Requiem Requiem

Requiem

Letteratura italiana

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In uno stato a metà tra la coscienza e l'incoscienza, l'esperienza del reale e la percezione del sogno, un uomo si trova a Lisbona, a mezzogiorno, nell'ultima domenica di luglio: è un'allucinazione che dura dodici ore nelle quali si comprimono e dilatano i tempi di una vita, passato e presente si mescolano per spiegarsi a vicenda, morti e vivi si incontrano negli stessi luoghi, fissi, immobili, al di fuori del tempo.

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Requiem 2018-08-05 10:28:47 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    05 Agosto, 2018
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Omaggio al Portogallo

"Oggi per me è un giorno molto strano, sto sognando ma mi pare che sia vero, e devo incontrare delle persone che esistono soltanto nel mio ricordo". Una domenica estiva di caldo soffocante. Un uomo si appisola sotto un albero ad Azeitào, nell'Alentejo. Ad un tratto si ritrova in una Lisbona semi deserta, a mezzogiorno, sul molo di Alcantara, preda di un'allucinazione, di una visione onirica, di qualcosa che lo trasporta, anima e corpo, su quel labile confine che divide la realtà dal sogno. Parte così un vagabondaggio per le magiche strade della capitale lusitana in cui l'io narrante, di cui non conosciamo il nome ma soltanto le origini Italiane ed un viscerale legame con il Portogallo (un chiaro alter ego di Tabucchi), si imbatte in una serie di strani personaggi alcuni reali, altri immaginari, alcuni piacevoli, altri importuni. Taluni viventi, talaltri defunti ma ancora vivi nel ricordo del protagonista. Fino all'appuntamento finale, quello più importante, che lo riporta al punto di partenza, il molo di Alcantara, a mezzanotte, ad attendere il fantasma del grande poeta (Pessoa?). Requiem è un romanzo atipico, che non segue un filo logico, che non ha un vero finale, che forse non ha neanche un vero protagonista se non Lisbona, città dal fascino indescrivibile, onnipresente nelle pagine di questo libro e di gran parte della produzione dell'autore. "Ma, prima di tutto, questo libro è un omaggio ad un paese che io ho adottato e che mi ha adottato a sua volta, ad una gente cui sono piaciuto e che, a sua volta, è piaciuta a me." Tabucchi scrisse il libro in portoghese, convinto che un requiem come si deve non può essere scritto nella propria lingua madre. Allora quale altra lingua poteva usare il nostro compianto maestro, se non quella che per lui rappresentava "un luogo di affetto e di riflessione"? Comunque sarà la dimestichezza con il portoghese, sarà merito della traduzione, sarà che quando uno scrittore sa scrivere scrive sempre e comunque bene, ma anche questa volta Tabucchi conquista il lettore con la sua prosa curata, con i suoi arguti dialoghi, con le sue dolci descrizioni e con quella capacità di creare sempre un'ambientazione ricca di fascino ed una certa immedesimazione da parte del lettore. Un libro intenso, piacevole, leggero, che si legge in poco tempo ma che, tuttavia, non si dimentica facilmente. "Se qualcuno osservasse che questo Requiem non è stato eseguito con la solennità che a un Requiem si deve, non potrei che essere d’accordo. La verità è tuttavia che ho preferito suonare la mia musica non con un organo, che è uno strumento proprio delle cattedrali, ma con un’armonica, che si può tenere in tasca, o con un organetto, che si può portare per strada. Come Drummond de Andrade, ho sempre amato la musica a buon mercato; e, come egli diceva: non voglio Handel come amico, e non ascolto il mattinale degli arcangeli. Mi basta quel che la strada mi ha portato, senza messaggio, e, come ci perdiamo, si è perduto".

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Requiem 2017-05-18 08:03:53 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    18 Mag, 2017
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Uma alucinação

«Non avrei mai dovuto farlo, dissi io, non consiglierei a nessuno di parlare con i fantasmi, è una cosa che non si deve fare, ma a volte bisogna, non spiegarlo bene, è anche per questo che sono qui»

Lisbona. Deserta, torrida. Una domenica di fine luglio. Un uomo, il caldo del mezzogiorno, perché è qui? Perché sa di avere azioni da compiere, incontri da portare a termine, eppure non sa darsi una motivazione di questi? Un’esperienza reale con la percezione del sogno. Colloqui, molteplici, in un susseguirsi ininterrotto. Un’allucinazione? E quella morte così inspiegabile? Perché si è uccisa. Il caso. E’ la sua unica alternativa. Un uomo che non può far altro che seguire questo percorso indotto dalla fatalità, un uomo che da qui inizia a ricordare, rivivere i tempi che furono. Infine, lo scambio con l’illustre personaggio scomparso. Il tutto, in portoghese. Perché ci sono storie che non possono che essere raccontate in una lingua diversa, che chiama, richiede, esige il suo spazio. E questo è il caso di Requiem, opera composta in lingua straniera e da li tradotta in italiano, con tutti i rischi e pericoli.
Ma cos’è di fatto questo romanzo? E’ uma alucinação, un’allucinazione che ha le sembianze di un sogno, della reminiscenza, una storia che in perfetta poetica tabucchiana – la cui massima espressione è riscontrabile ne “Per Isabel. Un mandala” – ripercorre tra finzione e realtà, tra personaggi dello ieri e dell’oggi – personaggi incontrati tanto nei libri, quanto oniricamente, quanto nello scorrere della vita – i punti nodali, critici e fatali della propria esistenza. Una sorta di psicanalisi al contrario che mira a far si che mediante lo strumento dell’inconscio detti nodi vengano al pettine, e siano risolti.

« Ormai l'anima non ce l'ho più, adesso ho l'Inconscio, ho preso il virus dell'Inconscio, è per questo che sono qui.. è per questo che sono stato capace di trovarti »

Pagina dopo pagina il lettore muta le proprie vesti, spogliandosi delle stesse e indossando volta volta quelle di ogni persona che viene ad incontrare. Quelle che vengono presentate sono figure strane, diverse tra loro, talune, in perfetta assurdità del vaneggiamento, riportano alla mente persone incrociate nel corso degli anni ma che consciamente sappiamo non poter incontrare che nell’universo onirico, altre al contrario, sono il simbolo di quell’appuntamento tanto caro allo scrittore. Quante volte l’autore ha infatti paragonato la vita ad un rendez-vuos da interpretare con il dove, il come e il con chi. E in Requiem questo accade: siamo di fronte ad una serie di appuntamenti mai fissati ma a cui nessun protagonista osa mancare.
Sullo sfondo Alentejo, un luogo che diventa sostanza tangibile in odori, sapori, aromi. Perché Tabucchi riporta alla vita la cucina locale, i vini, le musiche suonate con la fisarmonica, ed ancora i tessuti, i colori, gli individui, la loro vivacità, il loro essere così diverso con il loro non sentirsi pienamente europei, con il loro rivendicare un’autonomia culturale, il loro offendersi, il loro rendersi disponibili.
Alucinação, si offre così, senza indugi e senza remore. E’ uno scritto complesso che non arriva nell’immediato. E’ un elaborato che lascia a tratti perplessi, che si fa portavoce di un messaggio sfuggente ma che al contempo è magnetico nella sua essenza. E’ un testo che non teme il passato, che vuol riviverlo pur di arrivare ad affrontare il presente e di poi il futuro. Su questa scia non si sottrae alla tematica della morte né a quella delle questioni irrisolte che pian piano si accumulano nei lustri a venire.

«"Abbiamo sempre bisogno di una storia anche quando sembra di no."»

«Allora mi parli di questo virus, dissi, cosa sa di questo virus? E’ un virus molto strano, disse il Copista, pare che tutti ce lo portiamo dentro allo stato larvale, ma si manifesta quando le difese dell’organismo sono infiacchite, allora attacca con virulenza, poi si addormenta e torna ad attaccare ciclicamente, guardi, le dico una cosa, penso che l’herpes sia un po’ come il rimorso, se ne sta addormentato dentro di noi e un bel giorno si sveglia e ci attacca, poi torna a dormire perché noi siamo riusciti ad ammansirlo, ma è sempre dentro di noi, non c’è niente da fare contro il rimorso» p. 79

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