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«Mentre io, prima che Karrer impazzisse, camminavo con Oehler solo di mercoledì, ora, dopo che Karrer è impazzito, cammino con Oehler anche di lunedì ... ho salvato Oehler dall'orrore ... perché non c'è nulla di più orribile del dover camminare da soli di lunedì»: bastano poche frasi, ad apertura di pagina, a immergerci nel flusso ipnotico della scrittura di Thomas Bernhard. Ma perché, e quando, Karrer è impazzito? Forse, dice Oehler (che come molti personaggi di Bernhard è contagiato da una «micidiale tendenza al soliloquio» e al «meditare sino allo sfinimento su cose insolubili»), c'entra il suicidio dell'amico Hollensteiner – il chimico annientato dalla «bassezza» dello Stato austriaco, che «nulla odia più profondamente di chi è fuori dall'ordinario». O forse l'aver esercitato sino in fondo «l'arte di esistere contro i fatti» – di esistere, cioè, «contro ciò che è insopportabile e contro ciò che è orribile». Al momento in cui Karrer ha varcato «il confine della pazzia definitiva», Oehler ha assistito personalmente: ed è, quella che racconta con precisi, ossessivi, grotteschi dettagli, una sequenza di irresistibile e insieme tragica comicità che fa pensare a certe pagine di Kafka. In Camminare la prosa labirintica di Bernhard ha toccato una vetta di corrosiva perfezione



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Camminare 2019-07-04 05:39:30 Molly Bloom
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Molly Bloom Opinione inserita da Molly Bloom    04 Luglio, 2019
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Potente scrittura

Camminare è un romanzo breve di Thomas Bernhard pubblicato nel 1971 ma tradotto in Italia solo l’anno scorso. Finalmente… ci hanno messo di tempo, ma meglio tardi che mai. Thomas Bernhard è stato un autore austriaco (1931-1989) e si annovera tra i più grandi della letteratura del novecento, magari poco popolare tra i lettori perché non di facile lettura ma di valore innegabile per la critica. Personalmente apprezzo moltissimo la sua opera, ne sono innamorata e ho all’attivo diverse sue letture e questa è stata l’ennesima conferma della sua bravura e talento.

Il libro, scritto in prima persona, parla di una copia di amici di una certa età che, ritrovandosi a camminare per le vie di Vienna per la loro solita passeggiata settimanale, si ritrovano immancabilmente a pensare e a ripercorrere il recente dramma successo a un loro conoscente, Karrer, che è stato colto improvvisamente da una “pazzia radicale”, “improvvisamente” inteso come il momento temporale dell’avvenuta pazzia, “la brutalità di un attimo”. I due amici e in particolare Oehler, colui che ha assistito a questa scena, ripercorre con la memoria non solo quel fatale incidente determinato da un’inezia ma e soprattutto i pensieri di Karrer e gli eventi di maggior importanza che hanno determinato nel tempo il logoramento della sua mente. E’, dunque, un lungo soliloquio di Oehler in cui la voce narrante che apre il libro ha una parte passiva, da ascoltatore-testimone per il lettore, dando l’impressione di essere il lettore stesso ad accompagnare e ascoltare Oehler. L’idea centrale è il mal di vivere, spesso incontrato nei grandi del novecento, e chi non riesce a curarsi di questo male oppure non è immune finisce o suicida o pazzo.

“L'intero processo vitale è un processo di peggioramento, in cui di continuo - questa legge è la più atroce- tutto peggiora. (...) Se l'intelletto è acuto, se il pensiero è il più spietato e il più chiaro, dice Oehler, in brevissimo tempo dobbiamo dire di tutto che è insopportabile e orribile. (...) E' sempre un problema di freddezza mentale e di acume mentale e di spietatezza della freddezza mentale , dice Oehler. La maggior parte delle persone, dice Oehler, più del novantotto per cento delle persone, dice Oehler, non ha né freddezza mentale né acume mentale e non ha neppure intelletto. L'intera storia sino a oggi ne ha dato senz'altro prova.”

Karrer impazzisce, dunque non può guarire, perché l’unica via possibile per la guarigione di questo male esistenziale consiste in una sola azione che ormai non può più fare: “andare via”, cambiare sé stessi e di conseguenza cambiare tutto intorno. Non lo può più fare perché anziano ormai, con abitudini radicate, ma la soluzione proposta da Thomas Bernhard nel finale è un segnale d’allarme e propone una via d’uscita per chi è ancora in tempo ad andare via e a cambiare per non morire sopraffatto o peggio ancora impazzito dalla realtà che lo ripugna.

“Questa intera vita non è fatta d'altro che di circostanze (come condizioni) tremende e nel contempo sempre terrificanti, e se la scomponiamo si sgretola solo in circostanze e condizioni terribili, così Karrer a Oehler. E quando sì è rimasti così a lungo su una strada del genere, così a lungo da aver già scoperto da tempo che sì è invecchiati, com'è naturale, non si può più andar via; con il pensiero sì ma in realtà no, e andare via con il pensiero e non in realtà è un doppio tormento, così Karrer. Dopo i quaranta, stessa forza di volontà è già così debole che non ha senso fare anche solo il tentativo di andar via. Per una persona del mio stampo, della mia età, una strada come la Klosterneuburgerstrasse è una tomba sprangata, nella quale si sentono ormai solo cose spaventose, così Karrer.”

E’ un romanzo quindi senza un trama vera e propria, ha certo una sua struttura ma come un telaio di una macchina, la base necessaria, tutto il resto è costituito di pensieri, di osservazioni riguardanti la società, lo Stato e la persona e devi essere un autore dannatamente bravo per riuscire a combaciare e far funzionare in maniera brillante questa auto, ovvero questo romanzo, e lui riesce in modo maestoso.

I temi presenti sono dunque quelli bernhardiani, presenti ossessivamente nelle sue opere: le direzioni opposte, il suicidio, la follia, il disgusto verso l’umanità, la condanna verso i genitori colpevoli di procreazione irresponsabile, condanna dello Stato e della società, feroce critica verso i medici ritenuti dei ciarlatani, e devo dire che nel finale Bernhard mi ha sorpresa perché nonostante tutta l’angoscia si apre una via verso la salvezza.

Infine, lo stile! Tasto dolente per molti: Bernhard si definisce un disturbatore, uno scrittore che irrita, graffia, tormenta e non certo culla con la sua penna. E non disturba solo con i pensieri cupi, spesso grotteschi cadendo addirittura nel comico, ma anche con la forma. Bernhard lo riconosci, il suo stile è ossessivo, ripetitivo, martellante, ha una prosa specchiata quindi raddoppiata dal suo contrario, labirintica in cui è facile ma anche bello perdersi, sotto due esempi:

“Nulla è più istruttivo del veder camminare uno che pensa, così come nulla è più istruttivo del veder pensare uno che cammina, per cui possiamo dire senz'alto che vediamo come pensa colui che cammina, così come possiamo dire che vediamo come cammina colui che pensa e viceversa vediamo pensare colui che cammina e così via, dice Oehler.” 

“Quando ci osserviamo, in fondo non osserviamo mai noi stessi, bensì sempre un altro. Quindi non possiamo parlare di auto-osservazione; o parliamo del fatto che ci osserviamo per quello che siamo quando ci osserviamo, ma che non siamo mai quando non ci osserviamo, e quindi, quando ci osserviamo, non osserviamo mai colui che avevamo intenzione di osservare, bensì un Altro. Il concetto di auto-osservazione, e dunque anche quello di autodescrizione, è pertanto sbagliato.”

…tranquilli, il libro non procede tutto a questi ritmi ma è facile trovare questi artifici, che rafforzano ancor di più la sua idea che una persona spesso finisce per perdersi nei suoi ossessivi e inutili pensieri inconcludenti che portano a nonsenso: "tutti riempiono le loro menti spietatamente e senza rifletterci e le svuotano dove vogliono, dice Oehler”, “in ogni pensiero siamo perduti, se ci abbandoniamo”.

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Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Bernhard ma lo consiglio anche come primo approccio a lui.
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