palliativi. Ho letto questo libro perché ho avuto un'esperienza simile a quella del protagonista, e l'idea di "inventare la madre" mi ha sedotto. Tuttavia: il protagonista non è sufficientemente credibile, troppo vecchio per essere "traumatizzato" da un lutto (26 anni), troppo irrisolto per avere un consistente profilo personologico, lavoricchia, si intende un po' di cinema, ha una ragazza quasi magica, ha un debole rapporto col padre, però agisce come un infermiere professionale sperimentato e dispensa termini oncologici da manuale medico professionale. Il rapporto col mondo medico è non troppo velatamente soggetto di critica, i medici sono disumani, i figli, al contrario, capiscono tutto e non sono capiti: questo genera rabbia e aggressività nascosta. Tutta la prima parte del libro e anche parte della seconda sono infarciti di termini medico oncologici e tanatologici. La parte del libro che si salva è nell'ultimo terzo, quando il figlio esprime, sia pure in frammenti, il vero vissuto del lutto. Il finale invece nuovamente non è credibile. Con la morte della madre il figlio in un certo senso "si libera". L'ambivalenza sottesa al fatto che questo possa essere in qualche modo legato alla perdita della madre non viene minimamente analizzata, né lo è stata prima l'ambivalenza legata alla convivenza con un malato gravissimo. Questi dati sminuiscono il valore del libro. Se per fare "grande letteratura" fosse sufficiente sapere usare una terminologia medico oncologica diagnostica e tanatologica, molti potrebbero essere "grandi letterati" senza grosso sforzo. Non ho trovato questo "realismo" né bello né utile. In molti grandi libri si parla della morte e del lutto, senza bisogno di realismo medico, un tempo non se ne sapeva abbastanza, in epoca contemporanea la sapienza dello scrittore dovrebbe sapere evitare le trappole della società medicalizzata.

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Rosa candida
La morte di Ivan Illic
Il tempo della vita
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