Narrativa italiana Romanzi La casa della serva
 

La casa della serva La casa della serva

La casa della serva

Letteratura italiana

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Prefazione di Giuseppe Prosperi. “Zvanìn vive in un ‘casetto’ di un povero paese del dopoguerra, fra la collina e il fiume, le sue giornate sono ritmate dal suono delle campane e dal fischio del piccolo treno che va e viene per la valle. Si aggira stupito frai genitori e i fratelli, i nonni, gli zii, i vicini di casa, gli avventori dell’osteria, il barbiere Orazio, lo studente Temistocle, la fiera, i balli, i riti religiosi, le madonne pellegrine, le elezioni del 1948. Osserva e ascolta, attento, timoroso, spesso divertito, quasi sempre silenzioso. Un fondo impietrito che resta nella memoria di chi ha vissuto quegli anni e che Nino Montanari ci restituisce quasi intatto attraverso gli occhi ingenui di Zvanìn.” (dalla Prefazione di Giuseppe Prosperi)



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La casa della serva 2007-12-04 18:13:53 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    04 Dicembre, 2007
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La forza della memoria

Dopo aver letto la prefazione, non si può non emozionarsi già dalla prima pagina di questo romanzo della memoria, soprattutto per uno come me che ha vissuto un certo periodo.

Si potrà obiettare che la vicenda non ha nulla di trascendentale, che non ci sono messaggi di grande portata, ma La casa della serva è un prezioso scrigno di ricordi di un’epoca che sembra ormai lontana mille e più anni.

In un paese sconvolto dalla guerra, dove la miseria è l’elemento dominante, la storia di Zvanin, questo bimbetto che è affetto da balbuzie e che non ama la scuola, è dipinta con un pennello d’artista, un susseguirsi di quadri che ben rendono l’atmosfera di un’Italia che cerca di risorgere.

L’analisi psicologica del protagonista principale è sapientemente intrecciata con quella dei comprimari, in una ricerca di identità che offre dignità a tutti, dal babbo Carlone al Barone, un povero scemo di guerra.

E di quel periodo c’è tutta l’atmosfera, con i comizi per le prime elezioni, l’evidente parzialità al riguardo della chiesa cattolica, la solidarietà tipica della povera gente, il paternalismo dei ricchi, la vecchia vaporiera che assurge a simbolo di rinascita.

Zvanin è un personaggio che non è possibile dimenticare, perché è vivo, quasi da toccarlo con mano; i suoi silenzi, le sue riflessioni, le sue paure, il suo modo di percepire la realtà sono un po’ parte di noi, di quando avevamo quell’età, ma, soprattutto, vivevamo in quell’epoca.

In Montanari è evidente la nostalgia che sale pari passo con il ricordo e poco a poco dalla nebbia emergono le immagini che pure io ho visto: i banchi di scuola con il legno intriso d’inchiostro, la maestra che non aveva ancora perso il concetto di educazione dell’epoca fascista, le aule fredde, la sagra di paese.

Un mondo in cui ho vissuto e che è stato spazzato via da un altro di cui non vorrei aver ricordi.

Può sembrare una frase fatta dire che si stava meglio, quando si stava peggio, ma allora Zvanin aveva una sua dignità di essere umano, con tante speranze, sogni e illusioni, mentre oggi non sarebbe altro che il risultato di un copia-incolla di un bambino standard.

Questo romanzo di Nino Montanari è scritto in modo delizioso e merita tanto di essere letto.

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