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C'è giustizia per i poveri?
Secondo romanzo letto di questo autore dopo Tokyo Express: impressioni positive assolutamente confermate, per la capacità di coinvolgere il lettore tenendolo ancorato. Il fatto interessante, quello che disorienta e confonde, è credere che al narratore interessi raccontare la storia di un omicidio, del delitto di una vecchia usuraia (qui il pensiero va inevitabilmente a Delitto e Castigo) del quale risulta accusato ingiustamente un insegnante elementare che per pura sfortuna si trova nel luogo sbagliato al momento sbagliato con le prove tutte a lui avverse. Per circa un centinaio di pagine abbondanti così sembrerebbe. Si riesce a empatizzare con Kiriko, la giovane ma determinata (ricordate questa parola) sorella del maestro elementare, proveniente dalla lontana isola giapponese di Kyushù, che cerca di ottenere giustizia per il fratello, poi morto in carcere durante il processo d’appello, rivolgendosi ad un avvocato di grido di Tokyo. Fino a quando avviene la svolta, l’intreccio si complica e la storia di un omicidio, la ricerca di giustizia, diventa la storia inattesa di una vendetta.
Il pregio principale di Seicho è quello di dare una notevole virata verso un’ambientazione che da gialla diventa noir, anche con l’intenzione di comunicare un messaggio sociale nei confronti del sistema penale giapponese (ma tutto sommato vale anche alle nostre latitudini) che sembra privilegiare chi detiene denaro e può permettersi avvocati celebri e con parcelle importanti.
“Tutto il sistema penale è colpevole, se i poveri non possono ottenere giustizia". Questo in sintesi il pensiero di Kiriko espresso all’avvocato titubante ad accettare l'incarico difensivo del fratello accusato ingiustamente.
I punti di forza del racconto sono molteplici pertanto, senza dimenticare l’ambientazione giapponese molto coinvolgente e le caratterizzazioni dei personaggi principali che svelano diversi lati “oscuri”. Tuttavia credo che si possano anche individuare alcuni limiti oggettivi che comunque non intaccano il valore dell’opera. Il romanzo tende a ripetersi, a ribadire più volte gli stessi concetti, per quanto la giustificazione vada ricercata nel fatto che originariamente venne pubblicato a puntate su una rivista (per cui poteva avere senso a distanza di tempo ricordare certi elementi), ed ancora alcuni snodi del racconto sono lasciati al caso. Sembra un po’ improbabile infatti che a Tokyo, città di diversi milioni di abitanti, casualmente le vite dei protagonisti si intreccino in un certo modo che diventa poi funzionale alle esigenze della storia.





























