Un amore Un amore

Un amore

Letteratura italiana

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Il protagonista di "Un amore" ha atteso troppo, senza saperlo: è rimasto nell'intimo un giovane, crede che il sentimento sia ancora capace di tutti i miracoli. Mentre lei, giovanissima d'anni, ha assorbito invece la cinica spregiudicatezza, la stanchezza morale di un'epoca. L'amore dell'uomo, un vero amore, è destinato così a smarrirsi nella menzogna, come in un labirinto. Ma anche dai meandri di questo amore assurdo si leva, limpido, il canto di Buzzati.

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Un amore 2019-08-19 09:44:55 Scavadentro
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Scavadentro Opinione inserita da Scavadentro    19 Agosto, 2019
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Un amore, non l'amore.

Dino Buzzati è una di quelle figure che hanno elevato la letteratura italiana, precursore per stile e originalità. E' autore di capolavori come "Il Deserto dei Tartari" ed i suoi racconti sono perle uniche ed emozionano ancor oggi dopo quasi cent'anni. La critica (soprattutto quella "colta") ha definito "Un amore" non positivamente, definendo l'opera un tentativo di Buzzati di affermazione globale, non più criptico o fantastico, teso a raggiungere un pubblico vasto per ragioni di "cassetta". Non concordo con queste tesi, sia per contenuti che per stile. La scrittura di Buzzati è si chiara e scorrevole, ma per leggere tra le righe del romanzo occorre dimestichezza con tutto il lavoro autoriale certamente patrimonio solo di lettori preparati e consapevoli del mondo metafisico, fantastico e immaginifico dello scrittore. Il protagonista del libro, Dorigo, non è solo figura borghese arricchita incapace di amare a pagamento. Laide non è solo la ballerina prostituta minorenne già segnata dalla vita, bugiarda e approfittatrice. Bisogna inserire il contesto, l'Italia che sta vivendo il boom economico, gli anni '60 con le prime avvisaglie di un movimento di liberazione sessuale e sociale agli albori ma ben presente. Buzzati espone la vita vuota e "inutile" di Dorigo, il suo innamoramento cieco verso la ragazza che diverrà ben presto la sua mantenuta. Ci racconta la testarda illusione di un uomo ormai maturo che ignora volutamente i tradimenti. Laide approfitta economicamente e sentimentalmente con spudorate menzogne di Dorigo. Il rapporto si basa su un cinico accordo che coinvolge sempre più soltanto la parte maschile , umiliata a fare d'autista alla ragazzina che palesemente si gode i frutti della sua bellezza con sfrontato egoismo. Dorigo quindi accetta il "cugino" di Adelaide, le paga vacanze in albergo ecc.. trasformandosi in uno "zio" che solo con regole precise può usufruire dell'amore nell'appartamento da egli stesso pagato. L'uomo nel confronto con se stesso più volte tenta di eliminare il sentimento, ripromettendosi di agire con forza e liberarsi di quell'amore che in momenti di lucidità riconosce come inesistente e a senso unico, basato solo su un contratto economico. I continui ripensamenti ci descrivono magistralmente il rapporto tra esseri umani, tra l'innamorato illuso ma per questo tenace, la donna giovane e sensuale unica meta, unica ragione di vita e quindi impossibile da lasciare. Dorigo si aggrappa a questo sentimento indeterminato (non l'Amore ma un amore) come un naufrago in vista della morte certa, che senza questo sentimento sarebbe ancora più terribile a chiusura di una vita inutile. Non svelo il finale anche se trattasi di un “classico”, anche se rappresenta l'unico motivo di dubbio e contraddittorio per la scelta dello stesso nell'economia generale del romanzo.

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Il Deserto dei Tartari dello stesso e Seta di Baricco
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Un amore 2019-02-09 22:11:11 Ginevrosità
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Ginevrosità Opinione inserita da Ginevrosità    10 Febbraio, 2019
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Così mi sento

Ho letto questo libro il mese scorso e per un po' sono rimasta senza parole.
Prima di tutto, non sapevo della sua esistenza fino a quando non l'ho visto in libreria con una copertina mozzafiato: una ragazza con il capello rosso e l'occhio chiaro che mi ha fissato suggerendomi "Sceglimi". E l'ho scelto senza aver prestato la dovuta attenzione alla trama sul retro, poi l'ho portato a casa e letto così come veniva.
Immagino Antonio Dorigo nelle vesti di un uomo a modo, distinto come ogni borghese che si rispetti, ma tolta quella scorza si legge una sensibilità particolare, una spaesatezza, una fragilità che in un cinquantenne non siamo abituati a vedere. I sentimenti che prova per Laide infatti, sono gli stessi che ho provato io stessa quando ero sui 19-20 anni, un amore descritto egregiamente bene, che va a braccetto con il disagio e il malessere. Un amore malato sì, ma non concentriamoci solo su quello, consideriamo invece come è stato giustificato e condotto dalle prime pagine fino alle ultime: riesce proprio ad entrare nella testa di chiunque soffra per amore, di chiunque abbia covato dentro sè la malattia di un pensiero fisso, anzi di una persona fissa. E non c'è rispetto per se stessi che tenga contro un amore del genere, non c'è speranza di dimenticare "la Laide", non c'è umiliazione che possa scottare chi ha superato i confini della ragione cavalcando un sentimento così pazzo e fuori luogo, un sentimento che Dorigo può solo fingere di controllare. E lei, d'altra parte che fa? Beh, lei logicamente è giovane, estroversa, amica di tutti, amante del lusso... Spietata. E' palese che non amerà mai Dorigo, a cui non lascia neanche una speranza alla quale aggrapparsi.
Amare anche se non ci si guadagna niente
Amare anche se si perde
Amare anche se il sentimento non è ricambiato
Ci vuole coraggio, credetemi.
Lo stile utilizzato è lo specchio del disagio, della paranoia.

Io l'ho amato.

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Un amore 2017-03-02 03:21:26 siti
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siti Opinione inserita da siti    02 Marzo, 2017
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Un giro di giostra

Con una prosa coraggiosa che reitera frasi in maniera ossessiva e che si nutre di un vivace alternarsi di voci verbali ai limiti della consecutio, Buzzati stupisce. Stupisce nello stile, lui che nei suoi racconti aveva prediletto il linguaggio semplice e comune, la prosa lineare e limpida dove l’assurdo regnava incontrastato. Stupisce inoltre nel contenuto: un amore maschio per una giovane ragazza che si prostituisce, la rappresentazione della psiche maschile. L’uomo in questione è un affermato professionista ma nella vita privata è limitato nel rapporto con le donne, è insicuro, inefficace. A corollario della sua affermazione professionale una Milano rampante, frenetica, operosa e grigia come non mai. Una città capace di schiacciare l’individuo, un agglomerato di palazzi perso nella collettività affannata a produrre, a fare e non a vivere. Leida allora diventa per lui la vita: se ne innamora subito e la cerca e la vuole ripetutamente. La paga: lui il borghese agiato, lei la ragazzina che ambisce a mutare il suo status sociale.

Il denaro paga, il denaro garantisce la via di fuga qui rappresentata da una casa chiusa e dall’antico mestiere dei quali, attraverso Dorigo, il protagonista, si tesse l’elogio: l’unica bolla di libertà in un mondo rigidamente regolamentato. Il paradosso e l’assurdo, cui Buzzati non poteva rinunciare, scaturiscono dallo scontro dei mondi, quello borghese e quello delle meretrici, entrambi retti dal denaro, nel quale si intrufola il sentimento, l’amore. L’opera insegue faticosamente per quasi due anni l’evolversi dei rapporti tra Dorigo e Leida, il lettore teso a cercare una possibilità di realizzazione del legame, si assiste invece all’annientamento totale dell’individuo, ora in balia della forza cieca, ingenua, ossessiva alimentata dall’amore. Si giunge poi, d’un fiato, al finale bellissimo, struggente, inquietante come nel migliore Buzzati e il lettore si riappacifica con l’autore , lo ritrova, gli perdona l’avventura erotica nella quale ritrova infine la dimensione surreale e inquietante dell’esistenza che un amore aveva momentaneamente adombrato.

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Un amore 2016-07-04 09:58:34 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    04 Luglio, 2016
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Laide nella testa, nel corpo, nell'anima..ovunque


Arrivo a questo libro con colpevole ritardo, ma imperdonabile sarebbe stato non arrivarci affatto.
La storia di uno stimato uomo di quasi 50 anni che vede la propria dignità, il rispetto di se stesso e tutte le certezze che lo circondano, sgretolarsi sotto i colpi di un amore che gli piomba addosso e a cui non riesce a resistere e ad opporsi.
Un amore che gli fa vivere una serie di umiliazioni, una feroce gelosia che in realtà non ha neanche il diritto di provare e che gli fa ingoiare chili di rabbia repressa.
Si ritrova ad aspettare l'elemosina di un sentimento da parte di una ragazzina di almeno trent'anni più giovane di lui...e non una ragazzina qualunque, no, ma una prostituta conosciuta in una casa di piacere.
Lui è Antonio, gonfio di un amore quasi adolescenziale, che si nutre dei suoi pensieri pessimisti, che ritorna a respirare e a vivere solo alla presenza di lei, un amore fatto di sofferenza, di attese, di telefonate mancate, di lettere mai spedite...struggimenti notturni, e fame e sonno che lasciano il posto ad un turbine di pensieri la cui unica protagonista è sempre e soltanto lei.
Lei, Laide, che invece adolescente quasi lo è davvero per età, ma seppur giovanissima e dall'aria fanciullesca e innocente, innocente non lo è affatto, semmai equivoca, bugiarda e molto più preparata "alla vita" di quanto non lo sia lui.
E Antonio accetta di tutto, qualsiasi situazione imbarazzante, umiliante, capace di ricoprirlo di ridicolo, solo per poterla avere accanto, anche solo per dieci miserabili minuti...
Ma rinunciare a lei è fuori discussione...
Lui buono e lei cattiva? Ne siamo proprio sicuri?
D'altronde con i soldi si può comprare il corpo, non pretendere anche l'anima...
Se vuoi entrare nella vita di qualcuno, devi essere disposto per primo ad aprire le porte della tua.
Buzzati, con questo romanzo straordinario, ci presenta l'incontro di due grandi solitudini, forse destinate a non fondersi mai, quella di un borghese della Milano anni '60 incapace di rapportarsi serenamente con le donne, e quella di una giovane ragazza la cui vita non le ha regalato nulla.
Buzzati scava, scava, scava dentro un sentimento che rasenta l'ossessione, e lo fa attraverso monologhi interiori di una bellezza assoluta, dove anche la punteggiatura scompare per lasciare spazio al turbine vorticoso delle parole, dei pensieri...
E dove, alla fine, ciò che davvero conta, è riuscire ad allontanare lo spettro della morte.
Un romanzo fantastico, ardito per gli anni in cui fu scritto, ma direi anche molto sensuale e seducente.
Imperdibile.

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Un amore 2015-06-21 10:09:27 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    21 Giugno, 2015
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Un amore malato

Nella sua testa c'è soltanto lei. Per quanti sforzi lui faccia per non pensarla, lei è un chiodo fisso, un dolore allo stomaco, un malessere di tutto il suo corpo. Lei occupa ogni millimetro quadrato del sul cervello, anche gli angoli più reconditi dove lui tenta di rifugiarsi cercando invano di sfuggirle. Ma lei è sempre lì e non lo guarda, non si accorge nemmeno di lui, parla con altri, tresca con altri e fa l'amore con altri. Lei, per lui, è gioia e disperazione, speranza e angoscia, cura e malattia, benessere e umiliazione, vita e morte. “E tutto quello che non era lei, che non riguardava lei, tutto il resto del mondo, il lavoro, l’arte, la famiglia, gli amici, le montagne, le altre donne, le migliaia e migliaia di altre donne bellissime, anche molto più belle e sensuali di lei, non gliene fregava più niente, andassero pure alla totale malora, a quella sofferenza insopportabile soltanto lei, Laide, poteva portare rimedio e non occorreva neppure che si lasciasse possedere o fosse specialmente gentile, bastava che fosse con lui, al suo fianco, e gli parlasse e magari controvoglia fosse costretta a tener conto che lui almeno per alcuni minuti esisteva, solo in queste pause brevissime che capitavano di quando in quando e duravano un soffio, soltanto allora lui trovava pace”. Antonio è un affermato architetto cinquantenne con problemi a rapportarsi con le donne. Gli unici contatti che riesce ad instaurare con il gentil sesso sono quelli a pagamento. Laide è una ballerina ventenne che arrotonda le entrate con il mestiere più antico del mondo. Dall'incontro tra i due nasce un amore sbagliato, malato, unilaterale. Antonio è vittima, succube, una sorta di zerbino alle complete dipendenze della giovane prostituta, devastato dalla gelosia e privato di ogni briciolo di dignità. Laide è carnefice, manipolatrice, sa benissimo di poter fare di Antonio ciò che vuole e non si lascia sfuggire l'occasione. L'ambientazione è una Milano anni Sessanta che risente dei primi benefici influssi del boom economico e si innalza a capitale della vita notturna. La prosa è dolce ed elegante, la scarsa punteggiatura è l'escamotage corretto per rendere il ritmo serrato e dare l'idea del vorticoso scorrere del tempo e dei pensieri. L'erotismo è gestito con grande stile, mai esplicito ma costantemente aleggiante su ogni pagina dell'opera. L'analisi psicologica è magistrale, Buzzati ci porta nella mente del protagonista sviscerandone ogni più riposto pensiero, ogni insano meccanismo mentale, ogni angosciante paura. L'epilogo è sorprendente, l'amore, che sia reale o immaginario, sano o malato, appagante o tormentato, è sempre il grande, vero, inevitabile leitmotiv della vita di tutti noi.

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Un amore 2014-11-14 15:33:49 Basile
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Basile Opinione inserita da Basile    14 Novembre, 2014
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Intramontabile

Ambientato nella Milano del 1960, durante il boom economico, ed ecco uscirne fuori uno dei romanzi più brillanti e stuzzichevoli del Novecento italiano, firmato da Dino Buzzati.
Può un cinquantenne prendere una di quelle cotte che manco ti immagini per una squillo assai più giovane di lui? Hai voglia, eccome! Anzi, la mezza età al maschile è proprio il momento più delicato e probabile perché questo possa accadere. Ambientiamo il caso nella Milano del 1960, durante il boom economico, ed ecco uscirne fuori uno dei romanzi più brillanti e stuzzichevoli del Novecento italiano, firmato da Dino Buzzati. L’architetto Antonio Dorigo è il protagonista di questa pietosa ed eccitante storia meneghina, un maturo borghese inadatto a costruire una relazione seria e duratura con una donna: vuoi per uno spiccato intimo senso di egoismo, vuoi per paura di assumersi la responsabilità di rapporto stabile. Ad Antonio, comunque, le donne piacciono e non poco: infatti, è un frequentatore di un giro di prostitute gestito dalla signora Ermelina, uno di quelli messi su in barba alla legge della senatrice Merlin, approvata qualche anno prima. Tra le ragazze di Ermelina, il nostro architetto conosce Laide, vent’anni, carina, vispa, tipetto tutto pepe, con velleitarie ambizioni di intraprendere la carriera di ballerina. La giovane, con la sua avvenenza erotica, ben presto conquista i sensi e i sentimenti del povero Antonio, a tal punto da disporne come se fosse un burattino. Da qui Buzzati elabora la compassionevole vicenda di un uomo divorato dalla gelosia, segnato dal ridicolo per la forte passione nei confronti di questa call-girl. La trama evoca istintivamente – ma l’autore stesso ne fa riferimento nel corso della narrazione - la storia del professor Unrat completamente perso per la seducente sciantosa Lola-Lola, nel famoso film L’angelo azzurro, del 1930, interpretato da Marlene Dietrich. Laide, provocante, maliziosa, furba e imperiosa prende le redini della situazione, rivoltando la vita del sempre più debole e succube Antonio, il quale è comunque consapevole di aver smarrito in poco tempo la dignità e il rispetto per se stesso. Buzzati lavora di psicologia dentro i suoi personaggi, ricorrendo a una prosa fluida che affascina i lettori, con uno stile punteggiato da repentini cambi di tempi verbali. L’autore scorre a meraviglia su pensieri, sensazioni, parole del protagonista, entrando nella sua psiche, scandagliandone personalià, sofferenze, insicurezze, gelosie, disagi esistenziali, meschinità, dabbenaggini, ingenuità. Antonio lotta tra la lussuriosa attrazione per il corpo, fresco e appetitoso, di Laide e la ragione che gli suggerirebbe uno scatto di dignità maschile. Il libro, uscito nel 1963, suscitò clamore e scandalo: il comune senso del pudore di quegli anni sembrava non tollerare alcune sue pagine dai passaggi osé, e che oggi, con le volgarità cui siamo abituati quotidianamente, fanno sorridere. Romanzo di grande spessore letterario, raffinata originalità stilistica, irridente e provocante critica al perbenismo borghese. In una parola: intramontabile.

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Un amore 2014-07-05 11:43:15 pupa
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pupa Opinione inserita da pupa    05 Luglio, 2014
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ILLUSIONI

Felice sperimentazione di una tendenza abituale a comportarsi con naturale franchezza e immediatezza, senza finzioni e senza falsi ritegni, da parte dell'autore, di rappresentare, esaminare con gran cura e attenzione, studiare a fondo, con audacia e decisione, un sentimento non ricambiato. Sentimento, quest'ultimo, spogliato nella sincerità, nell'innocenza, nel candore d’animo, nella semplicità, nelle debolezze del protagonista in un amore non contraccambiato e respinto più volte con scaltrezza e spudoratezza. L'azione si svolge in una Milano, bigia e cupa, tra donne da marciapiede e clienti portati in case d'appuntamento a conoscere lo squallore delle ragazze infelici. Tra queste, un'avvenente ballerina colpisce Antonio che ne rimane innamorato pian piano. E' un rapporto che più va avanti più si lacera in quanto da parte della donna non va oltre il rapporto carnale. La narrazione a volte lenta altre volte ritmica in funzione dell'effetto desiderato dà, ai varî sensi dell’uomo, un’impressione di gradevole di finezza e leggerezza; fanno da contorno descrizioni naturalistiche che rafforzano il canto di un'amore impossibile perché sostenuto dal sogno di un'illusione.

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Un amore 2012-01-24 16:30:17 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    24 Gennaio, 2012
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Un sogno sbagliato

Un rapporto irrisolto con le donne, una vita borghese troppo perbene, troppo normale, e all'improvviso la passione per una giovane prostituta. Passione malata, che fa di un architetto di mezza età un burattino patetico e umiliato nelle mani di una ragazza volgaruccia e nemmeno troppo bella. C'è qualcosa in lei, e soprattutto nell'assenza di lei, “quella cosa terribile, come un risucchio di spasimo in corrispondenza dello stomaco”. Da qui la smania di voltolarsi nel fango, la convinzione allucinata di aver trovato un fiore nella melma. Il tormento dell'uomo diventa un lamento monocorde, descritto alla perfezione, è vero, ma un po' ripetitivo. Interessante lo stile, con punteggiatura, tempi e proposizioni d'effetto, lasciati alla discrezione dello scrittore. La tecnica del flusso di coscienza a volte appesantisce la narrazione, ma rende bene lo stato di esaltazione mentale del protagonista. Altri prima di Buzzati hanno affrontato temi analoghi, ma qui l'approccio è particolarmente drammatico, delirante, onirico, un viaggio di sola andata verso “un sogno sbagliato”.

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Proust, "Dalla parte di Swann" (ma siamo su altri livelli), Maugham, "Schiavo d'amore", Svevo, "Senilità".
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Un amore 2011-07-17 07:53:26 R๏гy.o°
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R๏гy.o° Opinione inserita da R๏гy.o°    17 Luglio, 2011
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Nel turbinio dei sentimenti

"Eppure anche a cinquant'anni si può essere bambini, esattamente deboli smarriti e spaventati come il bambino che si è perso nel buio della selva. L'inquietudine, la sete, la paura, lo sbigottimento, la gelosia, l'impazienza, la disperazione. L'amore ! Prigioniero di un amore falso e sbagliato, il cervello non più suo, c'era entrata la Laide e lo succhiava. In ogni più recondito meandro del cervello in ogni riposta tana e sotterraneo ove lui tentava di nascondersi per avere un momento di respiro, là in fondo trovava sempre lei; che non lo guarda neppure, che non si accorge neppure di lui, che ridacchia a braccetto di un giovanotto, che balla inverecondi balli manipolata in ogni parte del corpo dal partner sudicione e maligno, che si spoglia sotto gli occhi del ragionier Fumaroli conosciuto un minuto prima, maledizione sempre lei, insediata selvaggiamente nel suo cervello, che dal suo cervello guarda gli altri, telefona agli altri, tresca con gli altri fa l'amore con gli altri, entra esce parte sempre in agitazione frenetica per una quantità di sue particolari faccende e traffici misteriosi. E tutto quello che non era lei, che non riguardava lei, tutto il resto del mondo, il lavoro, l'arte, la famiglia, gli amici, le montagne, le altre donne, le migliaia e migliaia di altre donne bellissime, anche molto più belle e sensuali di lei, non gliene fregava più niente, andassero pure alla totale malora, a quella sofferenza insopportabile soltanto lei, Laide, poteva portare rimedio e non occorreva neppure che si lasciasse possedere o fosse specialmente gentile, bastava che fosse con lui, al suo fianco, e gli parlasse e magari controvoglia fosse costretta a tener conto che lui almeno per alcuni minuti esisteva, solo in queste pause brevissime che capitavano di quando in quando e duravano un soffio, soltanto allora lui trovava pace. Quel fuoco all'altezza dello sterno cessava, Antonio tornava a essere se stesso, i suoi interessi di vita e di lavoro riprendevano ad avere un senso, i mondi poetici a cui aveva dedicato la vita ricominciavano a risplendere degli antichi incanti e un sollievo indescrivibile si spandeva in tutto il suo essere. Sapeva, è vero, che tra poco lei se ne sarebbe andata e quasi subito lo avrebbe di nuovo uncinato l'infelicità, sapeva che dopo sarebbe stato ancora peggio, non importa, il senso di liberazione era così totale e meraviglioso che per il momento non pensava ad altro".

Da un racconto che è ossessione, inquietudine, disperazione, gelosia, follia, amore allo stato puro e paranoie allo stato brado non si può pretendere un commento lindo e pulito. Un commento onesto e imparziale. Un commento che attesti il vortice entro cui ci si cala una volta intrapresa la lettura. Perché non è solo il tema ad intrigare – l’amore non corrisposto: e chi di noi non l’ha mai provato? – ma è il modo singolare in cui viene affrontato: il libro (risalente al 1963) è un vivo flusso di coscienza come pochi in Italia, nel cui turbinio si concatenano frasi senza punti, elenchi da togliere il fiato, riflessioni e descrizioni, timori e tirate di somme, terza e prima persona, tempi sfasati e frasi-bomba. Il tutto sistemato entro un ordine perfetto.
Buzzati – che scoperta! – ci offre pura entropia su carta.

E io ne sono ancora scossa. Poco consapevole dell’effetto più o meno deleterio che avranno queste pagine sul mio spirito. Ne sono quasi soffocata: non si può non immedesimarsi in un Antonio Dorigo che è chiunque stia leggendo (o scrivendo) questa recensione e in una Milano quanto mai asfissiante e non per questo meno attraente.

Buzzati restituisce scene di rara intensità, che scavano nei legami profondi, nell’assoluta immobilità di un suo presente che potrebbe essere il nostro. Un presente sofferente e difficile da digerire, ma che comunque non avrebbe senso senza l'amore.
E più forte dell’amore, solo la morte.

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Un amore 2011-04-04 14:46:16 phoebe1976
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phoebe1976 Opinione inserita da phoebe1976    04 Aprile, 2011
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Capolavoro!

Devo esser sincera: ho comprato questo libro per via della copertina. Mi ha intrigato il disegno, che poi ho scoperto essere un bozzetto dello stesso Dino Buzzati, che richiamava senza requie il tormento e l’angoscia che può dare l’amore. Così l’ho iniziato, senza aspettative e con la paura, anzi, di trovarmi davanti un polpettone.
E invece no. Il romanzo di Buzzati descrive senza pudori e senza requie l’universo di Antonio, libero professionista ancora giovane ma solo, sprofondato nel suo mondo comodo e tranquillo. Finché non incontra Adelaide della Laide, giovanissima prostituta avvezza più alle bugie ed ai castelli di carta che all’amore. Bella ma non bellissima, dotata dell’insostenibile leggerezza del capriccio della giovinezza, laide trascinerà con (fredda?) noncuranza Antonio in un vortice di angoscia/gelosia/attaccamento viscerale che non aveva mai provato prima, anzi di cui aveva riso trovandolo trasposto in libri e film.
Intenso ritratto di un uomo come tanti pennellato con una scrittura fluida, incredibilmente priva di punteggiatura e viva, pulsante, splendida.
Assolutamente da leggere e consigliare.

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La maledizione delle ombre
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