Sonetaula Sonetaula

Sonetaula

Letteratura italiana

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Sonetaula è il soprannome di un ragazzino sardo, servo pastore, che riesce ad avere un proprio gregge, ma scivola nell'inevitabile subcultura del mondo pastorale e si spinge sulla via senza ritorno del banditismo. È la "condanna dell'ovile", trafila comune a quasi tutti i ragazzini di quegli anni (1937-50) nella Sardegna dell'entroterra. A questa si sottrae un coetaneo che, divenuto meccanico, è caposquadra nella lotta all'anofele, combattuta dagli Americani nel 1944 per liberare l'isola dalla malaria. Diversamente dall'amico, il meccanico si "salva" dalla sorte comune grazie alla diversa realtà lavorativa in cui riesce ad entrare. Un testo scritto quarant'anni fa e, recentemente, rivisitato dall'autore.



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Sonetaula 2022-07-08 04:01:53 siti
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siti Opinione inserita da siti    08 Luglio, 2022
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Giustizia privata

Romanzo breve apparso per la prima volta presso i tipi dell’editore Canesi nel 1962, vincitore del premio Deledda 1960, riappare nel gennaio 2020, alleggerito di circa centocinquanta pagine, nel 2008 in riduzione cinematografica, a firma Salvatore Mereu, opera interamente in lingua sarda.

Giuseppe Fiori è stato sicuramente un abile biografo, sue le narrazioni della vita di Emilio Lussu e di Antonio Gramsci, nonché quella di Enrico Berlinguer, e la capacità di scrittura non viene meno nella narrativa pura. “Sonetàula” è infatti un ottimo romanzo breve: narra la storia di un bambino che si fa uomo e bandito latitante negli anni tra il 1937 e il 1946. Dentro c’è la storia nazionale che si infila timida in una storia regionale, avvertita da me che leggo - ma presumo anche da Fiori che scrive e dagli stessi personaggi che fioriscono dalla sua penna - come sovranazionali. Storia della Sardegna e dell’eccidio di Buggerru ( uno dei primi scioperi dell’Italia Unita- 4 settembre 1904- ribellione di minatori che fece scatenare il primo sciopero a livello nazionale); storia europea della guerra civile spagnola che richiama numerosi volontari, storia infine mondiale con lo scatenarsi del secondo conflitto su scala planetaria e del suo propagarsi in un’onda lunga di lutto anche nelle famiglie sarde, perse in un territorio appena sfiorato dagli aerei, intangibile nella sua atavica appartenenza al mondo naturale in un irremovibile e unico panismo.

Una storia dolorosa, a tratti necessaria, che tutta animata da un senso primitivo di giustizia non contempla altra possibile soluzione se non la vendetta privata sempre al limitare di una nuova faida. A nulla vale l’amore, il senso di appartenenza alla propria comunità, si finisce soli e braccati, le mani già sporche di sangue, indelebile.

Stile conciso, perfettamente scandito da scorci paesaggistici, sapiente uso dell’ellissi, asciutti dialoghi di vivida impronta teatrale, un realismo doloroso, rotto solo alla fine da un sentimento così vivido e capace di commuovere nel profondo con poche parole: in pochi lo sanno fare.

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