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Letteratura italiana

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Uscito da un carcere palermitano dopo 13 mesi di custodia cautelare, Mimmo Calò, ex star di una trasmissione sportiva locale, non ha un piano, non ha un lavoro, non ha più una moglie. Ha solo una figlia, che però già a soli quattro anni sembra aver capito di doverlo odiare. In questo stato di crisi c’è però un’altra dolorosa frattura da sanare, anche se Mimmo non vuole ammetterlo: la fine del rapporto con il migliore amico Pier Francesco. Suo padre Pietro insiste ripetutamente perché i due facciano pace, preoccupato che anche il figlio possa distruggere un’amicizia importante come lui, più di quarant’anni prima, ha fatto con Fefè. «Se tu fai pace con lui, io faccio pace con quella cosa inutile», gli promette Mimmo, convinto che la cosa non possa verificarsi. Quando si accorge che il club di calcio che gli ha offerto un lavoro come allenatore è solo una copertura per attività illecite e si mette nei guai con dei criminali palermitani, l’ex giornalista decide di mollare tutto, togliere le tende per un po’ e accettare la proposta del padre: compiere un lungo viaggio alla volta della Calabria, per recuperare l’amicizia perduta con Fefè. Mimmo, invece, non sembra disposto a onorare la promessa fatta. Per intercessione del padre, però, il giorno della partenza si presenta anche Pier Francesco. I tre sono costretti a partire insieme a bordo di una Ritmo dell’88, per un rutilante viaggio attraverso una Sicilia rovente e sgangherata, alla ricerca di se stessi e del vero significato dell’amicizia, dell’essere padri e dell’essere figli.

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Malùra 2018-04-16 07:39:25 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    16 Aprile, 2018
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un uomo "maledetto"

Carlo Loforti dopo un ottimo esordio con Appalermo! Appalermo! Riprende la storia del giornalista Mimmo Calò in Malura. Il racconto del tentativo di costruirsi una vita differente, un

“romanzo sulle fratture insanabili e sul desiderio di lealtà.”

Mimmo Calò dice:

“E’ il centoventisettesimo giorno che nessuno prova ad abusare sessualmente di me, ed è con questo record che mi appresto a lasciare il carcere.”.

Con queste parole il giornalista esce dal carcere con l’obiettivo di attuare un reinserimento all’interno di una società, che si rivela subito ostico e difficile. Non più un lavoro, la moglie lo ha lasciato, ha una figlia di cinque anni, che non l’ha mai conosciuto di persona, che si esprime come “una femme fatale”, il cui unico suo obiettivo è di vendicarsi di lui. Ma lui è mutato nell’intimo, è un uomo solo e malinconico, con terribili vuoti intimi. Mantiene intatto soltanto il suo linguaggio gnomico-scatologico e la sua personale ed estrosa filosofia di vita. Addosso a lui calano un accumulo enorme di problemi, che affronta a modo suo. Quindi per esempio se ti rubano la macchina non serve a nulla denunciare ai Carabinieri, basta recarsi nel quartiere giusto, spargere la voce e rivolgersi all’uomo giusto. Problema risolto.

Una narrazione frizzante, ambientata tra la Sicilia e anche un po’ di Calabria. Ma anche un libro crudo e sguaiato, vorace nell’intimo e nelle sue caratterizzazioni. Il ritratto variegato di un caleidoscopio umano che non può che affascinare ed intrigare. Un viaggio, una filosofia di vita per cui:

“La vita comincia quando rinunciamo a qualcosa, scoprendo che falliremo. Rincorrere è inutile, studiare soluzioni è inutile, disperarsi è ancora più inutile.”


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