La ragazza del Kyushu
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L’ombra del dubbio
Esistono romanzi capaci di insinuarsi sottotraccia, trasformando un apparente dramma giudiziario in una lucida spietatezza psicologica. È il caso de La ragazza del Kyushu di Matsumoto Seicho, un autore che conferma ancora una volta la sua maestria nel dipingere le pieghe più oscure dell'animo umano. La storia di Yanagida Kiriko, giovane donna che dal sud del Giappone affronta un lungo viaggio verso Tokyo per salvare il fratello ingiustamente accusato di omicidio, mi ha avvinto fin dalle prime pagine per il suo rigore narrativo e la spoglia essenzialità delle sue ambientazioni.
Ciò che rende quest'opera straordinaria non è soltanto il ritmo serrato del social mystery nipponico, ma il netto ribaltamento dei ruoli morali. Di fronte al rifiuto del celebre avvocato Otsuka, trincerato dietro il proprio prestigio e la logica del profitto, non assistiamo a una semplice richiesta di giustizia, bensì al lento e inesorabile addestrarsi della vendetta. Seicho non offre facili consolazioni o giudizi affrettati; al contrario, analizza con precisione quasi chirurgica le conseguenze dell'indifferenza sociale e del cinismo delle élite.
Leggendo il romanzo, ho percepito tutta la freddezza di un meccano narrativo perfetto, dove ogni dettaglio apparentemente marginale finisce per combaciare con precisione millimetrica. Un noir psicologico di rara efficacia, essenziale per chiunque ami la letteratura capace di mettere a nudo le crepe del sistema e la complessità etica delle scelte umane.
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C'è giustizia per i poveri?
Secondo romanzo letto di questo autore dopo Tokyo Express: impressioni positive assolutamente confermate, per la capacità di coinvolgere il lettore tenendolo ancorato. Il fatto interessante, quello che disorienta e confonde, è credere che al narratore interessi raccontare la storia di un omicidio, del delitto di una vecchia usuraia (qui il pensiero va inevitabilmente a Delitto e Castigo) del quale risulta accusato ingiustamente un insegnante elementare che per pura sfortuna si trova nel luogo sbagliato al momento sbagliato con le prove tutte a lui avverse. Per circa un centinaio di pagine abbondanti così sembrerebbe. Si riesce a empatizzare con Kiriko, la giovane ma determinata (ricordate questa parola) sorella del maestro elementare, proveniente dalla lontana isola giapponese di Kyushù, che cerca di ottenere giustizia per il fratello, poi morto in carcere durante il processo d’appello, rivolgendosi ad un avvocato di grido di Tokyo. Fino a quando avviene la svolta, l’intreccio si complica e la storia di un omicidio, la ricerca di giustizia, diventa la storia inattesa di una vendetta.
Il pregio principale di Seicho è quello di dare una notevole virata verso un’ambientazione che da gialla diventa noir, anche con l’intenzione di comunicare un messaggio sociale nei confronti del sistema penale giapponese (ma tutto sommato vale anche alle nostre latitudini) che sembra privilegiare chi detiene denaro e può permettersi avvocati celebri e con parcelle importanti.
“Tutto il sistema penale è colpevole, se i poveri non possono ottenere giustizia". Questo in sintesi il pensiero di Kiriko espresso all’avvocato titubante ad accettare l'incarico difensivo del fratello accusato ingiustamente.
I punti di forza del racconto sono molteplici pertanto, senza dimenticare l’ambientazione giapponese molto coinvolgente e le caratterizzazioni dei personaggi principali che svelano diversi lati “oscuri”. Tuttavia credo che si possano anche individuare alcuni limiti oggettivi che comunque non intaccano il valore dell’opera. Il romanzo tende a ripetersi, a ribadire più volte gli stessi concetti, per quanto la giustificazione vada ricercata nel fatto che originariamente venne pubblicato a puntate su una rivista (per cui poteva avere senso a distanza di tempo ricordare certi elementi), ed ancora alcuni snodi del racconto sono lasciati al caso. Sembra un po’ improbabile infatti che a Tokyo, città di diversi milioni di abitanti, casualmente le vite dei protagonisti si intreccino in un certo modo che diventa poi funzionale alle esigenze della storia.
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ROMANZO INTENSO CHE SI PERDE UN PO’ SUL FINALE
Per chi non avesse ancora letto il romanzo, premetto che quanto sotto riportato contiene anticipazioni, seppur vaghe, sul finale.
La drammatica vicenda dell’assassinio di una anziana usuraia e della successiva morte in carcere dell’unico imputato ingiustamente accusato del delitto vengono narrate con tono asciutto e misurato. Le emozioni, i pensieri, gli stati d’animo dei protagonisti sono appena accennati e riecheggiano piuttosto nelle descrizioni lievi e soffuse del fumo azzurrino di una sigaretta, della pioggia, delle luci serali, della nebbia. Ne viene fuori un quadro leonardiano, in cui alle atmosfere ovattate dell’ambientazione si contrappone il puntuale resoconto della cronaca giudiziaria e il nitido tratteggio dei personaggi.
Proseguendo, la trama si infittisce, acquisisce forza e intensità e riesce magistralmente a intrecciare storie e personaggi, in un crescendo di colpi di scena che tengono il lettore incollato al libro.
Nell’ultima parte del romanzo, il ritmo si smorza e la narrazione si fossilizza sul motivo della vendetta. Un dilungamento eccessivo che non trova sbocco in una evoluzione degli avvenimenti, delle relazioni, dei protagonisti.
Kiriko resta incardinata nella sua algida inflessibilità, la figura del giornalista sbiadisce, relegata ad un mero ruolo ancillare che non dà mai alcun impulso concreto alla storia, gli altri personaggi secondari vengono solo evocati. Resta sulla scena l’avvocato e la penna di Matsumoto si concentra sulla sua parabola discendente attraverso cui si compie la nemesi finale. Ma l’accanimento è tale che ne deriva una rappresentazione a tratti patetica, inverosimile, che un po’ dispiace.
Ad ogni modo, a parte le sbavature sul finale, “La ragazza del Kyushu” resta un ottimo romanzo, con una storia avvincente e una scrittura brillante che vale la pena leggere.
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Il povero non merita giustizia
“Non credo che qualcuno possa salvare mio fratello. Se avessimo avuto ottocentomila yen forse le cose sarebbero andate diversamente, ma ha avuto sfortuna, perché non disponiamo di una somma simile. Evidentemente per chi è povero non può esserci giustizia..”
Kiriko viene dal Kyushu per rivolgersi al più famoso avvocato penalista.
Suo fratello è accusato di omicidio.
L’avvocato rifiuta l’offerta in quanto la ragazza non puo’ permettersi di far fronte all’ingente parcella del professionista.
In questo Noir l’autore mette in secondo piano la risoluzione del caso in favore del risentimento che Kiriko prova per l’avvocato.
Per chi non ha soldi come lei, la vendetta è l’unica soluzione.
“L’avvocato Otsuka era fuori di sé per la felicità. Il fatto di aver accettato di andare a casa sua a quell’ora della notte non lo insospettiva. Non immaginava nemmeno quale trappola lo aspettava.”
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Il sospettato X di Keigo Hihashino




























