Narrativa italiana Romanzi La lettrice di Cechov
 

La lettrice di Cechov La lettrice di Cechov

La lettrice di Cechov

Letteratura italiana

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Nina ha quarant'anni e una figlia, è ucraina, ha studiato ma non ha soldi per mantenere la famiglia. Deve abbandonare il suo paese e il marito malato. Cosa può fare in Italia se non i lavori domestici? Ma Nina è anche una lettrice appassionata, e nel tempo libero frequenta la biblioteca dell'università della cittadina in cui si è trasferita. Una piccola svolta del destino, ed eccole aprirsi una possibilità insperata: collaborare col carismatico professore che dirige l'Istituto di Slavistica. Ma quale futuro le si offre? Ripartire, rimanere, recuperare un rapporto con la figlia, chiarire la sua relazione col professor Giulio De Felice, pensare prima agli altri o a sé? Alternative importanti in un'esistenza minima come quella di noi tutti, scelte che possono costare tutto quello che ha da dare: felicità, senso di sé, l'amore degli altri, l'amore per se stessa.



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La lettrice di Cechov 2019-09-03 15:10:42 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    03 Settembre, 2019
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Nina

All’inizio dell’opera Nina, ucraina, ha quarant’anni, una figlia che studia medicina desiderosa di sposarsi con Vanja e un marito affetto da una malattia capace di minarne il corpo al punto da costringerlo ad una immobilità forzata a letto. Non ha alternative, la donna. L’unico modo per poter mantenere gli studi di Katja è quello di ricoverare il compagno in un ospizio e di trasferirsi in Italia accontentandosi dei lavori più umili a prescindere dal suo titolo di studio. Qui ha inizio la sua vita da badante di Mariangela, lavoro che di fatto porterà avanti soltanto per pochi mesi in quanto le circostanze, e la sua passione per Cechov, la condurranno ad incontrare il professore Giulio De Felice, un uomo di volontà ferma, nervoso, di salute malferma, pignolo ed elegante che la introdurrà nei luoghi del dipartimento universitario ove essa, per un breve lasso di tempo, avrà modo di portare avanti un corso di laurea e di dedicarsi a questo particolare rapporto con il docente. È un legame intenso e al contempo inafferrabile quello che lega la donna al cinquantottenne, un legame che subirà gli effetti del tempo e della burocrazia. Nina allo scadere del suo contratto dovrà tornare nel suo paese d’origine dove dovrà fare i conti con la nuova realtà che verrà a palesarsi ai suoi occhi e con la figlia che ormai la percepisce come una figura distante, vacua e che nutre nei suoi confronti un profondo senso di abbandono. Otto anni dopo, il rientro in Italia. Cosa ne sarà stato del Professore? Cosa ne sarà stato di quei luoghi in cui ha vissuto assaporando quegli inconfondibili odori e sapori?
Dalla prosa curata e fluida, “La lettrice di Cechov” accompagna il lettore in un viaggio dai toni introspettivi, dalla riscoperta del proprio io e dalle tinte romantiche per questo sentimento così indefinibile e rarefatto provato che soltanto nella conclusione prende davvero un nome. La storia è delicata, il libro scorre rapido permettendo al conoscitore di giungerne al termine in appena una giornata e mezzo, tuttavia, qualche piccola incongruenza dal punto di vista della concretezza del descritto è ravvisabile nello scorrimento. Ciò, mixato ad una penna nata per la saggistica e per la critica letteraria, tende a far titubare chi legge e a non renderlo completamente parte del componimento.
In conclusione, una lettura piacevole ma che non dimostra tutte le capacità dell’autrice.

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