Narrativa italiana Romanzi Roderick Duddle
 

Roderick Duddle Roderick Duddle

Roderick Duddle

Letteratura italiana

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Figlio di una prostituta, Roderick cresce tra furfanti e ubriaconi all'Oca Rossa, locanda con annesso bordello. Quando la madre muore il signor Jones, il proprietario, pensa bene di cacciarlo: quello che entrambi ignorano è che nel destino di Roderick c'è un'immensa fortuna, poiché è l'unico erede della nobile famiglia Pemberton. Il ragazzino si ritrova alle calcagna una folla di balordi, mentecatti, loschi uomini di legge e amministratori, assassini, prostitute, suore non proprio convenzionali, ognuno deciso a impadronirsi in un modo o nell'altro di una parte del bottino. E cosi Roderick fugge, per terra e per mare, in un crescendo di imprevisti, omicidi, equivoci e false piste.



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Roderick Duddle 2018-04-20 13:34:18 AsiaD
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AsiaD Opinione inserita da AsiaD    20 Aprile, 2018
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A TU PER TU CON IL LETTORE

Ironico, cinico ed esilarante negli intrighi. Uno spasso di romanzo che si legge con semplicità, ti fa affiorare un sorriso sulle labbra nonostante lo spessore culturale dell’autore è notevole, lo si nota nelle citazioni diffuse nel testo più o meno evidenti ai grandi scrittori della storia. Una scrittura contemporanea e fresca che nasconde appunto una ricerca profonda, il che rende il suo stile vincente; alla fine la vera capacità di uno scrittore o anche intellettuale in genere è quello di rendere fruibile ai più il proprio messaggio senza obbligatoriamente nasconderlo tra artifici ridondanti.
Un romanzo sempre sul filo del malinteso, tra un Roderick originale ed un falso Roderick, entrambi bambini preda degli arrivismi di personaggi di dubbia eticità che tramite la sovrapposizione di uno con l’altro tentano in tutti i modi di raggiungere una cospicua eredità. I due Roderick entrambi soli al mondo ignari delle trame che li circondano e di cui sono vittime inconsapevoli in questo vortice circense hanno però la fortuna di incontrarsi e di essere un po’ meno soli, fratelli non di sangue ma che nei fatti lo diventano.
Uno stile direi unico nel suo genere, non mi è mai capitato di leggere un romanzo simile con un’attenzione verso il lettore smaniosa, di continua sfida, è come se Mari volesse giocare con il lettore bluffando, prendendosi gioco di lui e della sua moralità, come quando presenta il personaggio della Suora malfrodita (traduzione “mariana” di ermafrodita che tante risate mi ha scatenato) e stuzzica il lettore rivolgendosi direttamente a lui chiedendogli di tenere a freno la curiosità, oppure quando conferma di aver ormai rapito il lettore a tutti gli effetti e di averlo fatto proprio per cui potrà fare ciò che vuole di lui. E’ stato davvero divertente alla volte fare alcune considerazioni durante la lettura e dopo poche righe vederle scritte sotto forma di domanda diretta (tu lettore starai sicuramente pensando che..).
Una badessa, una suora ermafrodita, un gestore di bordello, due bimbi orfani di cui uno muto, un Probo assassino nella notte, un pescatore, diverse libere donzelle, assassini vari, arrivisti della prima ora ed una eredità polposa…un mix esplosivo di storie che si intrecciano di cui però il lettore è nei fatti l’unico consapevole, perché Mari al lettore rende tutto chiaro quindi è uno spettatore a cui si regala la prima fila e che si può quindi divertire a seguire gli intrecci ottimamente architettati.
Un romanzo senza morale, non si vuole nei fatti insegnare nulla e trasmettere alcun particolare messaggio, non c’è paura di far vincere un personaggio negativo, anche perché nei fatti, a parte i due Roderick e qualche rarissimo personaggio non ci sono i “buoni” ma è solo una lotta tra cattivi, una guerra di furbizia e sotterfugi conditi alla volte da tanta ignoranza , come nel caso di Jones che è esilarante nelle lettere sgrammaticate piene di pseudo-amore (direi più curiosità sessuale) indirizzate alla malfrodita suor Allison.
Non c’è drammaticità né tensione nervosa mai, ogni azione anche la più violenta (e devo dire che la violenza non manca), è sempre raccontata con sarcasmo ed ironia che accompagnano tutto il romanzo, è tutto funzionale allo stile linguistico e di scrittura che padroneggia e surclassa il contenuto che di per sé rimane secondario.

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Roderick Duddle 2017-10-01 11:11:34 Simona P.
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Simona P. Opinione inserita da Simona P.    01 Ottobre, 2017
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Un pasticcio complicato come quello della vita

E' un romanzo per tutti i gusti, questa straordinaria avventura rocambolesca di Roderick Duddle. L'autore ci offre un pasticcio letterario i cui ingredienti sono formati da: una serie infinita di peripezie, tante storie intrecciate tra loro che ci tengono con il fiato sospeso, numerosi personaggi delle più diverse tipologie, una fantasia in continuo crescendo, uno spiccato senso dell'umorismo. Siamo nell'ottocento nel Regno Unito, un bambino di nome Roderick, figlio di una prostituta, cresce in un bordello con locanda annessa, in compagnia di donne che esercitano 'tale' professione, i loro clienti e il terribile signor Jones, il proprietario; morta la madre, Jones lo caccerà senza pietà. Roderick, nessuno lo sapeva, è erede di una immensa fortuna e quel medaglione che ha al collo ne è la prova; il fatto curioso è che non lo sa neppure Roderick e non se lo immagina minimamente. Scoperta la vera identità del protagonista, la notizia gira velocissima, vista anche l'ingente somma da ereditare; cominciano così le numerose avventure e i viaggi del bambino che chiaramente non sa di essere ricco e si domanda perchè tutti lo cercano, molti lo seguono, qualcuno lo vuole uccidere. Gli inseguitori sono vari, si tratta di sicari, suore, avvocati corrotti, amministratori disonesti e chiaramente il signor Jones. Ci sono anche molte false piste a complicare il groviglio, a un certo punto c'è il caos, tutto sembra falso, i bambini sono diventati due, forse tre, i medaglioni sono due ... quale sarà quello vero? Tutti cercano l'oggetto del desiderio: i soldi, l'amore, il piacere, il successo (sembra di essere immersi nel fantastico mondo dell''Orlando Furioso'); c'è chi cerca la cosa sbagliata nel posto sbagliato; molti personaggi sono arguti e calcolatori, c'è anche lo scemo del villaggio che è buono ma poi ... non è così scemo. Il romanzo è un microcosmo che rappresenta il mondo e 'il mondo è schiavo del desiderio' dice l'Autore che dichiara di voler raccontare semplicemente 'la smania di tutti ad arrivare più in là'. L'avventura prosegue, si parte dalla locanda malfamata, poi si va per la città, poi come ogni avventura che si rispetti, per mare. Finalmente arriva l'investigatore, Havelock (il suono rimanda a Sherlock) che cercherà di mettere un po' di ordine nel groviglio di questa storia; bravo, preciso, meticoloso, onesto ma ... anche lui ogni tanto, cede alle tentazioni. La storia finisce bene, dopo tanti morti, assassini, inganni, tutto (o quasi) torna, e anche i cattivi possono ripensare alle loro malefatte. Con una scrittura scorrevole, con uno stile barocco ed elegante, graffiante ed ironico, attraverso periodi lunghi e ben articolati, aggettivazione e punteggiatura abbondante, l'Autore descrive tutto con delicatezza, dalle brutture del mondo ai gesti di solidarietà. Concludiamo ricordando quello che Italo Calvino, lucido e razionale come l'inventore di questa storia, disse sull'Orlando Furioso: 'limpido, ilare ma misterioso, ... si ostina a disegnare una fiaba da una realtà senza illusioni".

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a chi ama l'avventura e l'ironia
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Roderick Duddle 2015-06-01 17:13:52 ferrucciodemagistris
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ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    01 Giugno, 2015
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Il medaglione dei misfatti

Immaginiamo e deduciamo di trovarci in Inghilterra, forse nella regione del Northumberland; deduciamo, inoltre, che il tutto si svolga in un periodo temporale appartenente all’inizio della seconda metà dell’ottocento…questo perché non sono immediatamente percepibili, anche all’attento lettore, sia i luoghi che il tempo in cui la vicenda ebbe luogo.

Il principale protagonista della storia (e che storia!!) è uno sfortunato ragazzo, Roderick, di circa dieci anni che vive la sua misera esistenza in una locanda malfamata dove, oltre a servire quanto vi è d’alcolico e cibarie varie non certo raffinate, è possibile anche trovare “compagnia” con le donne che allo stesso tempo sono inservienti e qualcos’altro. Roderick è, per l’appunto, figlio di una prostituta che si ammala e muore e lascia solo il povero ragazzo. Sembrerebbe, quindi, una vicenda già esaurita la cui fine è stabilita in relazione al pregiudizio della gente di quel tempo. Ma il destino, come spesso accade, riserva una sorprendente situazione del tutto inaspettata per cui il sentiero da percorrere, precedentemente stabilito in linea di massima, svolta in una strepitosa via lungo la quale è in attesa un’immensa fortuna composta da svariati beni immobili, partecipazioni azionarie, beni voluttuari (arazzi di pregio, dipinti, sculture, pietre preziose, abiti e arredi) e “last but not least” un titolo nobiliare di alto rango sociale.

Ma questa immensa eredità è bramata anche da una miriade di personaggi della più diversa fattispecie: brutti, cattivi, melliflui, imbroglioni, millantatori, suore che di religioso hanno solo l’abito, padroni di losche osterie, tirapiedi, damerini e assassini prezzolati. Tutti concorrono, chi in modo chi in un altro, a mettere mano sul vile danaro per un fine che è sempre lo stesso sin dalla notte dei tempi: vivere di rendita senza aver mai faticato per ottenere tale privilegio.

Per il fatto che il piatto è così prelibato e a goderne il gusto in maniera legittima è proprio lo sventurato ragazzo Roderick, i vari figuri, senza distinzione di sesso e ceto sociale, tentano in tutte le maniere, violente e truffaldine dove la menzogna può considerarsi una virtù, di cambiare le carte in tavola servendosi di numerosi espedienti atti al possesso o alla gestione dell'accattivante tesoro. L’avidità e la cupidigia regnano incontrastate, i personaggi interessati non hanno alcuno scrupolo in merito e venderebbero l’anima al diavolo pur di sottrarre a Roderick ciò di cui è legittimo erede. Un medaglione istoriato sarà l’oggetto per il quale le varie vicissitudini porteranno a delitti inutili per i quali Roderick è più volte, suo malgrado, coinvolto ma alla fine la giustizia, forse divina, metterà tutti gli avvenimenti e avventori al posto che si meritano. Roderick conoscerà, all’età tra dieci e undici anni, l’infingardaggine e la cattiveria della gente ma anche il senso dell’amicizia e la solidarietà e l’aiuto disinteressato.

Un romanzo molto complesso con maglie intricate che sono difficili da dipanare; molte sono le citazioni e gli aneddoti “eruditi” che l’autore invita a conoscere/ricordare al lettore…lettore che è parte in causa in quanto è spesso, metaforicamente, guardato in tralice dallo scrittore che gli rivolge affermazioni in maniera sarcastica e ironica.

Una armoniosa commistione di letteratrua classica tra cui “Capitani coraggiosi”, “L’isola del tesoro”, “Oliver Twist”. Il mio consiglio è leggerlo.

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Letteratura classica per ragazzi...e per adulti che vogliono rileggerla
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Roderick Duddle 2014-08-02 17:46:21 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    02 Agosto, 2014
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Un bambino in fuga

Roderick Duddle, giovane orfano, ha ereditato dalla madre una vita sventurata.
Ottocento inglese, foto in bianco e nero delle due facce della medaglia: i palazzi dorati dell'aristocrazia ed i bassifondi cittadini dove sono confinati gli umili ed i derelitti.
Si annusa da subito una sensazione di déjà vu, un'ambientazione perfetta e vivida che porta alla memoria celeberrimi romanzi della letteratura inglese.
Eppure occorre procedere ed immergersi senza pregiudizi tra le numerose pagine del romanzo di Michele Mari per comprendere la volontà dello stesso di trarre dagli autori del passato, materia da riplasmare a piene mani e con una forza creativa notevole.

Lo spunto non originale della trama, viene sorpassato dalla messa in scena di una galleria vasta e multicolore di personaggi, dipinti con cura e colti nella pienezza del loro essere arroganti, malfattori, egoisti, immorali e traditori, ma anche indifesi, deboli e reietti.
Una marmaglia di furfanti siano essi nobili o servi, laici o badesse, soldati o prostitute cui si frappongono creature sfortunate.

L'autore rappresenta un'umanità cupa nei valori, uomini e donne assetati di denaro, disposti a tutto per evadere dalle prigioni in cui il destino li ha relegati.
Vite al limite e al confine della dignità, della moralità, della giustizia.
Impossibile non riconoscere a Mari la creazione di un quadro colmo di volti e di voci, un quadro sempre in movimento, una storia che muta rapida e richiede attenzione da parte del lettore,il quale viene sollecitato e richiamato numerose volte dalla voce narrante, facendolo sentire parte del racconto e stuzzicando l'interesse al prosieguo della vicenda.
Inoltre Mari adotta una tecnica narrativa che prevede repentini cambi di scena e di ambientazione, grazie alla scrittura di micro-capitoli che come gocce d'acqua confluiscono in un unico torrente.
Ottimo l'eloquio che dona all'opera una fragranza classica ed elegante, senza rinunciare tuttavia ad un tono ironico di sottofondo, lontano da intenti moralistici bigotti o da ambizioni di ricerca storica o sociologica.

Un lavoro godibile, a tratti intenso a tratti un po' prolisso, che mostra le buone doti di scrittura dell'autore, il quale seguendo un solco narrativo già tracciato va alla ricerca di una propria chiave espressiva.

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