Narrativa italiana Romanzi Ti rubo la vita
 

Ti rubo la vita Ti rubo la vita

Ti rubo la vita

Letteratura italiana

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Ibrahim, Giuditta ed Esther, i protagonisti del romanzo, sono accomunati dal problema dell'identità: negata, tradita, scoperta e riconquistata. Ebrei a forza, ebrei in fuga o ebrei a metà, i tre si rincorrono da Jaffa a Djerba, da Alessandria d'Egitto a Basilea, da Miami a Roma, tra segreti e inganni nell'arco di mezzo secolo. Appartengono a due famiglie e a tre generazioni diverse, e si incontreranno in un finale a sorpresa. Palestina, 1936. Ibrhaim Özal è un giovane mercante turco che ha appena concluso un contratto decisivo con Avrahàm Azoulay, uno dei più noti commercianti di cotone della città. Quando Azoulay viene barbaramente ucciso, Ibrahim decide di rubarne l'identità, di rubarne la vita. Il musulmano diventa ebreo. Una decisione che gli segnerà la vita. Ancona, 1938. Giuditta ha diciassette anni, ama nuotare, vive con i genitori e il fratello Tobia ed è innamorata di Giovanni, il migliore amico di lui. Scopre d'improvviso cosa vuol dire essere ebrea quando i fascisti le rubano il padre, anarchico, e la cacciano da scuola. I due fratelli fuggiranno da Ancona per rifugiarsi nel ghetto di Roma, durante la guerra, sotto le bombe. E poi, di ritorno ad Ancona, si troveranno sulla linea del fronte in una fattoria occupata dai nazisti. Roma, 1991. Esther, figlia di madre ebrea e di padre cristiano, delusa dagli uomini, accetta le rigide clausole di un matrimonio al buio con Ruben, un affascinante e misterioso pretendente ossessionato dalla stipula di un perfetto contratto di nozze. Ma nessun contratto è perfetto... Cinzia Leone racconta quattro vite che si intrecciano, tra la Istanbul della rivoluzione di Ataturk e la fine del secondo millennio, passando per la Seconda guerra mondiale e la persecuzione razziale.

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Ti rubo la vita 2019-04-15 17:46:22 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    15 Aprile, 2019
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Identità rubate, usurpate, abusive.

Ti rubo la vita di Cinzia Leone è un esordio tremendo, che colpisce e fa riflettere. Un testo in cui l’autrice dipinge la vita di tre donne, dall’identità rubata ed estrapolata, come se fosse una tavolozza dai colori variegati e in continuo mutare. La narrazione diventa e si assurge a pretesto per dipingere sulla tavolozza della vita, in un susseguirsi vorticoso di emozioni e di sentimenti. Si respira a tutto tondo falsità, odio, intolleranza in un continuo che travolge e segna il lettore. Le scene descritte risentono di un ritmo continuo, mozzafiato, che non lascia adito a dispersioni e inutili lungaggini, ma hanno un preciso taglio cinematografico. Si inizia con un’esecuzione mortale a danno di Avraham Azoulay e la sua famiglia, compiuta a Giaffa nel 1936. Subito, senza remora e senza pensieri, Ibrahim ne assume la sua identità. Lui musulmano diventa ebreo. E con lui la moglie Mirian e la figlia, della stessa età della piccina uccisa. Da lì si compie il terrore che dà vite ad identità rubate, a vite spezzate, a fughe rocambolesche ed assurde. Ci sono religioni che si scontrano, e si perdono, riti che si compiono, in un mondo confuso e di scarsa comprensione. Per poi giungere ai giorni nostri con Giuditta o con Esther o con Ruben. Pare di essere su di una giostra che frastornando ruba continuamente vite.
Si viaggia forte in questo romanzo: da Giaffa ad Istanbul, ad Alessandria d’Egitto, poi a Gerba, Basilea, Miami, ed infine Roma e Tel Aviv. Si parla continuamente di identità. Identità non solo rubate, ma anche usurpate, abusive. Si parla di persecuzione, di odio, di dolore, di inganno e di impostura.
Una lettura che travolge e che si vorrebbe non terminare mai. Uno stile che non concede fronzoli, asciutto e vorticoso, per una narrazione che si rivela essere coerente in un mondo dove vige il caos e la complicazione. Una bella ed ottima lettura. Molto consigliato.

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