Narrativa italiana Romanzi Un giorno perfetto
 

Un giorno perfetto Un giorno perfetto

Un giorno perfetto

Letteratura italiana

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Una donna che tenta di riprendersi la sua vita. Un poliziotto incapace di accettare la fine del suo matrimonio, ossessionato dal ricordo della moglie, dei suoi bambini, della sua famiglia perduta. E i loro figli, contesi e confusi. Un ragazzo di vent’anni che sogna un mondo diverso. E l’onorevole in declino che il poliziotto da anni scorta tutti i giorni, e che non ha il tempo di accorgersi che anche la sua famiglia sta andando in pezzi. E tutto intorno Roma, dalle periferie ai palazzi del potere. E il lavoro, la scuola, i sogni. Tutta la vita in un solo giorno.



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Un giorno perfetto 2020-04-18 23:06:31 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    19 Aprile, 2020
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Un titolo perfetto.

Con una tecnica che la Mazzucco ha sperimentato altre volte nelle sue opere e che riconduce alla circolarità del romanzo, anche in “Un giorno perfetto” la scrittrice inserisce all’inizio del primo capitolo e all’inizio dell’ultimo la stessa citazione, che in questo caso è il testo di “Perfect day” di Lou Reed: ciò per sottolineare che anche la struttura del romanzo deve essere perfetta, come il cerchio che si chiude lasciando ricongiungere la fine con l’inizio. Ed è nel titolo, una volta di più che si cela il vero significato del romanzo. Sì, perché al di là di ciò che effettivamente può accadere nell’arco di una giornata di bello o di atroce, ogni giorno è perfetto, nel suo compiersi, nelle sue ventiquattro ore che trascorrono inarrestabili. Ed è per questo che il titolo di ogni capitolo altro non è che l’ora in cui la vicenda si svolge.
Ventiquattro ore, dunque, quasi un’unità di tempo aristotelica, scandite da personaggi assai diversi tra loro, la cui esistenza, tuttavia, si intreccia e si lega in un inesorabile destino.
Un romanzo dal contenuto tristemente attuale e realistico che indaga nei rapporti di coppia, nelle frustrazioni che nascono dalla gelosia o dalla insoddisfazione, che sa penetrare nell’animo dei giovani ribelli, come nel caso di Aris, affascinati dagli ideali anarchici, eppure opportunisticamente propensi ad accettare qualche facilitazione derivata dal deprecabile e corrotto mondo borghese. Un romanzo che si sofferma sulle ingenuità e le illusioni dei più piccoli che non capiscono le incoerenze del mondo degli adulti, ai quali guardano con occhio critico e intransigente.
Così la drammatica storia di Emma e Antonio si svolge parallelamente a quella di Maja e Elio, mettendo sotto accusa potere e politica, mentre la diversità di Sacha e lo spirito ribelle di Aris relegano entrambi all’emarginazione e le vere vittime di un mondo disumanizzato sono i più giovani, che vedono distrutte le speranze di un futuro sereno.
Tanti sono i riferimenti letterari che si trovano nel testo, da Tolstoj a Rimbaud, da Flaubert a Mann, come tanti sono i riferimenti musicali e cinematografici. Né mancano accenni ad alcune opere d’arte tra le tante che si ammirano nelle chiese romane, come quello alla Madonna dei Pellegrini del Caravaggio nella basilica di Sant’Agostino. È sempre Roma, nella sua opulenza artistica, come una donna formosa e generosa, che fa da sfondo a una storia torbida e tragica a un tempo.

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Per chi volesse approfondire il testo, consiglio la lettura del saggio di Antonella Ippolito : “L’orma nello schermo opaco” – intermedialità del costrutto narrativo e rappresentazione di “una realtà depotenziata” in “Un giorno perfetto” di Melania Mazzucco.

Molto bello anche il film di Ferzan Ozpetek “Un Giorno perfetto”, con Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari, Stefania Sandrelli e Monica Guerritore.
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Un giorno perfetto 2019-12-06 16:04:37 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    06 Dicembre, 2019
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Il dramma di vivere

Quante cose possono succedere in 24 ore. La Mazzucco decide di raccontarci la vita di un gruppo di persone attraverso la descrizione di quello che succede nell'arco di una giornata. Una giornata simile a tante altre, che come sempre succede intreccia e ingarbuglia le vite di quelli che entrano in contatto tra loro. Due famiglie scombinate che annaspano per farcela ogni giorno, se pur su fronti diversi. Figli in lotta per crescere e in lotta coi genitori che faticano a capirli. Storie di amori infranti, di desideri non realizzati, di scelte sbagliate, di cose non dette e di decisioni fin troppo definitive. In una parola la vita se pur concentrata dentro un libro e quindi con toni piuttosto accesi, senza le varie sfumature che di solito la illuminano. Mi è piaciuta la scelta di suddividere il libro in ventiquattro parti, ognuna per ogni ora del giorno, In questo modo seguiamo solo alcuni dei protagonisti per capitolo e vediamo scorrerci davanti la giornata di numerosi personaggi senza perdere il filo. Libro in alcuni passi pesante e faticoso da digerire, ma nel complesso abbastanza scorrevole. Una lettura capace di far riflettere e emozionare, Una di quelle che ti spinge a fare il tifo per i vari personaggi, ad avvertirli di fare una scelta diversa, a guardarsi non solo davanti, ma anche alle spalle e magari a destra e a sinistra.

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Un giorno perfetto 2018-03-18 15:10:00 evelyn73
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evelyn73 Opinione inserita da evelyn73    18 Marzo, 2018
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La dinamica della violenza intrafamiliare

E’ il racconto di ciò che accade il 4.5.2001, nell’arco delle 24 ore, a vari personaggi, tutti legati fra loro a vario titolo (conoscenze, famiglie ricomposte, parentela, amori clandestini). Tutti i personaggi sono ben caratterizzati a livello psicologico, la Mazzucco tratteggia sapientemente soprattutto Emma e Antonio, i protagonisti di tutto l’intreccio. Coppia con due figli, lui non accetta la separazione e dopo che lei si è rifugiata dalla propria madre con i due figli, lui mette in atto comportamenti di stalking per farla desistere dalla sua intenzione di interrompere il matrimonio. Vi è descritta benissimo la tipica dinamica patologica della violenza intrafamiliare (specialmente nel capitolo “quindicesima ora”), spicca la lucida follia di Antonio, il prendere forma del suo piano, come egli considera Emma un suo “possesso” , i timori di lei nel momento di sporgere denuncia contro il marito, la minimizzazione degli eventi da parte della vittima, i dubbi della donna, i sensi di colpa nonostante i soprusi subiti, la sofferenza dei figli Kevin e Valentina per la mancanza del padre, col figlio minore che arriva al punto di scrivere in un compito a scuola che il padre è morto, e spera che il padre biologico sia un altro e che un giorno si farà vivo per proteggerlo; la primogenita Valentina in un’età adolescenziale tipicamente a rischio, è attratta da compagnie malsane e ne subisce passivamente l’influenza; Emma lavora, deve sbarcare il lunario, e i bambini sono spesso soli, ospiti dalla nonna materna che non è certo un sostegno morale per la figlia Emma. Il finale è drammatico e scioccante, come già espressamente anticipato nell’introduzione. Romanzo purtroppo attualissimo, stante la cronaca. Cosa poteva fare Emma di diverso? Sono questioni così personali, delicate e complesse quelle che orientano i comportamenti delle persone che non è possibile dare una risposta univoca; però vorrei qui dare un input per andare oltre all’approccio vittimistico che vede la donna appunto vittima dell’uomo violento, e lo faccio chiedendomi quanto Emma sia stata parte attiva nel mantenere nel tempo il legame malato, ad esempio nel momento in cui davanti al Maresciallo dei Carabinieri che raccoglie la sua denuncia, lei pensa “Antonio, Antonio mio. Se lo denuncio, lo rovino. Lo sospenderanno. Il lavoro è tutto quello che gli resta. Se dico la verità gli tolgo l’unica possibilità di risollevarsi. E questi uomini, mi crederanno? ….. se alla fine lo condannano, gli toglieranno anche bambini. Ho diritto di farlo? I bambini hanno bisogno di lui …Antonio non mi ha uccisa, dopotutto. E a loro non ha mai fatto del male” (nel capitolo “diciassettesima ora”). Questo solo un brevissimo estratto, ma nel racconto veniamo a sapere dalle riflessioni dello stesso Antonio che ha mandato Emma in ospedale “solo” cinque volte in 12 anni. E allora che significato assume per la donna rimanere lì , incastrata e incapace di uscire dalla spirale della violenza? Perché le donne rimangono? Si esplicita anche che Kevin era stato concepito proprio per salvare la coppia, quindi il padre prova rancore verso il figlio, perché non è riuscito nell’intento .. come possono portare certi pesi, i bambini?
Quindi il testo pone e propone parecchi spunti di riflessione. A tratti prolisso (si potevano tagliare decine di pagine superflue) , ma nel complesso una scoperta tale per cui leggerò anche gli altri libri di questa Autrice

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Un giorno perfetto 2012-01-19 09:47:30 isabella82
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isabella82 Opinione inserita da isabella82    19 Gennaio, 2012
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Il segno del cambiamento sul volto dell'uomo

Un libro che narra la storia delle vite comuni, la storia di tutti noi, l'incapacità sottile di accettare che tutto cambia.E’ un racconto di tempo, interiore ed esterno, vissuto e trascorso. Così come la notte inizia le vite, altrettanto presto le terminerà in un singulto, lasciando solo una speranza, ricordando come la traccia delle nostre azioni non è mai reversibile. Un tempo che scorre inesorabile, impalpabile quasi nella sua voracità, ma sempre vivo nel corpo che cambia, nel dolore fisico, nella gravidanza che ci rende subito madri scrupolose, sebbene compagne distanti di uomini che non sanno accettare il cambiamento. Qui si interrompe il giorno, qui non c’è soluzione perché la distanza creata è ormai un dirupo in cui precipita tutto, in cui non si parla più di domani perché l’oggi nella sua beffarda perfezione ci ha ingoiato inermi.
“Solcheremo i mari come con l'aratro fin nel gelo del Lete ricordando che la terra ci è costata sette cieli “

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A single man, The hours
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Un giorno perfetto 2011-07-01 08:26:29 il_caimano
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il_caimano Opinione inserita da il_caimano    01 Luglio, 2011
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DA PRENDERE CON CAUTELA

Melania Mazzucco si è ispirata alla realtà per scrivere questo libro, ovvero, come specifica nella post-fazione, anche se nessuno si riconoscerà direttamente nelle storie raccontate, riecheggeranno le voci di esistenze disperate tra le pagine di questo romanzo.
Una bella fatica leggere questo libro: le vicende laceranti di una famiglia distrutta, di una che non potrà mai realizzarsi, di un'adolescenza difficile ed un'infanzia negata, di sogni impossibili e amori soffocati nel conformismo sono dei veri pugni nello stomaco da cui è difficile riprendersi, e che in alcuni momenti rallentano la lettura.
E' molto intrigante il gioco di cambiare continuamente e repentinamente il punto di vista del narratore, che di volta in volta diventa ora l'uno ora l'altro dei protagonisti. Ed è forse questa la chiave del libro: raccontare l'incomunicabilità tra le persone, nelle famiglie, nelle aule scolastiche. Un tempo Antonioni lo faceva al cinema con i silenzi. Qui sono le tante, troppe parole usate male a raccontare le inconcilibili posizioni di persone che non riescono a vedersi pur guardandosi, pur trovandosi l'una difronte all'altra. In definitiva è un libro emotivamente impegnativo, ma attenzione a non etichettarlo.

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Un giorno perfetto 2009-11-07 19:02:43 Arcangela Cammalleri
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Arcangela Cammalleri Opinione inserita da Arcangela Cammalleri    07 Novembre, 2009
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Un giorno perfetto di Melania Mazzucco

L’elemento distruttivo campeggia e dilania alcuni dei personaggi, la tensione accomuna e unisce il lettore e sullo sfondo una Roma vista dagli occhi di chi la ama e la vive. Tutto accade nell’arco di 24 ore, in una notte di maggio, a Roma, un giorno che per tutti i protagonisti della pietosa storia doveva essere perfetto e compiuto, in un appartamento di via Carlo Alberto riecheggiano degli spari, si sentono delle grida d’aiuto. Il romanzo inizia dalla fine e come uno squarcio che si apre vivono a ritroso Emma Tempesta separata dal poliziotto scelto Antonio Bonocore e i due figli, l’adolescente Valentina e il piccolo Kevin, dall’altra barricata l’onorevole avvocato Elio Fioravanti a cui Antonio fa da capo - scorta, la seconda giovane moglie Maja, il figlio del primo matrimonio Ari - Zero, il nome che rispecchia il nichilismo e l’anarchia del suo carattere e la piccola Camilla. Come figure marginali, ma non per questo meno importanti, il professore d’italiano di Valentina e la madre di Emma. I destini degli uni s’intersecano con i destini degli altri in un apparente e casuale gioco di vite incrociate e sospese. Sentimenti di fondo, una profonda sofferenza e un’estenuante lacerazione degli animi che non lasciano spazio alla speranza se non per intermittenti barlumi di luce. Grande l’introspezione psicologica dei personaggi, Emma ritratto di donna sensuale e ferita più volte dalla vita, Maja, delicata e preziosa che pur sente un’enigmatica attrazione per Aris – Zero, lontano dal suo patinato e ipocrita mondo alto-borghese; Antonio che come un animale ferito, nella sua nebulosa sofferenza cova la più inammissibile vendetta trasversale e innaturale e l’onorevole Fioravanti che sente pesare amaramente come un totale fallimento e la sua carriera politica giunta al capolinea e la sua identità di essere. Grande spazio ai dettagli, ai particolari dell’anima e del cuore. Roma bella suggestiva e grandiosa, carnale, sfatta, vista attraverso i finestrini della metropolitana, dai quartieri esclusivi tra palme e magnolie di ville e giardini privati ai palazzoni di periferia come torri di cemento armato scrostato, ultimi avamposti della città fra un prato punteggiato di panchine divelte e una brughiera incolta. Edifici simili a caserme o prigioni dalle verande abusive, dalle padelle di parabole e panni stesi ad asciugare sui balconi. Sul filo di una catastrofe imminente si dispiega la struttura narrativa come un’erosione mentale e fisica, l’autrice racconta paure e infelicità, stati d’animo stratificati e mai in superficie in uno stile fluente di parole dense e forti che lasciano il segno.

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Già i romanzi dell'autrice e ne conosce la scrittura forte e convincente.
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