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Alle soglie del capodanno del 2000 Claire Newman, reduce da un matrimonio fallito e da un lungo soggiorno in Italia, decide di tornare in Inghilterra, nella sua vecchia città di Birmingham. Pensa sia venuto il momento, dopo più di vent'anni, di scoprire definitivamente cosa sia successo a sua sorella Miriam, scomparsa misteriosamente nel 1978. Il libro, al tempo stesso seguito de "La banda dei brocchi" e romanzo in sé compiuto, conclude un'ideale trilogia costituita da "La banda dei brocchi" (dedicato agli anni Settanta) e da "La famiglia Winshaw" (dedicato agli anni Ottanta).

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Circolo chiuso 2018-10-22 10:38:45 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    22 Ottobre, 2018
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La fine delle illusioni.

Con “Circolo chiuso” Jonathan Coe prosegue l’analisi della società britannica, riprendendola là dove l’aveva lasciata con “La banda dei brocchi”. È infatti attraverso gli stessi protagonisti che l’autore mette in luce tutti i più rilevanti limiti della politica degli anni novanta, fino alla soglia del duemila. Con il personaggio di Paul siamo di fronte all’aspetto deplorevole del parlamentare ambizioso che più che gli ideali persegue un successo personale quanto mai aleatorio. Da posizioni dichiaratamente conservatrici egli non esita ad abbracciare la causa laburista a quel tempo rappresentata da Blair. E su Blair, sul suo impegno nel sostenere la folle guerra in Iraq, Coe scrive pagine di critica che lasciano trapelare la disillusione di gran parte di coloro che l’avevano sostenuto. Dunque l’immagine del personaggio Paul ne esce inevitabilmente compromessa, considerato anche il suo comportamento nella vita privata. La funzione della stampa, la sua influenza sull’opinione pubblica, la sua manipolazione, emergono attraverso il personaggio di Doug, coerente nella sua ambizione. Non mancano critiche all’insorgente mercato globale che va distruggendo importanti realtà ben radicate sul territorio, come nel caso della Rover assorbita dalla tedesca BMW, con il conseguente licenziamento di un numero notevole di persone. Siamo all’inizio di un processo che sfortunatamente ci è ormai ben noto, con il risultato di un appiattimento di ogni individualità in un mondo asservito alla finanza, un mondo che ha alla base una inevitabile mobilità che impedisce ogni sicurezza. “I nostri genitori restavano nello stesso posto di lavoro per quarant’anni. Oggi invece nessuno riesce a star fermo.” Sono le parole di Claire.
Claire e Benjamin , la prima sempre nostalgica d’un amore mai realizzato, e sempre alla ricerca della sorella scomparsa, è anche lei in continuo movimento, nella speranza di raggiungere una tranquillità definitiva; il secondo, Benjamin, le cui qualità di artista incompreso e incompiuto sono le uniche a essere stabili, riesce a distruggere quella aleatoria tranquillità che aveva raggiunto, per inseguire un sogno. E dunque anche l’amore, così importante per ciascuno di questi personaggi, è sempre problematico, troppo spesso basato sull’inganno e sull’egoismo. Il quadro che Coe ci prospetta nel suo romanzo è sicuramente estensibile a qualsiasi altro paese occidentale. A Sophie e Patrick, i giovanissimi eredi di questo mondo, un futuro di probabile precarietà e incertezza. E il cerchio infine si chiude. “E quando la luna piena comparve di nuovo, alta sopra il Reichstag e il Tiegarten, i due ragazzi capirono che era ora di andare via e che il cerchio si era chiuso per l’ultima volta.”
A conferma di ciò che aveva voluto esprimere con il suo romanzo, Coe ne cura la struttura in modo del tutto originale. Dopo un inizio che raccoglie una serie di lettere di Claire alla sorella scomparsa, il libro è suddiviso in due parti, ciascuna delle quali è composta di capitoli, la cui numerazione procede a ritroso, proprio a voler evidenziare l’intenzione di procedere verso la chiusura del cerchio. Un romanzo bellissimo, uno dei migliori di Coe.

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Circolo chiuso 2017-12-04 20:46:01 68
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68 Opinione inserita da 68    04 Dicembre, 2017
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Nuovo millennio e passato irrisolto, quale futuro?

“ Circolo Chiuso “ e’ il sequel di “ La Banda dei Brocchi “ ( ambientato negli anni ‘70 ) e si colloca tra la fine degli anni ‘90 ed il 2003.
Molte cose, in questi due decenni, sono cambiate. Una ondata liberale ha accompagnato l’ ascesa di Tony Blair con una guerra imminente, la possibile invasione dell’ Irak e la destituzione di Saddam Hussein.
Una neo politica economica e sociale annuncia privatizzazioni e redistribuzione della ricchezza, tagli e cassa integrazione, l’ infinita possibilità di scelta sembra tradursi in nessuna scelta mentre l’ intero paese è impegnato in una interminabile conversazione al cellulare anche se non si sa bene con chi.
Riabbracciamo i vecchi protagonisti inoltratisi in percorsi tortuosi, avvicinati da interessi condivisi e semplice famigliarità; Doug è un giornalista e commentatore politico sposato con una ricca ex indossatrice di alta moda, Benjamin è socio di uno studio di commercialisti, il fratello Paul un politico in ascesa, il più giovane parlamentare laburista inglese.
Claire, dopo il fallimento della propria esperienza italiana, ritorna sulle tracce della sorella Miriam scomparsa molti anni prima e riallaccia i rapporti con l’ex marito Philip, giornalista del Birmingham Post a capo di una rubrica modaiola, ed il figlio Patrick.
E poi vecchie conoscenze, Sean Harding, Culpepper, Steve Richards, il fantasma di Cicely, Lois e nuovi volti ( Malvine, Susan, Frankie ) entrati nella cerchia del passato per affrontare esperienze condivise, spezzate o rimosse.
L’ arrivo del nuovo millennio, tra timori informatici e catastrofi presagite, riporta ad una dimensione interiore con la certezza che in fondo tutto è rimasto ancorato a quegli anni e niente è di fatto cambiato.
Certo, il presente è inquietante e distopico ed osserviamo stupefatti ed inorriditi il vecchio Parlamento accostato alla modernità del London Eye, figlio di una noncurante impudenza tra passato e presente, ma c’è anche chi è sopraffatto da un senso di brivido e giustezza adattandosi perfettamente allo spirito dei tempi, in un paese contornato da pornografia soft e stupidi pettegolezzi.
Benjamin e Paul, sono due figli degli anni’ 70 con peculiarità caratteriali a rappresentarne forza e debolezza. L’ uno, sposato e senza prole, è ingrigito nella cara e decadente Birmingham, in attesa di scrivere quel capolavoro letterario che mai pubblicherà ed ha conservato la stessa vecchia cerchia dei sentimenti, l’ altro, pur circondato dalla rete di sicurezza di una comoda cerchia famigliare, continua a vivere come uno scapolo.
Il vero dramma è un paese avviato su una strada culturalmente modesta, accecato da un mercato distruttivo, da una massmedialita’ tanto influente quanto di superficie, le persone avvezze a considerare vero il presunto e la sua rappresentazione, semplici consumatori, anche di politica, senza una distinzione evidente tra estrema destra e sinistra radicale. Eppure questi sono i tempi, bigi come il plumbeo cielo inglese.
Ritorna una vicenda personale interrotta ed oscure microstorie con protagonisti ignari della propria identità. Ed allora una ricostruzione dei fatti è dovuta, ma se gli accadimenti e la loro accidentalità presunta fossero stati altri dove e chi saremmo noi oggi? Riacciuffare il passato per una nuova storia o solo una catarsi con un futuro terribilmente duro?
Una risposta, pur dolorosa, ci sarà, perché la voce della propria coscienza riemergerà dalle ceneri di un destino inafferrabile ed accidentato solo in parte scientemente guidato.
Gli anni ’70 paiono ormai lontani, ma i fatti e la nostra memoria sempre li’ ci riportano, dove tutto ebbe inizio.
E se tragiche vicende politiche segnarono alcune vite per sempre riconsegnandole ad una nuovo presente, un passato funesto comunque continua talvolta a rivivere in attimi ed incubi ricorrenti ( Lois ), c’è chi è giunto alla fine di un viaggio avendo rigettato gli esiti della contemporaneità ( Claire ), nuove e sconcertanti rivelazioni indirizzeranno il proprio futuro ( Malvina ), una scelta d’ amore porterà a rinunce pubbliche definitive ( Paul) ed una protratta crisi d’identità ad una dimensione affettiva mai dimenticata ( Benjamin ).
L’ oggi è una inutile guerra con futuri scenari nefasti ( stragi d’ innocenti, odio e terrorismo ), una serie di cliché veri, l’ inconsistenza della propria vita culturale, il trionfo dell’ apparenza sulla sostanza, ed uno spettacolo che qualcuno, ahimè, guarderà compiaciuto.
Ed allora coltri di nebbia offuscano ogni dove avvolgendoci, come un sipario che si chiude all’ ultimo atto di un dramma interminabile ed ai vecchi, cari protagonisti non resta che guardare, in silenzio, il proprio futuro….


….” Patrick e Sophie che passavano sotto il grande arco della porta di Brandeburgo, mano nella mano; senza desiderare altro dalla vita, per il momento, che la possibilità di ripetere gli errori che avevano commesso i loro genitori, in un mondo che stava ancora cercando di decidere se concedere loro almeno questo lusso…”


Un romanzo a tutto tondo, manifesto di una generazione di quarantenni sospesa tra recalcitrante presente e passato irrisolto, uno dei Coe più apprezzabili per estensione di trama, forma e contenuto, una cruda e realistica rappresentazione storico-sociale degli incubi di una nazione affacciatasi al nuovo millennio, condita da sottile humour britannico e temi già conosciuti ( un destino spesso ineludibile a guidare le nostre vite, tratti intimisti, la ricerca di un senso e di una possibile risposta al mistero dell’ esistere, un eccesso di individualismo, protagonisti sempre in bilico tra nudi sentimenti e cruda realtà ) a mostrarne una indubbia completezza e raggiunta maturità letteraria.

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