Narrativa straniera Gialli, Thriller, Horror L'uomo che voleva uccidermi
 

L'uomo che voleva uccidermi L'uomo che voleva uccidermi

L'uomo che voleva uccidermi

Letteratura straniera

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In una fredda sera di dicembre, Ishibashi Yoshino saluta le amiche per andare a incontrare un uomo contattato su un sito per appuntamenti vicino a un parco, nella città di Fukuoka. Il mattino successivo, il cadavere della giovane viene rinvenuto nei pressi del valico di Mitsuse, un luogo impervio e inquietante: è stata strangolata. Chi ha ucciso Yoshino? Chi doveva incontrare al parco? Perché la cronologia delle chiamate e dei messaggi del suo cellulare racconta una storia diversa da quella che conoscono gli amici e i familiari? La morte violenta di una giovane innesca un intreccio di narrazioni accomunate dal senso di solitudine, dalla difficoltà di vivere in una società sempre più complessa, dalla desolazione dei paesaggi urbani, dall’incapacità di amare.



Recensione della Redazione QLibri

 
L'uomo che voleva uccidermi 2017-02-03 13:48:25 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    03 Febbraio, 2017
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L'involuzione della specie

Il passo non troppo incisivo, schematico, asciutto che caratterizza la penna di molti autori giapponesi contemporanei si imprime anche su questo romanzo di Shuichi Yoshida, autore di successo in patria.
La trama e’ piuttosto semplice , un nucleo di sospetti che si conta sulle due dita, un’assenza piuttosto drastica di suspense.
Chi cerca il poliziesco canonico, auspicando nel modus operandi di scrittori occidentali , sappia che in questo volume di giallo trovera’ poco piu’ che la copertina. Resta una lettura scorrevole, che utilizza il delitto come espediente per parlare d’altro.
Trovo che il nucleo del libro sia piu’ che altro sociologico, una disamina della societa’ contemporanea giapponese. Ne emerge, in conformita’ peraltro con quello che avviene in tanti altri Paesi, una panoramica piuttosto inquietante . Giovani che all’aggregazione preferiscono l’isolamento, comunicando e conoscendosi attraverso chat e gruppi virtuali. L’autore parla di un impoverimento dei valori, dove la gogna mediatica non conosce vergogna e l’apatia della gente impera.
Il fenomeno e’ amplificato da Yoshida attraverso la contrapposizione della vecchia generazione alla nuova. La madre affranta dal dolore inginocchiata di fronte ad un altarino , il vecchio padre che non ha la forza di alzare la serranda della piccola bottega di barbiere e non si dà pace. Non puo’ trovare un senso a quella sua bambina che frequentava sessualmente sconosciuti incontrati su internet. Alle risatine di scherno della gente inclemente e malvagia che col pettegolezzo rifiuta di assecondare il dolore della sua tragica perdita. Monta la rabbia sempre piu’ folle per quel ragazzo viziato che l’ha maltrattata, abbandonata al buio. A cui l’anziano piegato dalla fatica e dal pianto chiede null’altro che una sola, misera, sacrosanta parola di scusa, ma torna al mittente l’ennesimo ghigno sprezzante.

Diffuso come thriller, io credo la sua forza sia invece umana, nella sua accezione negativa.
Senza lode e senza infamia, fa pensare e non sono pensieri incoraggianti quelli sull’involuzione della specie. Buona lettura.

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L'uomo che voleva uccidermi 2018-05-25 20:35:48 topodibiblioteca
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topodibiblioteca Opinione inserita da topodibiblioteca    25 Mag, 2018
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Questo non è un libro giallo

Attenzione questo non è un giallo, come la quarta di copertina e i blog in rete tentano di tratteggiare !
Certo un libro giallo fa notizia, suscita entusiasmo e spesso fa lievitare le vendite, tuttavia a lettura ultimata, credo sia possibile dare “un’etichetta” differente a questa opera. Per la precisione, la vicenda ruota attorno ad un omicidio ed alla ricerca di un assassino per cui l’elemento poliziesco di fatto esiste anche se, a mio avviso, l’impianto narrativo tende a sottolineare e privilegiare altri aspetti. Il libro assume la struttura di un articolo di cronaca nera in cui l’autore narra il dipanarsi della vicenda dai diversi punti di vista dei vari protagonisti, riuscendo a ricomporre in un unico quadro situazioni inizialmente frammentate.
L’autore ne “L’uomo che voleva uccidermi” si pone l’obiettivo di illustrare, anche in maniera abbastanza cruda e spietata, l’attuale società giapponese attraverso un’analisi sociologica e psicologica piuttosto accurata. Spesso infatti siamo portati a vedere il Giappone come un paese con caratteristiche differenti rispetto all’Occidente, ammirandolo per l’assenza di alcuni vizi così tipici del nostro mondo che sembrerebbero assenti a quelle latitudini. Invece Shuichi riesce a dimostrare diverse ed inquietanti similitudini: l’uso disinvolto di Internet ed il ricorso ai social network come strumenti per agevolare i contatti tra uomini e donne, la consumazione di rapporti sessuali facili alimentati dalla diffusione dei cosiddetti “love hotel” o “centri benessere”, all’interno dei quali relazionarsi in libertà ed intimità. Allo stesso tempo fotografa una società malata di solitudine: persone rimaste psicologicamente segnate nell’infanzia che trascinano i traumi nell’età adulta tentando di mascherare le proprie debolezze tra le braccia di una conoscenza occasionale, oppure giovani privi di valori che per sopravvivere alla noia passano le serate nei locali cantando karaoke e abbordando ragazze.

La visione d’insieme che ne deriva è piuttosto allarmante. Come viene stigmatizzato verso la fine del racconto dal padre della vittima “c’è troppa gente a questo mondo che non tiene a nessuno in particolare….La gente così è convinta di potersi permettere qualsiasi cosa e guardano dall’alto in basso quelli che invece perdono qualcosa, che nutrono desideri…”.

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