Narrativa italiana Romanzi La vita sessuale dei nostri antenati
 

La vita sessuale dei nostri antenati La vita sessuale dei nostri antenati

La vita sessuale dei nostri antenati

Letteratura italiana

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Cara Lauretta, cara cugina come me orfana e come me allevata dalla inflessibile nonna nel culto della nostra nobilissima stirpe, perdonerai mai all'autrice di avere scritto questo libro sui nostri antenati? Di averne rivelato i segreti e i peccati più insospettabili a partire dal lontano Cinquecento, quando una firma del Vicerè su una pergamena rese blu il nostro sangue che prima era rosso come quello di tutti gli altri abitanti di Ordalè e di Donora?



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La vita sessuale dei nostri antenati 2017-09-08 18:11:37 Juliette Wall
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Juliette Wall Opinione inserita da Juliette Wall    08 Settembre, 2017
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La forza delle radici e il desiderio di ribellione

Tutti ci siamo chiesti , non appena entrati nell'età delle prime cotte, dei primi baci, delle prime avventure: chissà cosa combinavano i nostri genitori alla nostra età! E poi continuare a chiederselo, anche solo per gioco, una volta fatti più grandi. Sembra quasi che questo libro ci voglia accontentare ,e sopratutto aiutare a svelare questo mistero.
Ma oltre il titolo così originale, si cela una trama, altrettanto originale, fitta di colpi di scena e intrighi.
Ada Bertrand, la protagonista, è una professoressa di greco all'Università di Bologna, la città che l'ha accolta dopo la fuga dall'universo soffocante e bigotto del suo paese natale. Lei che si è ribellata a quelle autorità famigliari così opprimenti, lei che ha vissuto il '68 in prima persona.
Lei è tutte quelle ragazze, tutte quelle donne che hanno vissuto più o meno come lei: un paesino piccolissimo, cattiveria e invidia all'ordine del giorno, la necessità di scappare via, la sete di libertà e infine, la certezza di restare indissolubilmente attaccata a quelle radici tante odiate.
Ha un ritmo incalzante, continuavo a leggerlo perché volevo saperne di più, capirci di più. Alcuni punti restano irrisolti, ma solo apparentemente, perché gli indizi sono tutti nel racconto, scorrevole e moderno. Occorre spirito di intuizione!
Personalmente non mi sono commossa, però ho provato rabbia, indignazione, impotenza: mi sono sentita lei.
Full immersion: la bravura di una scrittrice sta anche in questo.
La scrittura è semplice,pressoché priva di lessico volgare; sono presenti richiami alla mitologia greca, sopratutto nei sogni e nei ricordi della protagonista.
Avviso che Bianca Pitzorno è conosciuta sopratutto come autrice di libri per ragazzi, e dunque non aspettatevi un "Cinquanta sfumature di grigio ai tempi delle nonne", anche perché se ne sarebbe parlato molto di più!
Nonostante ciò, la ringrazio perché mi ha saputo regalare emozioni.

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La vita sessuale dei nostri antenati 2015-10-05 07:33:08 Fr@
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Fr@ Opinione inserita da Fr@    05 Ottobre, 2015
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Eros e Thanatos: le facce della stessa medaglia.

Come iniziare la recensione di un romanzo con un titolo tanto “provocatorio”?
Lo ammetto: è stato lo stesso titolo a convincermi a leggere il romanzo.
Il titolo completo è: “La vita sessuale dei nostri antenati – spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi”.
Letto il titolo del romanzo, con un sorriso stampato in volto, mi sono chiesta chi fosse l’autore… Bianca Pitzorno. L’autrice, la conosco per essere un punto di riferimento nella letteratura per ragazzi; eppure, con questo romanzo, riesce a conquistare un pubblico adulto.

“La vita sessuale dei nostri antenati” è un romanzo complesso e anche voluminoso (più di 450 pagine) che ha come protagonista la docente universitaria di letteratura greca Ada Bertrand.
Ada è una donna intelligente, forte, il cui carattere è stato profondamente influenzato dall’ambiente in cui è cresciuta. Insieme alla cugina Lauretta, orfana, è stata educata dalla severa nonna Ada Ferrell, ossessionata dalle sue origini aristocratiche, e dallo zio Tancredi, medico originale e amorevole con le due ragazze.
Questi sono solo alcuni dei tantissimi personaggi che compaiono in questo romanzo.
Ada, dopo un viaggio per lavoro descritto nelle prime pagine, tornata in Italia, ripercorre la storia della propria famiglia, offrendo al lettore la possibilità di immergersi completamente nella vita dei Bertrand-Ferrell.
Riscoprendo foto, gioielli, ritagli di giornale, la donna riporta alla luce verità fino a quel momento dimenticate, nascoste, che permettono di rivelare la storia della famiglia, anche in contrasto con la versione tramandata con tanto orgoglio dalla nonna, generazione dopo generazione.
I personaggi di questo romanzo sono, a mio parere, descritti in modo incredibile. L’attenzione con cui l’autrice si concentra sulla loro psicologia, sui loro stati d’animo, mi ha davvero colpita.
Ada è sicuramente la protagonista indiscussa del romanzo ma anche tutti gli altri personaggi non sono da meno. In particolare le tante, tantissime, donne. E’ la stessa autrice che, sul suo sito, afferma di aver trovato un elemento costante nella sua letteratura: “L’attenzione per i personaggi femminili, unici protagonisti dei miei libri, e per i problemi relativi all’essere donna, ragazza o bambina nella nostra società contemporanea o nel passato più o meno lontano”.
E’ un romanzo sulla condizione femminile, che viene affrontata in maniera diversa dai personaggi:
Ada, Lauretta, l’amica Daria, la nonna… donne tra loro legate ma con idee, pensieri diversi (se non addirittura opposti e contrastanti).
Naturalmente ci sono anche figure maschili (prima fra tutte, lo zio Tancredi, personaggio tanto affascinante quanto misterioso): le donne vivono con loro, si relazionano con loro, li cercano o li allontanano.

Il romanzo è diviso in nove parti: ogni parte ha un titolo che fa riferimento alle storie, alle emozioni, che saranno raccontate nelle pagine.
I capitoli sono davvero brevi (in genere non più di due, tre pagine) ma molto densi: innumerevoli sono le citazioni inserite in riferimento alla letteratura classica, all’arte, alla musica.
Questi riferimenti sono ovunque nella storia; sono ovunque anche nella vita di Ada.
Leggendoli, si nota immediatamente il grande amore che l’autrice prova per ciò che ha studiato, per ciò che ha letto, per ciò che ha visto nella sua vita. In più, inserendoli all’interno del racconto, è riuscita a trasmettermi questo amore al lettore, tanto da spingermi a documentarmi di più, a scoprire di più (non esiterò a leggere/rileggere i libri citati all’interno del romanzo, di cui l’autrice offre un elenco completo alla fine).

Detto questo, effettivamente, quale è il tema centrale di questo romanzo?
Le donne? La famiglia? La storia? L’amore?
Non credo ci sia un solo e unico tema fondamentale. Sono molti, tra loro intrecciati.
Eppure gioca un ruolo fondamentale la morte.
Quando mi sono resa conto della costante presenza di questa tematica non sapevo bene cosa pensare: dalla lettura del titolo ammetto non mi sarei mai immaginata che l’autrice affrontasse un tema così profondo e delicato.
Però, è la stessa Bianca Pitzorno che, in un’intervista, spiega come mai la morte “impregni” ogni pagina del suo libro: […] “in questi ultimi anni sono morti tutti quelli della generazione dei nostri genitori, così che io e i miei fratelli adesso siamo i vecchi della famiglia. Questo porta a guardarsi indietro, a fare una specie di bilancio non solo su di noi, ma anche su coloro che ci hanno preceduto e che hanno influenzato la nostra vita. La morte si può affrontare non come fine, ma come apertura di un’altra porta, anche se non sappiamo bene come.”

Tuttavia, non è solo la morte il tema tanto delicato affrontato in questo romanzo.
Dal titolo del romanzo, si capisce immediatamente che il sesso, l’amore, ricorre all’interno della storia della vita della famiglia Bertrand-Ferrell come una costante.
“Un orgasmo così Ada Bertrand non l’aveva mai provato. O raggiunto? Anche lei al tempo dei collettivi femministi partecipava alle discussioni senza fine sui termini esatti da usare per le cose del sesso e per quelle politiche, che allora erano la stessa cosa. […] Ada Bertrand aveva sempre pensato a se stessa come a una persona razionale. Per questo era tanto più sbalordita (o stupefatta?) dall’intensità di quella sensazione (esplosione? estasi? trasfigurazione? o semplicemente intensissimo piacere?) che mai prima in vita sua aveva sperimentato. Mai”
Questo è l’incipit del romanzo. Eppure non è il sesso l’altro tema delicato e centrale del libro.
Un altro tema centrale (e davvero importante) è quello dell’identità sessuale.
Vorrei affidarmi ancora alle parole della stessa autrice per far capire quanto questo tema sia fondamentale per il romanzo. Bianca Pitzorno descrive il suo romanzo come “una storia di ‘gender’ e ‘transgender’” e afferma: “L’ambiguità sessuale faceva parte del mondo greco. Pensate a Ercole o ad Achille che si vestono da donna per necessità. Il sesso non era legato alla generazione, dopotutto siamo l’unico mammifero senza il periodo di estro: il sesso è un fatto molto più mentale che fisico. Pensate anche a quanti romanzi d’avventure esistono, in cui le eroine si travestono da uomo, per viaggiare o combattere”.

Infine, “La vita sessuale dei nostri antenati” mi è apparso come una forte critica sociale: viaggiando tra le epoche storiche e nella vita di Ada, l’autrice, con uno stile semplice, mai pesante (anche se ammetto di aver trovato alcuni punti un po’ lenti), riesce a dipingere una società caratterizzata da un perbenismo, da un’ipocrisia, che si potrebbero riscontrare in molte città italiane.
Nonostante i due borghi presentati (Donora e Ordalè) non esistano, non ho avuto difficoltà ad immaginarli come reali. Nelle note a inizio romanzo è la stessa autrice che dice: “Donora non esiste, come non esiste Ordalè. Non andate a cercarli sulla carta geografica o su Google Maps. Potrebbero essere e rappresentano una qualsiasi cittadina di provincia e un qualsiasi paese agricolo di una qualsiasi regione italiana affacciata sul Mediterraneo”.

Consiglio questo romanzo a chi ha apprezzato già lo stile narrativo di Bianca Pitzorno, a chi ha letto altri suoi testi (anche perché all’interno del romanzo sembra ci siano riferimenti a suoi personaggi precedenti). Tuttavia, lo consiglio anche a chi, come me, ha amato “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez. L’idea di ripercorrere la vita di una famiglia è comune ai due romanzi e poi, quando le è stato chiesto di consigliare delle letture, Bianca Pitzorno ha consigliato García Márquez, presentandolo come “uno strato delle sue letture”.
Quindi, che dire se non “buona lettura”? :)

“Andò a lavarsi la faccia con l’acqua fredda. Datti una calmata, Ada. Giuliano non ha nessuna colpa di quello che è successo a Cambridge. Semmai tu… Io no, quale colpa? Io sono una donna libera, e lui questo lo ha sempre saputo. Anche lui è un uomo libero, però non ti risulta che vada in cerca di avventure. Per me, che ci vada. Non sono mai stata gelosa. Davvero? Guardati allo specchio. Sei sincera quando dici così? Non sarà che invece sei cambiata? Che non lo ami più, o molto meno di un tempo? Che confronti i vostri ultimi tiepidi abbracci, quanti mesi fa ormai?, con la notte di fuoco ed estasi dell’Old Building? No. No. Non c’entra niente quell’avventura. Un’avventura, appunto, come altre prima. Migliore delle altre, appagante oltre ogni aspettativa. Ma finita, passata, cancellata, dimenticata. Ada Bertrand, lo abbiamo già scritto, era una donna razionale”

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Consigliato a chi ha letto...
Consigliato a chi ha letto altri testi di Bianca Pitzorno.
Inoltre potrebbe essere apprezzato anche da chi ha amato "Cent'anni di solitudine" di Gabriel García Márquez.
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