Nella Notte Nella Notte

Nella Notte

Letteratura italiana

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Nora D. studia a Pisa. Ha scelto di raccontare, nella sua tesi di dottorato, le ragioni che portarono alla mancata elezione del presidente della Repubblica nel corso di una celebre congiura politica di alcuni anni prima. Prova a ricostruire la vicenda attraverso il racconto confidenziale di alcuni protagonisti di quelle ore. Intitola il suo lavoro "Nella Notte" perché tutto, come spesso nei momenti cruciali della nostra storia, avvenne tra le sette di sera e le nove del mattino. Ma dove hanno luogo quegli incontri segreti? In quali palazzi, a che ora? Chi è il regista? Nora indaga. Dalle parole dei testimoni ricompone nei dettagli la congiura, si imbatte in un delitto. In virtù della qualità della sua tesi, trova un impiego di prestigio in un centro studi a Roma e arriva nella capitale, oggi. Il suo luogo di lavoro si rivela una centrale di dossieraggio, fulcro di una rete di ricatti e giochi di potere. Una "fabbrica del fango". Decide di rinunciare all'incarico, ma incontra Alice: la sua migliore amica d'infanzia e giovinezza. Il centro studi diventa per Alice l'osservatorio ideale dove studiare il meccanismo delle tre Esse - Sesso, Soldi, Segreti - che governa l'informazione politica. Insieme le due ragazze avviano un'indagine parallela e segreta che, ripartendo dal delitto di quella notte decisiva, mette a fuoco la Guerra dei dossier: una serie di scandali sessuali che hanno coinvolto personaggi politici di primo piano e hanno cambiato il corso della storia.

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Nella Notte 2019-07-29 13:42:38 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    29 Luglio, 2019
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Verità

Tutto ha inizio con una tesi di laurea, una tesi di laurea avente ad oggetto la ricostruzione degli eventi che portarono alla mancata elezione di Onofrio Pegolani alla presidenza della Repubblica e con una innata capacità di ricollegare i fatti, le circostanze, i sotterfugi, in una realtà che finisce con lo storpiare i confini del vero del falso, del corretto e dello scorretto, del giusto e dello sbagliato.

«Perché vede. La verità finisce sempre per essere quella che vogliamo che sia. Intendo dire che esiste una versione dei fatti sufficientemente verosimile perché sia presa per buona, perché sia scelta come la migliore via d’uscita, e a tutti conviene farlo. A tutti. E tutti infatti contribuiscono a costruirla, confermarla, ripeterla nel tempo fino a che non ci sia più chi abbia voglia di obiettare, perché intanto le cose corrono, e cambiano, e di quello che è accaduto nel passato, che è passato, appunto, non importa più molto: quello che importa è il presente, l’immediato futuro. Certo, in teoria il silenzio non converrebbe alle vittime – per così dire. Ma le vittime delle congiure […], le vittime dicevo sono appunto tali, e soccombono. Dopo un po’ ci si dimentica di loro, e non di rado le vittime stesse hanno interesse a non apparire tali. Capisce? Se sopravvivi – politicamente, intendo – tu stesso non hai nessuna convenienza a che ci si ricordi di te come uno sconfitto. Abbassa il tuo rating, la quotazione sul mercato. Lo stigma del perdente ti impedisce un nuovo inizio, sempre possibile quanto più labile sia la memoria collettiva. Le vittime sopravvissute, in genere, sono le prime a non avere desiderio di tornare sui fatti che le hanno viste soccombere. Perché soccombere è sempre un torto di chi non è stato abbastanza accorto, rapido o prudente, capace di evitare la congiura – come direbbe lei. Di prevederla, di disinnescarla. Il torto – la colpa, in politica – è sempre della vittima.»

Nora D., la brillante studentessa della facoltà di Pisa che si dedica alla stesura dell’elaborato decide di intitolarlo “Nella Notte” proprio perché talvolta i destini sono decisi in quello breve lasso temporale, in questo arco che consegue a una cena, a una chiacchierata, a qualsiasi altra cosa ma pur riuscendo a decidere delle sorti di altri, in questo caso del Presidente della Repubblica. Siamo nella periferia della capitale, nel ristorante “Il Gustoso”, gli avventori che si sono riuniti sono un gruppo di uomini affiancati da un circoscritto numero di donne, sono un gruppo di uomini e donne che dialogano, a cui scorre accanto un fatto: la morte di un certo Sante Gratteri, ventenne impiegato in una comunità di recupero, presumibilmente venuto a mancare a causa di un’overdose. Questa morte, tuttavia, è da loro percepita come un qualcosa di collaterale, un qualcosa che necessita di passare in secondo piano, di dominio di terzi, perché la politica richiede altro, perché l’obiettivo è altro. Non possono, costoro, soffermarsi sul bene comune, sulla necessità di un’amministrazione efficiente e capace di governare, loro devono mostrarsi al pubblico con una data e precisa facciata, con una data e precisa idea costruita ad immagine e somiglianza di uno stereotipo, di un prototipo che sia vendibile e spendibile. Del bene comune, della necessità di risolvere un problema, di gestire, non possono occuparsi, ci può pensare qualcun altro. Loro non possono perdere tempo con la zavorra. Devono pensare al loro interesse, al denaro, al potere, all’esercizio indiscriminato di una volontà che deve essere condivisa, accettata dalla collettività perché questo è l’unico modo di mantenere lo status faticosamente conquistato.
Un lavoro, quello di Nora D., indubbiamente ottimo e fatto di dovizia e cura, ricerca e indagini, domande a cui non sempre è stato facile trovare una risposta, domande a cui spesso una risposta non è stata data. Ad ogni modo, quel suo impegno viene ripagato, e la promettente allieva trova lavoro proprio a Roma, in un prestigioso centro studi. Qui rincontra una vecchia compagna di scuola, Alice. È quest’ultima che deve “istruirla” al lavoro, un lavoro che si snoda tra fake news, fatti realmente accaduti, bancari e personalità di spicco sorpresi in circostanze imbarazzanti e i cui ingredienti non sono altro che sesso, droga, escort e rock and roll. Tutto per trovare quella molla che possa eliminare un nemico, indurre a un cambio partito, a stroncare una carriera, a certificare la legge del più forte. Fino a che, in un giorno come tanti, in uno spulciare e selezionare come tanti, troverà lui: la notizia su un delitto di omicidio ricollegato alla sua tesi e a quei politici riunitesi proprio “nella notte”. È ora di cambiare vita, è ora di cambiare idea insieme ad Alice.
Concita De Gregorio con il suo ultimo scritto si prefigge l’ambizioso obiettivo di narrare della politica odierna, e per effetto in quella del passato, per esporne le bruttezze, le mostruosità, il marciume. Un viaggio impegnativo che passa anche dal web, luogo in cui la “politica buona” finisce con l’esser sovrastata e schiacciata dalla imperiosa forza delle tre S: sesso, soldi e segreti. È un testo fortemente disilluso, un elaborato in cui si è traspare la consapevolezza di aver perso la speranza per un cambiamento della politica, perché sinonimo di un potere irrinunciabile per chi, e da chi, lo detiene, della società, perché si sono persi i veri valori a favore della diffusione di quelli che prediligono la superficialità, le apparenze, la frivolezza. È un componimento corale in cui tante sono le voci e le problematiche che vengono analizzate, dalla perdita di principi e di moralità, alla errata concezione dello studio quale un qualcosa di inutile e di superato, quali la dignità, la collettività, l’interesse del singolo che prevarica sull’interesse del gruppo, alla perdita del rispetto proprio e del prossimo, del sentimento e dell’umanità, al vivere insieme, alla dimensione del noi e non dell’io, al leggere, al documentarsi, allo scavare, alla volontà di risolvere i problemi, al soffermarsi sulla genericità dell’immediato per poi andare oltre, altrove.
Il tutto con una penna che accompagna e conduce, che arriva, ricca e intrisa di emozione. Da leggere

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Nella Notte 2019-07-28 21:03:56 lepree
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lepree Opinione inserita da lepree    28 Luglio, 2019
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È facile essere integri quando non costa niente

È nella notte, tra le nove di sera e le nove di mattina, che si decidono le sorti del paese, che si muovono i fili e le macchinazioni del potere. È nella notte che la verità si insabbia, che gli attori della “grande finzione” della politica si levano la maschera e annullano le apparenti distanze che li separano. È nella notte che cadono i governi, si decidono le sorti di questo o quell’altro candidato; è nella notte che una vittima incolpevole finisce ammazzata in nome della verità, o di quel che occorre considerare tale.
Con quest’ultimo lavoro la nota penna di Repubblica offre uno specchio inquietante, desolante e allo stesso tempo ricco e particolareggiato dello scenario politico italiano e dei suoi retroscena. Uno scenario che non può che intersecarsi con i mutamenti del periodo storico che viviamo, tra multinazionali che giocano con i dati sensibili come fossero figurine e un potere che, in barba ai giuramenti e alle garanzie democratiche, rimpolpa se stesso in un perverso schema autoreferenziale, in cui chi non rispetta le logiche del gioco è fuori, considerato “non affidabile”.
Nora D., la protagonista del romanzo, è una giovane laureata in cerca di un posto in una società che non aspetta nessuno e fagocita chi non si adegua. Viene notata dal suo relatore universitario per una tesi di dottorato che approfondisce i risvolti della mancata elezione a Presidente della Repubblica di Onofrio Pegolani, esponente cattolico del Partito dei Giusti, vittima, qualche anno prima, di un complotto, di un sabotaggio ordito tanto da esponenti del suo stesso gruppo politico quanto da quelli a lui naturalmente avversi. In una Roma di faccendieri, palazzinari, funzionari, politici corrotti, intellettuali arroccati nelle loro regge lussuose e lontani dal vero sentire comune, Nora viene assunta in un centro studi che ben presto si rivelerà una vera e propria macchina del ricatto. Un luogo di spionaggio e catalogazione di vizi e debolezze di uomini di potere, una vera e propria agenzia “fabbrica scandali”. A muovere tutto il sistema il sesso: motore e linfa di un circolo vizioso, merce di scambio e di ricatto, moneta con cui raddrizzare le situazioni e con cui controllare tutto, affinché tutto cambi per restare uguale. Decisa ad abbandonare il nuovo lavoro, Nora ritrova una vecchia conoscenza, l’amica con cui ha condiviso infanzia e adolescenza a Pisa, la bellissima ed enigmatica Alice, anche lei assunta al centro studi e fidanzata con l’uomo che ne è a capo, che la convince a restare. Mentre le due si immergono nei meandri della macchina del fango e ne studiano e catalogano i meccanismi, Nora prosegue la sua personale indagine, volta a collegare quella notte che portò alla mancata elezione di Pegolani con un misterioso omicidio di un giovane, apparentemente un tossicodipendente in overdose. Una ricerca che porterà le due a scoperchiare un sistema ormai incancrenito, in cui niente è per niente, in cui l’interesse comune è dileggiato e prevalgono arroganza, dispotismo e mediocrità.
Con “Nella Notte”Concita De Gregorio torna sul suo ring, quello della politica, offrendo un quadro in cui la conoscenza diretta delle vicende è lampante, fedele e aderente a quelle che le cronache ci indicano essere le troppo diffuse modalità con cui si gestisce la cosa pubblica, rigorosamente all’oscuro degli elettori, poco più che numeri da indirizzare là dove li si vuole. Dietro nomi fittizi, ma facilmente riconducibili al panorama politico (e non) italiano degli ultimi vent’anni, l’autrice traccia una fotografia di una società senza più una bussola che la orienti, in balia del caos. Una parabola che parte dalla vicenda politica per toccare tematiche assolutamente attuali, tra fake news, algoritmi tiranni che condizionano (molto più di quanto si pensi) la vita di ognuno e in cui i rapporti umani, quelli veri, rischiano l’estinzione. In un costante parallelismo tra la ricerca della verità dei fatti e della verità del cuore, sospesa tra realtà e ricordo, Nora ci porta a spasso in un’atmosfera densa e irrespirabile, in cui si rischia di rimanere invischiati pur con le migliori intenzioni.
Lettura interessante, una finestra sul mondo politico a riflettori spenti di cui ho apprezzato la fedeltà ai fatti e la ricostruzione del contesto, in cui sono evidenti le doti da giornalista politica dell’autrice. I molti riferimenti al passato della protagonista, flashback e sequenze dialogate, sono un buon escamotage per alleggerire la lettura, che consiglio sicuramente.

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