Narrativa italiana Romanzi Privati abissi
 

Privati abissi Privati abissi

Privati abissi

Letteratura italiana

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Se il Chandler del Lungo Addio tornasse oggi a riferirci sugli amori e i delitti privati della "gente che conta", la sua voce avrebbe forse il tono smagato del narratore di Privati abissi. Giocatore di professione col cuore in dissesto, trascorre le sue giornate invernali in un casinò, su una costa fuori stagione, ricostruendo, in una lontana estate, la tormentata storia d'amore di due appartenenti a quella colonia raffinata e cosmopolita che sul finire degli anni Sessanta aveva trovato a Roma, in un quartiere abbracciato da un'ansa del Tevere, un'ultima, accogliente spiaggia per disorientate esistenze. Esponente di una grande dinastia industriale lui, e bellissima ereditiera lei, in fuga da un inconfessabile segreto familiare. Fatalmente attratti l'uno dall'altra, i due scivolano in un precipitoso matrimonio, cercando reciproca salvezza, ma riuscendo solo a perdersi e poi inseguirsi in un gioco estenuante e crudele, fino al suo imprevedibile epilogo. Sullo sfondo di una Roma fluviale e indimenticabile, di febbricitanti capitali europee, fino alle sponde di un lago notturno, un lucido, disincantato apologo di desiderio e perdita di due "belli e dannati", in fuga dal loro mondo agiato e rivelatore degli oscuri abissi che albergano nel cuore umano, sotto la superficie di ogni amore. Con le sue struggenti fughe all'inferno.



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Privati abissi 2013-11-12 13:04:25 luvina
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luvina Opinione inserita da luvina    12 Novembre, 2013
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Privati abissi

Questo è il secondo romanzo di un autore italiano quasi sconosciuto, giornalista, autore teatrale e televisivo ed è uscito nel 2011 dopo ben 35 anni dal primo; 35 anni di varie stesure, riscritture, limature addirittura con la tentazione di bruciarlo per poi riprenderlo e per fortuna regalarcelo. E’ stato per me un romanzo molto importante e difficile da elaborare, mi trovo quasi in difficoltà nello scrivere un commento ad un racconto praticamente perfetto sia dal punto di vista stilistico che da quello della trama in sè.
La trama Siamo nel 1968, anno di grandi contestazioni, a Roma e più specificatamente a Piazza Navona dove nascosto nei vicoli c’è il pub “Al tempo ritrovato” gestito da Santandrea e da un giovane trentenne Tommaso, figlio di industriali di Genova, pianista in decennio sabbatico prima di prendere il suo posto alla guida del gruppo di famiglia. Una sera nel pub Tommaso conosce Alessandra, inquietante e bellissima ragazza che poi scopriremo figlia di un diplomatico svizzero. Da qui in poi è la storia di un matrimonio mai consumato, di un amore unico incapace di salvare dalla colpa, da un enorme segreto portato fino alle estreme conseguenze, da una profonda solitudine che tocca uno per uno tutti i personaggi. L’io narrante del romanzo è un giocatore d’azzardo malato di cuore, ai tempi amico di Tommaso, il quale, trent’anni dopo, partecipa al funerale di Santandrea e tornato sulla “costa fuori stagione” ricorda e racconta di questa “sconfitta”.
I Personaggi Una delle particolarità di questo splendido romanzo è che l’autore non usa quasi mai i nomi propri ma delle perifrasi per indicare i vari personaggi per cui Tommaso diventa Lo Sprangato Partner, il suo amico inglese San Sebastiano o Bianco Marinaio, la sua ragazza Cupa Penelope, il cane Idolo Azteco e così via. Nonostante ciò l’intimo essere di queste figure ci viene descritto mirabilmente lungo tutto il romanzo facendoci conoscere i loro difetti, le loro meschinità, la loro solitudine. L’autore li descrive benissimo anche nel fisico e nell’abbigliamento (i vestiti bianchi di Alessandra, le sahariane, le giacche militari) cogliendo di volta in volta in loro un particolare e portandolo avanti per tutto il racconto caratterizzando così ancora di più il personaggio.
Lo stile Per chi come me ama leggere l’ITALIANO questo libro è meraviglioso! L’autore scrive tutto il romanzo in una prosa musicale, proprio come una sinfonia composta di parole, periodi, ripetizioni. Il ritmo è a volte lento, melodico ma si fa anche sincopato nella descrizione di fughe ed eventi quasi a simulare i battiti scomposti del “muscolo cardiaco” ormai compromesso del narratore. Tutto il romanzo è intriso di ironia, imperniato sulla metafora della partita principalmente in riferimento all’attività di giocatore d’azzardo del narratore (stupendo il periodo a pag. 150 nel quale svela una vera passione amorosa per le carte da gioco) ma anche per intendere il passare delle mani nel gioco della storia da uno all’altro dei protagonisti (Il grande Gong, La notte di Bengasi, Il grande colpo d’onda). Poetiche e bellissime le descrizioni dei luoghi, del tramonto infuocato su Roma, del “vento teso” che a volte scende sulla città così come il caldo asfissiante che rende tutto immoto.
Gli abissi insondabili dell’animo e del cuore umano in questo romanzo diventano “privati” in entrambe le sue accezioni, quella di strettamente personali e quella di negati.
Quella narrata dall’autore è una grande storia d’amore, di “muscoli cardiaci in azione”, di ferite dell’animo, di peccati e di dolori ai quali si cerca rimedio nell’altro ma che alla fine conducono là dove tutto è cominciato. Voglio lasciarvi con questi due brani che ho sottolineato durante la lettura:
-Due messi davanti a un conto che qualunque cosa avessero comprato alla fine si fosse rivelato troppo caro da saldare-
-Lei, comunque stessero le cose e qualsiasi altra cosa potesse ancora avvenire, come la sola partner all’altezza della sua partita.

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