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Dove batteva il mio cuore

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Robert Hendricks, psichiatra londinese, è un uomo in fuga dai propri demoni. "Habitué della solitudine", come ama definirsi, da più di trentacinque anni non crea rapporti duraturi, ma solo legami dettati da un desiderio fugace o dalla comodità, che gli consentono di preservarsi da qualunque emozione e turbamento. Un giorno, di ritorno dall'ennesimo viaggio di lavoro, Hendricks riceve dalla Francia una lettera capace di scuotere qualcosa in lui. Il mittente è un anziano neurologo, Alexander Pereira. Il ritrovamento di un vecchio diario e di alcune fotografie risalenti alla prima guerra mondiale, in cui Pereira ha combattuto nell'esercito britannico al fianco del padre di Hendricks, lo hanno spinto a contattare il famoso psichiatra. Hendricks aveva due anni quando suo padre morì, poco prima dell'armistizio. L'assenza della figura paterna ha profondamente segnato la sua vita. Il pensiero, perciò, che uno sconosciuto possa sapere del genitore più di quanto ne sappia lui stesso lo turba e lo alletta insieme. Dopo aver scoperto tra le pagine del Conseil de l'Ordre des Médecins en France, scovate alla London Library, che Alexander Pereira ha pubblicato ben cinque libri prima di non dare più alcun segno di sé dopo la seconda guerra mondiale, Hendricks decide di partire alla volta della Francia. Raggiunta l'isola nel sud del paese dove il medico vive, si trova al cospetto di un uomo molto anziano che, inaspettatamente, vuole sapere tutto della sua esperienza come soldato nel secondo conflitto mondiale, costringendolo a confrontarsi con gli eventi che hanno reso la sua vita una lunga fuga dai propri demoni: la campagna militare in Italia, dove rimase ferito a una spalla, e la lunga convalescenza per riprendersi, vicino a Napoli, dove conobbe Luisa, una bellezza ligure con gli occhi neri e la voce flessuosa che cambiò per sempre la sua esistenza.



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Dove batteva il mio cuore 2017-03-31 13:30:46 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    31 Marzo, 2017
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Intimistico scavo negli abissi umani della guerra

Sebastian Faulks, giornalista e scrittore britannico, è autore di numerosi successi internazionali, quali La ragazza del Lion d’Or, Il canto del cielo, La guerra di Charlotte. Ha una vera passione per il romanzo storico. Ora torna in libreria con Dove batteva il mio cuore.
Il protagonista di questo libro è uno psichiatra, Robert Hendricks, un uomo che ha fatto della solitudine la propria ragione di vita. Si illude di poter evitare tutto e tutti, da trentacinque anni non ha un rapporto affettivo, si definisce un “habituè della solitudine”. Questo ascetismo così radicato non può non avere una causa. Sarà una lettera, improvvisa e lacerante, a costringerlo ad affrontare il passato e i suoi demoni. La lettera è scritta da Alexander Pereira, un anziano neurologo, che avvicinandosi la fine della propria esistenza terrena, trova, riordinando le sue carte, dei diari risalenti alla Grande Guerra, in cui vi erano “dei riferimenti a un uomo con il suo stesso cognome, peraltro poco diffuso, che militò nella mia compagnia dal 1915 al 1918”. Il riferimento al padre lo costringe a partire per la Francia, dove il neurologo vive. Vorrebbe farne a meno, ma il richiamo è irresistibile. Il padre è morto quando aveva due anni, e di lui ha scarse conoscenze, non tutte attendibili. Purtroppo la madre gli aveva fatto da paravento, con la strana illusione di poterlo così salvaguardare dalle brutture di una guerra atroce, prodromo di un’altra ancora peggiore. L’incontro con il neurologo permette al nostro protagonista di affrontare, e vivere il proprio passato, superandolo. “Forse un medico della generazione di mio padre, specializzato in studi sulla memoria, poteva essere proprio la persona che faceva al caso mio”.
Lo stupefacente esergo è quello che permette in toto di comprendere la intima essenza del romanzo, ed è tratto da In Memoriam, di Alfred Lord Tennyson: “Buia casa, presso cui indugio ancora una volta in questa squallida via, porta, dove batteva il mio cuore tanto veloce aspettando una mano…..”
Due sono i concetti basilari, attorno a cui, ruota l’intera narrazione: il ruolo psicoanalitico della memoria, che è condizione sine qua non per il protagonista di attribuire un senso e un ruolo alla sua esistenza terrena; e la funzione della guerra e delle sue atrocità. Tramite un’analisi lucida della guerra e delle sue nefandezze si riesce a comprendere, non ad accettare, la nascita dei totalitarismi successivi. Ed è attraverso tale comprensione che si procede all’annullamento e al superamento.
Utilizzando sempre una scrittura raffinata, a tratti anche commovente, che Sebastian Faulks compone “una storia d’amore e di guerra…. Una profonda perlustrazione della vulnerabilità dell’animo umano”. Una lettura trascinante, intimistica ed avvolgente come non mai.

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Consigliato a chi ha letto Sebastian Faulks, La guerra di Charlotte, Oppure Il Canto del cielo.
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