Narrativa italiana Romanzi Racconto d'autunno
 

Racconto d'autunno Racconto d'autunno

Racconto d'autunno

Letteratura italiana

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Si sa che l'ultima guerra, e in particolare la Resistenza, hanno per lo più dato origine in Italia a storie di "uomini e no", inclini a un'aspra sentenziosità. Nulla di meno congeniale a Landolfi, il quale scrisse febbrilmente la sua storia di guerra (questo "Racconto d'autunno") nel 1946, ma giocando su tutt'altra tastiera. Qui un indefinito e sanguinoso conflitto fa da quinta a una vicenda di amore e morte che non sdegna nessuno degli attrezzi scenici del romanzo nero, dal ritratto ominoso agli animali demoniaci. E, al centro, una "dark lady" innocente e perversa, evocata per via necromantica, che ci appare una vera concrezione dell'eros landolfiano. Mai come in questo libro Landolfi si è abbandonato al puro romanzesco, senza turbare e frantumare la narrazione.



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Racconto d'autunno 2018-03-07 08:54:05 il libraio blu
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il libraio blu Opinione inserita da il libraio blu    07 Marzo, 2018
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Quando la prosa è poesia

Il Landolfi che preferisco è quello dei diari, de "La biere du pecheur" in particolare, con la sua scrittura "a caso", ricca e curata, perfetta per rendere le curve dei suoi dubbi, il divagare del suo pensiero.
Ma la bellezza della sua prosa, inconfondibile per non dire unica nel panorama italiano, si dispiega in tutta la sua luce anche in questo breve romanzo, ambientato in gran parte in un oscuro castello abitato da uno strano vecchio, due cani e forse da una presenza femminile.
Il protagonista vi cerca riparo dopo essere sfuggito tra i boschi a un non ben definito esercito. Siamo infatti nel periodo della guerra, della resistenza, ma vi si accenna solo all’inizio e alla fine del libro, quando i soldati irrompono a spezzare quella sorta di incantesimo che ha colpito il protagonista, e a sottolineare il ritorno alla realtà più cruda.
La vicenda si snoda tutta all’interno del castello tra fantasie, sogni, misteri. Non rivelerò della trama, peraltro ben congegnata, ma dirò della lingua, che ti seduce, ti avvolge, ti cattura: barocca e scintillante, quasi a far da contrasto alla storia, buia e “gotica”. Meravigliose in particolare le ultime trenta pagine, quando la prosa è poesia, e tutto si chiarisce e tutto torna.

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Buzzati, Gadda
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