Narrativa straniera Gialli, Thriller, Horror La settima funzione del linguaggio
 

La settima funzione del linguaggio La settima funzione del linguaggio

La settima funzione del linguaggio

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Il grande studioso Roland Barthes giace riverso per la strada, investito da un furgone della lavanderia, il 25 febbraio 1980, appena dopo un pranzo con François Mitterrand. L’ipotesi è che si tratti di un omicidio: negli ambienti intellettuali e politici, nessuno è al di sopra di ogni sospetto. È così che ha inizio la spericolata e avvincente ricerca della verità da parte del commissario Bayard, incaricato del caso, e di Simon, un giovane studente “reclutato” da Bayard per sfruttare le sue conoscenze nel mondo universitario. Insieme, incontreranno il presidente Giscard all’Eliseo, Foucault tra lezioni in aula e saune per omosessuali, Bernard-Henri Lévy alle prese con donne da sedurre e anziani colleghi da onorare, e si imbatteranno nei nuovi membri di una società segreta in cui, alla fine di ogni sfida, al perdente viene tagliato un dito. Seguendo la pista di un intrigo internazionale che vede affrontarsi spie bulgare, russe e giapponesi, Bayard e Simon arriveranno a Bologna, dove incroceranno Umberto Eco, Michelangelo Antonioni e Monica Vitti. Sfioreranno persino la bomba alla stazione, prima di partire di nuovo e attraversare l’Atlantico alla ricerca di un documento misterioso che potrebbe risolvere il caso. In pochi mesi, Simon viene trascinato in più avventure di quelle che avrebbe mai immaginato di affrontare in tutta la vita: come in un romanzo, più che in un romanzo.

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La settima funzione del linguaggio 2018-05-31 17:42:19 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    31 Mag, 2018
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Un colto thriller filosofico

Laurrent Binet, classe 1972, nel 2010 si è aggiudicato il prestigioso premio Prix Goucourt du Premier Roman con il suo primo romanzo HHhH (Einaudi). Ora scrive La settima funzione del linguaggio.

La settima funzione del linguaggio è un gioco narrativo molto divertente ed appassionante, sia per l’idea che per lo stile del narrato. L’autore usa personaggi e fatti realmente esistiti, stravolgendo, però, il corso della storia con un ottimo esercizio di fantasia. E per far questo si serve del genere giallo; ottenendo, così operando, di tenere il lettore incollato alla lettura.

Si inizia dal febbraio 1980, giorno in cui Roland Barthes viene investito da un furgone di una lavanderia, appena dopo essere stato a pranzo con Francois Mitterand. Le conseguenze dell’incidente conducono il semiologo alla morte. Il commissario Jacques Bayard è convinto che non si tratti di una fatalità e inizia così una sua personale e serrata indagine tra intellettuali e politici. Ad aiutarlo c’è un giovane e mite professore di semiologia: Simon Herzog. I due, una coppia alquanto mal assortita, seguono la pista dell’intrigo internazionale. Incontrano persone straordinarie, quali: Umberto Eco, Michel Foucault, Jean-Paul Sartre, Gilles Deleuze. Ma non solo: spie russe, bulgare, giapponesi. L’obiettivo è di capire il perché della sottrazione dei documenti che Barthes aveva con sé. Forse determinante è stata la sua scoperta: la settima funzione del linguaggio, un’aggiunta alle sei funzioni linguistiche teorizzate da Roman Jakobson, che permetterebbe di evocare il più grande potere dell’oralità: quello della persuasione.

Il vero protagonista di questo testo è la storia del linguaggio, che qui diventa la metafora del potere assoluto, come dichiarato dallo steso Binet in una intervista, perché:

“Il linguaggio è l’arma del potere assoluto e la fantasia è il pensare di poterla possedere.”.

Un romanzo geniale e brillantissimo, ironico e satirico, quanto profondo e coltissimo.

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